Tag: Billie Eilish

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via. …Bene. Ora che l’ho detto, mi 

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Prima delle sabbie. Ho tre aneddoti personali su Franco Battiato. Personali non nel senso di me e altri ragazzini che declamiamo con grande serietà faccende su gesuiti euclidei senza aver la più vaga idea di cosa stiamo dicendo ma sentendoci stranamente intelligenti nel dirlo. No, personali nel senso di quando per una serie di mosse imperscrutabili inizio a ritrovarmi a tu per tu con gli artisti (e anche qualche presentatore tv e attrice). Però sono dilaniato dal dilemma di cosa fare Quando Muore Uno Famoso (cit. Zerocalcare) e i suoi ricordi dilagano ovunque. Che fare? Esibire i propri pensierini in mezzo agli altri, tra quelli che hanno scritto fesserie da bar (ti ho visto, A., su Facebook) e quelli che ne hanno scritto magnificamente (ti ho visto, Simone Lenzi sul Post); tra tutti quelli che hanno legittimamente usato i social per esprimere spontaneamente i loro sentimenti e i segretari del partito chiamato Lega che lo hanno fatto per il solito pugno di like? Un giorno voglio riunire tutti i miei spin doctors e margin managers e chieder loro cosa fare in ogni occasione, e soprattutto capire se farlo è sintomo di vero amore o narcisismo (che magari è vero amore pure quello, anche se un po’ tristo). A ‘sto giro, siccome nessuno per fortuna mi ha chiesto di scrivere per lavoro della morte di CapireBattiato, la mia scelta è che quegli aneddoti non me li spenderò subito: per un anno, fino al primo anniversario e secondo momento di raccoglimento collettivo me li guarderò da solo come si faceva con le lettere d’amore. Cioè, in realtà visto che in fondo si tratta di momenti un po’ sciocchini, e visto che alla fine sono uno che lo ha incontrato quattro volte in vent’anni, non dovrei parlare di lettere d’amore ma di DM o sms che contengono un sorriso, qualcosa che ti fa vagheggiare di essere un essere speciale. Perché alla fine è semplicemente un sorriso ma per te è tanto. In compenso, qui posso fornire un
Aneddoto theclassificante. Tutti stanno giustamente scrivendo che La voce del padrone uscì alla fine dell’estate del 1981 – a settembre. Eppure fece realmente il botto MOLTO tempo dopo, nell’estate 1982, quella dei Mondiali di Pertini eccetera. Andò clamorosamente al n.1 il 9 maggio 1982, cedette il primo posto solo l’8 agosto (a Bella ‘mbriana di Pino Daniele), poi tornò al n.1 il 19 settembre e lasciò la prima posizione il 24 ottobre. In tutto fanno 18 settimane degli anni 80 (gli anni 80, gli anni 80) in cui la gente entrava nei negozi di dischi o negli autogrill, e quasi sempre usciva con un disco in cui il cantante ripeteva “Minima immoralia, minima immoralia”. Chissà cos’era successo in quei nove mesi tra l’uscita e l’ascesa. Se qualcuno sa, parli! Nel frattempo, segnatevi quelle 18 settimane. Perché ora passiamo all’attuale…
Numero uno. Nel maggio 2021, trentanove anni dopo il dominio di quell’album di quarant’anni fa, la classifica FIMI dei presunti album propone il suo diciassettesimo leader diverso in 17 settimane. La classifica dei presunti album è sempre più uguale alla Sinistra. E chi può guidarla, perlomeno per sette giorni, meglio di Caparezza, rapper per adulti al ritorno dopo 4 anni con Exuvia. Che però ci riporta al 2017, al precedente Prisoner 709: ne è sostanzialmente il seguito. Anche questo è un concept album, e a quanto spiega il Salvemini medesimo “L’Exuvia è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale: un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata (…) La mia Exuvia è dunque un personale rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire da una selva in cui far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia Exuvia, ma di questo parlerò a tempo debito”.
Il disco non è solo un concept album, è quasi la colonna sonora di un musical pieno di incubi e depressione, e molto personale ed egoriferito. Che non sarebbe un problema, è la cifra espressiva più diffusa specialmente nel rap, anche se ovviamente le nuove generazioni faticano a riconoscere Caparezza come rapper. Ma nel SUO caso mi sembra quasi simbolico vedere questa trasformazione (ops) del rapper che per lunghi tratti era stato un eroe del popolo per i suoi testi vividamente “sociali”. E vedere che dal 2017 al 2021 la sua storia personale continua ad essere la sua ragione artistica principale. Tanto da insistere col raccontarci di quel brevissimo periodo, cent’anni fa, in cui era Mikimix e nessuno si era realmente accorto di lui. A me personalmente Exuvia dà proprio poco, ma è anche vero che io 1) sono un arido e 2) non conto un lupino. Però non posso fare a meno di chiedermi cosa pensino quelli che lo vivevano come una sorta di commentatore politico. Sono andato a rileggermi quanto avevo scritto quattro anni fa, e posso ribadirne una parte (anche per pigrizia, mica sono così vulcanico come voglio far credere). Citommi:
«…Prisoner 709 lascia per strada quasi tutto il rap Troppo politico sul quale ironizzava. È molto personale, ma soprattutto è labirintico – tra l’altro, il labirinto rientra anche dal punto di vista acustico, visto che uno dei fantasmi che si aggira tra i 16 brani è l’acufene che lo tormenta. È pieno di idee, di citazioni, giochi verbali, esplosioni di senso, associazioni oggettivamente geniali. È quasi impossibile coglierle tutte, anche i tanti devoti chiosatori che ci hanno provato, per esempio su Genius, si perdono un po’ di cose, ne azzardano altre piuttosto ardite». E prima di concludere con «Gli riconosco di aver fatto un album magistrale. Ma faccio fatica ad ascoltarlo per un’ora, è più forte di me» mi soffermavo sul fatto che, fatta eccezione per il singolo Ti fa stare bene, aveva sacrificato la musica al ciclone verbale. Che l’album era «notevole, spesso sbalorditivo», ma si passava troppo tempo a districare i giochi di prestigio lessicali. Ebbene, devo dire che Exuvia mi sembra un po’ meno sbalorditivo, che la cupezza con cui è impastato a volte mi annichilisce (ok, ci vuol poco). Ma gli riconosco stavolta una ricerca di musicalità ammirevole, c’è una evidente voglia di cimentarsi con vari stili e strumenti – cosa che manca a tantissimi rapper del Dopo Caparezza; c’è anche molta voglia di variare i flow, come per dimostrare ai giovani colleghi che non ne esiste uno solo. Ma forse in questo caso il problema non è cosa vogliono fare, ma cosa sono capaci di fare. E ora…
Resto della top 10. Scende dal n.1 ma senza allontanarsi troppo Taxi driver di Rkomi, che precede sul podio la seconda più alta new entry, Paesaggio dopo la battaglia di Vasco Brondi, che debutta al terzo posto. Slittano al n.4 e 5 Gué Pequeno e Madame, e dietro di loro si insedia Djungle del PRODUCER indipendente TY1, il cui album pieno di ospiti di lusso (Marracash, Rkomi, Massimo Pericolo, Noyz Narcos, Ernia, Gué Pequeno, e tanti altri) è la terza nuova entrata di una top ten di nuovo tutta ITALIANA, visto che il vecchio live dei Pinfloi in sette giorni è sceso dal n.4 al 95: apparentemente il suo supporto fisico è stato comprato di corsa dai fan, ma da nessun altro. Dal n.7 al n.10 procedo quindi a segnalarvi Maneskin, Tedua, Mace e Capo Plaza. In sostanza, Caparezza è il più anziano, ma i più giovani, i Maneskin, sono insieme a Brondi gli unici che non fanno rap o, se preferite, urban sound. Non so cosa possa significare.
Credo niente.
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Sedicenti singoli. Tra le prime dieci nessuna nuova entrata: come vi dico a intervalli regolari, con ossessiva insistenza, tra i singoli c’è pochissima voglia di canzoni nuove mentre tra i presunti album è tutto un’usa e getta. Qui Rkomi mantiene la vetta con Nuovo range, un pezzo brutto ma – gli va riconosciuto – anche parecchio insulso, nel quale è affiancato da Junior K e da Sferoso Famoso. La Musicaleggerissima scende al n.3 scambiandosi di posto sul podio con l’esasperante Lady di Sangiovanni, scarso ma amico di Maria e quindi di tutti gli ITALIANI; il rapper Mediaset già che c’è piazza anche un altro brano al n.9, e quindi si propone come rivelazione di questa annata che ci sta rivelando soprattutto che i giovani ITALIANI apprezzano moltissimo l’invenzione nuovissima e supercool chiamata televisione – ahaha, e voi boomer che perdete tempo con le nuove tecnologie e app. Bene: passiamo a…
Altri argomenti di conversazione. Esce dalla top ten Achille Lauro, ci è rimasto tre settimane e devo dire che mi ha stupito, pensavo molto meno. Dalla classifica grande invece escono e dopo una sola settimana Royal Blood, Gojira e Rachele Bastreghi. Fuori dalla top 100 dopo 8 settimane Fulminacci e dopo 17 settimane Ava Max. Intanto Motta sale dal n.26 del debutto al n.13 grazie all’uscita del vinile (n.4). Non capisco bene la strategia di far uscire il vinile una settimana dopo il presunto album. Comunque continua a non vedere la top ten malgrado l’inspiegabile successo presso le femmine adulte. Aggiungo che Gionnyscandal debutta al n.26 e Van Morrison al n.43, e poi vi precedo nel reparto…
Lungodegenti. Potete saltare questa sezione, è per pignoli e la includo solo per allentare la tensione prima del finale. Ci sono undici album che sono in classifica da più di due anni perché non ci stancano mai, nove di loro sono ITALIANI. In ordine di posizione in classifica, Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (n.24, 110 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (n.31, 110 settimane); Salmo, Playlist live (n.42, 131 settimane), Lazza, Re Mida (n.45, 115 settimane); Billie Eilish, When we all blablabla (n.47, 111 settimane), Ultimo, Peter Pan (n.49, 170 settimane), Gazzelle, Post punk (n.62, 128 settimane); Capo Plaza, 20 (n.68, 160 settimane); Ultimo, Pianeti (n.73, 167 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (n.80, 133 settimane).
Avete prestato attenzione? Non ho citato Ed Sheeran. L’ho fatto per illudervi. Purtroppo c’è, col suo penultimo album Segnetto, che è al n.50, sempre lì, lì nel mezzo, e la prossima settimana potrebbe eguagliare il record di 220 settimane consecutive di permanenza appartenente ai
Pinfloi. Il detentore The dark side of the moon continua a latitare, mentre The wall è al n.78 e compie un anno di permanenza in questa sua nuova striscia. Di Live at Knebworth 1990 e della sua fulminea esperienza in top ten vi ho già parlato, quindi concludo con il consueto dualismo da apericena tra The dark side of the moon e The wall: il primo è come i Non Fungible Tokens il secondo è come i Bitcoin. Caspita, quanta strada ha fatto questa contrapposizione scema dai tempi di “pandoro o panettone” e “boxer o slip”, sembra ieri che ho cominciato. Grazie a tutti per aver letto fin qui, a presto.
La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Prefisso. Mentre più in alto la cremosa crema dei miei colleghi dibatte su Floating Points e Pharoah Sanders, quaggiù nel mezzo del mainstream viviamo un periodo strano. Dopo anni di wrestler maschioni e rappusi, nella classifica FIMI dei presunti album stiamo osservando un avvicendamento (rapidissimo) di prodotti rappresentativi di tutte le fasce di acquirenti. La presa ferrea del maschio 14enne sul mercato è sempre consistente, ma possiamo dire che non è tutto quello che succede. In due mesi abbiamo avuto in prima posizione, con turni rigorosamente stabiliti dalle tre megaditte della musica, Michele Bravi, Mace, Gazzelle, Jake La Furia ed Emis Killa, Il Tre, gli Amici di Maria, Ermal Meta, e in questa ennesima settimana dell’interminabile post-Sanremo sono stati Madame e Maneskin a fare i numeri grossi per contendersi

Il numero uno. E l’hanno portata a casa i Maneschi, apparentemente grazie a qualche cd venduto in più rispetto alla Madama, più forte nello streaming – ma i parametri tendono ancora a premiare il caro vecchio tondino, del resto con quel che costa. Poi, credo che già domani Massimo Pericolo riporterà i maschi pubescenti al governo del Paese, proprio come succede in politica. Ma il fenomeno Maneskin è talmente peculiare che finisce per significare tante cose insieme. Intanto, penso che la maggior parte delle persone con più di 30 anni abbiano una specie di istintiva, divertita e un po’ imbarazzata simpatia per i Maneskin, altrimenti non si sarebbero imposti tanto a XFactor quanto alla Kermesse (ma penso che avrebbero vinto anche tra gli Amici di Maria). Malgrado la voce abrasiva di Damiano David e la scelta di un rock grezzone e molto Virginradio (che nel mio ambiente viene generalmente irrisa ma è una delle prime dieci radio della nazione), finiscono per essere più commestibili per le orecchie di chi ascolta musica da almeno un decennio, rispetto alla orgogliosa distruzione della musicalità messa in atto dai PRODUCER con il loro straordinario tocco di Mida. Non va sottovalutato però un fatto:

(mi scuso per il linguaggio explicit in arrivo)

i Maneschi rimettono un sex-appeal intricato ma multiforme al centro di tutto, che è una cosa che storicamente il pop e il rock hanno sempre cercato di fare, mentre il rap e l’urban (pardon) hanno sempre risolto la faccenda millantando la propria attitudine a mostrare il proprio bigolino a tutto il quartiere mentre mamma li contempla orgogliosa. E non parliamo dell’indie, che da anni decanta la triste sensibilità del proprio triste bigolo.

C’è una smaccata componente di boy-band (con femmina: bonus) nel successo dei Maneschi, però non solo. Teatro d’ira vol.1, il minialbum (sette pezzi nuovi più Vent’anni che era uscita alla fine del 2020) (poi ovviamente arriverà la seconda dose) è una collezione di slogan che Gucci e Achille Lauro dovrebbero prendere in considerazione se vogliono finalmente vendere un disco.

(ok, lo so, non è detto che lo vogliano, finché trovano il lacché Amadeus che al fotomodello concede lo status di Superospite della Kermesse, alla fine il loro lavoro lo hanno fatto)

Viva la siga. E cionondimeno, anche se è evidente che devono lottare con tutte le loro forze per spremere strofe decenti dai loro diari adolescenziali (“Loro non sanno di che parlo, voi siete sporchi, fra’, di fango. Giallo di siga fra le dita, io con la siga camminando”) (…la pigrizia di insistere due volte nella stessa strofa sulla SIGA) (con la esse) (l’emblema del ribellismo quattordicenne) (non a caso tutti i manager raccomandano il tabagismo ai loro cantanti, e i produttori mondiali di tumori a partire da Philip Morris esultano commossi) non si può negare che tra gli scarabocchi venga sempre fuori la frase a effetto, che in gioventù avrebbe fatto effetto persino a dei cinici tagliagole come voi, che vi sapevate diversi da LORO.

Resto della top 10. Detto di Madame al n.2, al n.3 ci sono Dimartino e Colapesce con I mortali². Il che significa, podio tutto per la Kermesse. Che non ricordo nemmeno più quando è stata, e d’altra parte non sono nemmeno del tutto certo che sia finita, forse se accendessi la tv stamattina scoprirei che Fiorello è ancora impegnato in qualche gustosa gag inserita tra il novantesimo e il novantunesimo cantante in gara nella terza serata. Debutta al n.4 Justin Bieber (vedete, anche qui – girls, girls, girls) ed entra al n.5 il discoanniversario della settimana, La voce del padrone di CapireBattiato, non se ne fanno più eccetera. Traccheggia al n.6 Mace, e devo ammettere che non avrei pensato di trovarlo ancora così in alto dopo sette settimane; debuttano al n.8 Lana Del Rey, che ogni tanto ricompare tipo Jasmine Trinca o Valeria Bruni Tedeschi, sapete quelle entità periodiche alle quali bisogna dare i David di Donatello. Si affaccia al n.8 Ghemon, del quale inizio a sospettare che abbia più estimatori che ascoltatori, e non so se cogliete la sfumatura, credo che lui la colga. Al n.9 Capo Plaza, e al n.10 Harry Styles con il suo bel testone (…girls, girls, girls). Caspita, che top ten variegata. Giovani e Maestri, ITALIANI e stranieri, rappusi e hipster, maschi e femmine, kermessi e playlisti. E guardate cosa succede tra i

Sedicenti singoli. Abbiamo lo stesso podio dei presunti album, ma al contrario, in modalità satanicamente corretta, con i tre kermessi, messi in ordine inverso: al n.1 Dimartino e Colapesce con la Musica leggerissima, al n.2 la Voce di Madama, al n.3 Zitti e buoni dei Maneschi. Il regno di terrore sanremese si estende al n.4 (Francesca Michielin e Fedez) (che tra l’altro, pochi lo sanno, è diventato di nuovo papà) e al n.5 Irama (che tra l’altro, pochi lo sanno, ha partecipato a Sanremo anche lui). Ma in effetti anche al n.7 (Coma_Cose) e 8 (Annalisa) e 9 (Fasma & GG). Non ricordo un altro Sanremo così persistente negli ultimi vent’anni. Me ne dovrò fare una ragione, evidentemente anche alla fine di questo secolo questa nazione sarà eternamente fascista e kermessa.

Nonbenissimo. Sì, va bene, Kermessekermesse, però se hai ottocento concorrenti e una top 100, qualcuno dovrà pure essere scagliato via col sedile eiettabile. E infatti escono dalla classifica dei sedicenti singoli Ghemon, Gio Evan, Bugo, Gaudiano, Max Gazzé, Francesco Renga, Loredana Berté. Per contro, abbandonano la comitiva dei presunti album Selena Gomez (dopo una sola settimana), ma soprattutto Gli Amici Bro di Maria, n.1 solo tre settimane fa, e ora già accantonata come gli acquisti fatti nelle televendite. Sono tentato di ripetere quest’ultima frase per evidenziarla, ma penso che basterà fare una breve pausa e guardarmi intorno con aria significativa. Sempre tra i presunti album, rimangono in classifica ma accusano severi tracolli a Piazza Affari l’ex n.1 Ermal Meta, che passa dalla vetta al n.23, in malo modo; Aiello e Fulminacci che dalla prima diecina discendono al n.25 e 30. E il nuovo de Lo Stato Sociale è al n.86, ma immagino che ne siano in qualche modo soddisfatti, sicuramente dimostra qualcosa che io non so. Volevo anche dirvi che oltre a non essere più in top ten tra gli album, Sferoso Famoso non è più nemmeno, in nessuna forma, nella top 30 dei sedicenti singoli. Il suo ruolo, strano a dirsi, è stato preso dai Pinguini Tattici Nucleari, in proprio ma anche nei richiestissimi featuring, da Ernia (Ferma a guardare, n.14) a Madame (Babaganoush, n.21). Già che c’erano, Ernia e Madama hanno completato il triangolo facendo un featuring tra loro (è Nuda, al n.31). Che charts promiscue, vero?

Altri argomenti di conversazione. In effetti sono usciti un sacco di dischi! E qualcuno è andato male, forse non erano segnalati nelle Nuove Uscite, forse non erano in target con noi giovani, sta di fatto che i Duets di Sting mancano la top ten e si accontentano del n. 15, e Loretta Goggi con la ristampa di Il mio prossimo amore (anniversario!) (era l’album di Maledetta primavera) (lo dico anche se sono certo che lo sapeste già) entra al n.31. Ora mettetevi comodi, sta per partire la litania degli album in classifica da più di 100 settimane. Per fare qualcosa di diverso, vi ragguaglierò prima sui singoli più longevi: Blinding Lights di The Weeknd (69 settimane) davanti ai Pinguini Tattici Nucleari con Ridere (49 settimane). Tra i presunti album invece ci sono diversi over 100 e sono Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (103 settimane), Billie Eilish con il suo debutto (due anni! 104 settimane. Bella, Billie), Re Mida di Lazza (108), Post Punk di Gazzelle (121), Salmo con Playlist Live (124), Diari aperti segreti svelati di Elisa (126), 20 di Capo Plaza (153), Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (103) Pianeti (160. Però è a rischio, è sceso al n.94) Peter Pan (163), e su tutti l’inutile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 212 settimane fa. A maggio, per decisione presa dalla casa discografica che pubblica entrambi, toglierà il record di 220 settimane consecutive ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende (con la sua amara ma composta eleganza) dal n.31 al 37, mentre The wall slitta (latrando rancorosamente) dal n.51 al 66. Sono abbastanza sicuro che c’entri l’accostamento a Putin della settimana scorsa, guardacaso appena l’ho fatto ecco che i russi sono corsi a comprare dei nostri segreti militari (si vede che il telefono di Salvini era occupato) e la sezione commenti di questo blog è stata invasa (non scherzo) da bot cirillici che mi spammavano cirillosamente. Quindi, cambiamo prudentemente trend topic, passiamo ai diritti del calcio. The dark side of the moon è evidentemente Dazn, col suo passo lento e pensoso e lento e ragionato e lento – ma senza isterie e narcisismi patologici; The wall è sicuramente Sky, con i suoi ego gonfiati in modo maniacale. Mentre certamente Wish you were here è TIMvision, e la sua missione è portare infelicità alle masse. E una volta stabilito questo vi saluto e ringrazio di aver letto fin qui, alla prossima settimana.

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Sarebbe superficiale dire che quelle degli Amici di Maria sono canzoni orrende: c’è il tocco di Mida dei PRODUCERS italiani che le rende perfettamente nauseabonde.

L’elefante Bravi – TheClassifica episodio 5/2021

L’elefante Bravi – TheClassifica episodio 5/2021

C’è un factor nel suo disco, e non è facile metterci una X

La strada che porta a Plaza, e i problemi delle gatte italiane – TheClassifica ep. 4/2021

La strada che porta a Plaza, e i problemi delle gatte italiane – TheClassifica ep. 4/2021

Ben ritrovati. Quanto tempo! Quante cose abbiamo da dirci! Cominciate voi? Ok, va bene, come volete, comincio io. Ma volete che vi parli di rap italiano, o di Pinfloi? Volete burro o cannoni? Posso darvi tutti e due. E lo farò, per Giove! Ma per una volta, iniziamo dagli
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Altri argomenti da conversazione. Zero donne nella top 30 degli album. Ce n’è una nella top 20 dei singoli, ed è la nuova fenomena del pop moscino, Olivia Rodrigo, al n.16. Ma negli album, zero. Cioè proprio nessuna, LOL. Va beh, non è la prima volta. Se ricordo bene era successo anche a novembre. E comunque la colpa di chi è, del patriarcato? Dei boomer? Della destra? Dei media? Del panorama musicale che è pieno di urbanità dappertutto? Fact checking:
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Classifica USA: due album in top 10 (Taylor Swift, Ariana Grande. Mentre Megan Thee Stallion, rapper femmina, è n.12).
Classifica Brexit: tre album in top ten (Taylor Swift, Little Mix e addirittura un gruppo di suore al n.5) (…ma non li salveranno. Non se Dio sente le MIE preghiere)
Classifica Merkel: Zwei album di Frauen nella top zehn: Ina Müller e Daniela Alfinito (non saltate alle conclusioni, è il cognome da sposata, lei è una schlagerona bionda).
Classifica Ridateci La Gioconda: une femme e mezza tra i primi dix: (Aya Nakamura, più Vitaa con Slimane)
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E come vedete sto parlando dei primi DIECI. Da noi, zero nei primi TRENTA. Sono popoli più illuminati del nostro? Non è facile da accettare. Perciò a questo giro mi sentivo pronto ad azzardare una nuova teoria: forse la colpa è – tenetevi forte – del cosiddetto album, o quanto meno, di ciò che ne rimane, in tutti quei pezzi che escono contemporaneamente (con l’aggiunta, otto mesi dopo, di qualche pezzo che non c’entra niente, ma permette di inventarsi una versione deluxe). Col vostro permesso mi sono detto: in fondo a noi ITALIANI interessa ormai soprattutto la #narrazione, cioè le canzoni possono fare anche uno schifone imbarazzante, ma l’approvazione per l’album sottintende l’approvazione per il personaggio che ci racconta che viene dalla strada e che tutti sono invidiosi e il successo è solitudine però ci sono i bro e i fra. E in fin dei conti, sembrerebbe quello che tutti gli ITALIANI ormai vogliono sentirsi raccontare, da chiunque. Da Ultimo, da Sferone, e poi andando a ritroso in questi anni da J-Ax e Fedez Comunisticolrolex così come da Emma Marrone e pure da Elettra Lamborghini che sì, dai, pure lei più o meno viene dalla strada ad honorem e non a caso tutti sono invidiosi, e del resto pure IO vengo dalla strada e tutti sono invidiosi e io mi sento solo come un cane stupido ma so che ci siete voi, bro e fra e sista e cugi – e forse, ecco, ci vuole un album per dare consistenza a questa narrazione, i singoli non la possono puntellare. E per qualche bizzarra questione di aspettative, ai maschi si concede volentieri un album monocorde in cui ripetere sempre le stesse cose (ogni riferimento ad alcune superstar della nostra canzone d’autore è voluto. Ma non sono più così scemo da fare nomi, arrangiatevi). Mentre a una donna, fosse anche Baby K, è più difficile lasciarlo passare. E gli album delle donne di sesso femminile in gonnella, la gente non li ascolta. Che facciano, al massimo, i loro featuring nei pezzi dei maschioni – la loro #narrazione dev’essere quella… Beh? Cosa dite? Teoria che sta in piedi? Non ci sta? Non preoccupatevi, se cade sul proprio sedere non mi offendo di certo. Ma prendiamo ora
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Il numero uno. Plaza di Capo Plaza per quanto mi riguarda è un buon disco. Se non ve la menate troppo con le parole (…una volta credevamo che nel rap fossero importanti. Ma ci sbagliavamo), tra musica e flow c’è un’ansia alla quale mi sento istintivamente di credere. E non so come dire, non ci sento quello strato di compiaciuta pallosità che il 90% dei PRODUCERS italiani spacciano per fighissima, finendo per convincere se stessi (…e un’orda di giornalisti musicali ipergiovani che sulla strada dovrebbero starci veramente, ma in mezzo alla carreggiata, al buio, vestiti di nero e con un secchio in testa). I primi pezzi sono faticosi da ascoltare perché uno tende a dare peso alle rime che sono sempre quelle, e quindi lui viene dalla strada, e sono tutti invidiosi, e ci sono i bro e i fra e il successo che però è un po’ triste. L’autonominato Giovane Fuoriclasse non si cura troppo di essere originale per convincere gli ascoltatori, tanto sono già convinti, vogliono già crederlo, è la premessa che li ha portati lì, quindi perché perder tempo con le parole per dirlo? Ma la musica e il flow ci sono, tant’è che alcuni di quei big che è andato a prendere per fare il grosso (Gunna, Sferoso Famoso, A Boogie Wit Da Hoodie) fanno una misera figura, descansateve niños. Ogni tanto una traccia fluisce nella successiva, come se il 22enne Luca D’Orso da Salerno non volesse perderci per strada – sempre la strada, la strada, c’è solo la strada, che ne sappiamo noi di un campo di grano. Tant’è che c’è un pezzo che si chiama (tanto per essere didascalici) Street. Contiene un campionamento da Dilemma di Nelly, con tanto di Kelly Rowland che fa “Oooh!”, uno dei dieci pezzi più famosi della storia del rap: dev’essere costato quanto tutti i proventi dell’album precedente di Capo D’Orso, intitolato 20, attualmente al n.35, uscito 145 settimane fa e da allora in classifica (fanno due anni e mezzo). Considerazione che ci porta di gran carriola nella sezione
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Lungodegenti. Come il citato disco di Capo Plaza, sono in classifica da più di 100 settimane anche Re Mida di Lazza (esattamente 100), PostPunk di Gazzelle (113), Playlist di Salmo (116), Diari aperti/Segreti svelati di Elisa (118), Pianeti (152) e Peter Pan (155) di Ultimo. Poi c’è un disco in classifica da più di 200 settimane, ed è il segnetto ÷ di Ed Sheeran, pubblicato 204 settimane fa. E tutto questo, non so se ci siete già arrivati o lo avete letto altrove, implica che proprio nella settimana in cui è caduto il Governo Conte, è caduto – dopo 220 (duecentoventi) settimane anche The dark side of the moon dei
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Pinfloi. Qualche giorno fa, mentre ero in mezzo alla strada, insieme ai miei bro e i miei fra, a sentire tutta la solitudine del mio successo, mi ha telefonato la redazione di una radio per chiedermi conto dell’uscita di classifica del prismone del 1973 con su Money e l’Eclipse e il lunatic in the grass. La speaker mi ha brillantemente introdotto agli incolpevoli ascoltatori come “Sentinello di The dark side of the moon”, e lì ho iniziato a ridere scompostamente perdendo, presumo, ogni autorevolezza (e se credete che vi dica di che radio sto parlando per andare a cercare una registrazione, siete dei great illusi in the sky). Ma con il piglio di chi cerca di dare un senso a quello che fa nella vita, ho fatto presente agli attoniti ascoltatori che The dark side of the moon era in caduta libera già da qualche settimana, e incredibilmente era uscito dalla top 20 dei vinili – e vi faccio presente che è stato per quattro anni il vinile più comprato dagli ITALIANI. Cos’è successo, allora? Ovviamente ho una teoria. Che si appoggia barcollante sul fatto che The wall è ancora in classifica al n.59 che se la ride (…beh, relativamente) e tra i vinili si trova al n.8 (sul podio dei 33 giri ci sono Capo Plaza, Samuel, e Harry Styles). Lasciando da parte per una volta la disposizione d’animo completamente opposta dei due dischi, che in un’epoca più cupa finisce per giocare a favore di The wall, forse c’è anche la possibilità che The dark side of the moon, anche come vinile, subisca il momentaccio dei negozi, essendo anche (o forse soprattutto) un oggetto che la gente ama prendere di persona, tenere in mano, portarsi a casa e coccolare con gli occhi. Prenderlo su Amazon, non ha nessun valore emozionale. Su Amazon puoi casomai comprare The wall, che peraltro è anche contento, se non provi emozioni in sua presenza (lo conosco, è fatto così).
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Resto della top ten. Ridiscende al n.2 Sferoso Famoso, mentre Medioego di Inoki, che aveva debuttato al n.2, è già slittato al n.28. Restano al n.3 i Pinguini Tattici Nucleari, la band principale del lockdown, tanto che hanno un disco anche al n.9. Sotto il podio, al n.4 c’è Ernia e al n.5 i rapper della Sony (…ameranno molto questa definizione) con Bloody Vinyl 3. Poi al n.6 entra Samuel, e al n.7 c’è un disco non ITALIANO (quello di The Weeknd, uscito 45 settimane fa), al n.8 Persona di Marracash (65 settimane fa). Chiude la top ten il meglio dei Boomdabash. E non è un disco vuoto.
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Sedicenti singoli. Al n.1 La canzone nostra, di Mace, Blanco & Salmo, la prova che se il rap italiano vuole può essere lagnoso come la musica leggera che mandava RadioRai negli anni 70, ed è suo diritto esserlo. Tra i primi dieci ci sono sette brani di Capo Plaza, guidati da Non fare così, al n.2; è un pezzo del tutto privo di featuring e tutto sad perché yeah, è finita con baby, e ognuno è andato – non lo indovinereste mai – uoh, uoh, per la sua STRADA.
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Non benissimo. Gente, non so se ve ne ho già accennato: mi hanno tolto The dark side of the moon. Mi sento come se il nucleo del pianeta Terra fosse uscito per andare a fare un giro. Con chi posso sfogarmi? Provo a concentrare tutte le mie frustrazioni su chi dovrebbe avere motivo di essere più frustrato di me perché il suo #progetto non è andato benissimo in classifica. Per esempio, Ariana Grande il cui singolo è n.2 in USA, mentre da noi è entrato al n.82 ed è uscito subito. Credo dipenda dal fatto che gli ITALIANI non sanno che la canzone intitolata 34+35 dice un sacco di porcherie. Ariana dice che vuole Frequently Asked Questions fino all’alba (se ho capito bene), Doja Cat dice che vuole che la sua gatta spruzzi e schizzi e allaghi e annaffi ovunque (…spero abbia una lettiera enorme) mentre Megan Thee Stallion dice che la sua gatta è rasata e vorrebbe che qualcuno si comportasse da cane con lei. Alla fine torna a chiudere la questione Ariana, che siccome non ha molta fiducia nella scolarizzazione del suo pubblico spiega lentamente che se non ci siamo arrivati, 34 più 35 fa 69, e che vuol farlo anche lei, ci teneva a chiarirlo. Chissà se a risollevare le sorti delle gatte italiane in classifica sarà un singolo con queste vispe istanze. Per ora, Pezzo di cuore di Emma e Sandrina, dopo il n.2 iniziale è subito uscito dalla top 20 ed è al n.22, dove andremo a finire? (ancora più giù, direi). Non che vada meglio alle illustri Billie Eilish e Rosalia, il cui Lo vas a olvidar debutta con un diversamente prestigioso n.74 in classifica.
Concludendo, il singolo Famoso di Sfera Ebbasta, uscito DOPO l’album Famoso, è uscito anche dalla top 100, dopo sole 5 settimane.
E ne sono dispiaciuto almeno quanto voi.
Grazie per aver letto fin qui. A presto.
Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Marracash e TheWeeknd ai primi posti. Meno importanza agli album. Stranieri al bando, donne in cucina… Ma ci sono anche dati meno incoraggianti.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.