Tag: Capo Plaza

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

“Abbiamo di tutto, ci manca il domani – e per la paura si viene, si mente
Ma il sesso da solo è l’amore del niente
Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la terra che sputa le nostre miserie
E in mezzo al rumore di feste violente, c’è sempre qualcuno che canta il niente”

(Marco Masini, Il Niente, 1991)

Qualche sera fa una persona che conosco, in mancanza di oggetti contundenti, mi ha paragonato a un giornalista musicale che depreco anche nel sonno. Il mio primo impulso è stato quello di ardere questo sito, come Paul Newman fa con la sua stessa città alla fine del film

(non posso dire il titolo: spoiler)

Anche per questo motivo, iniziamo questa puntata con una delle cose che distinguono gli inutili articoli del guappo in questione dai MIEI inutili articoli. Ovvero: gli impietosi fatti. Naturalmente, potete saltarli. Non sono mai divertenti,

Gli impietosi fatti. Oltre a essere al n.1 nella classifica dei presunti album con Solo, il suo nuovo album, Ultimo è anche al n.41, con Colpa delle favole, in classifica da 134 settimane. E al n.65 con Peter Pan, in classifica da 194 settimane. E al n.71 con Pianeti, che dopo 170 settimane di permanenza era uscito di classifica, ma tre mesi fa è rientrato. Oltre all’intera discografia nella classifica FIMI degli album, Ultimo ha anche un singolo al n.8, cioè il brano fatidicamente intitolato Niente – il GNÈNTE, come in una delle più memorabili canzoni di Marco Masini, tratta dall’epocale Malinconoia. Sappiate inoltre che Ultimo ha 650mila follower su Facebook (nella media, diciamo), 112mila su Twitter (molto basso) e 2,9 milioni su Instagram. Tanti. Per capirci, Salmo ne ha 2,2, Jovanotti 1,9, MiticoVasco 1,8, Marracash 1,6, Sangiovanni 1,5, Irama 1,4. Solo SferosoFamoso, tra i nomi che non hanno una vera eco internazionale (mi riferisco quindi a Maneskin, Laura Pausini, Fedez) (…sì, lo so) supera Ultimo, con i suoi 3,6 milioni di followers.

Eppure. Anche se non ho cercato forsennatamente, una googlata ha dato esiti negativi: né l’uscita né también il primato in classifica di Solo vengono testimoniati da Corriere della Sera e Repubblica, e nemmeno da Rollinstòn e Rockol. Arrivo a Sorrisi e Canzoni, dove trovo riprese alcune sue parole “dai social”. Se ho visto bene, c’è una sua intervista su Il Mattino. Mi pare sia passato da alcuni grossi network radiofonici. Ma non tutti. Quanto alle trasmissioni televisive, non saprei. Ditemi voi. Appare in Squid Game?

È molto possibile che i giornalisti non siano stati amichevolmente sensibilizzati nei suoi confronti come succede con altri perché Ultimo, pur non facendo una musica da buscadero selvaggio, è un artista realmente indie, uno dei pochissimi che non viene nemmeno distribuito dalle tre multinazionali che provvedono alle esigenze di noi giovani. Mi pare anche di capire che da quel famoso Sanremo, non abbia molti amici tra i giornalisti. Cosa che alla fine, lo accomuna ai giornalisti.

Altra ipotesi per questo parziale oscuramento: in questo mondo di clic, un articolo su di lui non ne porta abbastanza. Persino io so benissimo che qui, questo pezzo verrà letto molto meno di uno su Adele o Billie Eilish. Però a me venti pageview in meno su quaranta, non cambiano assolutamente Niente. Ai giornali veri invece, forse conviene di più lasciar perdere del tutto piuttosto che rischiare, con un articolo complicato, di fare i conti con una fanbase che viene descritta come più livorosa delle altre. In realtà non so se lo sia davvero, a me sembrano tutte livorose. E malgrado qualcuno ancora pensi che con articoli non del tutto entusiasti (per non dire critici) si ottenga #visibilità, si è capito che è meglio non infastidire gli artisti ITALIANI. Se c’è qualcosa che ci insegna il giornalismo nel 2021 è che è meglio risparmiarsi gli assalti della Fanmacht.

Nel complesso comunque la sensazione è che Niccolò Moriconi (due c, una erre) non sia proprio mediaticamente onnipresente, no? Quindi forse ha ragione lui, lo boicottano, è Solo contro tutti. Non come me e voi, che siamo avviluppati di conventicole. Ultimo è Solo come il suo pubblico.

Beh, io, Solo l’ho ascoltato. Sapete, sono diciassette canzoni. Sì sì, diciassette. Come Quadrophenia. E non saprei nemmeno dirvi se è migliore degli altri tre dischi, mi sembra così uguale. Non ci sono reali variazioni stilistiche, i testi mi sembra convergano tutti su concetti di fondo già esposti nei suoi precedenti dischi di platino. Concetti che ora – con brutale superficialità ma garantisco, senza snobismo, proprio con le liriche davanti – cercherò di riassumere nelle righe seguenti:

  • Ultimo è in grado di volare.
  • Anche dentro di sé, dice.
  • Ultimo prova tantissime emozioni.
  • Ultimo ha il coraggio di provare emozioni straordinarie.
  • Ultimo sogna veramente.
  • Ultimo vorrebbe che voi non foste come gli altri.
  • Come a poker, se vi state chiedendo chi sono “gli altri”, vuol dire che gli altri siete VOI.
  • Potrei parlare per ore di come si è arrivati all’esatto opposto di “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi. Potrei parlare per ore di Ultimo.
  • Io so che voi ignorate che “Un sorriso ha la carta che sconfigge il potere”.
  • E che “La vita è un giro di giostra che inverte la direzione e il mondo è un posto sbagliato con le giuste intenzioni”.

In più della metà delle sue canzoni ricorre il verbo “volare”, che stacca nettamente i sogni e le emozioni e la pioggia e le stelle. Io penso di non dire Niente di gravemente offensivo se dico che all’Università della Vita, Ultimo ha imparato a dire parole terribilmente comuni e ricorrenti nella canzone italiana convenzionale degli ultimi sessant’anni. Ma è ovvio che il pubblico che lo segue vuole sentirsele dire e ci sente qualcosa, in modo diverso eppure analogo al 14enne che trae conforto dal sapere che il suo rapper preferito consuma sostanze illegali nella sua Lamborghini prima di spassarsela con la vostra lurida bitch. E questa è solo parte della questione: il dettaglio cruciale è che questo dispiego di emozioni lineari ma gridate, un pubblico abbastanza consistente vuole sentirle dire, o appuntogridare dal giovane Ultimo. Quello che è piaciuto a quel pubblico è lui, la sua faccia, la sua connotazione popolare: l’ostilità delle élite non fa che convalidarne l’attitudine, e anche la sua mancanza di piacioneria è un bonus, una dimostrazione di autenticità dopo anni in cui i simpatici hanno tradito gli ITALIANI. Se c’è uno che è stato scelto dal pubblico – e mi chiedo se non sia questo, che turba noi turbanti – è lui: portato dalla piccola etichetta Honiro nel dicembre 2017a Sanremo Giovani (non era stato accettato tra gli Amici di Maria: come avrebbe potuto farsi degli Amici?), rapido come Napoleone nella Campagna d’Italia ha accumulato dischi di platino e sold out, infiammando le masse orfane di Modà, Negramaro, Dolorimestruali Antonacci, Marco Masini, e di qualche monumento anni 70 come Riccardo Cocciante, Baglioni e Zero. Nella sua ascesa, ha subito il primo rovescio in carriera a Sanremo, dove come nella baia di Abukir una flotta di giornalisti è riuscita a sbaragliarlo. Riorganizzatosi e forte della Grande Armée dei suoi fans, per il 2020 era pronto a festeggiare i suoi 24 anni con un bagno di folla negli stadi, ma il Coronavirus come l’inverno russo ha devastato i suoi piani. Cionondimeno, il giovane Moriconi può contare su una cosa: il suo pubblico, essendo più adulto di quello del rap e del pop, non è di quelli volubili e pronti a dimenticarsi i propri beniamini dopo il ciclo del prodotto di 3-4 anni, caratteristico del mercato musicale moderno. Anche perché da lui non si aspettano singoli di successo né featuring (e infatti anche in Solo, orgogliosamente, non duetta con nessuno). Con tutta probabilità, se non fosse per Ed Sheeran col suo stupido segnetto, il suo album Peter Pan batterebbe il record di permanenza nella classifica degli album. A buon diritto può affermare, in una frase in cui infila una similitudine eccellente, “Perdo un confronto, ma voglio vivere a lungo / Sono la sabbia che dura nella valigia di luglio / Voglio restare per sempre, non fare moda da niente”. Chissà se qui pensava a Mahmood.

Ma se me lo chiedete, i testi non sono la cosa che caratterizza realmente Ultimo. La cosa più affascinante è come Moriconi elimini dal suo pop cantautorale tricolore qualsiasi elemento di sorpresa, come se considerasse blasfemo mettere nel solco melodico ITALIANO qualcosa di inconsueto, qualcosa di nuovo, o qualche influenza straniera. Forse sa che così facendo, inquinerebbe il Primato Nazionale.

Resto della top ten. Alle spalle di Ultimo, un altro grande ritorno per il pop italiano mainstream: Sandrina Amoroso con Tutto Accade, che si insinua davanti al n.3 Bluceleste di Blanco. Il protagonista di ottobre, Salmo, scende dal n.1 al n.4, mentre la Bromance di Mecna e Coco non frutta più di un n.5. Entrano nella prima diecina anche due band, e per di più non ITALIANE, pensate: sono i Dream Theater (n.9) e i Duran Duran (n.10), che danno il cambio a Coldplay (n.13) e Beatles (n.86): come tutte le band straniere, erano da noi solo per fare del turismo ed escono subito. Escono anche Chiello (anche lui dopo una sola settimana, ora è n.12) e dopo un bel po’ di tempo, Pinguini Tattici Nucleari (n.11) e Sangiovanni (n.16). Rimangono in alto con testardaggine Rkomi, SferosoFamoso e Madama, che troviamo in fila dal n.6 al n.8.

Sedicenti singoli. Sorpresa: ThaSupreme entra al n.2 invece che in testa, con M%N. Al n.1 è infatti tornata Kumite di Salmo, e al n.3 c’è il duetto assolutamente spontaneo e dettato da sincera amicizia tra Sferoso e Madama, intitolato Tu mi hai capito, e sicuramente è così.

Altri argomenti di conversazione. Gli album distribuiti dalla Universal sono 45 su 100 in classifica, quelli targati Sony 27. Mancano un po’ clamorosamente la top ten Elton John (n.15, malgrado tutti quei duetti giovani), Lana Del Rey (n.18) e Premiata Forneria Marconi (n.20). Entra al n.22 la rapper FEMMINA Beba. Hanno invece lasciato la classifica Pop Smoke dopo 68 settimane, Crepe di Irama dopo 60, Nevermind dei Nirvana dopo una striscia di 50, la Keta Music Vol. 3 di Emis Killa dopo tre mesi, Tiromancino dopo quindici giorni. Normalmente questo lo qualificherebbe nella rubrica che un tempo si chiamava

NonBenissimo. Ma motivi strettamente diplomatici mi consigliano di evitarlo, rimandando la riapertura di questa rubrica alla prossima settimana. Parliamo invece di gente che in classifica ci ha praticamente messo radici, cioè i

Lungodegenti: compie due anni di fila in classifica Persona di Marracash, e li festeggia al n.21 (!). Ma mettendo in ordine il club dei cento, troviamo anche, oltre ai due già citati album di Ultimo,

– il segnetto ÷ di Ed Sheeran da 243 settimane (al n.53);

20 di Capo Plaza, da 184 settimane;

Playlist Live di Salmo, da 155 settimane;

Punk di Gazzelle (152 settimane);

Re Mida di Lazza (139);

Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (134);

Emanuele (Marchio Registrato) di Geolier (107);

23 6451 di ThaSupreme (102).

Già da un po’ non fanno più parte del club il primo album di Billie Eilish, il cui nuovo disco beccheggia al n.36, nonché Luché e i Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa, che però sono rientrati in graduatoria da un po’ di tempo. In totale, gli album con oltre cento settimane di permanenza sono ora undici, dieci dei quali ITALIANI. Tra due settimane potrebbero essere dodici su cento, percentuale mai raggiunta. Tra questi latitano, amaramente, i

Pinfloi. The Wall continua a mancare dalla classifica, ma è un momento un po’ oscuro e lunatico anche per The Dark Side Of The Moon, che scende in picchiata dal n.65 al 97. Se è un po’ che non lo ricomprate, fatelo ora o sarà troppo tardi.

Grazie per aver letto fin qui. A presto. Sapete, sta arrivando un altro segnetto di Coso, qui. Ah, non sto nella pelle.

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Flop di Salmo non è un flop. Ma cos’è? Cosa succede in città? C’è qualche cosa, qualcosa che non va.

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via. …Bene. Ora che l’ho detto, mi 

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Prima delle sabbie. Ho tre aneddoti personali su Franco Battiato. Personali non nel senso di me e altri ragazzini che declamiamo con grande serietà faccende su gesuiti euclidei senza aver la più vaga idea di cosa stiamo dicendo ma sentendoci stranamente intelligenti nel dirlo. No, personali nel senso di quando per una serie di mosse imperscrutabili inizio a ritrovarmi a tu per tu con gli artisti (e anche qualche presentatore tv e attrice). Però sono dilaniato dal dilemma di cosa fare Quando Muore Uno Famoso (cit. Zerocalcare) e i suoi ricordi dilagano ovunque. Che fare? Esibire i propri pensierini in mezzo agli altri, tra quelli che hanno scritto fesserie da bar (ti ho visto, A., su Facebook) e quelli che ne hanno scritto magnificamente (ti ho visto, Simone Lenzi sul Post); tra tutti quelli che hanno legittimamente usato i social per esprimere spontaneamente i loro sentimenti e i segretari del partito chiamato Lega che lo hanno fatto per il solito pugno di like? Un giorno voglio riunire tutti i miei spin doctors e margin managers e chieder loro cosa fare in ogni occasione, e soprattutto capire se farlo è sintomo di vero amore o narcisismo (che magari è vero amore pure quello, anche se un po’ tristo). A ‘sto giro, siccome nessuno per fortuna mi ha chiesto di scrivere per lavoro della morte di CapireBattiato, la mia scelta è che quegli aneddoti non me li spenderò subito: per un anno, fino al primo anniversario e secondo momento di raccoglimento collettivo me li guarderò da solo come si faceva con le lettere d’amore. Cioè, in realtà visto che in fondo si tratta di momenti un po’ sciocchini, e visto che alla fine sono uno che lo ha incontrato quattro volte in vent’anni, non dovrei parlare di lettere d’amore ma di DM o sms che contengono un sorriso, qualcosa che ti fa vagheggiare di essere un essere speciale. Perché alla fine è semplicemente un sorriso ma per te è tanto. In compenso, qui posso fornire un
Aneddoto theclassificante. Tutti stanno giustamente scrivendo che La voce del padrone uscì alla fine dell’estate del 1981 – a settembre. Eppure fece realmente il botto MOLTO tempo dopo, nell’estate 1982, quella dei Mondiali di Pertini eccetera. Andò clamorosamente al n.1 il 9 maggio 1982, cedette il primo posto solo l’8 agosto (a Bella ‘mbriana di Pino Daniele), poi tornò al n.1 il 19 settembre e lasciò la prima posizione il 24 ottobre. In tutto fanno 18 settimane degli anni 80 (gli anni 80, gli anni 80) in cui la gente entrava nei negozi di dischi o negli autogrill, e quasi sempre usciva con un disco in cui il cantante ripeteva “Minima immoralia, minima immoralia”. Chissà cos’era successo in quei nove mesi tra l’uscita e l’ascesa. Se qualcuno sa, parli! Nel frattempo, segnatevi quelle 18 settimane. Perché ora passiamo all’attuale…
Numero uno. Nel maggio 2021, trentanove anni dopo il dominio di quell’album di quarant’anni fa, la classifica FIMI dei presunti album propone il suo diciassettesimo leader diverso in 17 settimane. La classifica dei presunti album è sempre più uguale alla Sinistra. E chi può guidarla, perlomeno per sette giorni, meglio di Caparezza, rapper per adulti al ritorno dopo 4 anni con Exuvia. Che però ci riporta al 2017, al precedente Prisoner 709: ne è sostanzialmente il seguito. Anche questo è un concept album, e a quanto spiega il Salvemini medesimo “L’Exuvia è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale: un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata (…) La mia Exuvia è dunque un personale rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire da una selva in cui far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia Exuvia, ma di questo parlerò a tempo debito”.
Il disco non è solo un concept album, è quasi la colonna sonora di un musical pieno di incubi e depressione, e molto personale ed egoriferito. Che non sarebbe un problema, è la cifra espressiva più diffusa specialmente nel rap, anche se ovviamente le nuove generazioni faticano a riconoscere Caparezza come rapper. Ma nel SUO caso mi sembra quasi simbolico vedere questa trasformazione (ops) del rapper che per lunghi tratti era stato un eroe del popolo per i suoi testi vividamente “sociali”. E vedere che dal 2017 al 2021 la sua storia personale continua ad essere la sua ragione artistica principale. Tanto da insistere col raccontarci di quel brevissimo periodo, cent’anni fa, in cui era Mikimix e nessuno si era realmente accorto di lui. A me personalmente Exuvia dà proprio poco, ma è anche vero che io 1) sono un arido e 2) non conto un lupino. Però non posso fare a meno di chiedermi cosa pensino quelli che lo vivevano come una sorta di commentatore politico. Sono andato a rileggermi quanto avevo scritto quattro anni fa, e posso ribadirne una parte (anche per pigrizia, mica sono così vulcanico come voglio far credere). Citommi:
«…Prisoner 709 lascia per strada quasi tutto il rap Troppo politico sul quale ironizzava. È molto personale, ma soprattutto è labirintico – tra l’altro, il labirinto rientra anche dal punto di vista acustico, visto che uno dei fantasmi che si aggira tra i 16 brani è l’acufene che lo tormenta. È pieno di idee, di citazioni, giochi verbali, esplosioni di senso, associazioni oggettivamente geniali. È quasi impossibile coglierle tutte, anche i tanti devoti chiosatori che ci hanno provato, per esempio su Genius, si perdono un po’ di cose, ne azzardano altre piuttosto ardite». E prima di concludere con «Gli riconosco di aver fatto un album magistrale. Ma faccio fatica ad ascoltarlo per un’ora, è più forte di me» mi soffermavo sul fatto che, fatta eccezione per il singolo Ti fa stare bene, aveva sacrificato la musica al ciclone verbale. Che l’album era «notevole, spesso sbalorditivo», ma si passava troppo tempo a districare i giochi di prestigio lessicali. Ebbene, devo dire che Exuvia mi sembra un po’ meno sbalorditivo, che la cupezza con cui è impastato a volte mi annichilisce (ok, ci vuol poco). Ma gli riconosco stavolta una ricerca di musicalità ammirevole, c’è una evidente voglia di cimentarsi con vari stili e strumenti – cosa che manca a tantissimi rapper del Dopo Caparezza; c’è anche molta voglia di variare i flow, come per dimostrare ai giovani colleghi che non ne esiste uno solo. Ma forse in questo caso il problema non è cosa vogliono fare, ma cosa sono capaci di fare. E ora…
Resto della top 10. Scende dal n.1 ma senza allontanarsi troppo Taxi driver di Rkomi, che precede sul podio la seconda più alta new entry, Paesaggio dopo la battaglia di Vasco Brondi, che debutta al terzo posto. Slittano al n.4 e 5 Gué Pequeno e Madame, e dietro di loro si insedia Djungle del PRODUCER indipendente TY1, il cui album pieno di ospiti di lusso (Marracash, Rkomi, Massimo Pericolo, Noyz Narcos, Ernia, Gué Pequeno, e tanti altri) è la terza nuova entrata di una top ten di nuovo tutta ITALIANA, visto che il vecchio live dei Pinfloi in sette giorni è sceso dal n.4 al 95: apparentemente il suo supporto fisico è stato comprato di corsa dai fan, ma da nessun altro. Dal n.7 al n.10 procedo quindi a segnalarvi Maneskin, Tedua, Mace e Capo Plaza. In sostanza, Caparezza è il più anziano, ma i più giovani, i Maneskin, sono insieme a Brondi gli unici che non fanno rap o, se preferite, urban sound. Non so cosa possa significare.
Credo niente.
.
Sedicenti singoli. Tra le prime dieci nessuna nuova entrata: come vi dico a intervalli regolari, con ossessiva insistenza, tra i singoli c’è pochissima voglia di canzoni nuove mentre tra i presunti album è tutto un’usa e getta. Qui Rkomi mantiene la vetta con Nuovo range, un pezzo brutto ma – gli va riconosciuto – anche parecchio insulso, nel quale è affiancato da Junior K e da Sferoso Famoso. La Musicaleggerissima scende al n.3 scambiandosi di posto sul podio con l’esasperante Lady di Sangiovanni, scarso ma amico di Maria e quindi di tutti gli ITALIANI; il rapper Mediaset già che c’è piazza anche un altro brano al n.9, e quindi si propone come rivelazione di questa annata che ci sta rivelando soprattutto che i giovani ITALIANI apprezzano moltissimo l’invenzione nuovissima e supercool chiamata televisione – ahaha, e voi boomer che perdete tempo con le nuove tecnologie e app. Bene: passiamo a…
Altri argomenti di conversazione. Esce dalla top ten Achille Lauro, ci è rimasto tre settimane e devo dire che mi ha stupito, pensavo molto meno. Dalla classifica grande invece escono e dopo una sola settimana Royal Blood, Gojira e Rachele Bastreghi. Fuori dalla top 100 dopo 8 settimane Fulminacci e dopo 17 settimane Ava Max. Intanto Motta sale dal n.26 del debutto al n.13 grazie all’uscita del vinile (n.4). Non capisco bene la strategia di far uscire il vinile una settimana dopo il presunto album. Comunque continua a non vedere la top ten malgrado l’inspiegabile successo presso le femmine adulte. Aggiungo che Gionnyscandal debutta al n.26 e Van Morrison al n.43, e poi vi precedo nel reparto…
Lungodegenti. Potete saltare questa sezione, è per pignoli e la includo solo per allentare la tensione prima del finale. Ci sono undici album che sono in classifica da più di due anni perché non ci stancano mai, nove di loro sono ITALIANI. In ordine di posizione in classifica, Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (n.24, 110 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (n.31, 110 settimane); Salmo, Playlist live (n.42, 131 settimane), Lazza, Re Mida (n.45, 115 settimane); Billie Eilish, When we all blablabla (n.47, 111 settimane), Ultimo, Peter Pan (n.49, 170 settimane), Gazzelle, Post punk (n.62, 128 settimane); Capo Plaza, 20 (n.68, 160 settimane); Ultimo, Pianeti (n.73, 167 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (n.80, 133 settimane).
Avete prestato attenzione? Non ho citato Ed Sheeran. L’ho fatto per illudervi. Purtroppo c’è, col suo penultimo album Segnetto, che è al n.50, sempre lì, lì nel mezzo, e la prossima settimana potrebbe eguagliare il record di 220 settimane consecutive di permanenza appartenente ai
Pinfloi. Il detentore The dark side of the moon continua a latitare, mentre The wall è al n.78 e compie un anno di permanenza in questa sua nuova striscia. Di Live at Knebworth 1990 e della sua fulminea esperienza in top ten vi ho già parlato, quindi concludo con il consueto dualismo da apericena tra The dark side of the moon e The wall: il primo è come i Non Fungible Tokens il secondo è come i Bitcoin. Caspita, quanta strada ha fatto questa contrapposizione scema dai tempi di “pandoro o panettone” e “boxer o slip”, sembra ieri che ho cominciato. Grazie a tutti per aver letto fin qui, a presto.
Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
.
Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.
Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

A volte gli déi si prodigano in piccole gentilezze per le quali è giusto ringraziare. Per esempio, quando ti risparmiano fatiche inutili. Avevo la lugubre certezza, in questa settimana, di ritrovarmi al n.1 in classifica uno di quei fenomeni musicali di cui non puoi parlar male. Che poi sono tre:

  • Rap italiano, ivi compreso il più schifoso, bolso e cretinazzo. Perché non si può MAI mettere in discussione la sincerità delle major e di Gucci nel dar voce alla voglia di soldi e droga dei nostri giovani maschi – perché cioè raga le barre, la strada, etc;
  • Indie pop, ivi compreso il più puccioso e orgogliosamente ebete. Perché c’è un bisogno diffuso e intergenerazionale di annoiare a morte la propria tl con le proprie emozioni scioccone;
  • Sanremo, ivi compreso Sanremo. Perché la lebbra è bella quando la si può condividere e chiamare “immaginario nazionale”.

E invece, gli déi mi sono venuti incontro! Sapete, vestiti in modo classico (e d’altra parte), non al completo perchè alcuni non sono nemmeno così socievoli, però non mi lamento, c’erano Mercurio Apollo Venere e Minerva (coi loro nomi ITALIANI) (Giunone, Era altrove) (pare sia sempre impegnata a fare dei cameo in video portoricani per dare sui nervi al marito) e con un sorriso hanno seccamente precluso la vetta dei presunti album alla compilation Sanremo2021, greve di tutte le canzonucce deliziose e imperdibili della kermesse identitaria. Gli déi, con una risata omerica cui mi sono ovviamente unito, hanno favorito ben altra compilation – per quanto altrettanto madida di crudeltà, altrettanto televisiva, con target più giovane – e tuttavia, perfettamente criticabile dal sottoscritto senza beccarmi del reazionario, ovvero

Il numero uno. La compilation BRO di Amici di Maria, fin dal titolo perfidamente ammiccante e supergiovane, sale dal n.4 al n.1 uccellando il prodotto sanremese realizzato con il gotha dei nostri autori e spinto furiosamente da tutti i media, nonché da Spotify. Difficile dire cosa sia successo: ogni considerazione sul formato delle due compilation e sulla media numerica abbassata dai brani meno popolari è accettabile ma tutto sta a volerci credere; ci sta anche il fatto che la versione da edicola di Sorrisiecanzoni (incompleta ma non molto) falsi il conteggio reale, rendendo ogni mio discorso perfettamente inconsistente – ovviamente, non sarebbe niente di nuovo. Però ci troviamo davanti a questa situazione, e un numero uno va sempre preso sul serio, a costo di sminuire il Compagno Festival, utopia finale di tutta una generazione di appassionati di musica che oggi si trovano a difendere a spada tratta una settimana di umiliazione sonora. Forse, se vogliamo trovare una spiegazione, è nella differenza di investimento tra il pubblico 16enne di Maria e gli adulti che alla sarabanda italianissima chiedono soprattutto dei meme con i quali combattere la propria incessante lotta per l’approvazione dei propri simili sui social.

Intendiamoci, BRO fa uno schifo impressionante. Però osservare il nazismo all’opera è a suo modo un piccolo penoso privilegio, perché consente di capire ciò che ha capito. E gli undici brani dei concorrenti di Amici, a ‘sto giro emanano l’odore pestifero dei PRODUCERS, ebbene sì. Ne sono stati convocati uno squadrone, alcuni dei quali di altissimo rango, da Michele Canova Iorfida a Frenetik & Orang3, da Gorbaciof a Zef, e immancabilmente Dardust, l’uomo che ci ha permesso finalmente di ridimensionare Mozart e Beethoven. Il suono degli undici pezzi finiti nella compilation è urbano nella sua accezione più didascalica, ovvero canto lagnoso e batteria elettronica lenta e insignificante – ma è un fatto noto a tutti che basta camminare sul marciapiede di una città per sentire il suono di una TR-808. Le parole poi sono quasi sempre una orgogliosa ribellione contro ogni tentativo di superare la prima media. Certo, a questo punto,

C’è sempre quello che dice “Sì però che snobismo, sono, cioè, zio, canzoni”. C’è sempre, SEMPRE quello che lo dice – ed è mio triste destino lasciarglielo dire senza eseguirgli in faccia una versione da virtuoso di Tiger Rag con tutti gli strumenti sostituiti da schiaffi di intensità variabile. La risposta è: NO. Non lo sono. Non sono canzoni, intendo. Non sono pensate per piacere a chi ascolta musica: sono un pretesto per tenere lì per mesi i fighettini di quest’anno, ma in realtà come nel Grande BRO e nell’Isola dei BROmosi, sono la scusa per vederli dimenare come marionette e dimenticarne il 95% già a settembre. A Maria e al suo pubblico, e a centinaia di laureati che scrivono per siti di gossip e tv, interessa principalmente che si tocchino e pasticcino e frughino davanti a tutti. Se poi qualcuno ascolta pure le canzoni, ben venga. Ai ragazzi sta benissimo, hanno capito di essere in Black Mirror e scodinzolano, questo è molto più di quanto riceverebbero studiando Omero e i suoi déi. Poi, per quanto poco possa valere la pena, anche il critico più idiota – e io ho tutte le carte in regola per la carica – non può non cogliere al volo gli ingredienti ricorrenti del brodo di BRO: maschietti semi-maledetti, bimbe docili che li assecondano, perdita della verginità (quasi sempre di lei, perché lui è un piccolo ITALIANO vero e già a 5 anni è femminaro), addii melodrammatici alla stazione (dopo la perdita della verginità), i soliti riferimenti a nuvole e meteo, un italiano vezzosamente fracassato in stile Achille Lauro, Madame o Carl Brave. Ma quella di BRO è una narrazione sentimentale che dietro la patina di modernità linguistica, studiata con i rivenditori di occhialetti brutti e di camiciole aberranti, ha semplicemente disinnescato l’autorappresentazione femminile (i tempi di Emma e Sandrina) e aumentato il carico di sensualità rispetto all’epoca in cui la compilation si chiamava SCIALLA e consentiva a Federica Camba e Daniele Coro di fondare un nuovo genere, il Neomelenso Defilippico, che come il Jack Torrance di Shining ha vibrato un colpo d’ascia al petto di quel che rimaneva del pop nobile italiano.

DI COSA STIAMO PARLANDO?

  1. Aka 7even: “Hai la faccia gialla tipo yellow. Penso troppo. Ho il mio swag, bro. Volo RedBull. Ho una vista sul tuo fondoschiena, yeah, baby è un panorama sulla scena – yeah, muovilo come in una favela, yeah, mentre fai la scema”.
  2. Deddy: “Leggo il tuo nome sui biglietti di un treno. Proprio quando non mi cerchi ti cerco. Le stagioni mi prendono in giro. Poi tutto un casino. Sembra sempre inverno. Mentre il sole scappa via io ti aspetto”.
  3. Esa Abrate: “E ti cercavo tra le nuvole, ti immaginavo qui accanto a me. E sognavo la tua pelle liscia sotto le mie dita, quella risata troppo buffa, la mia preferita. Vorrei tornare a quella notte, accarezzarti mille volte; vorrei tornare alla stazione mano nella mano, guardarti poi dal finestrino mentre mi allontano”.
  4. Leonardo Lamacchia: “Il natale e l’estate, il ristorante cinese. Il natale e l’estate, i vocali di notte. La paura di stare bene, i segreti che ogni volta non diciamo a nessuno”.
  5. Raffaele Renda: “A volte non riesco a stare solo e i pensieri si rincorrono nel vuoto. Ora li tengo in disparte in una scatola a parte. Come i vecchi vestiti che non voglio più addosso”.
  6. Tancredi: “Andiamo a Las Vegas negli hotel a 5 star, senza money ma magari beviamo un po’ e ci sposiamo anche per sbaglio. Chissà se a Las Vegas poi ci prendono per due star senza money magari li facciamo là e ci compriamo un Caravaggio. Io sono ancora quello che fuma e non parla, tu sei rimasta un’altra volta fuori casa. Ti ho raccolto dalla strada una collana. Spero che ti piaccia veramente”.
  7. Sangiovanni: “Mmi fai thernare bbbimboh. Come quando ammàmma mi dava il baccìno prima di andare al letttho. Non ho paura di nnnnulla ma Cupido mi aspetah per farmi uno scherzo di mmerta, lantciarmi una frecia sul peccio! E sarai per sempre la mia lady, rararara, perché entri in puncia di piedi, rararara, e la mia vicia è irregolare come le rockstah, dammi il tuo cuore baby, farò di ce una donna, basciami sulla boca con il rosseccio rosa, per la tua prima volcia”.

Salvo da questa (snobistica) rassegna i due concorrenti già eliminati, nonché La libertad di Ibla perché c’è un limite persino al tempo che posso buttare, e infine Enula, il cui Auricolari è talmente pretenzioso che vedendo lo spezzone di trasmissione in cui Linus è chiamato a dare un giudizio, mi viene in mente il passaggio della sua autobiografia in cui è il 1987 e lui si sente “un pesce fuor d’acqua dovunque mi trovi, suonando musica che non mi appartiene e fingendo un entusiasmo che non ho”. Siccome un po’ di indulgenza nei confronti di qualcuno di questi ragazzi la si trova sempre, credo sia istintivo riservarla a chi prova qualcosa di diverso. Ma una cosa è certa: quando la musica aveva come prerequisito quello di essere bella, tutti noi sapevamo e sentivamo che era irrimediabilmente bella – a volte anche piaciona, ci mancherebbe, ma ti saltava addosso senza tanti complimenti e senza concettualismi su cosa debba fare una #musicaleggerissima. E a proposito,

 

SEDICENTI SINGOLI. So che alcuni perversi tra voi coltivano la torbida curiosità di sapere chi è stato premiato nell’immediato postkermesse, pertanto pur deplorando con vibrante indignazione, vi sottopongo la top 20 in modo da non perdere tempo nel copiare i nomi dei BIG. La performance è migliore di quella dell’anno scorso (9 singoli in top ten), e del resto erano settimane che i discografici bloccavano tutto per poter spianare la strada ai loro CAMPIONI della musica. Dal punto di vista statistico, trovo interessante il podio completamente portato a casa da Sony, che può consolarsi degli imbarazzi del proprio talent X Factor sfruttando il caro vecchio marcescibile format RAI, e mettendo in testa ben tre nomi che hanno spaccato ai tempi in cui il talent che spacca, spaccava. Gli imperatori della galassia, cioè Universal, entrano in top ten solo grazie a due rapper – e chissà se è un segnale che in quegli uffici così eleganti stanno da troppo tempo schifando quella roba che si fa con le note, sapete quella che piace ai boomer, cioè raga, zì – però li capisco, cercare di vendere musica a una generazione alla quale hai devastato le orecchie è una sorta di dilemma etico, e chi ha voglia di dilemmi etici, io no di certo, ho il mio swag, bro. Ma quando YouTube entrerà nelle charts a riequilibrare i rapporti interni, scopriremo tutti che in questo Paese il rap ha avuto un’occasione enorme che pochi hanno sfruttato per fare – non ridete – arte.

Resto della top ten. Torniamo ai presunti album, per segnalare che la ex n.1, cioè la Dark Edition di 17 di Emis Killa & Jake La Furia scende al n.9, mentre alle spalle della compilation Sanremo 2021 c’è l’album di Mace, che – fun fact – con la cara vecchia separazione tra compilation e album, oggi sarebbe n.1. Al n.4 c’è Capo Plaza ed entra al n.5 La Rappresentante Di Lista. Non è un’impresa fragorosa, è sostanzialmente l’unico album nuovo uscito dopo la Prestigiosa Vetrina. Comunque, è la prima volta che il la Rappresentante viene rappresentata in classifica in dieci anni di attività, e questo va a dimostrare che quando quelli della Sony scrivono sulla macchina di Amadeus con una chiave inglese “QUESTI VEDI DI METTERLI TRA I BIG, INUTILE VERME”, lo fanno perché colgono lo zeitgeist. Sempre in quota Sony, rientrano in top 10 Il ballo della vita dei vincitori Maneskin (n.6) e il repack di Feat di Francesca Michielin (n.7). Al n.8 c’è Gazzelle, e al n.10, in uno sforzo titanico per rimanere tra i primi dieci, Sferoso Famoso con l’album più venduto e importante degli ultimi millequattrocento anni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 100 Positions di Ariana Grande (dopo 18 settimane), Reunion dei Ricchi & Poveri (dopo 1 settimana), Detroit Stories di Alice Cooper (altrettanto) e California di B3n, cioè il debutto solista di Benji l’ex socio di Fede; era entrato in classifica al n.5, ne è uscito sette giorni dopo. Non b3nissimo, B3n. Poi c’è una quantità ragguardevole di album in classifica da più di 100 settimane: si tratta di Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (101 settimane), Billie Eilish con il suo unico disco (102), Re Mida di Lazza (106), Post Punk di Gazzelle (119), Salmo con Playlist Live (122), Diari aperti segreti svelati di Elisa (124), 20 di Capo Plaza (151) Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (101) Pianeti (158) Peter Pan (161), e su tutti l’irresistibilimente fastidioso Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 210 settimane fa, e forse destinato, col piccolo aiuto della casa discografica che non aveva pensato a ristampare in tempo un disco che riusciva a vendere da più di quattro anni ininterrotti (…è un mestiere complicato, io ve lo dico sempre) a togliere il record ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende al n.29, The wall scende al n.52, fluttuazione che ci sta. In ogni caso naturalmente tutti gli analisti aspettano il dato relativo al ritorno alla zona rossa. Per quanto mi riguarda, a questo punto vi devo le solite indicazioni di campo ideologiche – e mi sembra evidente che The wall è AstraZeneca, The dark side of the moon è Pfizer, e non c’è modo che riusciate a convincermi che Wish you were here non sia Sputnik.

Grazie per avere letto fin qui, a presto.