Tag: Boomdabash

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

No, non è vero, è un titolo scemo per incuriosirvi. Però dopo Vaffanculo, un’altra sua vecchia hit torna d’attualità.

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

«A little voice inside my head said: “Don’t look back, you can never look back”
I thought I knew what love was – what did I know?
Those days are gone forever, I should just let them go, but…
I can see you, your brown skin shining in the sun, you got the top pulled down
Radio on baby»
(Don Henley, The boys of summer)
 
Agosto è andato. E come sempre siamo tutti un rimescolone dolceamaro – quanti ricordi, vero? E quante belle canzoni a rendere ancora più intensi gli indimenticabili momenti che abbiamo trascorso nel languore dell’estate.
E siamo qui proprio per questo, per un’ultima estenuante cavalcata in Tormentonia, questo padiglione del disprezzo per i propri simili che il comparto della musica italiana è riuscito, nonostante tutte le difficoltà, a mettere in piedi anche quest’anno. Non facciamogli mancare il nostro plauso, per aver voluto a tutti i costi esserci vicini con composizioni banali, orrende e sceme, per immergerci in una spietata parvenza di impietosa normalità.
…Siete ancora in tempo per uscire da questa pagina, perché non posso che promettervi pena e strazio. Fatelo ORA.
 
(siete sempre qui?) (come me del resto) (abbiamo decisamente qualcosa che non va)
 
In realtà. Potrei dirvi che tra le cento Azzeccatissime Hit Estive del 2020 ce ne sono un paio che vi caveranno un sorriso quando nel 2050 le risentirete a Techetecheté. Ma sarebbe scorretto da parte mia. Perché nel 2050, vi piaceranno TUTTE – esattamente come qualsiasi lagna passi a Techetecheté. Quindi, lasciamo stare. E intanto, se non vi dispiace, chiudiamo la pratica della classifica dei presunti album. Basta dire chi è
Il numero uno. Che è ancora Mr. Fini di Gué Pequeno. Uscito nove settimane fa, ne ha passate sei al primo posto. Siamo alla 35ma settimana dall’inizio dell’anno, e per 27 settimane al n.1 c’è stato un album rap. Poi c’è
Il resto della top ten. Altri sette rapper (Ernia, Tedua, ThaSupreme, Geolier, Lazza, Marracash, Ghali) più i Pinguini Tattici Nucleari (n.8) e un cantante pop (Harry Styles, n.9). In pratica tutti maschi, e tra loro uno STRANIERO, un gruppo – rigorosamente ITALIANO, passato dal Festival della Canzone ITALIANA. Le prime dieci sono sostanzialmente quelle, con minime variazioni, da un mese e mezzo. Passiamo ora di gran carriera agli
Altri argomenti di conversazione. Più alta nuova entrata, Maluma al n.48, davanti a The Killers, n.54. Suggerirei di usare questi argomenti solo se la conversazione vi ha annoiato e con questi argomenti la volete uccidere. Passiamo pertanto, come promesso, ai
 
Sedicenti singoli. E quindi all’ultimo piccolo momento di gloria per Tormentonia 2020, che tanti show televisivi si accingono a celebrare degnamente in questi giorni. Stavolta vorrei farlo con un’occhiata da tre punti di vista: la classifica dei più ascoltati in streaming (FIMI), quella dei più visti su YouTube e quella dei più trasmessi dalle radio (Ear One).
Questo, anche per un ambizioso tentativo di discorso sulla democrazia diretta.
No, fermi: non ve lo faccio mica io. Non me ne intendo.
Però magari qualcuno di voi riesce in qualche modo a unire i pezzi, tenendo conto delle differenze tra i sistemi elettorali (Spotify e YouTube) e confrontandoli con il Governo dei Saggi (per così dire), cioè la radio. E notando le
Affinità e divergenze. Non si discute su una cosa: al POPOLO, che sia quello giovane e prevalentemente maschio di Spotify o quello anagraficamente più tardone e di genere lievemente più equilibrato (se non apertamente a maggioranza femminile) di YouTube, piacciono tanto due azzeccatissime hit estive: quella di Rocco Hunt e Ana Mena, e quella di Boomdabash e Alessandra Amoroso. Qui non ci piove: già da un po’ sono le prime in entrambe le classifiche, a posti invertiti. Le radio, anche loro approvano incondizionatamente Karaoke e lu ventu de lu Salentu; però, toh!, Rocco Hunt non appare tra i prediletti (su YouTube invece si trova ancora in top 20 il singolo del settembre scorso, che però featurava J-Ax e Boomdabash quindi dai, era costruito per uccidere). Oltre a ciò, i network radiofonici non apprezzano più di tanto il pezzo di Baby K & Ferragni o quello di Elodie, e i rapper li lascia volentieri a Spotify: non ci sono Gué Pequeno, Geolier, Shade, Ernia. Ma guardate da voi.
(sì, lo so che il titolo del pezzo di Rocco Hunt su YouTube è in spagnolo) (ci sarà il suo perché)
Potrete notare come gli ITALIANI scelgono prodotti ITALIANI. Le radio, metafora dei media, cercano di fargli ascoltare canzoni STRANIERE. Addirittura undici nelle prime venti; si scende a 5 su 20 su Spotify e 3 su 20 su YouTube. Oltre a questo, c’è una maggiore mobilità. Che carine: ci provano a stimolare il loro pubblico. Notate anche due cartine di tornasole dell’equilibrio di genere su YouTube: BTS ed Emma Muscat, bandite dai giovani maschioni che monopolizzano Spotify. Ah, a proposito.
Quelle che vedete scritte in una tinta balzana rispetto alle altre sono le canzoni che trovate solo in quella particolare top 20, ed esprimono quindi un po’ di più la specificità di quel mezzo. E magari fanno pensare agli utenti che La isla di Elettragiusy sia veramente un successo (n.9 su YouTube), o che lo sia Bam bam twist di Achille Lauro (n.3 per le radio), o che lo sia Bimbi per strada di Fedez.
E forse lo sono. Che diamine, in fondo ogni cosa ha successo. DEVE averlo. Ogni cosa è illuminata. È la premessa indispensabile di quel che resta della musica. Altrimenti, per fare un esempio facilone, milioni di miei rinomati colleghi (di successo) a Sanremo non si sbatterebbero come bisce per decretare il SUCCESSO finale di una canzone caruccia e patatosina ma ai limiti dell’inconsistenza come quella di Diodato. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti – essa già trasvola ed accende i cuori da RDS al Fatto Quotidiano: vincere! E se esistono, se anche una sola volta vengono ascoltate o condivise o trasmesse nel nulla, hanno vinto. Constatato questo, io personalmente, sicuramente per snobismo, trovo che i cantanti e gli autori e i producers (i RE MIDA della nostra canzone) coinvolti nel 99% delle azzeccatissime hit estive del 2020 siano scesi sotto un livello di imbarazzo e miseria così infimo che me li segno tutti – perché non solo sono autenticamente, sinceramente indignato con loro, ma mi impegno a provare paranoica avversione per chiunque parlerà o scriverà bene della musica che faranno nei prossimi cinque anni, dovessero anche ritrovarsi a incidere dischi assurdamente transgenerazionali tipo quelli dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon è ancora l’album da più tempo in classifica (199 settimane) (se lavorate per un giornale, avvertite il vostro anniversarista di fiducia: può scrivere un pezzo sulle 200 settimane, nel caso non voglia aspettare o non pensi che tra due mesi arrivi al record assoluto di quattro anni di permanenza continuata). Si trova al n.64. The wall è al n.69. E sono quasi duecento settimane che concludo scrivendo qualcosa di faceto sul rapporto tra questi due dischi. Ma è sempre più difficile, tanto che penso che inizierò a cimentarmi con dei paragoni dementi tipo che uno è il panettone e l’altro il pandoro, uno è il mare e l’altro la montagna, uno è gli slip e l’altro i boxer, uno è la pillola blu e l’altro la pillola rossa di Matrix. Se siete d’accordo inizierei da: The wall è per chi ama i gatti, The dark side of the moon per chi ama i cani.
(…forse devo correre a brevettare quest’idea imbecille, prima che qualcuno di voi me la rubi per tirare su dei like e avere SUCCESSO al posto mio)
(ma sì, fatelo) (non preoccupatevi per me, resterò foolish e hungry) (grazie per aver letto fin qui, a presto)
 
«T-shirts, pantaloncini corti e perizoma
Ci siamo divertiti tutta l’estate»
(All summer long, Beach Boys)
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Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Pre-visto. Non so quali rapper italiani abbiano pensato “Mmmh!” alla notizia che Kanye West (forse) si candiderà alla presidenza degli USA. So che da noi J-Ax avrebbe delle possibilità. Escludo che Fibra o Marra possano essere vagamente interessati. Fino a ieri avrei pensato casomai che uno che avrebbe potuto farci un pensiero potesse essere Gué Pequeno, ovviamente dopo essersi informato sulla paga. Non posso più pensarlo dopo Mr. Fini, l’album con il quale è tornato al

Numero uno. Mi aspettavo che zio Gué facesse un album totalmente zarrogante, con le allusioni iper-pop smaccate come aveva fatto riprendendo Oro di Mango o El Trago dei 2 In A Room. Mi aspettavo di vederlo mettersi a capo di una parata twerkante, pronto ancora una volta a calpestare compiaciuto l’idea stessa di credibilità, sfidando chiunque a dire che non può farlo. Invece, è stato quasi uno choc: in Mr.Fini non c’è traccia dell’ineffabile Hugh Guèfner. È un disco di una tristezza inaspettata, anche quando snocciola quelle rime smargiasse che ha insegnato a due generazioni di rapper italiani (“Il mio stato su WhatsApp, fratello, è sempre: Sono in banca” “Io sono la cultura, pura, cruda, cien por ciento”; “Il mio rap è troppo grande, fra’, in Italia è solo un bimbo”, “Vi abbasso l’autostima, perché le fighe di voi rapper le ho schiacciate io prima”. “Sputo su una generazione in posa: conosco i veri Tony, conosco i veri Sosa”).

I primi tra i 17 pezzi (non pochi) dell’album ribadiscono a più riprese che Cosimo Fini alias Gué Pequeno ha gli amici loschi che stanno o dovrebbero stare in galera per il bene di tutti. E malgrado qualche rima divertente e il flow sempre ad alto livello, istintivamente viene da skippare in cerca di canzoni farabutte e irresistibili alla Milionario, un po’ di fanfara per far due ghignate. Ma non ci sono. Andando avanti è sempre più evidente che il gangsta-movie non è di quelli allegri, è più tipo lo straziante Blow di Ted Demme, fratello del più noto Jonathan – morto giovane, molto probabilmente a causa della cocaina. Voi capite che non è facile sentire Gué Pequeno (l’autoproclamato Gué Pecunia) che inizia a pensare malinconico ai ciliegi a Saigon, che confessa “Penso alla mia carriera assurda, più che decennale: è inversamente proporzionale al disastro della vita personale”, o “Questo successo è una persecuzione: è solo l’intro di un’introspezione”. Per poi, nel pezzo in cui chiama per il featuring Sfera Ebbasta (non proprio il Luigi Tenco del rap), sprofondare l’ascoltatore in pieno IanCurtis, con: “La morte mi ossessiona. E che il mio corpo muoia, e che l’anima viva lo sai, non mi consola. Pensavo di essere meglio (…) Non sconfiggerò i miei demoni. Quest’asfalto e questi errori non mi hanno insegnato niente. I flashback mi hanno flashato: il passato torna sempre”.

I miei consiglieri che hanno in mano il polso del pubblico rappuso mi dicono che l’album non ha esaltato gli ascoltatori medi della musica verbosa che tanto piace ai giovanetti. Qualcuno ha anche fatto il confronto con Persona del suo amico Marracash, che Nella Mia Umile Opinione è tutt’altra roba. Personalmente temo che sia un disco molto vero e, come detto, abbastanza dolente. Non mi meraviglio che ciò abbia contrariato qualche fan. Non so se la prossima settimana Mr. Fini sarà ancora al n.1 tra i presunti album. Ma anche se mi metto tra gli scemi che avrebbero apprezzato il Gué più fagiano e sin verguenza, devo dire che apprezzo il coraggio di fare un disco completamente diverso da quello che ci si aspettava da lui. Certo, poi questo tipo di complimento ricorda quella scena di Jerry Maguire in cui quelli che applaudono e gridano “Bravo!”, si bisbigliano tra loro “Lol, si è scavato la fossa”. Ma non credo sia così, penso che senza troppi problemi lo zio Gué tornerà a fare i dischi con le hit – ora si è semplicemente concesso il disco che aveva voglia di fare. E conosco un bel po’ di artisti straordinari che se ne guèrdano benone.

Resto della top ten. Di rappuso in rappuso: i due che hanno preceduto Gué al n.1 della classifica dei presunti album scalano di una sedia come in pizzeria: Ernia si accomoda al n.2, Tedua al n.3, e seduti al tavolo, sulle prime cinque sedie ci sono solamente rapper italiani maschi. Dopo Ghali (n.4) e Marracash (n.5) entra al n.6 Frah Quintale, che rapper non è più, in fondo ce n’è già troppi. Escono subito e con violenza dai piani alti Bob Dylan (dal n.4 al 24) e Neil Young (dal n.10 al 65), ma con il live Spirits in the forest entrano al n.7 i loro coetanei Depeche Mode (…per chi ha meno di 25 anni, da 26 a 96 siamo tutti coetanei). Chiudono la prima diecina Random, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie. Ma so che scalpitate per la classifica dei Sedicenti Singoli, che a luglio e agosto ribattezziamo

Classifica degli Azzeccatissimi Tormentoni Estivi. È l’ora segnata dal destino: la fresca e disimpegnata Karaoke permette a Sandrina Amoroso e Boomdabash, i RE MIDA dell’Estate, di riportare al n.1 Lu Salentu, uè, uè, perepepé, spodestando Mediterranea di Irama che comunque è lì che ringhia al n.2; mantiene il n.3 M’Manc, le lacreme napuletane supergiovani di Geolier, Shablo & Shferebbàst. Entra al n.4 la fresca e disimpegnata Non mi basta più di Baby K featuring Chiara Ferragni. Non so se siano più QUEEN loro oppure siano più QUEEN Giusy Lamborghini ed Elettra Ferrari, ma sospetto che queste ultime siano più QUEEN CIOÈ DEFINITIVE; malgrado ciò, la fresca e disimpegnata La Isla antra solo al n.76 – però per qualche motivo a me ignoto è uscita di lunedì invece che venerdì, quindi calcoliamo perlomeno un n.66. Che al momento è la posizione occupata da Balla per me di Tiziano Ferro & Jovanotti. Ah, spiace! Tanto. La cringissima eppure fresca e disimpegnata Ciclone di Ketra & Elodie feat. Mariah, Gipsy Kings e Qualcuno Che Non Mi Ricordo scende dal n.17 al 32, ma non per questo siete autorizzati a sperare in un mondo migliore. La fresca e disimpegnata Una vita da bomber di Bobo Vieri, Nicola Ventola (zio cantante) e Lele Adani (mondo bastardo) entra al n.93. Il mio timore è che là fuori, le radio e YouTube e i bar delle spiagge e gli animatori dei villaggi faranno del loro meglio per rovinare queste nostre iniziali illusioni.

Altri argomenti di conversazione. Tornando agli album, Mi ero perso il cuore di Cristiano Godano è entrato al n.56.

(…onestamente, non so quanto vorrei essere parte di una conversazione di questo tipo, però ho fiducia in quasi tutti voi. So che basta darvi un cappello, e potete tirarne fuori una coniglietta di Playboy. Ed è il motivo per cui vi frequento)

Ok, ve ne do un altro. Gli album di Ultimo hanno iniziato a scendere, in questo momento solo Colpa delle favole è in top 30 al n.26.

(questo va meglio?)

Lungodegenti. Il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 174 settimane fa, tiene a bada il pelotòn degli inseguitori, il cui leader è Rockstar di Sfera Ebbasta da 128 settimane, seguito dalla squadra di Ultimo con Peter Pan (125) e Pianeti (122), poi da 20 di Capo Plaza (115 settimane di fila) e Potere di Luché (uscito 105 settimane fa). Poi, ovviamente fanno gara a sé i

Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 191 settimane consecutive, però scende dal n.55 al 69 mentre The wall scende dal 67 all’84. Non è stata una buona settimana, né per l’alienazione né per la paranoia. Lo so che non lo avreste mai detto. Pure, il Pinkfloydometro è lì a testimoniarlo: c’è serenità in giro, diffusa da qualche incosciente. Proteggetevi.

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Alla fine, a vincere è sempre lo schieramento che fa la voce grossa.

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Tedua avrebbe potuto fare di meglio. Ma che diamine, aveva bisogno di soldi.

TheClassifica n.1/2020. Brunori Sa. (di niente)

TheClassifica n.1/2020. Brunori Sa. (di niente)

Preambulatorio. Non so se capita anche a voi, in queste sere di silenzio invernale, di cielo buio e freddo e stelle lontane e fredde, di chiedervi se davvero l’Algoritmo ci ama come dei figli. Se davvero ha tempo per noi, per le nostre piccole vite. Che è una cosa diversa dal dubitare dell’Algoritmo. Intendo il dubbio ben più terribile che in realtà all’Algoritmo non importi niente di noi, che non siamo inclusi nel suo disegno nemmeno in quanto unità infinitesimale. Che i nostri clic e i nostri cookies (o i nostri spavaldi tentativi di sottrarci ad essi) non vengano calcolati nemmeno per un microsecondo. Che le nostre azioni buone o cattive, le nostre preghiere e le nostre sfide siano per lui inutili nel momento stesso in cui le pensiamo.
Il numero uno. Ascoltando Cip! di Brunori SAS provo lo stesso tipo di disagio. Perché così come l’Algoritmo non ha nessuna intenzione di occuparsi della mia anima, anche se questo dovrebbe pur essere il suo mestiere, allo stesso modo le canzoni di Cip!, prevedibile n.1 nella classifica FIMI dei presunti album, dovrebbero per loro mestiere confortarmi nel mezzo del cammin di mia vita, farmi forza in un momento in cui, in quanto anagraficamente adulto, le mie già poche certezze vengono sfaldate ogni singolo giorno dal tifone di una modernità irrazionale e furibonda.
Il fatto che non succeda, ma che anzi, ascoltando Cip! io mi senta atterrito più o meno come dopo un paio di minuti di un programma di Mario Giordano o di un video di Casa Surace, può significare tre cose:
 
1. Sono uno stolido energumeno (…non ho molti elementi per negarlo), troppo superficiale per condividere la sua malinconia dolceamara corroborata da uno sguardo gentilmente ironico sulla nostra epoca;
2. Sono uno snob, e non apprezzo le buone intenzioni di Dario Brunori, che si fa continuatore di una dinastia di cantautori i cui stilemi mescola solennemente come si fa con la polenta;
3. Sono uno che di quei cantautori forse apprezzava anche un aspetto che nella beatificazione è sottaciuto: l’ego smisurato, la quasi divorante ansia di essere unici e irripetibili. De Gregori, Dalla, Venditti, persino CapireBattiato, da giovani erano più simili a MiticoVasco di quanto siamo disposti ad ammettere (chiedete a chi li frequentava). Sono stati rockstar travestite da pecora, da compagno di strada o Compagno di scuola o Compagni di viaggio, o da Caro amico. Ed era da lì che – Nella Mia Umile Opinione – scaturiva la magia quando c’era la magia: dal sapersi animali fantastici e cercare lo stesso di parlare a tutti.
 
Sono certo che Brunori voglia parlare a tutti, e non posso essere così schifoso da non dargliene atto. Ma Nella Mia Umile Opinione non ha niente di unico e irripetibile, e i suoi testi hanno la personalità di una tisana. La mia sensazione è che non dica nulla di significativo, e che chi si ritrova ad ascoltarlo è come chi meriterebbe dei film con Gassman, Monica Vitti e Mastroianni, e si vede rifilare commedie generazionali dolciastre con una semprebrava Ambra Angiolini o un sempreefficace Stefano Accorsi. Certo, è evidente che per molti è il contrario, anzi! Cip!, dice proprio quello che vogliono sentirsi dire. Però attenzione: è proprio quello che garantiscono al loro pubblico Mario Giordano, Casa Surace, Ultimo: dicono al proprio pubblico quello che vuole sentirsi dire. Proprio quello, come un richiamo alla propria razza: Cip! A me la formula pare artefatta, mi pare di essere a un Taleequaleshow sui cantautori con un solo concorrente, con l’aggravante che davanti a una frase come “Chi se ne frega di Jung o di Freud, non siamo dei santi, dài, sbagliamo anche noi”, mi pare di sentire Fedez nitrire giù nelle stalle come i cavalli di Frankenstein Junior. Ma posso capire come Brunori soccorra un pubblico sconcertato dalla narrazione dell’epoca che gli propongono Sfera Ebbasta e Ultimo, o Salmo e Calcutta; un pubblico che nell’isteria salvinista che si appresta a dare il colpo finale a questo Paese spettacolosamente imbecille (e non uso spettacolosamente a caso) per qualche minuto ritrova il sorriso quando una voce che con gli strappi del De Gregori più annoiato gli parla dei due che stanno insieme da vent’anni e si dicono ancora ti amo e hanno sempre la stessa passione (Per due che come noi), dei giorni in cui siamo buoni e degli altri in cui siamo nervosetti (Il mondo si divide), e del giorno in cui ti guardi allo specchio e ti scopri più vecchio eccetera però alla fine dai, la vita è bella (Capita così). E infine dei soliti “loro”, gli altri, che “vogliono solo urlare, alzare le casse e fare rumore, fuori dal torto e dalla ragione: un branco di cani senza padrone” (Al di là dell’amore)
…Senza padrone? Oh, andiamo. Un padrone ce l’hanno. Le facce che cercano schiaffi ma trovano sempre gli applausi, applausi, 90 minuti di applausi, ce l’hanno un padrone.
Gli applausi.
 
Resto della top 10. I dischi iniziano a uscire solo ora (il che sarebbe la risposta alla domanda: com’è sto fatto che per un mese non hai scritto niente se non l’ANALISONA?), e dietro al debutto al n.1 di Brunori troviamo sostanzialmente gli stessi album che erano nella prima diecina alla fine del 2019. Ovvero 23 6451 di ThaSupreme, Persona di Marracash, Colpa delle favole di Ultimo, gli FSK Satellite che salgono pian piano al n.5, poi Tiziano Ferro, Salmo, MinaFossati e Lazza; unica nuova entrata nonché unica straniera in top ten, Selena Gomez il cui Rare è al n.6. Ah, se vi interessa, l’ho anche sentito. Passiamo ad
 
Altri argomenti di conversazione. In tutto questo tempo, Peter Pan di Ultimo è entrato nel club degli album in classifica da più di 100 settimane, raggiungendo Rockstar di Sfera Ebbasta (che compie due anni di permanenza e li festeggia al n.37), Segnetto di Ed Sheeran (150 settimane) e un album di un gruppo inglese che in questo momento non mi sovviene. Se siete tossicodipendenti di questa rubrica potreste aver notato che non fanno più parte della cricca gli Imagine Dragons e Carl Brave x Franco 126. Mi beo della vostra attenzione, davvero – e vi ricompenso annunciandovi che c’è un long-seller che li sostituirà tra due settimane, e che per come stanno le cose, potrebbe andare a tirar giù dall’Olimpo la raccolta di TZN e Hellvisback di Salmo, i due selleroni storici. Ma affrettiamoci verso i
 
Sedicenti singoli. Al n.1 c’è sempre lui, in direzione ostinata e felpata ThaSupreme con Blun7 a Swishland; alle sue spalle c’è sempre Dance monkey di Tones And I. Dietro a questi giovani dai vocalismi inusitati c’è da qualche settimana un sodalizio interessante, perché va a incorniciare quel giovanilismo che piace alle generazioni tardone: Ti volevo dedicare di Rocco Hunt feat. J-Ax & Boomdabash è l’Italia degli anni 20 almeno quanto lo è Giorgia Meloni: nel video c’è la riproposta devota di una scena ICONICA di Gomorra, con Rocco Hunt che canta come un neomelodico, J-Ax che fa la guest superstar per 30 secondi, e soprattutto c’è la quota-caciara portata dai Boomdabash che, cifre alla mano – perché io parlo SEMPRE cifre alla mano
(…scusate, ho deciso che sarà uno dei miei jingle quest’anno) (com’è?) (sembro un cretino?) (ma in misura accettabile, comunque?) (ok, posso permettermelo) (torno ai Boomdabash)
in due anni hanno preso il posto di Jovanotti nel Grande Centro della programmazione radiofonica italiana, e se vogliamo sono l’emblema della musica mainstream italiana contemporanea, e lo dico componendo i dati di radio, singoli FIMI e visualizzazioni dei video su YouTube. Ho però anche la sensazione che molta gente li sovrapponga a Takagi & Ketra. Ma forse anche a Pio & Amedeo. Dovrebbero fare qualche sketch all’insegna della comicità IRRIVERENTE, potrebbero farsi scrivere i testi dai comici di Made in Sud che fanno morire dal ridere, ahaha, fanno proprio passare a
 
Miglior Vita. Due album dei Queen e uno di Fabrizio De André. È uno dei minimi storici, anzi forse mai negli ultimi quindici anni la classifica aveva ospitato così pochi album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di citofoni. Quasi mi scuso per avervi fatto perdere tempo con questa rubrica, ma c’è un piatto ricco che ci attende al tavolo dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon è l’album da più tempo in classifica in Italia, con 167 settimane di presenza consecutive. E tuttavia, la sua faccia scura (ma con un prisma sul naso) vi sarà sufficiente per intuire che anche questa settimana si ritrova alle spalle del fratello ombroso, The wall, che col suo n.43 lo precede di due posizioni. Concordo con voi per quanto riguarda le posizioni di Wish you were here (n.88) e della raccolta per plutocrati The later years (n.96): non ci dicono nulla sullo stato della nazione. Ma per quanto riguarda i due big, il fatto che da quando è iniziata la campagna elettorale il disco aggressivamente paranoico abbia sovvertito gli antichi valori e messo sotto il disco malinconicamente alienato è un chiaro segnale, che ci dà indicazioni più di qualsiasi sondaggio sull’ennesima tornata elettorale in arrivo, e che Mentana ignora per pura supponenza.
 
Suppongo che pochi di voi abbiano letto fin qui, e che siano arrivati stanchi – per questo, non posso che ringraziare per la pazienza, siete molto gentili.
PS
Un’ultima cosa, perché non si sa mai: le facce che cercano schiaffi e trovano sempre gli applausi vengono da 90 minuti di Salmo. Spero non si offenda; per ringraziarlo dirò per lui una preghiera all’Algoritmo.
CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

“Summer, summer, summer / It’s like a merry go round”

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Visto che le hit estive l’anno scorso hanno dominato le charts annuali dei singoli

(nel senso che le canzoncine balneari hanno messo in riga le canzoncine di TUTTE le altre stagioni) (5 tra i 10 brani più ascoltati in tutto l’anno) (per farvi capire molto rapidamente come siamo messi)

e visto che la solerte discografia ha risposto con un assalto di azzeccatissimi tormentoni, mi pare appropriato, per la mia missione di vaniloquente interprete delle classifiche, dedicare un’analisina di fine luglio alle canzoni piene di freschezza che ci stanno accompagnando nell’estate 2019. Sia chiaro, non intendo sostituirmi a Power Hits Estate, meritoria iniziativa di RTL 102,5.

Questo che esibisco è proprio un titolo buffo, mi spiace di averci fatto dell’IroniaDelWeb e mi scuso con il collega, sempre che sia lui il responsabile (certo, la foto di Jovanotti come pretendente al trono degli irresistibili tormentoni è un po’ forzata, forse la redazione gli doveva un favore) (leggi: al suo ufficio stampa). Però mi offre l’occasione di ragguagliarvi sulla situazione del comparto.

Il momento è delicato: malgrado sul mercato sia stata immensa una quantità di prodotti senza precedenti, superiore persino a quella degli anni 60,

(o forse proprio per questo)

al momento le eccellenze italiane soccombono di fronte al prodotto internazionale. Al n.1 c’è Señorita di Shawn Mendes & Camila Cabello, due EXTRACOMUNITARI. La loro canzone primeggia pur essendo fabbricata in fin dei conti con lo stesso procedimento delle nostre hit estive (il titolo latino, l’accoppiata piaciona, l’indispensabile namedropping di un cocktail – il Tequila sunrise). E anche a causa della perfida MacheteMixtape4 che ha scompaginato la classifica. Così, malgrado l’uso di ritmi latini rigorosamente ITALIANI, il bilancio non è così trionfale: questa è la situazione attuale dei brani ITALIANI deliberatamente composti per rendere caliente la nostra estate #tuttadavivere.

SONO IN TOP 10. EUREKA:

Dove e quando, di Benji & Fede (n.2)

Jambo, de LaGiusy, Takagi & Ketra. Al quarto posto. Non sul podio. Doh!

Una volta ancora, di Fred De Palma & Ana Mena (n.5)

Ostia Lido, di J-Ax (n.6)

Mambo Salentino, di Boomdabash feat. Alessandra Amoroso (n.7)

Calipso, di Charlie Charles e le sue celebrities (n.8)

Playa, di BabyK (n.10)

(…whew. Quest’anno l’hai presa per i capelli, eh, Baby?)

PORTANO A CASA IL RISULTATO

Dall’11mo posto al 20mo, sguazzano nella tonnara dei tormentini Boro Boro con Lento (per capirci: Rapapampam – insomma quello al quale i cannabinoidi non bastano mai), Arrogante di Irama, Margarita di Elodie & Marracash, La hit dell’estate di Shade.

NON BENISSIMO

Non sono in top 20 Maradona y Pelé dei Thegiornalisti, Senza pensieri di Rovazzi, Corazòn morado di Elettra Lamborghini & Sfera Ebbasta. Forse si aspettavano di più, però beccheggiano in un rispettabile centroclassifica, dai.

FUORI DALLA TOP 40

Nuova era di Jovanotti, Polynesia di Gazzelle. Penso che uno dei due potesse fare meglio.

FUORI DALLA TOP 80

La libertad di Alvaro Soler, Turbococco di Ghali. Ouch.

FUORI EZIANDIO DALLA CLASSIFICA INTIERA

Loredana Berté (Tequila e San Miguel), Max Pezzali (Welcome to Miami), Annalisa (Avocado toast), Gabbani (È un’Altra Cosa) Emis Killa (Tijuana), iPantellas (Italiani in vacanza), Gigi D’Alessio feat. Gué Pequeno (Quanto amore si dà), Lo Stato Sociale feat. Arisa feat. Myss Keta (DJ di M#@#@).

Comunque dai, l’importante è partecipare.

RADIO GOOGOO
Cionondimeno, bastano le piattaforme di streaming a incoronare un tormentone? Dove mettiamo le radio, compagne insostituibili della nostra allegria balneare? La top 20 di EarOne ristabilisce le gerarchie, diffondendo sul POPOLO una irresistibile pioggia di azzeccatissimi tormentoni.

Tuttavia in detta top 20 di Ear One non compaiono, malgrado la popolarità in streaming indice del gradimento dei GIOVANI, alcuni nomi importanti. E sono:

Elettra Lamborghini, BoroBoro, Shade, Fred De Palma.

Viceversa le radio apprezzano molto più di quanto facciano i GIOVANI brani come Vento del sud di Tiromancino (n.11) e Turbococco di Ghali (n.13) – e poi va beh, vuoi non avere in rotazione pesante Polvere di stelle (n.14) di MiticoLiga? A margine, dalla top 20 delle radio apprendo che pure Dolcenera si è giocata la carta della hit estiva, con la dolceamara Amaremare.

Però è così antipatico fare distinzioni tra GIOVANI e adulti. Quindi andiamo a vedere nella piattaforma che mette d’accordo le generazioni, la massima fonte di musica del pianeta – anche se non vale per le classifiche perché ha questa abitudine birichina di pagare i cantanti meno di una miseria.

CAPIRE YOUTUBE
Se chiediamo a YouTube i video musicali più popolari in Italia, ci indica cose strane. Ma visto il rispetto che devo a professionisti integerrimi, sarò più preciso: ci indica quello che vuole che il POPOLO sappia. Intendo dire che se cliccate “i più popolari”, in questo mese sono per esempio Elettra Lamborghini, Madman e Gemitaiz, Machete, Modà, Gemitaiz e Jake La Furia.

Per sapere invece quali sono i più visti (ancorché, evidentemente, non POPOLARI), dovete cercarli uno a uno, o aspettare lo scemo che lo fa per voi – eccomi, mi cercavate?

Ovviamente chi è uscito prima può contare, potenzialmente, su più clic. Ora, io non ho tempo (perdonatemi) di controllare cosa sia davvero uscito “1 mese fa”, “2 mesi fa” come dice genericamente Youtube, che non contempla il “mese e mezzo fa”. Comunque, anche se non stiamo parlando di video usciti parecchio tempo prima di quelli indicati come più POPOLARI, cercherò di fare due raggruppamenti. Video caricati 2 mesi fa, contro i video caricati da 1 mese. A voi valutare dove inserire, in un’ipotetica classifica, i tre video che hanno avuto più tempo per convincerci della loro irresistibile verve.

(se nei titoli mi salta qualche featuring e qualche PRODUCER mi scuso: non si offendano i RE MIDA dell’estate)

PRIMI A PARTIRE (2 mesi fa)

Mahmood Fabri Sfera CharlieCharles Dardust: Calipso35 milioni di visualizzazioni

J-Ax: Ostia Lido – 34 milioni

Thegiornalisti: Maradona y Pelé – 8,4 milioni

BOLLINO ROSSO (1 mese fa)

LaGiusy Takagi Ketra: Jambo – 35 milioni di visualizzazioni
Boomdabash Sandrina Amoroso: Mambo Salentino – 31 milioni di visualizzazioni
Irama: Arrogante – 26 milioni
Benji & Fede: Dove e quando – 25 milioni
Fred De Palma & Ana Mena: Una volta ancora – 24 milioni
Baby K: Playa – 16 milioni
Elodie & Marracash: Margarita – 16 milioni
Shade: La hit dell’estate 10 milioni
Boroboro & Mambolosco: Lento – 6,6 milioni
iPantellas: Italiani in vacanza – 6,3 milioni
Ghali: Turbococco – 2,9 milioni
Jovanotti: Nuova era – 2,7 milioni
Annalisa: Avocado toast – 2,2 milioni
Emis Killa: Tijuana – 1,6 milioni
Loredana Berté: Tequila e San Miguel – 1,3 milioni
Max Pezzali: Welcome to Miami – 0,6 milioni
LoStatoSociale, Arisa, Myss Keta: DJ di m**** – 0,5 milioni

(se non state vedendo dati sui vostri rappusi o i vostri Ultimi preferiti, lo ribadisco: sto facendo un confronto interno alle SUMMER HITS. Quelle che si prefiggono questo intento, e con le cattive)

A prima vista, Boro Boro piace molto su streaming, e un po’ meno su YouTube, mentre a iPantellas su streaming, senza video brulicante di buonumore per 14enni, finisce per mancare quel quid. Il video poi manda Irama in Champions League, e salva Ghali e Annalisa dalla zona retrocessione.

Ma naturalmente siamo solo a metà campionato. L’estate è ancora lunga.

E, va da sé, tutta da vivere.