Tag: Brunori SAS

Musiche pesantissime – TheClassifica 11/2021

Musiche pesantissime – TheClassifica 11/2021

Pre-massa. Sospetto che le maggiori riflessioni che la musica italiana ha fatto sulle dinamiche sociali negli ultimi 20 anni siano: Ognuno di noi è solo, tutti cercano di fregarlo tranne la mamma e la sua popstar preferita, che è una persona speciale che merita un 

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Marracash e TheWeeknd ai primi posti. Meno importanza agli album. Stranieri al bando, donne in cucina… Ma ci sono anche dati meno incoraggianti.

TheClassifica n.1/2020. Brunori Sa. (di niente)

TheClassifica n.1/2020. Brunori Sa. (di niente)

Preambulatorio. Non so se capita anche a voi, in queste sere di silenzio invernale, di cielo buio e freddo e stelle lontane e fredde, di chiedervi se davvero l’Algoritmo ci ama come dei figli. Se davvero ha tempo per noi, per le nostre piccole vite. Che è una cosa diversa dal dubitare dell’Algoritmo. Intendo il dubbio ben più terribile che in realtà all’Algoritmo non importi niente di noi, che non siamo inclusi nel suo disegno nemmeno in quanto unità infinitesimale. Che i nostri clic e i nostri cookies (o i nostri spavaldi tentativi di sottrarci ad essi) non vengano calcolati nemmeno per un microsecondo. Che le nostre azioni buone o cattive, le nostre preghiere e le nostre sfide siano per lui inutili nel momento stesso in cui le pensiamo.
Il numero uno. Ascoltando Cip! di Brunori SAS provo lo stesso tipo di disagio. Perché così come l’Algoritmo non ha nessuna intenzione di occuparsi della mia anima, anche se questo dovrebbe pur essere il suo mestiere, allo stesso modo le canzoni di Cip!, prevedibile n.1 nella classifica FIMI dei presunti album, dovrebbero per loro mestiere confortarmi nel mezzo del cammin di mia vita, farmi forza in un momento in cui, in quanto anagraficamente adulto, le mie già poche certezze vengono sfaldate ogni singolo giorno dal tifone di una modernità irrazionale e furibonda.
Il fatto che non succeda, ma che anzi, ascoltando Cip! io mi senta atterrito più o meno come dopo un paio di minuti di un programma di Mario Giordano o di un video di Casa Surace, può significare tre cose:
 
1. Sono uno stolido energumeno (…non ho molti elementi per negarlo), troppo superficiale per condividere la sua malinconia dolceamara corroborata da uno sguardo gentilmente ironico sulla nostra epoca;
2. Sono uno snob, e non apprezzo le buone intenzioni di Dario Brunori, che si fa continuatore di una dinastia di cantautori i cui stilemi mescola solennemente come si fa con la polenta;
3. Sono uno che di quei cantautori forse apprezzava anche un aspetto che nella beatificazione è sottaciuto: l’ego smisurato, la quasi divorante ansia di essere unici e irripetibili. De Gregori, Dalla, Venditti, persino CapireBattiato, da giovani erano più simili a MiticoVasco di quanto siamo disposti ad ammettere (chiedete a chi li frequentava). Sono stati rockstar travestite da pecora, da compagno di strada o Compagno di scuola o Compagni di viaggio, o da Caro amico. Ed era da lì che – Nella Mia Umile Opinione – scaturiva la magia quando c’era la magia: dal sapersi animali fantastici e cercare lo stesso di parlare a tutti.
 
Sono certo che Brunori voglia parlare a tutti, e non posso essere così schifoso da non dargliene atto. Ma Nella Mia Umile Opinione non ha niente di unico e irripetibile, e i suoi testi hanno la personalità di una tisana. La mia sensazione è che non dica nulla di significativo, e che chi si ritrova ad ascoltarlo è come chi meriterebbe dei film con Gassman, Monica Vitti e Mastroianni, e si vede rifilare commedie generazionali dolciastre con una semprebrava Ambra Angiolini o un sempreefficace Stefano Accorsi. Certo, è evidente che per molti è il contrario, anzi! Cip!, dice proprio quello che vogliono sentirsi dire. Però attenzione: è proprio quello che garantiscono al loro pubblico Mario Giordano, Casa Surace, Ultimo: dicono al proprio pubblico quello che vuole sentirsi dire. Proprio quello, come un richiamo alla propria razza: Cip! A me la formula pare artefatta, mi pare di essere a un Taleequaleshow sui cantautori con un solo concorrente, con l’aggravante che davanti a una frase come “Chi se ne frega di Jung o di Freud, non siamo dei santi, dài, sbagliamo anche noi”, mi pare di sentire Fedez nitrire giù nelle stalle come i cavalli di Frankenstein Junior. Ma posso capire come Brunori soccorra un pubblico sconcertato dalla narrazione dell’epoca che gli propongono Sfera Ebbasta e Ultimo, o Salmo e Calcutta; un pubblico che nell’isteria salvinista che si appresta a dare il colpo finale a questo Paese spettacolosamente imbecille (e non uso spettacolosamente a caso) per qualche minuto ritrova il sorriso quando una voce che con gli strappi del De Gregori più annoiato gli parla dei due che stanno insieme da vent’anni e si dicono ancora ti amo e hanno sempre la stessa passione (Per due che come noi), dei giorni in cui siamo buoni e degli altri in cui siamo nervosetti (Il mondo si divide), e del giorno in cui ti guardi allo specchio e ti scopri più vecchio eccetera però alla fine dai, la vita è bella (Capita così). E infine dei soliti “loro”, gli altri, che “vogliono solo urlare, alzare le casse e fare rumore, fuori dal torto e dalla ragione: un branco di cani senza padrone” (Al di là dell’amore)
…Senza padrone? Oh, andiamo. Un padrone ce l’hanno. Le facce che cercano schiaffi ma trovano sempre gli applausi, applausi, 90 minuti di applausi, ce l’hanno un padrone.
Gli applausi.
 
Resto della top 10. I dischi iniziano a uscire solo ora (il che sarebbe la risposta alla domanda: com’è sto fatto che per un mese non hai scritto niente se non l’ANALISONA?), e dietro al debutto al n.1 di Brunori troviamo sostanzialmente gli stessi album che erano nella prima diecina alla fine del 2019. Ovvero 23 6451 di ThaSupreme, Persona di Marracash, Colpa delle favole di Ultimo, gli FSK Satellite che salgono pian piano al n.5, poi Tiziano Ferro, Salmo, MinaFossati e Lazza; unica nuova entrata nonché unica straniera in top ten, Selena Gomez il cui Rare è al n.6. Ah, se vi interessa, l’ho anche sentito. Passiamo ad
 
Altri argomenti di conversazione. In tutto questo tempo, Peter Pan di Ultimo è entrato nel club degli album in classifica da più di 100 settimane, raggiungendo Rockstar di Sfera Ebbasta (che compie due anni di permanenza e li festeggia al n.37), Segnetto di Ed Sheeran (150 settimane) e un album di un gruppo inglese che in questo momento non mi sovviene. Se siete tossicodipendenti di questa rubrica potreste aver notato che non fanno più parte della cricca gli Imagine Dragons e Carl Brave x Franco 126. Mi beo della vostra attenzione, davvero – e vi ricompenso annunciandovi che c’è un long-seller che li sostituirà tra due settimane, e che per come stanno le cose, potrebbe andare a tirar giù dall’Olimpo la raccolta di TZN e Hellvisback di Salmo, i due selleroni storici. Ma affrettiamoci verso i
 
Sedicenti singoli. Al n.1 c’è sempre lui, in direzione ostinata e felpata ThaSupreme con Blun7 a Swishland; alle sue spalle c’è sempre Dance monkey di Tones And I. Dietro a questi giovani dai vocalismi inusitati c’è da qualche settimana un sodalizio interessante, perché va a incorniciare quel giovanilismo che piace alle generazioni tardone: Ti volevo dedicare di Rocco Hunt feat. J-Ax & Boomdabash è l’Italia degli anni 20 almeno quanto lo è Giorgia Meloni: nel video c’è la riproposta devota di una scena ICONICA di Gomorra, con Rocco Hunt che canta come un neomelodico, J-Ax che fa la guest superstar per 30 secondi, e soprattutto c’è la quota-caciara portata dai Boomdabash che, cifre alla mano – perché io parlo SEMPRE cifre alla mano
(…scusate, ho deciso che sarà uno dei miei jingle quest’anno) (com’è?) (sembro un cretino?) (ma in misura accettabile, comunque?) (ok, posso permettermelo) (torno ai Boomdabash)
in due anni hanno preso il posto di Jovanotti nel Grande Centro della programmazione radiofonica italiana, e se vogliamo sono l’emblema della musica mainstream italiana contemporanea, e lo dico componendo i dati di radio, singoli FIMI e visualizzazioni dei video su YouTube. Ho però anche la sensazione che molta gente li sovrapponga a Takagi & Ketra. Ma forse anche a Pio & Amedeo. Dovrebbero fare qualche sketch all’insegna della comicità IRRIVERENTE, potrebbero farsi scrivere i testi dai comici di Made in Sud che fanno morire dal ridere, ahaha, fanno proprio passare a
 
Miglior Vita. Due album dei Queen e uno di Fabrizio De André. È uno dei minimi storici, anzi forse mai negli ultimi quindici anni la classifica aveva ospitato così pochi album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di citofoni. Quasi mi scuso per avervi fatto perdere tempo con questa rubrica, ma c’è un piatto ricco che ci attende al tavolo dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon è l’album da più tempo in classifica in Italia, con 167 settimane di presenza consecutive. E tuttavia, la sua faccia scura (ma con un prisma sul naso) vi sarà sufficiente per intuire che anche questa settimana si ritrova alle spalle del fratello ombroso, The wall, che col suo n.43 lo precede di due posizioni. Concordo con voi per quanto riguarda le posizioni di Wish you were here (n.88) e della raccolta per plutocrati The later years (n.96): non ci dicono nulla sullo stato della nazione. Ma per quanto riguarda i due big, il fatto che da quando è iniziata la campagna elettorale il disco aggressivamente paranoico abbia sovvertito gli antichi valori e messo sotto il disco malinconicamente alienato è un chiaro segnale, che ci dà indicazioni più di qualsiasi sondaggio sull’ennesima tornata elettorale in arrivo, e che Mentana ignora per pura supponenza.
 
Suppongo che pochi di voi abbiano letto fin qui, e che siano arrivati stanchi – per questo, non posso che ringraziare per la pazienza, siete molto gentili.
PS
Un’ultima cosa, perché non si sa mai: le facce che cercano schiaffi e trovano sempre gli applausi vengono da 90 minuti di Salmo. Spero non si offenda; per ringraziarlo dirò per lui una preghiera all’Algoritmo.
Free Frida

Free Frida

Pochi lo sanno, ma nascosta nel Decreto per Genova c’è una norma che obbliga i cantanti italiani a incidere un brano ispirato da Frida Kahlo. In loro aiuto, un testo ottenuto unendo gli sforzi di ispiratissimi artisti.

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

L’anno in cui gli italiani decisero che aveva ragione il resto del mondo, e comprarono Ed Sheeran e Despacito come tutti gli altri.

Classifica Generation. Episodio I. Gabbani ci sta Gabbando?

Classifica Generation. Episodio I. Gabbani ci sta Gabbando?

(ah, non fate caso al nuovo titolo della rubrica) (è che cercavo qualcosa di molto stupido e ho sempre pensato che a quelli che mettono “generazione” qua e là nei titoli gli vorrei ungere personalmente le camicie)

Dunque, Gabbani entra al n.1. Sei mesi fa – anche dopo aver vinto Sanremo Giovani – era pressoché ignoto alle genti, e ora è la Grande Speranza Bianca. Il disco che ha inciso dopo l’apoteosi sanremese è curiosamente conciso eppure discontinuo; ha dei momenti piacevoli e piacioni, ma rimane abbastanza enigmatico. Mi viene quasi da pensare che Gabbani stesso non sappia ancora chi è, e cosa può fare. Quello che NellaMiaUmileOpinione è più rilevante a questo punto, è casomai ciò che il pubblico ha visto e sentito in lui. Mi azzardo a dire che c’era voglia di uno scarto rispetto alla stasi devastante che impera da anni, alle copie di copie di copie che si copiano tra loro e copiano se stesse e copiano inammissibili fregnacce. C’era voglia di uno che desse perlomeno l’impressione di mettersi un po’ in gioco, ancorché sulle sempiterne ali di Run to me di Tracy Spencer (che rimane pur sempre genio italico. Meglio che copiare i fottuti svedesi). Che scommettesse, insieme, su divertimento e su parole diverse, o porcoddinci, dal vento e la pioggia e le nuvole e l’animaaaaa. Nei testi di Fabio Ilacqua molti individuano la scuola battiatesca, e come negarla: però è un Battiato che non ha un contrappeso di Pollution o di Cinghiali Bianchi, parte direttamente dalle pedane piene di scemi che si muovono – e non potrebbe essere altrimenti.

 

Gabbani tra l’altro viene accomunato a Rovazzi (perché se uno non eroga strazio a getto continuo dev’essere indubitabilmente un guittone) ma non gli sarà semplice spendersi come simpatico, perché non lo è del tutto. E naturalmente non potrà affettare una profondità che non ha. Anche se curiosamente si ritrova la faccia e il physique du rôle per cantare Amen e gli altri testi più ambiziosi di Ilacqua. Tra i quali è ovvio che il nuovo singolo su granate e granite porta argomenti per la sapiente guittata. Ma in definitiva non vi sembra granché, vi pare sotto la vostra soglia? Per me va bene, lo capisco. Ma ricordiamo sempre, sempre, sempre cosa c’è là fuori.

 

Là fuori ci sono RTL 102,5, Antonacci, Alessio Bernabei, Il Fatto Quotidiano. Ci sono Lorenzo Fragola, Cicciogamer, il ballerino dello spot Tim (“Oh, ah. Perepepè. Oh, ah. Perepepè”), Sofia Viscardi, le gallery su ChiaraFedez, Ballando con le Stelle, Made in Sud, Italia Uno, youtuber che fanno le PARODIE. O miei unici amici, là fuori ci sono cose orribili. C’è Cruciani, Despacito, la criminologa sexy, Il Volo, l’Isoladeifamosi, J-Ax che canta Maria Salvador, MiticoLiga che canta èvenerdìnoncirompeteicoglioni, Laura Pausini che grida canzoni di Natale. Ci sono film di Castellitto scritti dalla Mazzantini e con MiticoVasco che canta Vivereh, e interpretati ovviamente da Accorsi e Trinca che sono i campioni trionfanti (e con giro del campo) dell’attore italiano che si piazza davanti a una telecamera e fa una faccia sofferta immobile che dura 9 minuti perché le genti, massacrate da anni di risoluta devastazione estetica, capiscono quella faccia e pensano: ECCO cos’ho dentro, in fondo è tutto lì. E non lo è, ma è comodo che lo sembri, così come sono comodi il vento dei Negramaro e le nuvole dei Modà e l’animaaaa di Elisa e il ruggito di Emma, e le genti li capiscono e pensano che siano tutti butterati dalla sensibilità.

 

In tutto ciò, Gabbani fra due giorni ci dirà quello che noi non siamo mai stati bravi a capire: se un italiano può essere una popstar convincente o no. Perché noi non lo abbiamo mai capito di nessuno, ci siamo sempre vergognati dei nostri cantanti che piacevano all’estero, da Albano a Umberto Tozzi, da Ramazzotti alla Pausona. Una vergogna sempre autoriferita, s’intende, mai proiettata sugli stranieri cui piacevano quei bei leccalecca sonori di Ricchi e Poveri o Totone Cutugno. Era colpa nostra se a loro piacevano, perché se ci fossimo realmente impegnati avrebbero certamente apprezzato Manuel Agnelli – oh, non fatemi nemmeno cominciare. Anzi, finiamola, e passiamo al

 

Resto della top 10. Al n.2 c’è il live di Francesco Renga – capite quello che intendo dire, ora? Al n.3 c’è l’album dei Gorillaz, sul cui impatto aspetterei a pronunciarmi nella seconda settimana. Al n.4 c’è la raccolta a prezzo stracciato di MiticoVasco, al n.5 FabriFibra. Dal n.6 al n.10 Ed Sheeran, Depeche Mode, Laioung (ehilà), Cranberries (nuova entrata), Mina & Celentano.

 

Altri argomenti di conversazione. Quattro stranieri tra i primi dieci, è  un’invasione, dove andremo a finire. Escono dalla top ten l’ultimo di TZN, Ermal Meta, i Comunisti col Rolex e Jamiroquai. Entra al n.28 Syria, e al n.34 Lea Michele. L’album da più tempo in classifica è sempre la raccolta di TZN, che festeggia salendo al n.64 le sue 127 settimane (fate un po’ i conti); lascia letteralmente un anno a Passione maledetta dei Modà (75) e Coldplay (74). Più di un anno di presenza per pochi altri dischi: Sandrina Amoroso (n.17, ed è uscito 15 mesi fa), Salmo, Zucchero. Lascia del tutto la classifica Lady Gaga, a 26 settimane dall’uscita di Joanne – tutto sommato, ha resistito meglio che ha potuto. E poi in fin dei conti è stata al Superbowl, ha fatto i salti e le piroette e tenuto in equilibrio una foca sul naso. Ma ora lasciate che sfoderi lo

 

Speciale Concertone Primo Maggio. I titoloni e le home page hanno giovato a Lo Stato Sociale, che si inerpica perentorio dal n.49 al n.35. Rimbalzino anche per Brunori Sas, dal n.37 al 18. Voi direte: tutto qui? Oh, Gabbani è entrato al n.1, che ne sappiamo che non è merito della presentazione di Camila Raznovich? In fondo il suo album precedente è balzato dal n.98 al 48. Diciamo che Ermal Meta (dal n.7 al n.12) non ha ricevuto benefici apparenti, così come Levante (dal n.14 al n.19) e Fabrizio Moro (dal n.29 al n.31) e Clementino (dal n.28 al 51) e i supergiovani Ex-Otago (dal n.52 al 58). Tuttavia Samuel ascende dal n.48 al 36, ma pure Sferaebbasta che ha marcato visita, dal 62 al 55.Tagliamo la testa al coro, l’autentico trionfatore è stato Vasco Brondi – Le Luci della Centrale Elettrica sale imperioso dal n.61 al n.60. Bella Vasco, avanti così, pasito a pasito, suave suavecito.

 

Miglior vita. Solo sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di allenatori dell’Inter. Naturalmente l’attenzione di tutti è per Nevermind dei Nirvana, che questa settimana sale dal n.71 al 61. Ok, nevermind. E per finire,

 

Pinfloi. Questo il quadro della situazione:

 

Dark side of the moon – dal n. 36 al n. 43
Wish you were here – dal n. 89 al 63.
The wall dal n.63 al n.68.
Secondo gli analisti, il calo di Dark side e quindi dell’alienazione dal volto umano potrebbe avere le sue radici nelle preoccupazioni per le smanie guerrafondaie di Trump, mentre secondo il Financial Times e l’Economist il calo di The wall, con il sempre spiacevole sorpasso di Wish you were here testimonia sia fisicamente che psicologicamente la mestizia legata al periodo della dichiarazione dei redditi – perché vorrei che tu fossi qui, o danaro che ieri siccome diamante pazzo con me brillavi, e domani sarai solo un lontano magnamagna.

 

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

Come suonano “Uomo adulto” e “rapper”, nella stessa frase?

Tafkat – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.2 Fedez & J-Ax: come la Juve

Tafkat – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.2 Fedez & J-Ax: come la Juve

Tafkat – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Episodio 2: Fedez & J-Ax, Comunisti col Rolex al n.1

TheClassifica 34 – La vita è belga

TheClassifica 34 – La vita è belga

Nel 2001 Fabiofazio prese 28 miliardi di lire da Tronchetti Provera per non fare niente. Decise che non lo voleva sulla sua La7, e gli cancellò il programma a 3 giorni dal debutto, pagando una penale fantastica. E’ anche vero che l’Inter, all’interno della quale Tronketti rappresentava il dirigente scafato e lucido, quell’anno pagò 42 miliardi al Parma per Sergio Conceicao.
(e 18 per Sorondo)

Comunque, attualmente Fabiofazio prende dalla Rai un milione e 800mila euro l’anno. Escluso Sanremo.
Wikipedia riferisce che tra le sette case di cui è proprietario, quella di Celle Ligure consta di una piscina olimpionica.
Sto cercando di farvi capire che 100mila euro stanno al nel portafogli di Fabiofazio come 100 euro stanno nel mio. Centomila euro, li avrà guadagnati solo con quegli ameni spot del Lotto.
(ricordate di giocare responsabilmente)

Perciò, non so voi, ma io lo avrei fatto. Nei panni di Fabiofazio, la settimana scorsa sarei andato a Savona o a Varazze dove c’è il suo Deposito, quello che fuori ha i cartelli con scritto “Sciò!”; avrei tirato su un saccone di dobloni e con quelli sarei uscito a comprare 6mila copie dei dischi di Stromae. O li avrei comprati su Amazon – dove chi ha comprato il cd di Stromae ha comprato anche quelli di Pharrell, Renzo Rubino, Riccardo Sinigallia, Arisa, Francesco Sarcina.
Poi con gli ultimi spicci avrei comprato anche 1000 del singolo di Arisa. Giusto per dimostrare che avevo ragione io. Che sì, tutti avete detto che il mio Sanremo non aveva i grossi nomi del pop internazionale, mentre la Maria ha arruolato per Amici il gotha dell’ospiteria ragionevolmente possibile, da Pharrell a Mary J. Blige. Eppure io, sì, io, Fabiofazio, ho preso uno che col disco precedente non era entrato nemmeno nella top 100 italiana, nonostante la hit Alors on dance, e l’ho gittato al n.1. Non solo grazie a Sanremo, certo – il grosso del lavoro lo fa sempre Che tempo che fa. Però avete in mente qualcuno cui sia riuscita una cosa del genere? E con un disco né italiano, né inglese né yanqui. Belga, come Eddy Mercxx.

Certo, mica si possono fare i miracoli (Sarcina replica il n.16, Rubino scende dal n.17 al n.22, Giuliano Palma sale al n.20, Antonella Ruggiero scende al n.27 e Sinigallia galleggia al n.30). Però è vero, dopo MiticoLiga (n.2) ci sono pur sempre, per qualche bizzarro motivo, Arisa e Noemi, seguite da Bruce Springsteen (detto il Boss). Quindi le prime quattro posizioni della classifica sono roba di Fabiofazio.
(tra un po’ parlo di Stromae, promesso) (ma in questo momento mi affascina Fabiofazio) (mi piace l’elenco dei suoi compagni di scuderia, gestiti anche loro da Beppe Caschetto) (a partire ovviamente da Luciana Littizzetto) (e Maurizio Crozza) (e Fabio Volo,Elisabetta Canalis, Daria Bignardi, Alessia Marcuzzi, Ilaria D’Amico, Geppi Cucciari, Neri Marcorè, Ficarra e Picone) (e Corrado Formigli e Lilli Gruber) (perché i giornalisti sono gente di spettacolo, cosa credete) (guardate ME) (e soprattutto) (Gene Gnocchi) (e se voi avete mai visto Gene Gnocchi alla Domenica Sportiva, intuite il potere totale, spaventoso, efferato che deve avere Beppe Caschetto)
E quindi, cosa vi posso dire di mastro Stromae. Racine carrée è un disco che ha soprattutto un merito: non potrebbe essere uscito in nessun anno che non il suo – a differenza di, che so, 21 di Adele: riesce persino a prendere la tastierona dance ignorante e farne uno strumento malinconico. È trasversale, esce dalla nicchia e ipotizza un mondo sonoro in cui il cafone è amico del blogger. In realtà anche se c’è un qualcosa del suo personaggio che evoca Mika (file under: eccentrici europei filiformi avec le papillon) sospetto che a Che tempo che fa abbia eseguito i brani meno caciaroni (Carmen, Formidable) però potrebbe esser piaciuto lo stesso al pubblico brizzolato grazie a un gusto così francofono che certe volte potrebbe andare in mash-up col più francese di tutti, Paolo Conte (…manca solo un po’ di du-dad-du-dad ogni tanto).
Ma perché ho aperto con le miserevoli illazioni su Fabiofazio? Sottintendevo che Stromae non merita di stare al n.1? No. Al contrario. Lo merita. Quindi, cosa ci fa lì? Ditemelo. Forza. Perchè non funziona così. Non qui da noi. Non è che esce un disco, la gente sente un paio di pezzi e dice: “Mi piace, lo compro”. Ma quando mai. Ci sono troppe cose in ballo, non è che si può manifestare un endorsement così impegnativo.
E questo, è il problema della gente, quello che per comodità chiameremo problema A – l’elettorato.

Però di problema ce n’è un altro (che per scomodità chiameremo problema T,6) – i teoreti. Dovete sapere che insieme a una quantità spaventevole di musicofili, ho passato la settimana a disquisire di cantautori italiani di nicchissima. All’inizio chiedendocisi se fanno bene o male al fegato, poi scavando sempre di più e domandandocisi se siamo autorizzati a chiamarli cantautori. Articoli, post, commenti, condivisioni su un tema che all’atto pratico si sostanzia nel n.44 di Brunori SAS e nel n.83 di Dente, usciti un mese fa e già lanciati verso il retrobottega. Siamo davvero l’orchestrina del Titanic, noi attenti osservatori delle tendenze.

(i libri-dvd Che Litti che Fazio – i duetti più divertenti e Che Litti che Fazio 2 – nuovi strepitosi duetti sono editi da Mondadori. Come i libri di Saviano e Fabio Volo, incidentalmente)

E a riprova del vero peso di noi crema del twitter, con tutto il cicaleccio che si è fatto su altri due ospiti di Sanremo, Paolo Nutini rimane al n.68 e Rufus Wainwright al n.92. Mentre là fuori, nel mondo reale, #Ale di Alessandro Casillo rimbalza dal n.77 al n.8 come uno di quei tennisti scarsi che imbroccano la finale di un torneo in cui tutti si sono infortunati (vi ricordate chi è #Ale) (no, eh?) (un nonvincitore di Io Canto, la versione del Gerry Scotti di Ti lascio una canzone, quella roba per marmocchi)

The Dark Side of the Moon risente positivamente del miglioramento del tempo e sale dal n.64 al n.54, mentre The Wall traccheggia al n.65. I morti in classifica sono solo 9 – il nuovo entrato è Paco De Lucia, n.55, il più alto è sempre Fabrizio De André, reduce da Sanremo, al n.17. Ci complimentiamo con lui.

(ci sarebbe anche Beck al n.10) (ma questa settimana ho deciso di ignorare le nicchie) (a venerdì)

(sapete, in origine avevo intitolato questa TheClassifica “La grande belghezza”, ma poi sono tornato in me) (a proposito, voi cosa dite: Talking Heads in top 100 la prossima settimana, o no?)

TheClassifica 31 – Altri rappusi

TheClassifica 31 – Altri rappusi

Sì, va bene, loro erano tutti in fibrillo perché dovevano partire per Sanremo, e scegliere i vestiti e ricordarsi di portare due smartphone che metti che a uno succede qualcosa, ti rovini una settimana di sogno a farsi le selfie e a twittare senza tregua,