Tag: Baustelle

Cioè, ve la ricordate la trap? – TheClassifica: episodio 18/2021

Cioè, ve la ricordate la trap? – TheClassifica: episodio 18/2021

Addio a un genere che era in decomposizione anche da vivo. Ma quanto lo amavano i media.

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Ramazzotti spodesta Salmo dal n.1, ma lo sa anche lui, che la pacchia è finita. E cavalca tranquillo nella prateria.

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

«Io non capisco là fuori
Io non capisco l’industria
Io non capisco il banchiere
Io non capisco se il disco è come tu lo volevi
Io non capisco ci credi?
Io non capisco mi segui?
Io non capisco ti vedi?»
(Cosa avevi capito?, FF)

A quanto pare, sono stato chiuso un mese.
Chiuso in me stesso! Chiuso nella mia gabbia adorata, chiuso come una testuggine testona, per crescere, per capire come darvi di più, come compiacervi – giacché l’ultima volta mi avete messo solo 19 like, branco di farabutti versipelle. Oddio, non che mi cambi molto, 19 o 91, tanto l’Amministratore Delegato di aMargine sono io e sono un amministratore illuminato. Davvero. A costo di puntarmi in faccia i fari. Non mi pago certo in base ai like (essendo un po’ il mio fiore all’occhiello), laonde mi sono concesso un mese di pausa. Poi mi sono invitato a pranzo e mi sono detto: “Può anche darsi che il pubblico in questo momento non senta necessità delle tue vibranti analisi”. E mi sono risposto, piccato: “Ma se è così, cosa vogliono? Che indichi il nuovo su cui precipitarsi per poter accusare gli altri di essere vecchi? Che scriva titoli gratuitamente volgari come il Miserocefalo? Che scriva pezzi più corti perché non hanno tempo, devono andare a fare le battute e i meme? Che scavi loculi nelle nicchie? Che mi metta a sarabandare di supporti, di tecnologia? Potrei farlo, a me interessa anche”.

Ma chi lo sa in fondo cosa è interessante oggi, no? Siamo così tanti, a scrivere, e siamo così tanti a commentare (…non ho detto a leggere) e appena metti fuori la testa vieni assalito da tutti questi scriventi, tanti illeggibili, tanti imperdibili. Ah, che epoca mirabolante, voi vorreste forse viverne un’altra? Vi dirò, io per nulla al mondo. Voglio vedere questa come va a finire. Avete letto per caso una delle tante interviste a Virginia Vallejo, la giornalista amante di Pablo Escobar? Lui era un assassino criminale che dovrebbe stare in galera pure da morto, però la riempiva di gioielli e vestiti firmati, però la stuprava e menava, però si sono incontrati duecentoventi volte (però, che memoria), però «Se non lo avessi incontrato oggi sarei una di quelle vecchie giornaliste che girano per Miami e sono acide con le giovani». E Marta Serafini del Corriere le chiede come abbia potuto farsi sopraffare e umiliare così a lungo. Lei risponde che voleva «vedere come sarebbe andata a finire questa storia».
Capite, è l’elevazione della barzelletta di Pasquale a stile di vita.
(gosh, scusate lo spoiler se non sapevate la Barzelletta di Pasquale)
Ma non siete così anche voi? Non siete curiosi di sapere come va a finire?
Per fare un esempio, i dischi che si vendono OGGI. Quest’anno, la FIMI non ha comunicato nulla sul volume di affari della discografia italiana. Lo aveva sempre fatto. Anche solo per dire “Ehilà gente, c’è più streaming, c’è meno streaming, più cd, meno cd, più acqua, meno acqua”. Che non abbiano finito di contare? Forse tutto dipende da una persona che mentre noi siamo qui, sta contando gli streaming a mano, a uno a uno, di casa in casa.
Così io cucino coi dati che ho. Che mi dicono che nel 2018 nessuno ha tenuto il n.1 più di una settimana eccetto Sfera Ebbasta. Abbiamo avuto, su 13 settimane, 10 album diversi in testa (è l’anno più instabile del decennio) e parlo anche di pesci grossi: Laura Pausini, Benji & Fede, Ermal Meta. E adesso Mina, che peraltro non andava al n.1 da undici anni.
Tutti regni durati sette giorni.
Cosa vorrà dire?
(ah già, dovrei dirvelo io)

Intanto, che ci sono state più uscite importanti, perché è meno importante uscire a ridosso di Natale, e più proficuo uscire nei primi mesi dell’anno a ridosso dei tour. E vedrete quando anche da noi lanceranno il bundle biglietto+cd che negli Usa ha riportato ai primi posti gli album del 2016 di Bon Jovi e Metallica.
Poi, ho la minuta sensazione che alla fine, nell’ennesimo riparametramento cd-streaming, il secondo non sia divenuto così preponderante come pensavamo. Abbiamo avuto tanti rapper al n.1, ma i rapper e ora i trapper sono anni che vendono anche in Italia un bel po’ di cd (“formato fisico”, come dicono quelli di cui potete fidarvi).
Prendiamo la classifica di questa settimana. Mina n.1, seguita da Laura Pausini con tutto il suo corpo diplomatico. Al n.3 entra Vegas Jones, un altro virgulto di Cinisello Balsamo (che evidentemente sta mettendo a frutto la sua modernissima Biblioteca Pertini). Dal 23 al 29 marzo il suonatore Jones ha presenziato in 14 megastore diversi, per esempio il pomeriggio del 25 era sia alla Feltrinelli di Genova che in quella di Torino.
(non contemporaneamente. La prima alle 14, la seconda alle 18)
Al n.4 debutta L’amore e la violenza vol. 2 dei Baustelle, che si sono fatti Genova-Torino il giorno prima di Jones, e la combo Bologna-Firenze il giorno dopo.
Al n.5 entra invece Mezzosangue, che è il primo di quelli che non hanno fatto firmacopie, e aggiungiamo pure che non ha una major dietro – quindi per quanto io sia abbastanza sicuro che i suoi cd li stia vendendo, non credo di sbilanciarmi troppo se dico che di tutta la top 10 è quello che conta di più sulla performance con lo streaming.

Cosa voglio dire con questo? Niente di particolare! In realtà, era solo per confondervi con un po’ di informazioni per glissare sul disco di Mina. Ritengo sia la prima volta che non ascolto un disco che va al n.1 in Italia. Bene, lo so che non è professionale
(ma come mi ricorda il direttore di aMargine sto scrivendo agratis, cosa che non è professionale nemmeno lei)
ma non mi interessa proprio il 74mo album della Signora, forse il 50mo che vede alla direzione artistica Massimiliano Pani, uno che non faccio per dire, ma da quando aveva 16 anni scrive canzoni per Mina, più bigliettodavisita di così. 
(non sapevo invece che Pani fosse così ricercato, oltre che da Mina, da Rai e Mediaset per le musiche delle fiction) (sostanzialmente fa musiche per Mina e per le telenovele italiane) (…vedete già, lì dietro quel muro, il collegamento simbolico in agguato, vero?) (no, meglio fare un passo indietro)
Mi scuso anche coi suoi autori, so che è per questa presunzione che perdo le elezioni, ma c’è troppa roba da ascoltare per sentire ancora un’interprete che conosco – diciamo così – un po’ bene,  e della quale sono pure riuscito, per motivi anagrafici, a vedere gli ultimissimi anni di immagine pubblica (correndo poi a rivedere gli anni precedenti nelle teche Rai, e a leggere le folgoranti interviste raccolte in Mina Talk di Ferdinando Fratarcangeli). L’album Maeba ha preso buone recensioni, e io mi fido. Poi, metteteci che Pani è andato da Fazio, che a ‘sto giro un sacco di critici sono stati invitati a Lugano nel caveau della Signora; che è sbarcata su Twitter, che è testimonial vocale TIM e non mi meraviglierei che su TIMMusic andasse fortissimo. Quindi insomma, la peraltro schiva Laura Pausini si sarà fatta una ragione dell’aver ceduto il trono alla Storia della Canzone Italiana.
(LOL, sono sicuro di no invece, me la immagino blu dal fastidio)

Resto della top 10. Scende al n.6 Tedua, ex n.2 ma anche n.1, scende al n.7 l’altro Cinisellese (o Cinese, da Ciny) Sfera Ebbasta, album più longevo tra i primi dieci con tutto che è uscito solo a gennaio, per ribadire la vorticosità di cui vi dicevo prima. Scendono al n.8 Benji & Fede, che forse avevano fatto meglio nel 2016 (sta a vedere che ormai bastano due anni per il ricambio generazionale). Al n.9 Ultimo, al n.10 Ermal Meta.
Toh, tutti italiani.
Ah no, giusto: Mina è cittadina svizzera.

Altri argomenti di conversazione. Nel gennaio 2017 il vol.1 di L’amore e la violenza dei Baustelle aveva debuttato al n.2. Ed Sheeran è uscito dalla top 10. Così come Max Nek & Renga, e Oi Vita di Jovanotti e il n.1 Usa, XXXTentacion (n.15). Entra al n.32 Boarding house reach di Jack White. Un po’ meglio dei Led Zeppelin (How the west was won, n.39, uscito nel 2003. Pensavo prima) e di Edoardo Bennato (Burattino senza fili, uscito nel 1977. Pensavo dopo). Dopo due settimane è già uscito di classifica American utopia di David Byrne. Ah, se solo lo avesse chiamato My life in the bush of the ghosts vol.2. La nonna della classifica è sempre The best di TZN Ferro, n.51, uscito 174 settimane fa; lo segue a rispettosa distanza Hellvisback di Salmo, con 112 settimane in top 100, attualmente n.59. Non è più tra noi invece A head full of dreams dei Colpdlay, usciti dopo 116 settimane. E a proposito di gente che non è più tra noi:

Miglior vita. Soltanto sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Selvaggia Lucarelli. Li guida Giorgio Gaber, il cui Le donne di ora è entrato al n.16. Però ho come la sensazione che i cari estinti in classifica siano meno vivaci di un tempo. Anzi, se devo dirla tutta mi sa che il 2016 oltre a un centinaio di rockstar ha ucciso pure questo comparto. Ma non ha certo ucciso i

Pinfloi. The dark side of the moon beccheggia al n.34, tra Francesca Michielin e Dua Lipa. The wall scende dal n.47 al n.54, perdendo l’occasione di superare Lo Stato Sociale (n.50). Ma la buona notizia è che Wish you were here scende al n.83 – ci dev’essere disaffezione in giro, persino Hauauìsc, il giovane che abita sopra di me, l’altro giorno NON stava suonando o sentendo Wish you were here: ha preso consapevolezza della palpitante contemporaneità, lo deduco dal fatto che ho riconosciuto ciò che stava sentendo, era l’ultimo di David Gilmour.

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

Come suonano “Uomo adulto” e “rapper”, nella stessa frase?

TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle

TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle

TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle

TheClassifica 72 – Ramazzotti. The opposite of Jovanotti

TheClassifica 72 – Ramazzotti. The opposite of Jovanotti

Perfetto di Eros Ramazzotti è al n.1 in una classifica degli album che vede italiani fino al n.18.

A me Ramazzotti è blandamente simpatico. Ci sono due o tre sue canzoni che io trovo semplicemente superiori – non sono recentissime, devo dire. Invero non posso dire di conoscerlo, ci ho giusto chiacchierato una volta, per un’intervista che poi non fu mai pubblicata (LOL), poi ho presenziato a un paio di sue conferenze stampa. Penso che sia esattamente quello che sembra. Non è un mostro di comunicativa, non ha insospettabili profondità, una sensibilità tormentata. Per me Eros Ramazzotti, riguardo a ciò che fa, la pensa come i piloti di Formula Uno, o come i pugili, ovvero: se voi volete vederci uno spettacolo, padronissimi – ma loro non lo fanno per divertimento. Lo fanno perché sanno a quale gioco possono vincere. La loro determinazione schiaccerà sempre la nostra.

Non ho trovato molte recensioni o articoli su Perfetto di Eros Ramazzotti, probabilmente destinato a vendere parecchio all’estero come gli altri suoi album.

Eppure mai, MAI aveva pubblicato un disco altrettanto d’auteur, così griffato nelle firme dei brani, come vedremo (tra un attimo) (non andate via!).
Eppure c’erano giornalisti in quantità Jovanottiana, alla presentazione del disco, a Milano (tantissimi stranieri, anche). Era in un’ottima location per i selfie. Un livetweeting di prestigio.

Però c’è il fatto che Ramazzotti è l’altra faccia di Jovanotti.

(…nessuno ha mai fatto troppo caso al fatto che i due nomi si somiglino così tanto) 

Nessun giornalista darebbe un gomito per essere suo amico. A lui, nessuno supplica soltanto un retweet – e lui sarà salvato. In compenso nessuno lo attacca direttamente. Anzi, hanno un tantinello paura di lui. Lo si disprezza in segreto, ma non lo si discute mai. Si evita non dico di affrontare, ma anche solo di sfiorare ciò che fa, con un astuto alibi: “A che servirebbe?”
Recensirlo? In fondo, perché disturbarsi: i suoi dischi, da una ventina d’anni, non contengono nulla che possa illuminare intellettualmente una conversazione. Non è in perenne cambiamento come l’altro, quello col nome che gli somiglia: è in perenne perfezionamento di un’idea pop sempre uguale. Non rischia niente? Se ne può discutere.

Ramazzotti, da che faccio questo lavoro, guarda i giornalisti musicali con un sorriso di divertita superiorità. Non penso che abbia questo atteggiamento con nessun’altra categoria, ce l’ha solo coi giornalisti. Ci guarda come si guardano i gattini. Pensa che siamo adorabilmente buffi. Lui vende milioni di dischi in tutto il mondo da trent’anni, e noi pensiamo di sapere come funziona la musica meglio di lui.
Perché molti di noi hanno questa strana convinzione (o illusione) che la musica vada “avanti” – salvo revival e citazionismi continuativi e incessanti – in quanto ARTE.

E sapete perché deve andare avanti, cambiare? “Per rispecchiare i tempi che cambiano”.

Ora, io sono convinto di una cosa: chi vende i dischi, qui ed ora, rispecchia i tempi che cambiano. Non vagabonderei da anni ramingo attorno alle classifiche di vendita/streaming se non ne fossi stolidamente persuaso. La sua musica può farvi schifo, ma quando uno vende milioni di dischi nel mondo, qualcosa sta ben rispecchiando. La sua musica vi fa accapponare i denti? Amen. Lui (a differenza di un Renato Zero, che si crede realmente un artista tutto fremente) non ha niente da obiettare. Quello che Èrose non vi concederà mai, però, è un senso di superiorità morale. Perché a puro rigor di logica, proiettare la propria remota purezza in qualche artista depresso e suicida o in qualche band orgogliosamente sgangherata e perdente, non dovrebbe dare una superiorità morale su chi ascolta Ramazzotti.

Cionondimeno, io credo che con Perfetto, Ramazzotti abbia messo in piedi un misconosciuto capolavoro di perfidia. Ha preso a scrivergli i testi Francesco Bianconi (Baustelle), Federico Zampaglione (Tiromancino), Pippo Rinaldi (Kaballà), Luigi De Crescenzo (Pacifico) e addirittura Giulio Rapetti (Mogol).
Ha oggettivamente ingaggiato mezza serie A.

Non ero alla presentazione di Perfetto, ma alcune foto prontamente livetwittate apparse in timeline durante l’evento mi hanno paffutamente colpito. C’era questa foto, in particolare, con Bianconi e Zampaglione che parevano lì, a cuccia, a fianco del padrone.
Ho cercato dichiarazioni di Bianconi

(quelle di Zampaglione non mi interessano minimamente, per quanto ancor oggi qualcuno sostenga che ha avuto una fase rilevante)

ma non ne ho trovate. In compenso ho ascoltato le canzoni e ho letto i testi. Ho la sensazione di esser stato uno dei pochi.

Ebbene, le canzoni sono per l’ennesima volta la summa della ramazzotteria: fatta eccezione per il tremendo country iniziale (forse da esportazione) di Alla fine del mondo, ogni pezzo è prevedibile come una patata Pringles. Qualità immensamente apprezzata 1) dai fan di Eros 2) dai fan delle patate Pringles. Che a volte eventualmente coincidono (ma non necessariamente, certo). I suoni sono rarissimamente in odore di pop contemporaneo, non c’è quasi nulla che suoni apertamente elettronico. Soprattutto chitarre. Arrangiamenti apertamente imparentati con quelli di Più bella cosa.

Quanto ai testi, sono atroci.

Salto quelli di Zampaglione perché sono del tutto ebeti – pertanto mi sento di poter dire che sta migliorando. Salto quello di Mogol, perché da decenni non mi aspetto più nulla da lui, penso che non sia nemmeno giusto – però già il fatto di essersi rivolto a lui, fa emergere il lato Ozymandias di Ramazzotti, il piano diabolico. Che culmina nell’arruolamento di Bianconi.

Ho provato anche ad ascoltare i pezzi da lui firmati immaginandoli declamati da lui, con la voce bassa di chi ragguaglia su uno sterminio. “Vedi amico caro, il grano d’estate è d’oro, l’uva maturerà, e a settembre si vendemmierà”.
…E ora voi potreste pensare: “Adesso però ci infila Manzoniquellovero, il capitalismo che ha i giorni contati – o perlomeno, forme di yè-yè”. No, amici. La chiude con “C’è un amore per ogni stagione, l’importante è viverlo perché il tempo non sente ragione, e passando lo ruberà”.

(“Ne volete ancora?” “Sìiiii!!!” “Ok. Ecco a voi Vivi e vai“) 

“Tutto scorre, tutto è come la musica; è come il tempo, non si ferma mai. Vivi la vita, vivi e vai, figlio del futuro che presto arriverà: dimmi cosa vedi, dimmi cosa sarà. Figlio di domani io ti aspetto perché porterai nascendo un mondo nuovo per me. E giorno dopo giorno, il cambiamento fino a che non avrò capito questa vita cos’è”.

(“Ne volete ancora?” “NO!” “Ah, mi spiace. Questa è Buon Natale – se vuoi“)

“Dimmi perché è Natale ma pace non c’è. Buon Natale, ma il senso qual è? Due parole da dire perché è normale. Crescerà un enorme albero quando finirà questa follia un Natale verrà e per sempre ci cambierà… ci cambierà… ci cambierà”.

(“Ne volete ancora?” “Sì!” “Non dite sciocchezze. Ora basta” “Whew”)

Siccome Francesco Bianconi è stato uno degli ultimi eroi del (si può dire?) rock alternativo italiano, vale la pena fare alcune ipotesi sulla banalità tracotante dei sei pezzi da lui firmati in Perfetto:

1) autoumiliazione compiaciuta e probabilmente polemica
2) ricerca di danaro grasso con cui farsi la villa come Zampaglione
3) boomerang, ovvero collaborazione partita con l’intento di fare l’album intellettuale di Eros (“Me Tarzan, tu Strehler”), ma poi inabissatasi di fronte alle esigenze globali o alla aperta perplessità del committente di fronte alle gnagnere sui mistici dell’occidente
4) impossibilità, per l’intellettuale contemporaneo, di confrontarsi realmente con quel pop che pure dice di venerare, e ansia di abbassarsi rasoterra per tema di non essere capito da un pubblico che presume rozzo e informe e al di là di ogni possibile redenzione (la Mossa Littizzetto) 
5) abiura totale, sincera di ogni pretesa “alta” e riconoscimento della superiorità del Ramazzottimismo – e di Maria De Filippi.

La mia preferita è quest’ultima. Mi ricorda il finale di Fantozzi, quando il megadirettore galattico perdona il ragioniere che ha tirato il sasso dalla finestra, e lo gratifica facendolo nuotare nell’acquario. Ci vedo tutta la sottile, determinata perfidia di Ramazzotti, dedicata a tutti quelli che stanno aspettando.

Prima di concludere, vi sottopongo l’unico testo firmato da Pacifico, Tra vent’anni; non uno dei suoi migliori, ma gli basta appena un accenno di sforzo – ecco, anche se non lo trovate granché, magari capite meglio cosa intendo dire: che Eròsse, lo spazio per qualcosa di più denso lo concedeva pure, volendo:

“Ti vedo tra vent’anni. Tu non ti accorgi di me, ma passi davanti. Ti vedo tra vent’anni, che ascolti musica nuova. Che muove, che toglie dal mondo. Ti vedo tra vent’anni. Verrà una notte d’estate, preziosa e perfetta. E avrai vent’anni”.

Resto della classifica, brevemente che sono stato lungo. Al n.2 c’è Il Volo. Al n.3 il live di MiticoLiga. Seguono Jovanotti, Mario Biondi, J-Ax, Mengoni, Lorenzo Fragola, Tiziano Ferro, Venditti. Poi altri sette italiani fino a Eric Clapton, primo straniero, al n.18. Diciassette italiani nei primi diciassette. Rimarchevole. Mi chiedo in quale altro Paese succeda. Forse in Corea del Sud. Però devo dire che Snoop Dogg al n.31 mi stupisce quasi altrettanto.

Pinfloi. L’insulso The endless river staziona al n.37, secondo me a causa dei numerosi derelitti che lo acquistano in vinile (immagino che questo esprima educatamente quello che penso di quanti sbavano per il vinile); pare ne sia stato stampato un numero di copie inusualmente alto apposta per tentarli di continuo. Lieve oscillazione verso l’alto, al n.72, di The dark side of the moon. Non pervenuto The wall – perché in fin dei conti là fuori è una vera primavera. Climaticamente, dico.

Miglior vita. In top 100 solo otto album di artisti che ci hanno lasciati. Solo uno tra questi è di Pino Daniele. Avete già DIMENTICATO.

TheClassifica n.2. Emma Brown e le larghe intese

TheClassifica n.2. Emma Brown e le larghe intese

Emma. Terza settimana al n.1 della classifica degli album. Disco d’oro. Maledizione. Proprio i serpenti, dovevo trovarci. E niente, tocca parlare di Emma, credo sia la prima volta. Vediamo. – Io continuo a pensare che finora Emma Marrone non abbia dato gnente, ma gnente alla 

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

Lo so, questa rubrica è tipo il protagonista di Q di Luther Blissett. Continua a riapparire in posti diversi, in nome di ideali che capisce solo lei. Ad esempio, questo amargine… Cosa significa? Chi c’è dietro? Finirà anche con lui? Che poi, in realtà con