Tag: Biagio Antonacci

Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Arriva Natale e non so cosa regalare agli anni 90 – per gli 80 sono a posto, gli ho preso un maglione.

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

No, non è vero, lui è troppo impegnato a pianificare la propria elezione a sindaco.

Cristina non muore mai. ClassificaGeneration, cap. IX

Cristina non muore mai. ClassificaGeneration, cap. IX

Se consideriamo Mina come parte di un duo con Adriano Celentano, Cristina D’Avena è la prima femmina ad andare al n.1 tra gli album in quest’anno di rivoluzione delle classifiche. E questo succede a fine novembre.
L’anno scorso ci erano riuscite Adele, Sandrina Amoroso, Elisa, Ariana Grande, Britney Spears, Laura Pausini. In generale, negli ultimi anni le donne sono state possenti protagoniste nelle vendite dei cd in Italia (come ovunque). Forse, per quanto si debba tener conto dell’assenza tra le uscite di nomi pesantissimi come quelli succitati (e di Emma Marrone o Fiorella Mannoia) lo streaming non le premia quanto il mercato dei cd.
Però Cristina batte addirittura Biagio Antonacci, uscito la stessa settimana, e questo è un punto che, sulla Grande Lavagna della Vita, possiamo aggiungere al punteggio delle Forze del Bene.
La cosa buffa è che mai un album di Cristina D’Avena era andato al n.1.
Sui possibili motivi per cui questo non sia mai successo nemmeno negli anni dell’apogeo, my man PopTopoi si è diffuso sulla rivista Link in un’inchiesta d’assalto cui ho dato un sommesso contributo ricordando i miei anni di garzone di negozio, durante i quali le cassette di Fivelandia (e non i più costosi cd, inadatti ai bimbi) finivano in un lampo come lupini, cosa che mi induce al sospetto complottista che già allora ci fosse un diverso peso tra supporti.
E anche se sono il primo a ritenerla una spiegazione bizzarra, guardacaso oggi che quei bimbi hanno i soldi per comprare i cd al centro commerciale, hanno mandato Cristina al n.1. Peraltro non credo che lo abbiano comprato per i loro bambini: al parco divertimenti Leolandia, che frequento istericamente (anche) grazie alla prossimità con il paese orobico dei miei avi, Cristina è resident star quasi ogni fine settimana estivo. Canta e si concede con quello stakanovismo che non le ha mai fatto difetto, e i genitori dei bambini assistono del tutto trasognati – mentre i bambini di oggi abbozzano per farli contenti. D’altronde, né Masha né Peppa Pig né Ben 10 né nient’altro di bambinosamente rilevante è stato siglato da lei in anni recenti; è più probabile che conoscano il Valzer del moscerino, visto che lo Zecchino d’Oro ha ancora una presa solidissima sulla Nazione (su YouTube è uno dei tre artisti – per così dire – più visti d’Italia).
In realtà questo n.1 è solo apparentemente fuori tempo massimo: la verità è che Cristina ha anticipato in modo ammirevole le tendenze del pubblico, diventando IRONICA coi Gem Boys (anni prima che i consigliori dei cantanti e dei mobilifici forzassero a nonprendersisulserio anche soggetti di aridità namibiana) o prestandosi senza paura al proprio status di icona gay (peraltro un collega una volta me la descrisse come una spietata mantide, eventualità che la renderebbe ulteriormente interessante).
Il primato in classifica a sua volta è all’insegna della più contemporanea delle esigenze discografiche, il featuring, con un disco di duetti (primo per la Warner, dopo anni di fedeltà a Mediaset) grazie al quale non è più solo in compagnia dei Puffi, di Mirko o Marrabbio, ma anche di J-Ax, Baby K, Michele Bravi e tanti altri sbarazzini protagonisti di quell’anime che è il pop contemporaneo.
Per puro sadismo numerico, vale la pena segnalare che mentre le più ascoltate su Spotify sono le collaborazioni con J-Ax, Loredana Berté, Baby K ed Ermal Meta (ma non quella con Benji & Fede, cui pure è stata ironicamente riservata la sigla di Holly & Benji) le meno ascoltate sono quelle con Giusy Ferreri e La Rua. Pur di strapparvi un sogghigno, includo altresì la lista degli “artisti simili” a Cristina.
Ma ora, a proposito di sadismo, è il momento di ribadire, con un brivido di piacere sottile come uno zampone, che Biagio Antonacci non è entrato in classifica al n.1, mentre Taylor Swift (mai un numero uno da noi) è entrata al n.3. Il Tiziano Ferro rimescolato entra invece al n.4, mentre Riki capo degli Amiki, grande protagonista di questo autunno termicamente inammissibile, scivola dolcemente dal n.1 al n.5. Chiudono la top 10 Coez, la raccolta di Zucchero, Ghali, Ed Sheeran e Caparezza.
Esce subito dalla prima diecina Sam Smith (dal n.4 al n.13), ne esce anche Gianna Nannini e con una sollecitudine di cui non sarà troppo lieta (si ritrova al n.15 a venti giorni dalla pubblicazione) imitata, dopo una settimana di fioca luce, da Ernia e dal duo Facchinetti-Fogli, la cui prossimità con la parola Ernia solleciterebbe negligenti facezie in critici meno accorti di me.
Tra i presunti singoli, è ancora Coez ad impazzare sulle spiagge col suo tormentone La musica non c’è, davanti a Perfect di Ed Sheeran e Giovane fuoriclasse di Capo Plaza & Ava.
E per finire, vi tiro lo schiaffetto morale: il più venduto tra i vinili è sempre Duets – Tutti cantano Cristina. Perché sapete, quel suono caldo, avvolgente – eccetera.
.
(finito?) (e i defunti, e i Pinfloi, e i dischi da più tempo in classifica? Avete ragione, ma dovete darmi il tempo di ridare fiducia a questa nuova classifica degli album) (non sarà facile, sono un uomo che ha sofferto)
RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 Powerhits Estate: lo zombie del Festivalbar.

Il buongiorno dall’amaca del caffé – La guerra per novembre

Il buongiorno dall’amaca del caffé – La guerra per novembre

Se siete un cantante italiano e volete un best-seller, sbrigatevi: c’è un solo mese in cui farlo e non c’è posto per tutti.

LeClassifique 102 – MiticoLiga, MiticoVasco, e la vecchiaia del rock italiano

LeClassifique 102 – MiticoLiga, MiticoVasco, e la vecchiaia del rock italiano

Nella top ten di questa settimana abbiamo in un colpo solo MiticoLiga (n.1), MiticoVasco (n.2), Adriano Celentano (con Mina) (n.3), i Litfiba (n.7). luciano_ligabue

 

Ricordatevela bene questa settimana, perché i quattro nomi fondamentali del rock italiano, insieme contemporaneamente nella top ten degli album più venduti, non ce li avete mai visti e non ce li vedrete mai più.

 

Anche perché quella del rock italiano è una storia che è finita. Come quella del rock in generale, probabilmente.
(ma qui mi fermo, non posso prenderla così larga – posto che anche solo con questa intro, siamo già decollati senza tanti complimenti) Celentano e I_Ribelli_nel_1961
Il rock italiano ha vissuto stagioni diverse, da fenomeno di costume e imitazione (Celentano appunto, e i primi sparuti eroi) (fermo restando che Joan Lui era sempre abbastanza attento a regalare tanghi, mazurke e marcette, che il mondo beat poteva pur sempre crollare da un momento all’altro) a elucubrazione stilistica carenata da doverosa perplessità intellettuale nei confronti del suono amerikano (e quindi mediato nel prog dalla Pfm ogli Area, o da qualcuno dei cantautori, come Edoardo Bennato o Eugenio Finardi).

 

Fino a MiticoVasco.

 

Piaccia o no, negli anni 80, quella cosa là, in ritardo quanto volete e fotocopiata quanto volete da Lou Reed e dai Rolling Stones, l’ha messa sul piatto lui. Quel suono, quella voce per una generazione di sconvolti senza più santi né eroi. vasco Colpa-dAlfredo
Poi lui ha cercato di ritrattare, di autodefinirsi cantautore. Forse perché c’era sempre questo senso di inferiorità. O forse perché parlando con quelli di Repubblica, aveva paura di farli scappare. Ma la stagione matura del rock italiano l’ha aperta lui. Poi, vivaddio, sono venuti gli altri. Tanto che a un certo punto, negli anni 90, il rock dello Stivale, con i Litfiba più sguaiati (ma a volte uno strappp-po è una necessi-ta-ah!) e con MiticoLiga presentatosi per tirare giù dalle pareti gli “odiosi facciotti immortalati in troppi poster” pareva finalmente una roba da prendere sul serio, sia nel mainstream che nell’underground (perché il secondo, mi spiace essere io a dirvelo, non se la passa bene quando non c’è sostanza nel primo). E ci metto dentro pure il boom di Elio & le Storie Tese, forse maggiore rockband italiana di sempre per longevità e successo trasversale (…okay, le vedo le vostre facce. Se non loro, chi?). Nei 90, tanto per dire, a un certo punto sciorinava un’attitudine rock persino Marco Masini in Vaffanculo. Ricordo, curiosamente, un’intervista d’epoca sentita al volo a Deejay, nella quale Pelù e Ghigo commentavano detto brano: “Sì, beh. Ci vuole anche la credibilità, per sostenere certe posizioni”
(…Ah, Pierone. Ti ho perdonato tante cose. Però ecco, questa faccenda della credibilità, chi lo sa, forse è meglio non tirarla in ballo mai, che prima o poi si ritorce contro tutti) pelù voice

 

Sta di fatto che negli anni 2000, dappertutto, senza tante storie come le stelle di Arthur Clarke, il rock si è spento.Troppe pretese, troppi studentelli, troppa Brooklyn, troppe chitarrine e – nemesi! – odiosi facciotti immortalati in troppi blog.
Siamo nel 2016. Quasi 2017. Il rock italiano è vecchio. E non c’è ricambio.
Che vi devo dire. Pazienza.

 

 

L’ultimo sogno però sarebbe il combattimento finale.

 

MiticoVasco contro MiticoLiga. Come Batman contro Superman. Sapete, la versione di Frank Miller. batman superman
Tra i due, MiticoLiga è quello che soffre la sua missione di rockstar. Secondo me non è contentissimo dei dischi che fa. Ma ha capito che i supereroi adulti sono quelli che hanno deciso che da un grande potere deriva una grande responsabilità. Così continua a ripetere le stesse cose da anni – e a volte le mette giù bene, eh, non è tutto un disastro come dicono: ogni tanto gli entrano delle belle strofe. Però sempre di meno. Personalmente sono convinto che non ritenga più il suo pubblico capace di seguirlo se gli chiede di più.
Sono altresì convinto che la sua parte più creativa trovi sfogo nei libri, nei racconti. Non è il Carver italiano, come stralunava il critico del Corriere qualche anno fa, ma qualche sorpresa la sciorina, specie pensando alla prudenza dei dischi.
MiticoVasco, per contro, non ha la prudenza di Superman, non sente il peso della missione: è sconsiderato proprio come il Cavaliere oscuro invecchiato e malconcio di Miller. La sua trasformazione in Kom, l’ho detto fino allo scorbuto, è stata deleteria e greve. E tuttavia, una cosa mi ha colpito nell’ultimo singolo Un mondo migliore. Non è certo quel micidiale corettone da stadio incorporato – è il video. vasco-un-mondo-migliore-nuovo-video-810x342In parte, è il solito video tremendo di Vasco, con la gente fiera e indomita e la ribellione possibile, in una Puglia immensa e wendersiana. Ma ecco, alla fine c’è quel momento in cui lui, fragorosamente vecchio, sorride cantando con gli occhi verso l’obiettivo – Ligabue, quella scintilla di gioia scombinata del vero rocker, di quello che non guarirà mai, l’ha persa da anni. Posto che già a inizio carriera la si vedeva poco, anche quando c’era ancora bumba per noi.

 

Il resto della top ten. Al n.4 entrano i Metallica, al n.5 c’è Babba Pausini, al n.6 Benji&Fede. Dietro a Coldplay e Fiorella Mannoia, entra al n.10 la raccolta di Mario Biondi. Escono dalla prima diecina Giorgia (dopo un mese, n.11), Sting (dopo una sola settimana, n.12), Robbie Williams (uscito tre settimane fa, n.16).

 

Altre dittature. Entrano al n.13 le Little Mix e al n.14 il nobile Bruno Mars. I Justice entrano al n.54, il cofanetto Odorosi di Elio & le Storie Tese al n.99. Segnalo altresì che al n.1 delle compilation c’è da tre settimane – chiedo scusa per essermene avveduto solo ora – il live delle Amiche, avete presente il concertone contro la violenza sulle donne organizzato a settembre da Loredana Berté e Fiorella Mannoia all’Arena di Verona? La domanda è: perché questo live è inserito in classifica tra le compilation? amiche arenaMagari sta pure vendendo più dei Metallica. L’ufficio stampa mi dice che la decisione l’ha presa la Gfk che fa i rilievi, non l’etichetta. The Giornalisti risalgono forte dal n.49 al n.37, addirittura – qualcuno di quelli che nei negozi lo prendono in mano dicendo “Ooh!” “Completaménte!” “Ooh!” deve essersi sbagliato e lo ha comprato al posto di altri dischi che vendono davvero. In ogni caso, per ostilità indispettita, continua l’assenza del The da TheClassifica (in segno di protesta. Io, che non vivo più di un’ora senza The). Tra i dischi più pertinaci, continua il dualismo tra la raccolta dei Modà che raggiunge le 106 settimane ancorché in discesa al n.57, mentre il live di TZN si accoda con 104 settimane, però sale al n. 41. Circostanze che autorizzano a guardare al futuro come a una cassapanca di soddisfazioni.

 

La cerimonia degli addii. Dopo 53 settimane addio a Justin Bieber con Purpose, credo suo miglior risultato in Italia. Dopo 51 settimane, addio al disco di Biagio Antonacci, quello con lui in copertina con quaranta cm di lingua fuori come Miley Cyrus per eccitare le casalinghe italiane, e presumo anche qualche formichiera di passaggio. Fuori subito dalla top 100 Emeli Sandé, dopo una sola settimana in classifica e al n.84 – e non me lo spiego, nel senso che quello che ho sentito era davvero orrendo, e di solito i dischi che io trovo davvero orrendi vengono salutati come capolavori definitivi che cambiano le regole del pop.

 

Miglior vita. In classifica, nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di mannequin challenge. Li guida Leonard Cohen con You want it darker, anche se scende dal n.11 al n.20. Intanto scende piazza Affari e sale Nevermind, dal n.100 al n.85 – semplice coincidenza?

 

Pinfloi. Una new entry al n.22 ed è il vinile del caro vecchio Animals, l’album da mettere su quando gli ospiti non se ne vanno. waters sunThe dark side of the moon sale dal n.38 al 31, The wall dal n.90 al 62 e Wish you were here dal 93 al n.55. Una settimana trionfale, che solo i maligni metteranno in relazione con la pioggia e il tempo lugubre. Ottima tenuta altresì, al n.18, di The early years, il condensato in due cd del megacofanetto da 430 euro – che invece è già stato oscurato dalle nuvole. Ma io confido che a Natale chi ne ha acquistato una copia corra a prenderne un’altra, così, oltre a quella da mettere in mostra sotto i trofei di caccia, avrà quella che ascolterà davvero – per giorni, mesi, anni, mentre fa rotta per il cuore del Sole, il cuore del Sole, il cuore del Sole.
TheClassifica 80. Ultime grida dall’anno scorso

TheClassifica 80. Ultime grida dall’anno scorso

LA TRILOGIA DELLE FESTE
Capitolo IV: Natale 2015 e la sua posizione nei confronti di noi giovani. (contiene: TZN)
Capitolo V: un anno di noi. (contiene: ancora TZN)
Capitolo VI: panettone di informazioni semidivertenti sull’ultima classifica del 2015. (contiene: Pinfloi)

TheClassifica 77 – Generazione LauraPausini

TheClassifica 77 – Generazione LauraPausini

Laura Pausini. E qualcosa che non ha funzionato.

TheClassifica 70. Lorenzo Fragola, timido e schifo. Sì, con la f. Eh.

TheClassifica 70. Lorenzo Fragola, timido e schifo. Sì, con la f. Eh.

Se sentite un caratteristico rumore di ginocchia che strisciano, sono io a produrlo.

Sono qui ginocchioni sui miei ginocchioni per chiedere scusa ai Modà. E non solo! Pure a Biagio Antonacci. Avevo ritenuto che Kekko Silvestre fosse l’autore dei testi più brutti e insulsi della musica italiana, e che Biagio Dolorimestruali fosse l’autore dei più deliberatamente irritanti. Mi sbagliavo. Benvenuto, Lorenzo Fragola. E complimenti per il n.1 in classifica.

Mastro Fragola aveva 19 anni quando ha partecipato a X Factor. Poco più di sei mesi fa. Cominciamo da qui. Ce l’ha, l’X Factor? Boh. Forse sì, forse no. Chi non ce l’ha, del resto?

È vero, tre quarti della sua vittoria sono un tributo del pubblico a Fedez, suo mentore (ha 5 anni più di lui) (5 e mezzo, toh). Ma il pezzino Sheeraniano chitarra e voce (The reason why) con cui il teenager catanese si era presentato al sorgere della sua stella, aveva una sua qualche confettosa personalità. Io non ci sono impazzito. In compenso il successivo pezzo sanremese, con il suo n.8 come massima posizione tra i singoli, mi fa dedurre che nemmeno il suo target sia impazzito per Siamo uguali, firmato da Fedez, giunto decimo al Festival.

Però non fate caso al napalm che sto accumulando per le righe poco sotto: a me come interprete Fragola non dispiace: apprezzo chiunque, nel cantare pezzi altrui – e Fragola lo fa in 5-6 pezzi dell’album – non si scateni in vocalizzi destinati a fare cerume. Nell’EP uscito durante X Factor, si cimentava decorosamente con due pezzi diversissimi, peraltro di cantanti semi-inavvicinabili: Sweet nothing (Florence) e Cosa sono le nuvole (Modugno). 

Però.

(pronti con Wagner?) (è il momento)

Non so quanta responsabilità della imperdonabile sciatteria delle musiche io possa dare a Fedez, discografico di Fragola (eh, sì) e al suo uomo di fiducia, Fausto Cogliati, produttore e autore per lo stesso Fedez, J-Ax e Rocco Hunt. È vero, gli arrangiamenti miserabili e vetero-ramazzottiani delle canzoni sono in gran parte imputabili alla loro palese convinzione che le ragazzine vadano sottoposte a un waterboarding di marmellata. Ma non voglio sottrarre un margine decisionale a Fragola: dopo tutto, fin dal momento in cui è salito sul palco con la X, si è capito che cercava di importare in Italia un format cantautorale anglosassone fragoloso quanto lui: non solo Ed Sheeran, ma anche per esempio il micidiale Tom Odell, che putacaso veh ha scritto il pezzo che apre quest’album, The rest, uno dei tanti brani in lingua inglese di 1995. Che sono i pezzi, detto inter nos, in cui Fragola è più credibile.

Ma l’ecatombe di ogni decenza avviene nei testi. Ipotizzo che questo disco si spetasci di proposito e con indicibile languore su uno dei punti più bassi mai toccati da un cantante italiano, debuttante o meno.

(“E su, dai” “…Dai cosa?” “Sta per compiere 20 anni” “E con ciò? Verlaine a 19 anni aveva già scritto Una stagione all’inferno. John Lydon aveva composto Anarchy in the UK” “E tu?” “Vabbé, che discorso. Fammi andare avanti”)

Non sfugga l’astuzia di intitolare il disco 1995: non è per rispondere a Taylor Swift (1989), è per mettere le mani avanti. Come dire: lo vedete, quanto sono giovanetto? Non potete essere così severi, se ora come il serpente Kaa avviluppo tra le mie pur verdi spire il pubblico teen: nel giro di qualche anno, oplà, scriverete di me che sono cresciuto; poscia, dopo qualche anno ancora sistemerò fianco a fianco nei palazzetti se non negli stadi le bimbette cresciute e le nuove fan universitarie, casomai di sinistra rosé, proprio come hanno fatto altri Lorenzi prima di me. Ma per ora, sedurrò timidamente le prime con i miei testi – dei quali, siete avvisati, state per leggere alcuni passaggi.

Abbiate paura.

Abbiate molta paura. Perché sono di una bruttezza che è quasi una droga, di una bruttezza che è un’ebbrezza. Non attraggono come il proverbiale abisso, che in fondo presuppone profondità, ma non hanno nemmeno il pregio opposto, la superficialità – e ve lo dice un antico aficionado della superficie. Non c’è superficie in questi testi, perché la superficie è invero una dimensione: i testi di 1995 sono meno che monodimensionali, sono zerodimensionali, non consistono; vorrei tanto che fossero quanto meno puri fonemi, espressione di una qualche urgenza inespremibile, ma non è così: sono banalmente frasi immeritevoli di essere ascoltate. Nessuno, nessuno al mondo dovrebbe sentirsi dire quanto segue:

exhibit A – SIAMO UGUALI (testo: Fragola, Fedez)

Forse arriverà domani. Siamo uguali, in fondo. E forse cercherai le mie mani, solo per un giorno.
Il cuore è il tuo bagaglio a mano perché hai tutti i pregi che odio. E quei difetti che io amo

(qui ti riconosco, Fedez: è il tipo di boiata ritwittabile in cui ti stai specializzando)

exhibit B – THE REASON WHY (testo: Fragola)

Sun is up in the sky
and we don’t even know the reason why

(lo so, estrapolato così potrebbe sembrare il primo Neil Young) 
(e infatti in piena convulsione di magnanimità gliela perdono – anche se so benissimo che è una frase composta a caso con il generatore automatico di liriche angliformi)

exhibit C – LA NOSTRA VITA È OGGI (testo: Fragola, Ermal Meta) (autore per Annalisa, Mengoni, Renga, Chiara Galiazzo)

Cuore caldo mani fredde, è una  bugia universale perché è un po’ come bruciare senza riscaldarsi mai.
La nostra vita è oggi, è sabbia fra le mani. È come te, è come me, che non siamo eterni.

(se volete potete fare una pausa. Il peggio non è ancora arrivato. Vi attende qui sotto, per il prevedibile singolo RTL-estivo, ovvero l’orrore sulle spiagge. Si intitola #fuori c’è il sole) (con l’hashtag! CARL! CON L’HASHTAG!!!!) (ma prima, l’angolo del meteo, inevitabile nel pop italiano contemporaneo)

Sezione “Should we talk about the weather”:

Vorrei fermare la neve e il freddo che c’è per perdere tempo ma ritrovare me (Distante)
Ma griderai sul silenzio della pioggia – ed è già tardi e vuoi far piano. (Siamo uguali)
Anche quando il cielo cambia umore, non perderti (La nostra vita è oggi)
Parleremo come dentro al temporale ritrovandoci altre mille volteeee”. (Da sempre)
La mia barca segue il vento e non la rotta – ma se vuoi tu invece puoi seguire me (#fuori c’è il sole)
Il cielo resterà sempre lassù. Muore solo chi non sogna più. E se ti cerco io non cercarmi tu. Perde solo chi non combatte più. (Resta dove sei)

(Okay. Rieccoci. Perché ora, dopo aver chiamato in causa le nuvole e il vento, arriva il mostro) (occhio, che Brutta di Alessandro Canino al confronto è poesia torreggiante)

exhibit D – #FUORI C’E IL SOLE (testo: Fragola) 

Aspettando a lungo che sorgesse il sole
Tra il sapore dei miei baci e del caffè
Noi distesi sopra un letto di parole
Dopo un po’, guardandomi dicesti che
È un’estate da vivere.
Un’estate di noi: i ray-ban, la vodka e l’odore del mare. # fuori c’è il sole. Lo vuoi condividere?
Sulla sabbia a rincorrere un pallone, come se la spiaggia fosse un privè
E le notti passate a fare cazzate, un film dell’orrore e quattro risate
Non sai che fortuna passarle con te
Questo inverno dove andremo non importa
La distanza a volte è solo un cliché

…Porcoddinci, Fragola. Tu sei iscritto AL DAMS, Fragola. Tu hai diritto di voto, Fragola. Io non ti tratterò come un ragazzino, perché nessuno dovrebbe trattare un ventenne come un ragazzino, e nessuno dovrebbe trattare le 15enni come delle sottoalfabetizzate cui infliggere testi squallidi. Lo sono? A maggior ragione tu non farlo. Altrimenti tu e Fedez volete che le teenager siano idiote, più idiote dei loro genitori, più bimbeminkia di quanto possano esserlo le loro madri e i loro padri. Fate quello che volete, prendetevi il n.1 con le cattive. Ma nessuno mette in un angolo la 15enne che è in me, Fragola. Tu, men che meno.

Detto questo, penso che Lorenzo Fragola sia un bravo ragazzo e abbia talento. Fine della prima parte.

Il resto della Classifica: piani alti. Dietro Lorenzo, c’è Lorenzo, con 2015cc (tutte ‘ste date). Poi Il Volo, Madonna, i Negrita (ex numeri uno). Dal n.6 al n.10, TZN, Mengoni, J-Ax, Mark Knopfler
(per la terza settimana di fila in top ten) (dico sul serio)
e infine Nek. Che en passant, firma col suo team un pezzo sul disco di Fragola.
Escono dalla top ten i Dear Jack – già che ci sono chiedo scusa anche a loro. Non che mi ricordi di averne parlato VERAMENTE male. Certamente mai quanto dei Modà o di Antonacci, miei parametri supremi di pochezza musicale.

Entrate pure. N.18 Nightwish, n.19 Prodigy (…come entrano sempre bassi, i tanto attesi grandi ritorni degli idoli dei 90es, vero?) Musica Nuda entrano al n.34, Zibba al n.40. Il live dei Van Halen al n.59, Steve Hackett al 67, Steven Wilson 85.

Pinfloi. The endless river arresta la caduta al n.33, The dark side of the moon risale al n.72. Sarebbe una buona settimana, se The wall non fosse fuori dalla top 100. È vero che mangiare l’uovo di Pasqua ascoltando The thin ice stride un po’, però col brutto tempo di Pasquetta, quale apoteosi più acconcia che guidare fuoriporta con Confortably numb nello stereo e il tergicristallo che vanamente combatte le lacrime del cosmo inconsolabile?

Miglior vita. Solo otto dischi su cento appartengono a cari estinti – gli album di Pino Daniele anche stavolta sono cinque, gli altri tre sono di Amy Winehouse, Queen, e i Nirvana. Mii, che figo Kurtcobèin. Cioè Kurtcobèin si è sparato, capito. Troppo un capo Kurtcobèin. Mica come i cantanti di oggi, oh.

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

Biagio Antonacci. Non è colpa mia. E’ lui che è al numero uno.

TheClassifica 39. Sulle fortune del maschio ubersexual

TheClassifica 39. Sulle fortune del maschio ubersexual

Comic Sans non ha mai fatto male a nessuno. Maledetti fontofobi, chi siete voi per giudicare. Quanto disprezzo, quanto rancore, quanta ansia di affermare le mille verità definitive che puntellano i nostri giorni. Per esempio: Biagio Antonacci. Pensate di possedere qualche verità su Biagio Antonacci?