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Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Come dicono i più prestigiosi influencer, bisogna trasformare una fesseria in un’opportunità. Ed è quanto intendo fare dopo aver saltato un turno di TheClassifica – e per di più in un frangente importante: il ritorno di Marracash, e il passaggio di testimone tra lui e MiticoVasco, precedente n.1 nella classifica dei presunti album. Ma altrettanto significativo è stato l’avvicendamento occorso sette giorni dopo il n.1 di MiticoMarra, perché il King della Barona si è ritrovato a cedere a sua volta il testimone al suo arcinemico Federico Lucia in arte Fedez, e me la figuro come una scena di un cartone Looney Tunes in cui il testimone è un candelotto di dinamite acceso, tanta è la sua acrimonia nei confronti dell’altrettanto milanese collega.
Come dicono i più egregi youtubers, bisogna, tipo, cioè, due piccioni con una fava e scialla, raga. Qui i piccioni potrebbero essere addirittura tre: MiticoVasco, MiticoMarra, Fedez, in una combinazione che nessuna slot machine mi darà più, che si susseguono in fila indiana al n.1. Ma posso arrivare a QUATTRO piccioni, cogliendo l’occasione per una fredda vendetta personale. Perché un dì lontano, qualcuno mi tacciò pubblicamente di odiare l’hip-hop italiano. Sono passati anni ma ancor oggi, almeno una volta alla settimana, qualche suo fan ripercorrendo la sua TL scorge quell’anatema, e mette il suo gradimento a quella sentenza incresciosa.
 
A lungo ho pensato che ci fossero gli estremi per la denunzia, argomentando che da quel giorno, nessuna delle ardimentose redazioni italiane mi fa più scrivere di hip-hop italiano (…ma in fondo rimane tanto altro, no?) (ahaha)
Con buona pace dell’incresciosa accusa sopra riportata, io NON odio l’hip-hop italiano, lo seguo da quando è nato e l’ho visto crescere e fare cose mirabili e altissime, e fare cose atroci e penose, e fare tante cose medie, mediatiche, medievali, mediocri.
Ma come dicono i più luminosi ospiti di trasmissioni di La7, passare la vita seduti lungo la riva del fiume prima o poi concede trionfi che la vita reale raramente regala. E così, vado a cogliere l’occasione per la ritorsione più cruenta: recensire INSIEME Marracash e Fedez. Così imparano. Il primo, a menarsela con l’odiato Cosplayer nel suo album Noi, loro, gli altri – che inspiegabile ossessione per uno che nessuno gli accosterebbe mai, che perdita di prospettiva per uno che sta così sopra. Insomma non ci senti, trattenere il respiro, quando sei lì in alto, e cammini sul filo; qui nel grande circo tu oramai sei il king.
Ma il secondo, gente.
Lo showman di Amazon (Celebrity Hunted, LOL e ovviamente Ferragnez La Serie), il tribuno politico che litiga con la Rai, che nel suo Disumano cerca di fare il rapper con la street cred. È come se Vasco ce l’avesse con Maurizio Costanzo – e intanto, quest’ultimo tentasse di imitarlo.
(non mi dispiacerebbe sentire un suo tentativo, pensandoci)
La stravagante verità è che soffrono in modi diversi di rap game. Non c’è da meravigliarsi: è uno dei mali congeniti di quel genere che ha permesso a entrambi di decollare (ed è un male che forse un giorno soffocherà definitivamente il rap, non me ne meraviglierei) (del resto non so voi, ma non mi meraviglio più di nulla – il che, a suo modo, è meraviglioso).
Il rap game è quel pesante accumulo di codici e comportamenti che da un lato immiserisce il genere in ostentazione stilistica come capitava ai più noiosi poeti del Seicento, anche se questo avviene in stanze assai più ghignose come “Bitch, la tua bitch fa le unghie alla mia bitch” o “Farfalle sopra un campo minato, il tuo sguardo mi uccide, mi ricordi lo Stato” – a voi indovinare chi dei due ha scritto cosa.
Il rap game (in quanto giuoco, del resto) prevede continua competizione, adesione a regole (un po’ cangianti e non precisamente uguali per tutti. Come il calcio del resto), che vengono giudicate da arbiter non di rado provenienti dai giochi stessi: il fatto che le maggiori autorità nelle recensioni dei rapper siano dei videogamer non mi meraviglia per niente (tanto per cambiare) e non è un bellissimo segnale per noi fatui critici musicali, ma non lo è nemmeno per il genere. Anche se ovviamente è un bellissimo segnale per i videogamer. E vorrei pure vedere.
Nella Mia Umile Opinione, c’è qualcosa di affascinante nel modo in cui Marracash e Fedez lottano avvinti come il Mastino e la Montagna, come i Duellanti di Conrad (e Ridley Scott, via) – come se uno in fin dei conti definisse l’altro, suo opposto e consimile. E mi viene il dubbio che la lotta sia anche un po’ interiore. A Marra fa schifo Fedez, è come se volesse espellerlo da sé – forse il suo è un calcolo. Forse questo ha a che fare con il piccolo senso di spiazzamento generato da Noi, loro, gli altri di Marracash. Perché una volta riscontrato che è una spanna sopra il resto (75% merito suo, 25% colpa del Resto), credo di non essere l’unico a notare che rispetto a Persona, si rimane meno a bocca aperta. Qualcuno ha scritto “Eh ma sai, a quel livello devi sempre ricordarti di fare i grossi numeri, perché la Universal è la supermultinazionale del rap, quindi paga e pretende”. Non è realmente quello il problema, non ho perplessità di alcun tipo sui pezzi “commerciali”. Casomai ne ho su quelli che, dopo Persona, dovrebbero essere i brani che riflettono l’idea del titolo, lo slancio verso Noi, loro, gli altri. Lo spostamento di prospettiva da sé al resto del mondo, così difficile per un rapper e così vietato dal rap game, dove si approvano individualismo e capitalismo più che nell’America di Reagan. Vedo ovviamente dove ha tentato di farlo, ma ho la sensazione che all’ultimo i suoi demoni e spettri tendano a riportarlo nelle vicinanze della casella del VIA!, nel Vicolo Corto e nel Vicolo Stretto. Così, oggi che è nel mezzo del cammin di nostra vita, sa molte più cose – ma pur avendo fatto più volte il giro della plancia, in qualche modo il vicolo continua a farsi sentire, generando in lui una qualche forma di solitudine. Perciò, mentre MiticoVasco continua in modo buffo e commovente a cercare di parlare con tutti e per tutti, lui che a suo modo ne è non l’erede (per carità) ma il successore per carisma e comunicativa, ci prova. E guardacaso, dicono cose che si somigliano molto:
“Siamo qui, soli e delusi, a confondere quello che sei dentro quello che usi”
“Voglio coprirmi di cash, sarò felice. Lo sento ciò che dirà il vecchio me: confondi il fine col mezzo.
Soffocati gli idealismi, condannati a non capirci”.
Però alla fine, il suo duello con la Persona prende il sopravvento. “Sono il giocattolo rotto con cui gioca il mio doppio” oppure, altrove “Marracash ha a fianco un fratello più grande, uno che fruga nella realtà, la fuga da una realtà pesante, cercando di farci dei soldi durante”. Succede anche in altre rime, in altre tracce, e genera la sensazione che qualcuno dentro di lui freni il suo slancio nel parlare per noi, per loro, per gli altri. Temo che per il 75% dipenda da lui, ma per il 25% dipende da noi, da loro, dagli altri, che non siamo pronti a dargli ascolto.
A questo punto subentra l’elemento comico della situazione. Perché a cercare di parlare per il POPOLO, ci prova anche il suo arcinemico (in Cosplayer, “il biondo patriota”) (accludo spiegazione dal prezioso sito Genius).
Sarò onesto: io trovo Fedez interessante, oltre che particolarmente astuto. La sua manifestazione che preferisco è quella più MaurizioCostanzesca, quando fa l’animatore de Il Muschio Selvaggio, in cui oltre a usare in modo sagace i media moderni, fa quello che a sinistra definiscono intrattenimento intelligente – e non di rado abbastanza ghignoso. E quando prende posizione, nel suo modo smart smart smart, Fedez pone sempre il dilemma: se la posizione è giusta, devo preoccuparmi del fatto che lui è sbagliato? Il suo disco da questo punto di vista offre qualche esempio, ecco un passaggio da Stupido stupido:
“Non si dovrebbe, la droga nelle felpe – però nemmeno sberle ad uno che è già in manette, no
Non si dovrebbe, lasciarlo in un call center, in debito per sempre – non vedi che è solo un ventenne?”
L’intento è lodevole, il risultato è un po’ cringioso. Anche perché poi Fedez è uno al quale con le parole riescono cose che a molti rapper più fighi – mi spiace per loro – non riescono (“Non amo mai, e se amo è un odio amatoriale” è una delle frasi che preferisco). Il punto, tuttavia, è che quando Fedez fa rap, pur non avendone stretta necessità ormai, scivola anche lui sulla chiazza oleosa del rap game, e di botto gli esce la rima tatuata da manzo in vacanza. “Un pochino mi manca scoparti nei cessi / Mi ricordo la notte che hai detto: “Dolcetto o scherzetto?” / E io che pensavo soltanto a riempirti come un palazzetto”.
E davanti a “Ti ho cercata tutti i sabati / Come un figlio di puttana cerca un alibi” ho avuto quasi un’esperienza mesmerica: la verità è che Fedez è ormai un rapper part-time, gli serve per completare il prodotto. Ma quando fa il rapper cerca di imitare gli altri e forse cerca proprio, flebilmente, di imitare il duellante Marracash. Come se avesse preso residenza nel Viale dei Giardini, ma gli mancasse il Vicolo Corto. Ah, che gioco a inseguirsi. Forse Marra dovrebbe tendergli un candelotto d’ulivo, invitarlo a fare la grandiosa joint-venture perché i due poli opposti trovino un loro equatore: Fabio, Federico! Amici! Provate a incrociare i flussi, perché la scena del musicale s’è impoverita e all’incontrario va (cit.).
Va beh, qualcosa bisogna pur cercare nella vita.
Altri argomenti di conversazione. Se permettete, mi terrei il grosso degli altri argomenti di conversazione per la prossima puntata, visto che al n.1 sta arrivando Marco Mengoni, e sono sicuro che sarà un capolavoro, però non l’ho ancora ascoltato e già non so cosa dire. In compenso, c’è una cosa che vorrei aggiungere sul n.1 di Fedez, specie dopo aver guardato i numeri dello streaming: mi pare di poter dire che il suo n.1 è dovuto al fatto che cd e vinili hanno ancora un loro peso per la compilazione delle charts, ed è un peso del quale la FIMI nella sua infinita saggezza ha deciso di tenere conto. Perché tra i sedicenti singoli, MiticoMarra occupa metà top 10, con Love e CrazyLove al n.1 e al n.2, davanti all’unico singolo di Fedez al n.3 (Sapore, feat. Tedua) e ciononostante, King Marra ha dovuto cedere il trono.
Nella classifica dei presunti album, intanto, dietro ai due inseparabili nemiciamici c’è proprio MiticoVasco, tallonato da Adele (n.4), Blanco, Zucchero, Salmo, Ultimo, Ed Sheeran – e chi poteva chiudere la top ten se non i Pinguini Tattici Nucleari? Un giorno o l’altro bisognerà parlare di loro. Ma non oggi: tanto più che non salterò a piè pari anche tutti gli angolini consueti, dai lungodegenti alla cerimonia degli addii per chi esce di classifica, e persino quello con i Pinfloi.
Anche se poi, che ne so io, magari il disco di Mengoni è il capolavoro assoluto di questo secolo. Gli amanti del pop sono tutti esaltati e poppanti. Forse ne sarò folgorato anch’io.
Non me ne meraviglierei.
Per il momento, grazie per aver letto fin qui.
Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

“Abbiamo di tutto, ci manca il domani – e per la paura si viene, si mente
Ma il sesso da solo è l’amore del niente
Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la terra che sputa le nostre miserie
E in mezzo al rumore di feste violente, c’è sempre qualcuno che canta il niente”

(Marco Masini, Il Niente, 1991)

Qualche sera fa una persona che conosco, in mancanza di oggetti contundenti, mi ha paragonato a un giornalista musicale che depreco anche nel sonno. Il mio primo impulso è stato quello di ardere questo sito, come Paul Newman fa con la sua stessa città alla fine del film

(non posso dire il titolo: spoiler)

Anche per questo motivo, iniziamo questa puntata con una delle cose che distinguono gli inutili articoli del guappo in questione dai MIEI inutili articoli. Ovvero: gli impietosi fatti. Naturalmente, potete saltarli. Non sono mai divertenti,

Gli impietosi fatti. Oltre a essere al n.1 nella classifica dei presunti album con Solo, il suo nuovo album, Ultimo è anche al n.41, con Colpa delle favole, in classifica da 134 settimane. E al n.65 con Peter Pan, in classifica da 194 settimane. E al n.71 con Pianeti, che dopo 170 settimane di permanenza era uscito di classifica, ma tre mesi fa è rientrato. Oltre all’intera discografia nella classifica FIMI degli album, Ultimo ha anche un singolo al n.8, cioè il brano fatidicamente intitolato Niente – il GNÈNTE, come in una delle più memorabili canzoni di Marco Masini, tratta dall’epocale Malinconoia. Sappiate inoltre che Ultimo ha 650mila follower su Facebook (nella media, diciamo), 112mila su Twitter (molto basso) e 2,9 milioni su Instagram. Tanti. Per capirci, Salmo ne ha 2,2, Jovanotti 1,9, MiticoVasco 1,8, Marracash 1,6, Sangiovanni 1,5, Irama 1,4. Solo SferosoFamoso, tra i nomi che non hanno una vera eco internazionale (mi riferisco quindi a Maneskin, Laura Pausini, Fedez) (…sì, lo so) supera Ultimo, con i suoi 3,6 milioni di followers.

Eppure. Anche se non ho cercato forsennatamente, una googlata ha dato esiti negativi: né l’uscita né también il primato in classifica di Solo vengono testimoniati da Corriere della Sera e Repubblica, e nemmeno da Rollinstòn e Rockol. Arrivo a Sorrisi e Canzoni, dove trovo riprese alcune sue parole “dai social”. Se ho visto bene, c’è una sua intervista su Il Mattino. Mi pare sia passato da alcuni grossi network radiofonici. Ma non tutti. Quanto alle trasmissioni televisive, non saprei. Ditemi voi. Appare in Squid Game?

È molto possibile che i giornalisti non siano stati amichevolmente sensibilizzati nei suoi confronti come succede con altri perché Ultimo, pur non facendo una musica da buscadero selvaggio, è un artista realmente indie, uno dei pochissimi che non viene nemmeno distribuito dalle tre multinazionali che provvedono alle esigenze di noi giovani. Mi pare anche di capire che da quel famoso Sanremo, non abbia molti amici tra i giornalisti. Cosa che alla fine, lo accomuna ai giornalisti.

Altra ipotesi per questo parziale oscuramento: in questo mondo di clic, un articolo su di lui non ne porta abbastanza. Persino io so benissimo che qui, questo pezzo verrà letto molto meno di uno su Adele o Billie Eilish. Però a me venti pageview in meno su quaranta, non cambiano assolutamente Niente. Ai giornali veri invece, forse conviene di più lasciar perdere del tutto piuttosto che rischiare, con un articolo complicato, di fare i conti con una fanbase che viene descritta come più livorosa delle altre. In realtà non so se lo sia davvero, a me sembrano tutte livorose. E malgrado qualcuno ancora pensi che con articoli non del tutto entusiasti (per non dire critici) si ottenga #visibilità, si è capito che è meglio non infastidire gli artisti ITALIANI. Se c’è qualcosa che ci insegna il giornalismo nel 2021 è che è meglio risparmiarsi gli assalti della Fanmacht.

Nel complesso comunque la sensazione è che Niccolò Moriconi (due c, una erre) non sia proprio mediaticamente onnipresente, no? Quindi forse ha ragione lui, lo boicottano, è Solo contro tutti. Non come me e voi, che siamo avviluppati di conventicole. Ultimo è Solo come il suo pubblico.

Beh, io, Solo l’ho ascoltato. Sapete, sono diciassette canzoni. Sì sì, diciassette. Come Quadrophenia. E non saprei nemmeno dirvi se è migliore degli altri tre dischi, mi sembra così uguale. Non ci sono reali variazioni stilistiche, i testi mi sembra convergano tutti su concetti di fondo già esposti nei suoi precedenti dischi di platino. Concetti che ora – con brutale superficialità ma garantisco, senza snobismo, proprio con le liriche davanti – cercherò di riassumere nelle righe seguenti:

  • Ultimo è in grado di volare.
  • Anche dentro di sé, dice.
  • Ultimo prova tantissime emozioni.
  • Ultimo ha il coraggio di provare emozioni straordinarie.
  • Ultimo sogna veramente.
  • Ultimo vorrebbe che voi non foste come gli altri.
  • Come a poker, se vi state chiedendo chi sono “gli altri”, vuol dire che gli altri siete VOI.
  • Potrei parlare per ore di come si è arrivati all’esatto opposto di “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi. Potrei parlare per ore di Ultimo.
  • Io so che voi ignorate che “Un sorriso ha la carta che sconfigge il potere”.
  • E che “La vita è un giro di giostra che inverte la direzione e il mondo è un posto sbagliato con le giuste intenzioni”.

In più della metà delle sue canzoni ricorre il verbo “volare”, che stacca nettamente i sogni e le emozioni e la pioggia e le stelle. Io penso di non dire Niente di gravemente offensivo se dico che all’Università della Vita, Ultimo ha imparato a dire parole terribilmente comuni e ricorrenti nella canzone italiana convenzionale degli ultimi sessant’anni. Ma è ovvio che il pubblico che lo segue vuole sentirsele dire e ci sente qualcosa, in modo diverso eppure analogo al 14enne che trae conforto dal sapere che il suo rapper preferito consuma sostanze illegali nella sua Lamborghini prima di spassarsela con la vostra lurida bitch. E questa è solo parte della questione: il dettaglio cruciale è che questo dispiego di emozioni lineari ma gridate, un pubblico abbastanza consistente vuole sentirle dire, o appuntogridare dal giovane Ultimo. Quello che è piaciuto a quel pubblico è lui, la sua faccia, la sua connotazione popolare: l’ostilità delle élite non fa che convalidarne l’attitudine, e anche la sua mancanza di piacioneria è un bonus, una dimostrazione di autenticità dopo anni in cui i simpatici hanno tradito gli ITALIANI. Se c’è uno che è stato scelto dal pubblico – e mi chiedo se non sia questo, che turba noi turbanti – è lui: portato dalla piccola etichetta Honiro nel dicembre 2017a Sanremo Giovani (non era stato accettato tra gli Amici di Maria: come avrebbe potuto farsi degli Amici?), rapido come Napoleone nella Campagna d’Italia ha accumulato dischi di platino e sold out, infiammando le masse orfane di Modà, Negramaro, Dolorimestruali Antonacci, Marco Masini, e di qualche monumento anni 70 come Riccardo Cocciante, Baglioni e Zero. Nella sua ascesa, ha subito il primo rovescio in carriera a Sanremo, dove come nella baia di Abukir una flotta di giornalisti è riuscita a sbaragliarlo. Riorganizzatosi e forte della Grande Armée dei suoi fans, per il 2020 era pronto a festeggiare i suoi 24 anni con un bagno di folla negli stadi, ma il Coronavirus come l’inverno russo ha devastato i suoi piani. Cionondimeno, il giovane Moriconi può contare su una cosa: il suo pubblico, essendo più adulto di quello del rap e del pop, non è di quelli volubili e pronti a dimenticarsi i propri beniamini dopo il ciclo del prodotto di 3-4 anni, caratteristico del mercato musicale moderno. Anche perché da lui non si aspettano singoli di successo né featuring (e infatti anche in Solo, orgogliosamente, non duetta con nessuno). Con tutta probabilità, se non fosse per Ed Sheeran col suo stupido segnetto, il suo album Peter Pan batterebbe il record di permanenza nella classifica degli album. A buon diritto può affermare, in una frase in cui infila una similitudine eccellente, “Perdo un confronto, ma voglio vivere a lungo / Sono la sabbia che dura nella valigia di luglio / Voglio restare per sempre, non fare moda da niente”. Chissà se qui pensava a Mahmood.

Ma se me lo chiedete, i testi non sono la cosa che caratterizza realmente Ultimo. La cosa più affascinante è come Moriconi elimini dal suo pop cantautorale tricolore qualsiasi elemento di sorpresa, come se considerasse blasfemo mettere nel solco melodico ITALIANO qualcosa di inconsueto, qualcosa di nuovo, o qualche influenza straniera. Forse sa che così facendo, inquinerebbe il Primato Nazionale.

Resto della top ten. Alle spalle di Ultimo, un altro grande ritorno per il pop italiano mainstream: Sandrina Amoroso con Tutto Accade, che si insinua davanti al n.3 Bluceleste di Blanco. Il protagonista di ottobre, Salmo, scende dal n.1 al n.4, mentre la Bromance di Mecna e Coco non frutta più di un n.5. Entrano nella prima diecina anche due band, e per di più non ITALIANE, pensate: sono i Dream Theater (n.9) e i Duran Duran (n.10), che danno il cambio a Coldplay (n.13) e Beatles (n.86): come tutte le band straniere, erano da noi solo per fare del turismo ed escono subito. Escono anche Chiello (anche lui dopo una sola settimana, ora è n.12) e dopo un bel po’ di tempo, Pinguini Tattici Nucleari (n.11) e Sangiovanni (n.16). Rimangono in alto con testardaggine Rkomi, SferosoFamoso e Madama, che troviamo in fila dal n.6 al n.8.

Sedicenti singoli. Sorpresa: ThaSupreme entra al n.2 invece che in testa, con M%N. Al n.1 è infatti tornata Kumite di Salmo, e al n.3 c’è il duetto assolutamente spontaneo e dettato da sincera amicizia tra Sferoso e Madama, intitolato Tu mi hai capito, e sicuramente è così.

Altri argomenti di conversazione. Gli album distribuiti dalla Universal sono 45 su 100 in classifica, quelli targati Sony 27. Mancano un po’ clamorosamente la top ten Elton John (n.15, malgrado tutti quei duetti giovani), Lana Del Rey (n.18) e Premiata Forneria Marconi (n.20). Entra al n.22 la rapper FEMMINA Beba. Hanno invece lasciato la classifica Pop Smoke dopo 68 settimane, Crepe di Irama dopo 60, Nevermind dei Nirvana dopo una striscia di 50, la Keta Music Vol. 3 di Emis Killa dopo tre mesi, Tiromancino dopo quindici giorni. Normalmente questo lo qualificherebbe nella rubrica che un tempo si chiamava

NonBenissimo. Ma motivi strettamente diplomatici mi consigliano di evitarlo, rimandando la riapertura di questa rubrica alla prossima settimana. Parliamo invece di gente che in classifica ci ha praticamente messo radici, cioè i

Lungodegenti: compie due anni di fila in classifica Persona di Marracash, e li festeggia al n.21 (!). Ma mettendo in ordine il club dei cento, troviamo anche, oltre ai due già citati album di Ultimo,

– il segnetto ÷ di Ed Sheeran da 243 settimane (al n.53);

20 di Capo Plaza, da 184 settimane;

Playlist Live di Salmo, da 155 settimane;

Punk di Gazzelle (152 settimane);

Re Mida di Lazza (139);

Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (134);

Emanuele (Marchio Registrato) di Geolier (107);

23 6451 di ThaSupreme (102).

Già da un po’ non fanno più parte del club il primo album di Billie Eilish, il cui nuovo disco beccheggia al n.36, nonché Luché e i Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa, che però sono rientrati in graduatoria da un po’ di tempo. In totale, gli album con oltre cento settimane di permanenza sono ora undici, dieci dei quali ITALIANI. Tra due settimane potrebbero essere dodici su cento, percentuale mai raggiunta. Tra questi latitano, amaramente, i

Pinfloi. The Wall continua a mancare dalla classifica, ma è un momento un po’ oscuro e lunatico anche per The Dark Side Of The Moon, che scende in picchiata dal n.65 al 97. Se è un po’ che non lo ricomprate, fatelo ora o sarà troppo tardi.

Grazie per aver letto fin qui. A presto. Sapete, sta arrivando un altro segnetto di Coso, qui. Ah, non sto nella pelle.

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

E voi, che avete fatto questa estate?

La strada che porta a Plaza, e i problemi delle gatte italiane – TheClassifica ep. 4/2021

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Sì, si parla anche di Pinfloi, ma poco poco. Va bene, d’accordo, non è vero.