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Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

No, non è vero, lui è troppo impegnato a pianificare la propria elezione a sindaco.

Dibattito animale

Dibattito animale

«Dicono tutti la stessa cazzata
Bevono tutti la stessa cazzata»
(Fabri Fibra)

Atti del Convegno di aMargine su: Musica nel 2018: Stuzzicante Nuovismo e Cambiamento Dalla Parte del Popolo. Interviene: aMargine. Modera: aMargine.

– Grazie per essere intervenuto così numeroso.

– Figurati. Non potevo dirmi di no.

– E poi non c’era nessuna partita stasera.

– Apriamo il dibattito su un problema battente. Si sentono sempre le stesse parole. Nessuno lo nota perché in fin dei conti nessuno ascolta. Ogni canzone indie-pop ruota attorno a una frase-meme con cui infestare umoristicamente le conversazioni, tipo il vocale da 10 minuti o Ué deficiente. Quanto all’hip-hop, si è finalmente trasformato da CNN del ghetto a spazio per inserzioni di Rolex e Lamborghini, ed è un sontuoso contributo: Lamborghini e Rolex, con la scusa straziante di essere aspirazione e ispirazione per uscire dalla periferia di Cinisello hanno sostituito il vento e la pioggia del pop (climate change se ce n’è uno) anche se, beninteso, c’è sempre Sandrina Amoroso che contro il vento sente freddo e Tommaso Paradiso, leader della band #capitanata da Tommaso Paradiso, è contento perché c’è il sole ma grazie alla sua sensibilità pop non a caso invisa a voi snob, nota che in autunno cadono le foglie. Però anche dopo il CAMBIAMENTO io continuo a sentire le stesse parole, le stesse idee che rimbalzano tra i microfoni, i Maneskin fanno Il ballo della vita e Ultimo Il ballo delle incertezze e J-Ax fa la canzone per il figlio e subito Fedez fa la canzone per il piccolo Samsung e Post Malone fa Rockstar e Sfera Ebbasta canta Rockstar e Irama canta Rockstar e la Dark Polo Gang ha il culo su un coupé e Capo Plaza ha il culo su una Tesla e poi selfie e social, selfie e social, rime su selfie e social per gente la cui unica esperienza sono selfie e social.

– Va anche di gran moda mettere Rolling Stone nelle canzoni. E anche quando è per infamarlo, a Rolling Stone sono felici proprio come Salvini, ché gli insulti ti mettono al centro del mondo.

– Queste sono opinioni, al pubblico interessano i fatti. E i fatti ci dicono che le tre novità ai piani alti del 2018 sono Ultimo, Irama, Maneskin. Traduzione: Sanremo, Amici di Maria, X Factor. La televisione. Era quella cosa che i giovani non guardavano, vero? Me lo avete ripetuto per anni e io vi ho creduto, Iddio vi stermini.

– Li trovo tutti e tre inascoltabili cionondimeno interessanti, diciamo che Irama è un autoscontro nel quale tutte le vetture sono Irama stesso, e quanto ai Maneskin non ditemi che nel 2017 dei discografici avrebbero scommesso su quattro pischelli leopardati pieni di anvedi e funk-rock, mentre Ultimo che se ho capito bene è il musicista migliore, è fondamentalmente Fabrizio Moro versione reboot: lo pseudonimo, scelto perché “da sempre è vicino a chi non ce la fa” è Dibattistiano più che Battistiano: è in missione per conto del POPOLO, come può perdere?

– Ma basta parlare dei giovani, se vogliamo parlare di quello che conta veramente diciamo qualcosa che riguardi i danari – voi sapete che i Greta Van Fleet con tutto il parlare che se ne è fatto si sono inabissati sia qua che nel centro dell’Impero mentre Johnny Halliday sta per superare il milione di copie comprate da francesi che vogliono la benzina a poco prezzo? Mentre Phil Collins con sette date ha tirato su 14 milioni di dollari? Ma di che stiamo parlando?

– A voi non dà un fastidio terribile quando qualcuno per darsi ragione dice “Ma di che stiamo parlando?”

– Diciamo che se togli la musica dall’equazione e lasci Lamborghini e frasette-meme, stai abbandonando al loro destino quelli che per qualche motivo chiedono melodie di almeno quattro note, e li mandi verso Phil Collins e gli altri brontosauri. In realtà quelli che non vedo benissimo sono i musicisti 30enni. Già vedo i 40-50enni che corrono ai ripari e organizzano i tour congiunti come Silvestri Fabi & Gazzé o Nek, Renga & Pezzali o Raf & Tozzi o Pausini & Antonacci. E forse presto faranno come i Rolling Stones e smetteranno di fare album per fare soltanto tournée (ovviamente trionfali). Perché se volete i fatti, eccoli: nel 2018, gli artisti sopra i 40 anni ad andare al n.1 sono stati quattro. Nel 2017 erano stati 16 e nel 2016 erano stati 17 (…facile da ricordare, vero?). Ora il SottoNatale probabilmente alzerà questo numero (ma fossi in Eros Ramazzotti e Giorgia non sarei tranquillissimo, perché Elisa che è Elisa ha debuttato in Universal con un n.2 e pedalare). I brand hanno ottenuto quello che volevano – giovani testimonial per i loro brutti occhiali e brutte giacchette, le major pure: hanno svecchiato i roster e ora invece che con artisti adulti dotati di tre manager e quattro avvocati trattano con giovani artisti usa-e-getta da gettare nel frantoio, e non lo dico dal punto di vista artistico che non mi frega niente, lo dico dal punto di vista contrattuale: mi dicono di fuoriusciti dai talent entrati in top 10 quest’anno eppure già sul punto di essere tagliati dalle major, che vogliono investire 2 e portare a casa 180. D’altronde con l’entrata in gioco dei bambini da 9 a 12 anni come soggetti visualizzanti in grado di pesare sul mercato (un clic è un clic, da chiunque venga. Ci aveva visto lungo, Rovazzi) il ciclo scolastico si rivela cruciale: non so cosa si inventeranno Benji & Fede e Irama per rimanere a galla nel 2021, ma è chiaro che il pop è in sincrono coi tre anni delle scuole medie, e se facessi trap – che è il pop applicato all’hip-hop – cercherei di avere un parente in banca entro il 2020.

– Diciamo comunque che la rivincita del pop è nei concerti: tutti fanno tournée trionfali o sedicenti trionfali che è lo stesso, già il fatto di essere in giro a suonare davanti a gente che non ha Netflix comunque ha del miracoloso. E poi a quanto pare, tutti fanno il Forum di Assago, tra un po’ se andiamo avanti così lo farà persino Tiromancino, lo riempie pure gente che dodici mesi fa non era ancora stata inventata – cosa che richiede attenzione al borsino dei selfie: il prezzo di un selfie con l’artista a un firmacopie è quello del cd, il prezzo del selfie a un concerto è un biglietto. Però è un fatto pure questo: Ultimo fa il Forum e il Palalottomatica, così come Benji e Fede, così come Calcutta che fa pure l’Arena di Verona.

– Diciamo a proposito di Calcutta che per un bel po’ mi sono chiesto cosa ascoltassero le persone tra i 20 e i 30 anni, completamente abbandonate dalla fabbrica della musica in favore di anzyani e bimbi. Poi mi è apparso Calcutta, che è la discarica ideale di tutti quelli che il mercato non considera, troppo vecchi per i preadolescenti e troppo giovani per Jovanotti.

– Ma diciamo che l’indie ha una ragion d’essere precisa, risponde a un’esigenza. Mandare giudici a X Factor. Così nessuno fa caso che è sempre lo stesso puré di figate, e che l’unica cosa che tiene svegli sono le parolacce di nonna Mara.

– Questo è ingeneroso, diciamo. Il vero motivo per cui i giornalisti non parlano male di X Factor è che ci lavorano milioni di loro amici e l’anno prossimo potrebbero vedere due lire pure loro, o quanto meno essere invitati per un po’ di selfie dietro le quinte. Ma tornando a Calcutta, la cosa più carina che posso dire di lui è che potrebbe esser peggio: potrebbe essere Gazzelle. Però quando sono esplosi (…solo metaforicamente) Thegiornalisti ho letto entusiasmi di critici irreprensibili quanto Albertazzi – finché hanno scoperto di che si trattava veramente, e subito si sono buttati su Calcutta. E voi capite che dopo una vita passata a battermi inutilmente contro Antonacci, non posso scandalizzarmi per dei trentenni che vanno in panna acida per una frase-meme sul cuore a mille, che a sua volta dà il cambio a quella sulla scuola di danza nello stomaco, che a sua volta discende dritta da “Iris ti amo davvero e se questo ti piace, rimani con me”. In pratica il romanticismo in salsa imbecille, specialità dell’uomo cui non chiedere mai – perché se chiedete poi è finita: provate se volete, ma non dite che non vi avevo avvertito.

– Abbiamo altro da dire?

– No, in fin dei conti questi erano pensierini che non avevano trovato posto altrove, radunati per dare la sensazione del dibattito. E ora, se vogliamo spostarci al buffet.

– Ma parlando di buffet diciamo però anche che grazie al Governo, che si prende il 95% dello spazio, sui social vengono spammati meno articoli definitivi sulla musica e meno canzonucce abominevoli spacciate per esaltanti. E non so per voi, ma per me significa molto.

– Sì, è vero, grazie Governo. Diciamole queste cose.

– Finalmente qualcuno che le dice.

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

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Le popstar italiane una volta avevano delle opinioni. E magari le hanno pure oggi – ma pagano dei manager perché le stronchino sul nascere.

Il rap spiegato dai rappusi – Classifica Generation, cap. XIV

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“Chi vi credete che noi siam, per le rime che facciam”

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

APERITIVO

 

(partiamo dal dato meno glamour di tutti, per farvi capire quanto, in questa occasione cerimoniosa, sarò severo e notarile)

 

Le Case. Warner si prende il numero 1 globalone. Sony si prende il resto del podio. Un indipendente (Believe con Ghali) si prende un posto in top 5. Universal sbrana tutto quello che può – a partire dal sesto e settimo e ottavo e nono e decimo posto. Le tre maggiori spazzano parecchio, ma non spazzano tutto: Self figura al n.11 grazie a Coez, Artist First sfoggia un n.17, 18 e 23 (Negramaro, Ermal Meta, Dark Polo Gang), Believe riappare al n.33 grazie a Brunori SAS.

 

 

L’anagrafe. Sopra i 50 anni, solo tre titoli in top 10: Mina&Celentano, MiticoVasco e Jovanotti (per poco). Rispetto agli anni scorsi l’età media si è sensibilmente abbassata, come da esigenza del comparto tutto.

 

 

Sesso! Se si esclude Mina con Celentano (e non so se da sola ce l’avrebbe fatta) c’è incredibilmente una sola donna in classifica tra i primi 20: CristinaD’Avena, e non da sola – con i suoi duettanti. Mi pare sia la peggior performance femminile degli ultimi trent’anni. Okay, non sono uscite Pausini, Emma, Amoroso, Elisa. Quindi siamo fermi a loro? Mmh. Quel che è certo è che al pubblico dell’hip-hop le femmine non piacciono. Si vede che c’è quell’omosessualità latente che tirano in ballo per il pallone.
Calendario alla mano. Al netto delle versioni deluxe con cui sono stati ripresentati, tre dei dischi più apprezzati nel 2017 sono usciti nel 2016 (ed erano tra i dieci più venduti anche nel 2016): MIna&Celentano, Tiziano Ferro, la raccolta di MiticoVasco. Quindi, potremmo dire che solo 7 dischi del 2017 sono in top ten. Ma vale la pena notare che in tutta la top 10, l’unico disco espressamente pubblicato nell’imminenza del Natale 2017 era quello di Jovanotti (e diciamocelo, non svetta). Anzi, l’album più venduto a Natale (ModenaPark di MiticoVasco) è solo al n.14. Deduzione pretaportér: il disco non è stato un regalo di Natale. Oppure, se lo è stato, non è stato tirato su a caso, in fretta. D’altro canto un po’ di big sembrano trovare più conveniente uscire a gennaio e febbraio, mesi più vicini alle tournée.

 

PRIMI PIATTI

 

 

Album più venduto: Divide (per gli amici: ÷) di Ed Sheeran, l’album con cui il gattyno che canta voleva deliberatamente superare le vendite di Adele, e non escludo che ce la possa fare. Era dal 2000 che il disco più venduto in Italia non era straniero (in quell’occasione, la raccolta “1” dei Beatles). Al n.2 i #ComunistiColRolex, seguiti al n.3 da Riki capo degli Amiki, che è pure al n.12 (e in questo la sua doppietta è pure meglio di quella di MiticoVasco). Al n.4 Mina&Celentano, ma ho dei sospetti: Tutte le migliori, la raccolta di quest’anno, non appare nella top 100, e direi pertanto che è stata considerata una versione deluxe dell’album Le migliori del 2016. Non sarebbe la prima volta che viene fatta questa gherminella – la cosa ci svela che le case discografiche tengono alle classifiche più di quanto dicano. Al n.5 Ghali, l’altro fenomeno del mondo teen con Riki – e so che accostarli è una piccola perfidia da parte mia, prometto che non ce ne saranno molte altre in un pezzo in cui sono tenuto a sommergervi di fredda cronaca. Interessante che il Vasco “per tutti” della raccolta Vasco Non Stop (n.8) abbia battuto il Vasco Evento, per di più proposto sotto Natale – e anche su RaiUno – di Modena Park (n.14). Certo, c’è anche il fatto che i dischi dal vivo non piacciono.
Jovanotti al n.7 non è quello che ci si aspettava, no. Lui potrà vantarsi di aver fatto un album diverso, ma ho la sensazione che il singolo primaverile sarà ancora più cuoricioso del tipico singolo primaverile cuoricioso di Jovanotti.

 

Stranieri. Niente americani in top 20. C’è giusto un inglese (Ed Sheeran) una band irlandese (U2). Proprio volendo, ci sono due #aiutiamoliacasaloro (Ghali ed Ermal Meta). I primi americani sono al n.21 (Imagine Dragons), seguiti dai Linkin Park al n.40. In mezzo, tre inglesi (Depeche Mode, Coldplay, Harry Styles). Oh, il mercato italiano è fortemente autarchico: non è una cosa che scopriamo oggi. Però non commentate che è una caratteristica solo nostra perché non è vero: le charts di Francia, Germania, Spagna sono altrettanto impermeabili ai diktat dei megaboss di New York e Londra. Tranne per quanto riguarda i singoli, come vedremo.

 

I SECONDI

 

NonBenissimo. MiticoLiga, solo n.25 – sì, il disco è del 2016, ma pure quello di Tiziano Ferro, e guardate dov’è. Vale anche per Giorgia n.26. Mentre sono usciti nel 2017 Biagiantonacci (n.32) e Gianna Nannini (n.64) (due posizioni sotto The Weeknd, non so se mi spiego). Disastro inenarrabile per The Kolors, i ragazzi-meraviglia di solo due anni fa: niente top 100 per l’album della casa discografica Baraonda di Lorenzo Suraci, boss di RTL 102,5: lecito ipotizzare a questo punto che i 4 dischi di platino si dovevano più a Maria De Filippi e alla televisione che non alla radio. Poi, lungi da me sottolineare come l’ambientino del giornalismo musicale sia alla mercé dello hype, dei rapporti con gli amichetti o della semplice tifoseria personale. Però se solo la FIMI tenesse conto della quantità di amore battente di Coloro Che Ne Sanno, certi artisti sarebbero più in alto di quello che sono: per esempio TheGiornalisti (ancora dove li avevo lasciati l’anno scorso, al n.45), o Levante (n.54), Baustelle (n.56) o Calcutta (n.96). Questo non significa che alcuni caldeggiati non ce l’abbiano fatta: Brunori SAS porta a casa un signor n.33, e con una piccola etichetta. Ma se vi devo dire la verità, Calcutta può pure farmi degli ampi gesti bimani, perché lui in classifica ci è entrato: guardate invece qui sotto – lasciate che vi mostri il Titanic.

 

Rock’n’roll. Non me la sento di includere MiticoVasco o i Negramaro nel discorso, perdonatemi. Parto quindi dagli U2 al n.15. Arrivo a includere gli Imagine Dragons al n.21 – e presumo che i pitchforkiani stiano già abbandonando la sala. Depeche Mode al n.27. Mi spingo a includere Harry Styles al n.35 (tanto quelli sono già fuori dalla sala, giusto?). I Linkin Park al n.40. Dave Grohl coi Foo Fighters al n.82 fa meglio di Dave Grohl venticinque anni fa con i Nirvana: l’immarcescibile Nevermind chiude al n.85. Ma parlando di (N)evergreen, è ovviamente ora di passare ai

 

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.55, ed è il vinile più venduto dell’anno. Roger Waters è al n.49, David Gilmour al n.59, The Wall al n.78.
E questi sono gli unici dischi che mi sento di definire rock nella top 100. Niente Kasabian, niente Arcade Fire, niente fratelli Gallagher. Men che meno St Vincent. Sarebbero bastate poche copie, credo, ma l’entusiasmissimo di Coloro Che Ne Sanno Di Musica si ferma sempre davanti ai 9 euro del prezzo dell’album, mentre la devozione degli Gnoranti no. Occupiamoci allora di un genere ben più in salute.

 

Rap Royal Rumble. In top 10, quattro titoli rap – nei quali non includo Jovanotti, con buona pace del disco prodotto da Rick Rubin. Abbiamo il n. 2 di J-Ax & Quellaltro, il n.5 di Ghali, poi Fabri Fibra al n.9 e Gué Pequeno al n.10. Coez rimane fuori per poco (n.11), Caparezza è al n.13 e Sferaebbasta al n.19. Quini Dark Polo Gang n.23, Tedua n.29, Rkomi n.31. Raga, confrontiamo con l’anno scorso, quando avevamo avuto Salmo con un n.13, Marracash & Gué Pequeno n.24, Gemitaiz n.26. Eh, insomma: sicuramente il cambiamento nel conteggio, con l’enfasi sullo streaming, ha fatto un grosso piacere alla scena e alla scenetta – ma non credo sia solo questo. Penso che tutti abbiano fatto un passo importante verso una maggiore fruibilità pop: Fibra, Gué, Coez, Sferaebbasta hanno pubblicato dei singoli che sono stati ampiamente passati dalle radio. Paradossalmente, sono più cantabili i brani rap che non quelli pop: forse personalmente non sono un esempio significativo ma a me i ritornelli di Tiziano Ferro o Riki mica sono rimasti così in mente.

Sanremo. L’anno precedente era stato un disastro. Quest’anno, Carlo Conti passa il testimone a Claudio Baglioni con due album in top 20 (Gabbani, n.16, ed Ermal Meta, n.18). Tuttavia, io rimetterei il Dom Perignon nel frigo, visto che dopo il n.49 di Michele Bravi si scende parecchio ed è legittimo chiedersi quanto il n.63 di Gigi D’Alessio o il n.79 di Samuel o il n.83 di Fabrizio Moro, gente che ha una fanbase piuttosto solida, debbano qualcosa al Festival. Forse ne ha beneficiato il n.38 di Fiorella Mannoia, il cui album uscito nel 2016 non era andato benissimo. Sta di fatto che non vedo nella top 100 i dischi di Chiara, o Clementino, o LaGiusy. Ma è pur vero che con Occidentali’s Karma al n.6 tra i singoli, una vincitrice di Sanremo è tornata nella top 10 delle canzoni, credo sia la seconda volta in questo secolo (l’altro è stato Mengoni con L’essenziale, ma non era conteggiato lo streaming).

 

X Factor vs Maria. Riki terzo, è un bel botto. Ma anche Federica n.24 e Thomas n.37. Da Sky rispondono con i Maneskin n.66, ma naturalmente il programma di Canale 5 ha qualche mese di vantaggio. Non ce l’ha fatta Nigiotti. Come del resto Manuel Agnelli – a differenza di Fedez e Levante.
IL
CONTORNO

 

I cosiddetti singoli. Vince Portorico, grazie ovviamente a Despacito di Luis Fonsi e tutti gli altri che non mi ricordo il nome; al n.2 il Brexit Ed Sheeran con Shape of you, al n.3 Senzapagareeeeeh di J-Ax & Quellaltro, primo singolo italiano. Con Francesco Gabbani (n.6) e La musica non c’è di Coez (n.8) ne sono entrati 3 in top 10, meglio dell’anno scorso, quando sempre J-Ax & Quellaltro erano arrivati al n.5 con Vorrei ma non posto.

 

Doppia presenza in top 20: Ed Sheeran (Perfect è al n.9), gli Imagine Dragons (Believer n.10, Thunder n.12) e i Clean Bandit (Rockabye n.5, Symphony n.15. Se riuscite a distinguerle). Solo n.23 Riccione dei TheGiornalisti: un po’ è perché YouTube non conta, un po’ perché la Carosello evidentemente non stressa abbastanza Spotify, un po’ perché il cordiale nazismo delle playlist è fatto per spammare le nostre vite di poppetto globale. Perché non ditemi che Swalla (n.29), Me rehuso (n.31) e Paris (n.33) sono dilagate nel Paese più de L’esercito del selfie (n.35).

In generale. Direi che è stato un anno molto (troppo) reggaeton, anche italiano. Piacciono molto, mio malgrado, i featuring (11 in top 20). Meno brani di provenienza europeo-continentale, che invece avevano conosciuto una breve stagione di fortune per i generi EDM e pop . Ah, ovviamente l’album di Luis Fonsi, nell’altra classifica – beh, non se ne parla nemmeno.

 

 

IL DOLCE
Vinili! Tra i primi venti, solo album delle tre major.
Primo dei vinili, non ridete, The dark side of the moon. N.2, Roger Waters, primo dei dischi – ehm – nuovi. Al n.3 (ah, non posso tollerarlo) Wish you were here DAVANTI a The wall, quarto. Al n.5 il primo album italiano, Le migliori di Mina&Celentano. Seguono Back in black di Amy Winehouse, poi i Nirvana ma non con Nevermind (n.15) bensì con Unplugged in New York, quindi Led Zeppelin IV, i Masters di Lucio Battisti, e al n.10 Caparezza.
Ed Sheeran tra i vinili è solo al n.13.

 

L’AMARO

 

Miglior vita. In calo, forse anche per la legge dello streaming, la quantità di album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di sacchetti bio. Li guida Lucio Battisti al n.36. Nessuno di loro appartiene al club dei defunti del 2016; solo i Linkin Park grazie a Chester Bennington, rientrano nel piccolo club del 2017. Ma possiamo dire che sarebbero entrati in top 100 comunque. La morte non ci piace più come una volta.
Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

MiticoVasco, Maneskin, Sanremo, Bono, QOTSA, Calcutta, Tiziano Ferro, X Factor. E naturalmente, Morganetto.

Vasco Fideles – Classifica Generation, cap. X

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Tornando a quei 220mila possiamo a questo punto avanzare l’ipotesi che lailalalailalalai, li abbia fatti godere.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016 david bowie
1 dicembre. (David Bowie, I can’t give everything away)
aVvento2016 a tribe called quest
2 dicembre. (A Tribe Called Quest, We the people)
aVvento2016 savages
3 dicembre. (The Savages, Adore)
aVvento2016 kanye west
4 dicembre. (Kanye West, I love Kanye)

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 anohni
5 dicembre. (Anohni, Drone bomb me)

 

 

avVento frasi amargine silvestri
6 dicembre. (Daniele Silvestri, Quali alibi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

avVento frasi amargine lowlow
7 dicembre (lowlow, Ulisse)
aVvento 2016 spartiti
8 dicembre (Spartiti, Bagliore)
aVvento 2016 cosmo
9 dicembre. (Cosmo, Le voci)
aVvento 2016 capossela
10 dicembre. (Vinicio Capossela, Pumminale)
aVvento 2016 calcutta
11 dicembre. (Calcutta, Oroscopo)
aVvento 2016 Rihanna
12 dicembre. (Rihanna, Sex with me)
aVvento 2016 rae sremmurd
13 dicembre. (Rae Sremmurd, Black Beatles)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 the kills
14 dicembre. The Kills, Doing it to death

 

avvento2016bieber
15 dicembre. (DJ Snake feat. Justin Bieber, Let me love you)

 

 

 

 

 

 

 

aVento 2016 chainsmokers halsey
16 dicembre. (The Chainsmokers feat. Halsey, Closer)

 

 

 

 

 

 

 

avvento2016 okkervil river
17 dicembre. (Okkervil River, Comes Indiana through the smoke)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)
18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)

 

 

19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)
19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)

 

 

 

 

 

 

 

 

20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)
20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)

 

 

 

 

21 dicembre. (Zayn, It’s you)
21 dicembre. (Zayn, It’s you)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 dicembre (Drake, Fake love)
22 dicembre (Drake, Fake love)

 

 

 

 

 

 

23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)
23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)

 

 

 

 

24 dicembre (Robbie Williams, The heavy entertainment show)
24 dicembre (Robbie Williams, The heavy entertainment show)

 

 

 

 

 

 

25 dicembre (Rovazzi, Andiamo a comandare)
25 dicembre (Rovazzi, Andiamo a comandare)