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Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

Quando Vasco, poi, non è morto – TheClassifica ep. 50

Quando Vasco, poi, non è morto – TheClassifica ep. 50

Dieci anni di solitudine, in mezzo ai suoi sudditi.

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Entrata in scena. Forse qualcuno di voi vive a Milano. Sapete una cosa che succedeva 50 anni fa a Milano? Scoppiavano bombe ovunque. Nel 1969 furono una ventina, in ogni zona della città. A volte facendo diversi feriti, a volte la strage veniva evitata per puro miracolo. Perché sto parlando dei mesi PRIMA di dicembre. È difficile individuare una logica ovvia. Scoppiarono in sezioni del PCI, caserme, la Fiera di Milano, il deposito dischi della RCA in piazzale Biancamano, l’ufficio cambi della Stazione Centrale, una galleria d’arte, una concessionaria Citroen, la biblioteca Ambrosiana, l’Assolombarda, il Palazzo di Giustizia. La routine era fatta di dimostrazioni, scioperi, incidenti – il 12 novembre l’agente Annarumma fu ucciso a sprangate in via Larga.
Ma leggendo i giornali, pare che a un certo punto la gente non fosse più particolarmente turbata. In fondo, piano piano ci si abitua a tutto. Se ho capito bene, cominciò ad agitarsi veramente soltanto dopo il pomeriggio del 12 dicembre, 7 kg di tritolo in una banca, 17 morti. Una sola vera condanna, quella di Carlo Digilio detto “zio Otto”, che ha beneficiato della prescrizione. Le sue testimonianze sugli altri autori della strage sono state ritenute inattendibili a causa di un ictus che lo colpì in carcere. È morto a Bergamo nel 2005.
Perché vi dico questo?
Non so. Immagino che i paragoni siano stupidi e superficiali. O magari no. Forse, semplicemente, sto buttando un po’ di tarocchi sul tavolo. Non siate timidi, interpretate pure.
Nel 1969 su RaiUno (aka “Il Primo Canale”) c’era Canzonissima, la guardavano tra i 18 e 20 milioni di spettatori. Magari non i giovani, che ascoltavano soprattutto musica straniera. Non starò a ricordarvi chi c’era in giro, nel 1969. Ad ogni buon conto, a un certo punto i cantanti iniziarono a rifiutarsi di fare i gioppini. Battisti fece cancellare l’ospitata, Ornella Vanoni se ne andò, Patty Pravo rilasciò dichiarazioni nauseate. Non è che potessero permettersi di andare in mille altre trasmissioni, non c’era nient’altro. C’era UN solo altro canale, che trasmetteva in penombra, lo chiamavano Il Secondo.
Perché vi dico questo?
Non so. Forse per buttare altri tarocchi, perché fatico più del solito a contestualizzare il

Numero uno. Debutta in prima posizione Tiziano Ferro con Accetto miracoli. Tiziano Ferro è stato uno dei veri numeri uno di questo decennio. Quattro anni in classifica con la raccolta TZN. San Siro, tour tutti pieni e straricchi, ma lui sempre ammodo, riuscendo nella non indifferente impresa di non farsi mangiare vivo da questo Paese che brulica di Giorgie Meloni. Sempre sensibile, sempre introspettivo. Riflessivo. Autoanalitico terapeutico intimistico.
Però, oh, che diamine.
C’è un limite alla quantità di informazioni che io voglio sui motivi per cui Accetto miracoli suona come suona. A un certo punto, io voglio sentire la musica, e non leggere le interviste, non essere ragguagliato da esegesi e agiografie, non voglio unirmi ai suoi psicanalisti mediatici. Ascoltando solamente la musica, mi sono ritrovato con un disco che ricorda il traffico dei giorni di pioggia: languidamente sofferente, spesso sovrappensiero, dannatamente lento. Sì, viva le melodie, come lui non le fa nessuno – ma che ne è stato della prima popstar italiana moderna? Dell’uomo che sembrava cresciuto sulla East Coast invece che sul litorale di Latina? Dov’è il RHYTHM della società r&b? Oppure è passata la cosa per cui r’n’b consiste nel mugolare tantissimo? Con buona pace della produzione di Timbaland al posto di Canova, i pezzi uptempo sono pochissimi, e sono francamente dispiaciuto che uno di questi pochissimi sia dato in pasto a Jovanotti, che lo annega col suo eheeeeeeeee, sua cifra vocale riconoscibile che probabilmente rappresenta il suo compromesso tra cantabilità e vitalismo demente e ostentato. Jovanotti è l’altro polo del pop italiano rispetto a TZN, ormai fa di tutto quanto una caciaretta sovraccarica di ehehehe ragazzi facciamo festa nell’UNIVERSO – e non riesco nemmeno più a capire quanto questo sia volontario. Alla fine, forse è più fermo di Tizianino, ma non può ammetterlo.
Però pur faticando ad ascoltarlo non penso che Tiziano Ferro abbia sbagliato disco, anzi: penso che abbia lavorato per un disco a lungo termine. Ci vedo sempre meno soul, meno r’n’b, sempre meno di quel poco di EDM e persino ammiccamenti all’hip-hop che piazzava seminascosti nei primi album – e sempre più la stasi fremente di una Adele. Secondo me ha scommesso sulla mutazione dei gusti di chi (lo) ascolta, e ci sono ottime probabilità che vinca. Evviva.
Ma sentite questa. Esattamente cinque anni fa, nell’ultima settimana di novembre c’era in testa per l’appunto Tiziano Ferro, con TZN, la madre di tutti i long-seller italiani, e gli album in classifica da più di sei mesi erano 23; quelli da più di un anno, erano dodici.
Oggi, 42 album sono in classifica da più di sei mesi. Ventitre, da più di un anno. Sono tanti (sia i 23 che i 42 che i sei mesi). Viviamo, inaspettatamente, in un mondo di long-seller. Lo streaming ha raddoppiato la vita dei presunti album. Interessante, credo (…no?). C’è ricambio tra gli artisti, non c’è tra gli album. Lungi da me menarmela con gli album, sono dieci anni che nego la loro esistenza – lo faccio notare solo come dato per aiutarvi a capire quest’epoca, in pratica agito una lanterna davanti ai vostri nasi. Perché qualunque statistico dilettante potrebbe dedurre che siamo in presenza di un territorio anelastico, di tendenza del POPOLO (anche un POPOLO giovane e nonboomer e tutto scoppiettante di energie nuove, cool e ironiche) a fissarsi su un certo numero di artisti per un tempo prolungato. Ma a proposito di robe che si prolungano, chiudiamo e passiamo ad altro, cioè al

Resto della top 10. Il podio è tutto nuovo, e non era scontato: con ThaSupreme (n.4) e Marracash (n.5) ancora a rullo compressore nello streaming, come dimostra la classifica dei sedicenti singoli, bisognava venderne tanti di cd per arrivare al n.2 e n.3. Subito dietro a TZN entra MinaFossati, con un onorevole secondo posto che conferma che il pubblico preferisce sempre santamente #PRIMAGLIITALIANI davanti a questi stranieri ostrogoti che ci hanno rubato la Gioconda. Mi spiace ammettere che questo secondo posto mi risparmia l’imbarazzo di dilungarmi sull’album minatauro. La voce della signora (ma come ci riesce? O come ci riescono?) è sempre incredibile – ha 80 anni, raga. Però quando ho iniziato a sentire fioccare la carrettera, e le Indie Occidentali, e “Ho girato il mondo con la faccia da torero” e “C’è ancora speranza in questa terra civilizzata soprattutto dai poeti”, ho capito che avrei ascoltato questo disco un numero di volte inferiore ai suoi interpreti. È un disco pensato bene, lavorato bene, ma scritto male. Ho troppo rispetto per Ivano Fossati per non concludere che al momento della chiamata di Mina non fosse né pronto né ispirato; c’è qualche gioiellino, ma credo che anche i fossatiani più irriducibili lo identificheranno facilmente come mestiere. Mah, forse alla fine sono solo dispiaciuto che a differenza di Celentano, Fossati non si sia fatto disegnare in forma di papero.
Quanto ai Coldplay, leggo pareri entusiasti e stupiti, ma io non salirò sul loro carro – perché sono da sempre goffamente aggrappato al suo semiasse: in questo gruppo c’è più musica di quanta gli haters siano disposti ad ammettere, il punto interessante è che si erano presi visibilmente una pausa dalle cose che gli piacciono, pur di giocare secondo le regole della modernità. Ora sono abbastanza ricchi da poterla ignorare. Un giorno lo saremo anche noi. Ve lo prometto. Manca poco. Che ore sono?
Infine, detto di ThaSupreme e Marra, entrano nella prima diecina altri due album dello sciame di prestigiose nuove entrate: i Subsonica si prendono il n.6 e Robbie Williams il 10, mentre Leonard Cohen si contenta dell’11 e Van De Sfroos con il suo live del 16. Resistono all’assalto, dai numeri 7 al 9, Zucchero, Guccini e Il Volo. Un po’ anticoregime questa classifica, vero?

Altri argomenti di conversazione. An evening with Manuel Agnelli enters at n.52, just like the bus from Comasina to Niguarda (and back) (generally). Lindemann (dei Rammstein) entra al n.70. Quanto a Beck, non entra (…cosa vi posso dire?). Peraltro, ci sono addirittura TRE artisti stranieri tra i primi trenta: siamo INVASI. Abbiamo persino conservato in classifica Courage di Celine Dion (dal n.10 al n.71), mentre in USA, bang, dopo l’ingresso al n.1, sette giorni dopo è sparito. Ma pare che il tour sia già a 30 milioni di dollari in prevendita, quindi credo che il suo cuore andrà avanti. Per contro, gli album da più tempo in classifica sono ÷ di Ed Sheeran, da 143 settimane, Evolve degli Imagine Dragons (127) (ora state facendo caso a quanto piacciono gli Imagine Dragons?), Polaroid di Carl Brave x Franco 126 (126) (sono le settimane) ma soprattutto due dischi di un gruppo che cinquant’anni fa aveva già esuberato il cantante: The dark side of the moon è in classifica da tre anni e un mese, The wall da due anni e cinque settimane. Escono invece dalla classifica i Simply Red dopo due settimane, Kanye West dopo un mese, Gigi D’Alessio dopo 5 settimane, Notti brave di Carl Brave dopo 51, Supereroe di Emis Killa dopo 58 settimane, e Love dei Thegiornalisti dopo 61 settimane.

Sedicenti singoli. Qualcuno dei singoli di ThaSupreme arretra ma Blun7 a Swishland conserva il n.1, così come Dance monkey di Tones And I conserva il n.2; torna al n.3 Supreme di Marracash, Sfera Ebbasta e ThaSupreme. Mi sento tenuto a segnalarvi l’ingresso al n.11 di Enfasi della Sierra, i rappusi lanciati da X Factor, e al n.19 di Cornflakes di Eugenio Campagnez, in arte Cometez, il cantautorez indiez lanciato da Z Factor. Tiziano Ferro è al n.23 e al n.40.

Miglior Vita. Buon momento per i Viventi: solo sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di polemiche sui biscotti; alle spalle di Leonard Cohen si mette in evidenza Mango, la cui raccolta entra al n.20. Nevermind è al n.92: risale 7 posizioni, mentre XXXTentacion è un attimo fuori classifica. The old deads win.

Pinfloi. The wall ha una lieve oscillazione dal n.55 al 58, e si trova (suo malgrado) a superare di nuovo The dark side of the moon che scende paurosamente dal n.43 al 74, a testimoniare il momento di sconforto dei floydiani progressisti. Ma io qui e ora dico a tutti voi che verranno tempi migliori.
(in realtà non lo credo affatto) (però lo dico per educazione)

La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18

La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18

«Quando io ti guardo mentre passi, fai tremare tutti i sassi
Col tuo semplice procedere così sicura di te mi fai sentire un poeta
Anzi di più un profeta
Che annuncia al mondo l’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era»
(Lorenzo Cherubini, Nuova era, 2019)

Per quanto riguarda il n.1. Chi vi scrive ha spesso dovuto, in circa 10 anni di accanita theclassificazione dei presunti album, mettere a verbale – accanto a svariati capolavori che non cito per non dilungarmi (…mi ci vorrebbero almeno due righe) – dei n.1 piuttosto spiacevoli. A volte brutti, a volte fastidiosi, a volte bolsi, a volte furbi.
Ma raramente mi ero imbattuto in un DiscoPiùVenduto insipido come JovaBeachParty. Specie pensando alle premesse riassunte dal titolo. La festa! La spiaggia! Il 52enne ragazzone immancabilmente carico di energia, energia, ehehehe!
JovaBeachParty consiste in sette brani di ritmatismo senza particolare nerbo; non viene dall’ombelico del mondo, ma da qualche altra parte del corpo – diciamo la milza del mondo, toh. Dura 31 minuti e si direbbe che inciderlo ne abbia richiesti 28. Se questi pezzi significano qualcosa, è semplicemente “Ehi amici, guardate che vengo a suonare sulle spiagge, sarà una figata mai vista, ehehehe!”.
La verità è che questo album, facile n.1 in un mese in cui con 3mila copie potete sbaragliare la concorrenza, non è diverso da una copertina su un giornale: fa parte della strategia per comunicare il cantagiro balneare di Cherubini, idea (questa, sì) originale nel campionato dei megashow allestiti dalle decine di fantasuperbig italiani
(un numero sempre più ingente di artisti top, che non sappiamo più dove mettere) (…ma che ci dobbiamo tenere, perché all’estero non li vogliono) (i porti sono bloccati) (per loro fortuna, è una fase sovranista anche musicalmente, quindi ce n’è per tutti)

Ora (cit.). Jovanotti fa questo lavoro da sempre: se avete 30 anni, quando siete nati era già lì. Sa quello che fa. E fa quello che vuole. Perché, per amore di esempio, mentre un MiticoLiga, entrato peraltro in scena 2-3 anni dopo di lui, non cambia praticamente mai strada (e se le sue canzoni mostrano un po’ la corda, può anche imputarlo ai limiti del cosiddetto genere musicale) Jovanotti si è invece guadagnato il privilegio di poter fare il tipo di canzone che più gli garba. La maggior parte dei suoi colleghi ha scelto (o ha dovuto scegliere) di scolpire il marmo, o il bronzo, o il legno, o la plastica (in alcuni casi, il guano). Lui, passando anche per qualche sano esperimento fallimentare, può permettersi di lavorare il materiale che desidera, dall’EDM alla cumbia, dal rock al soul, dall’afrobeat alla burrata melodica che decanta una donna fantastichissima e straordinaria e magnifica (…se sia anche un po’ divertente non si sa – ma non sembra).
Il corollario è che uno che tra i 45 e i 50 anni riesce a scrivere alcuni dei suoi singoli migliori (Tutto l’amore che ho, Il più grande spettacolo dopo il big bang, Sabato), implicitamente quando ci sommerge di lagne dolciastre ricche di aaaAAAah tipo Baciami ancora o Ragazza magica, è perché ha fatto i suoi calcoli. Analogamente, quando ciondolando tra i bonghi, nel suo flusso ininterrotto di compiaciuta verbosità (perché fa veramente fatica a tacere, e a non emettere perlomeno un aaaAAAah) sfodera “Dammi un altro bacio, ti porto sulla lunaaa”, è perché non vuole fare meglio di così, perché non ritiene sia il caso di fare meglio di così.
Pazienza se i testi sono di una pochezza straziante, l’importante è far arrivare il Beach Party; e la strategia pubblicitaria scelta per il prodotto non può essere troppo pretenziosa: l’idea è venderci la sua positività e vitalismo, venderci la Nuova Era, ma soprattutto venderci la sua Fiesta. E a un livello più sottile, comunicare agli addetti ai lavori che se vuole può giocare a fare il contemporaneo chiamando a sé il RE MIDA Charlie Charles, il RE MIDA Dardust, il RE MIDA Rick Rubin, il RE MIDA Dj Ralph.

Il punto critico è quando ci si chiede se davvero sta comunicando qualcosa di piacevole. Nella Mia Stupida Opinione, frasine come “Non ci siamo per nessuno siamo nel futuro, vagabondi dentro all’iperspazio, mc al quadrato l’energia che esplode, dammi un altro bacio” oppure “Siamo come il cielo: confini non abbiamo, siamo come il vento: nessuno ci comanda, siamo come pioggia, quando Dio la manda”, o “La deriva dei continenti ci avvicina, con un salto siamo in Cina; verso i tropici e poi qui. Con te mi sento una cosa sola, due sillabe della stessa parola” sono stomachevoli in un autore che abbia rispetto di se stesso anche se sembrano efficaci nel momento in cui si vuole semplicemente comunicare la festa l’energia e le altre sempiterne ciance. Forse pure i fan più strenui (molti dei quali si annidano tra i mediapeople) potrebbero giudicarli dei jovanottismi da parodia alla guisa di Checco Zalone: roba troppo brutta e banale persino per un prodotto usa-e-getta – e vi faccio grazia delle frasi da temino globalista delle scuole medie, roba che Viva la libertà al confronto pare scritta da Leonard Cohen. Ci sono pochissimi guizzi degni di lui (“Saremo soli al mondo come due bonobo nella foresta vergine di questa strobo”). E quanto alla musica, è ovvio che sia lui che i favolosi PRODUCERS hanno deliberatamente deciso di non sbattersi troppo. Il sospetto è che pensino che non ne valga la pena. Tanto, in radio non suona peggio di tante altre cianfrusaglie. Ma poi, che lui sia comunque al n.1 e loro siano comunque RE MIDA, non è contestabile.
Quindi, cosa si oppone a una robetta da nulla che riscuote consenso?

(qui è dove potrei ricordarvi il leit motiv di questi circa 10 anni di theclassificazione. Ovvero, il n.1 nella classifica degli album è un po’ come il n.1 del Paese) (ma non sarò così didascalico)

Dicevamo: cosa si oppone, al Successo?
Non ho una finanche vaga risposta. Il Successo è un Dio di terrore, sanguinario e ghignante, disperatamente adorato a destra ma soprattutto a sinistra. E con buona pace di Andy Warhol, né 15 minuti né 150 anni possono bastare, per placare la fame di Successo. Forse bisognerebbe organizzare una spedizione tipo la scalata dei Titani all’Olimpo o il viaggio di Frodo Baggins, allo scopo di sorprenderlo e scagliarlo nelle viscere della Terra. Però prima bisognerebbe sapere dove sta di casa. Ma non guardate me perché decisamente non ne ho idea.
Ciò sentenziato, mi pare di poter chiudere col n.1 e passare al

Resto della top 10. Il tenorino lascia, ma tiene: l’Amico Alberto Urso passa infatti dal n.1 al n.2 dove precede l’altrettanto Amica Giordana Angi. Al n.4 si adagia Ultimo con Colpa delle favole, con Peter Pan che scende al n.10. Entra al n.5 il postumo Tim di Avicii che si inserisce davanti a Billie Eilish (n.6) e all’inestirpabile Salmo (n.7 con Playlist). Balzo di 22 posizioni per Liberato al n.8; c’è spazio per Izi al n.9. Escono invece dalla prestigiosa diecina Marco Mengoni, Coez e i Nomadi (dal n.6 al n.20).

Altri argomenti di conversazione. 51 album in classifica su 100 sono prodotti o distribuiti da Universal Music.
Sbaglierò, ma è circa il 51%.
Mi sbilancio: è più della metà.
(ammetterete che alla Universal hanno davvero un prodigioso intuito riguardo a quello che ci piace)
L’album da più tempo in classifica è incrollabilmente Hellvisback di Salmo (175 settimane), seguito da The dark side of the moon (136), il dividendo di Ed Sheeran (119), Evolve degli Imagine Dragons (103) e Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126. Che dischi diversissimi tra loro, no? Entrano al n.28 i Jonas Brothers, al n.32 Santana e al n.55 Tuscaloosa di Neil Young & the Stray Gators, che ho persino paura a guardare cos’è. Entra invece al n.77 il cofanetto da 14 cd della Rolling Thunder Revue 1975 di Bob Dylan: costa poco (60 euro su Amazon) ma la sua posizione così bassa risente della mancata entrata nella top 20 dei vinili (che non costano molto di più, però presumo occupino un bilocale).
Escono dalla classifica dopo una sola settimana Untitled di Gemello che era entrato al n.18, Teenager di Jefeo che era entrato al n.33, She is coming di Miley Cyrus entrato al n.44, e poi Raige, Mameli, Mario Venuti, Massimo Di Cataldo, Morrissey. Che ecatombe, vero? Poi, escono anche Tyler, The Creator dopo due settimane, Alvis, Banco del Mutuo Soccorso e The National dopo tre, Fast Animals & Slow Kids dopo 4, Mostro dopo 5, Cranberries e Gino Paoli dopo 6, Francesco Renga dopo 7 settimane, Fiorella Mannoia dopo 9, Il Volo dopo 14 settimane e Travis Scott dopo 23.
(è davvero il caso di dire che qualcuno non vende più come una volta) (spero non gli importi)

Sedicenti singoli. Entrano al n.1 Gemitaiz & Madman con Veleno 7, nuovo capitolo della fortunata serie. Stanchi di fare buone cose separati, sono corsi ai ripari con un brano che informa gli adolescenti che li seguono 1) che sono adeguatamente ricchi 2) che espletano rigogliosa attività sessuale con femmine degne di loro 3) che pisciano in testa a chi li contesta e 4) che spaccano troppo. Beh, felicitazioni. OstiaLido di J-Ax scende al n.2 e Calipso di Charlie Charles & i New Bimbi al n.3. E non è escluso che questo podio sia uno dei migliori che vedremo questa estate. Potremmo persino considerare di passare a

Miglior vita. Sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di anniversari. In tutto questo, Nevermind dei Nirvana è ANCORA fuori dalla classifica. Non sono tempi allegri, quando viene a mancare la fiducia nella sfiducia. Non possiamo che aggrapparci ai

Pinfloi. E possiamo aggrapparci saldamente, amici: The division bell entra in classifica al n.19 grazie al n.1 tra i vinili. Quanto ai due indicatori ISTAT, The dark side of the moon perde 19 posizioni (!) e scende al n.64, mentre The wall ne guadagna 3 e sale al n.87. Alcuni analisti collegano questo momento di complessivo scoramento alla perdita di credibilità del vicepremier Di Maio. Così inaspettata, tra l’altro.

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

La gran voglia di Claudio Villa che promana dal giovane vincitore di Amici nonché dagli spettatori di tutti i talent e tutti i Sanremi.