Tag: Baby K

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Un discorso politicamente sconsolato attorno a canzoni brutte, streaming e radio.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Pre-visto. Non so quali rapper italiani abbiano pensato “Mmmh!” alla notizia che Kanye West (forse) si candiderà alla presidenza degli USA. So che da noi J-Ax avrebbe delle possibilità. Escludo che Fibra o Marra possano essere vagamente interessati. Fino a ieri avrei pensato casomai che uno che avrebbe potuto farci un pensiero potesse essere Gué Pequeno, ovviamente dopo essersi informato sulla paga. Non posso più pensarlo dopo Mr. Fini, l’album con il quale è tornato al

Numero uno. Mi aspettavo che zio Gué facesse un album totalmente zarrogante, con le allusioni iper-pop smaccate come aveva fatto riprendendo Oro di Mango o El Trago dei 2 In A Room. Mi aspettavo di vederlo mettersi a capo di una parata twerkante, pronto ancora una volta a calpestare compiaciuto l’idea stessa di credibilità, sfidando chiunque a dire che non può farlo. Invece, è stato quasi uno choc: in Mr.Fini non c’è traccia dell’ineffabile Hugh Guèfner. È un disco di una tristezza inaspettata, anche quando snocciola quelle rime smargiasse che ha insegnato a due generazioni di rapper italiani (“Il mio stato su WhatsApp, fratello, è sempre: Sono in banca” “Io sono la cultura, pura, cruda, cien por ciento”; “Il mio rap è troppo grande, fra’, in Italia è solo un bimbo”, “Vi abbasso l’autostima, perché le fighe di voi rapper le ho schiacciate io prima”. “Sputo su una generazione in posa: conosco i veri Tony, conosco i veri Sosa”).

I primi tra i 17 pezzi (non pochi) dell’album ribadiscono a più riprese che Cosimo Fini alias Gué Pequeno ha gli amici loschi che stanno o dovrebbero stare in galera per il bene di tutti. E malgrado qualche rima divertente e il flow sempre ad alto livello, istintivamente viene da skippare in cerca di canzoni farabutte e irresistibili alla Milionario, un po’ di fanfara per far due ghignate. Ma non ci sono. Andando avanti è sempre più evidente che il gangsta-movie non è di quelli allegri, è più tipo lo straziante Blow di Ted Demme, fratello del più noto Jonathan – morto giovane, molto probabilmente a causa della cocaina. Voi capite che non è facile sentire Gué Pequeno (l’autoproclamato Gué Pecunia) che inizia a pensare malinconico ai ciliegi a Saigon, che confessa “Penso alla mia carriera assurda, più che decennale: è inversamente proporzionale al disastro della vita personale”, o “Questo successo è una persecuzione: è solo l’intro di un’introspezione”. Per poi, nel pezzo in cui chiama per il featuring Sfera Ebbasta (non proprio il Luigi Tenco del rap), sprofondare l’ascoltatore in pieno IanCurtis, con: “La morte mi ossessiona. E che il mio corpo muoia, e che l’anima viva lo sai, non mi consola. Pensavo di essere meglio (…) Non sconfiggerò i miei demoni. Quest’asfalto e questi errori non mi hanno insegnato niente. I flashback mi hanno flashato: il passato torna sempre”.

I miei consiglieri che hanno in mano il polso del pubblico rappuso mi dicono che l’album non ha esaltato gli ascoltatori medi della musica verbosa che tanto piace ai giovanetti. Qualcuno ha anche fatto il confronto con Persona del suo amico Marracash, che Nella Mia Umile Opinione è tutt’altra roba. Personalmente temo che sia un disco molto vero e, come detto, abbastanza dolente. Non mi meraviglio che ciò abbia contrariato qualche fan. Non so se la prossima settimana Mr. Fini sarà ancora al n.1 tra i presunti album. Ma anche se mi metto tra gli scemi che avrebbero apprezzato il Gué più fagiano e sin verguenza, devo dire che apprezzo il coraggio di fare un disco completamente diverso da quello che ci si aspettava da lui. Certo, poi questo tipo di complimento ricorda quella scena di Jerry Maguire in cui quelli che applaudono e gridano “Bravo!”, si bisbigliano tra loro “Lol, si è scavato la fossa”. Ma non credo sia così, penso che senza troppi problemi lo zio Gué tornerà a fare i dischi con le hit – ora si è semplicemente concesso il disco che aveva voglia di fare. E conosco un bel po’ di artisti straordinari che se ne guèrdano benone.

Resto della top ten. Di rappuso in rappuso: i due che hanno preceduto Gué al n.1 della classifica dei presunti album scalano di una sedia come in pizzeria: Ernia si accomoda al n.2, Tedua al n.3, e seduti al tavolo, sulle prime cinque sedie ci sono solamente rapper italiani maschi. Dopo Ghali (n.4) e Marracash (n.5) entra al n.6 Frah Quintale, che rapper non è più, in fondo ce n’è già troppi. Escono subito e con violenza dai piani alti Bob Dylan (dal n.4 al 24) e Neil Young (dal n.10 al 65), ma con il live Spirits in the forest entrano al n.7 i loro coetanei Depeche Mode (…per chi ha meno di 25 anni, da 26 a 96 siamo tutti coetanei). Chiudono la prima diecina Random, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie. Ma so che scalpitate per la classifica dei Sedicenti Singoli, che a luglio e agosto ribattezziamo

Classifica degli Azzeccatissimi Tormentoni Estivi. È l’ora segnata dal destino: la fresca e disimpegnata Karaoke permette a Sandrina Amoroso e Boomdabash, i RE MIDA dell’Estate, di riportare al n.1 Lu Salentu, uè, uè, perepepé, spodestando Mediterranea di Irama che comunque è lì che ringhia al n.2; mantiene il n.3 M’Manc, le lacreme napuletane supergiovani di Geolier, Shablo & Shferebbàst. Entra al n.4 la fresca e disimpegnata Non mi basta più di Baby K featuring Chiara Ferragni. Non so se siano più QUEEN loro oppure siano più QUEEN Giusy Lamborghini ed Elettra Ferrari, ma sospetto che queste ultime siano più QUEEN CIOÈ DEFINITIVE; malgrado ciò, la fresca e disimpegnata La Isla antra solo al n.76 – però per qualche motivo a me ignoto è uscita di lunedì invece che venerdì, quindi calcoliamo perlomeno un n.66. Che al momento è la posizione occupata da Balla per me di Tiziano Ferro & Jovanotti. Ah, spiace! Tanto. La cringissima eppure fresca e disimpegnata Ciclone di Ketra & Elodie feat. Mariah, Gipsy Kings e Qualcuno Che Non Mi Ricordo scende dal n.17 al 32, ma non per questo siete autorizzati a sperare in un mondo migliore. La fresca e disimpegnata Una vita da bomber di Bobo Vieri, Nicola Ventola (zio cantante) e Lele Adani (mondo bastardo) entra al n.93. Il mio timore è che là fuori, le radio e YouTube e i bar delle spiagge e gli animatori dei villaggi faranno del loro meglio per rovinare queste nostre iniziali illusioni.

Altri argomenti di conversazione. Tornando agli album, Mi ero perso il cuore di Cristiano Godano è entrato al n.56.

(…onestamente, non so quanto vorrei essere parte di una conversazione di questo tipo, però ho fiducia in quasi tutti voi. So che basta darvi un cappello, e potete tirarne fuori una coniglietta di Playboy. Ed è il motivo per cui vi frequento)

Ok, ve ne do un altro. Gli album di Ultimo hanno iniziato a scendere, in questo momento solo Colpa delle favole è in top 30 al n.26.

(questo va meglio?)

Lungodegenti. Il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 174 settimane fa, tiene a bada il pelotòn degli inseguitori, il cui leader è Rockstar di Sfera Ebbasta da 128 settimane, seguito dalla squadra di Ultimo con Peter Pan (125) e Pianeti (122), poi da 20 di Capo Plaza (115 settimane di fila) e Potere di Luché (uscito 105 settimane fa). Poi, ovviamente fanno gara a sé i

Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 191 settimane consecutive, però scende dal n.55 al 69 mentre The wall scende dal 67 all’84. Non è stata una buona settimana, né per l’alienazione né per la paranoia. Lo so che non lo avreste mai detto. Pure, il Pinkfloydometro è lì a testimoniarlo: c’è serenità in giro, diffusa da qualche incosciente. Proteggetevi.

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

“Summer, summer, summer / It’s like a merry go round”

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Visto che le hit estive l’anno scorso hanno dominato le charts annuali dei singoli

(nel senso che le canzoncine balneari hanno messo in riga le canzoncine di TUTTE le altre stagioni) (5 tra i 10 brani più ascoltati in tutto l’anno) (per farvi capire molto rapidamente come siamo messi)

e visto che la solerte discografia ha risposto con un assalto di azzeccatissimi tormentoni, mi pare appropriato, per la mia missione di vaniloquente interprete delle classifiche, dedicare un’analisina di fine luglio alle canzoni piene di freschezza che ci stanno accompagnando nell’estate 2019. Sia chiaro, non intendo sostituirmi a Power Hits Estate, meritoria iniziativa di RTL 102,5.

Questo che esibisco è proprio un titolo buffo, mi spiace di averci fatto dell’IroniaDelWeb e mi scuso con il collega, sempre che sia lui il responsabile (certo, la foto di Jovanotti come pretendente al trono degli irresistibili tormentoni è un po’ forzata, forse la redazione gli doveva un favore) (leggi: al suo ufficio stampa). Però mi offre l’occasione di ragguagliarvi sulla situazione del comparto.

Il momento è delicato: malgrado sul mercato sia stata immensa una quantità di prodotti senza precedenti, superiore persino a quella degli anni 60,

(o forse proprio per questo)

al momento le eccellenze italiane soccombono di fronte al prodotto internazionale. Al n.1 c’è Señorita di Shawn Mendes & Camila Cabello, due EXTRACOMUNITARI. La loro canzone primeggia pur essendo fabbricata in fin dei conti con lo stesso procedimento delle nostre hit estive (il titolo latino, l’accoppiata piaciona, l’indispensabile namedropping di un cocktail – il Tequila sunrise). E anche a causa della perfida MacheteMixtape4 che ha scompaginato la classifica. Così, malgrado l’uso di ritmi latini rigorosamente ITALIANI, il bilancio non è così trionfale: questa è la situazione attuale dei brani ITALIANI deliberatamente composti per rendere caliente la nostra estate #tuttadavivere.

SONO IN TOP 10. EUREKA:

Dove e quando, di Benji & Fede (n.2)

Jambo, de LaGiusy, Takagi & Ketra. Al quarto posto. Non sul podio. Doh!

Una volta ancora, di Fred De Palma & Ana Mena (n.5)

Ostia Lido, di J-Ax (n.6)

Mambo Salentino, di Boomdabash feat. Alessandra Amoroso (n.7)

Calipso, di Charlie Charles e le sue celebrities (n.8)

Playa, di BabyK (n.10)

(…whew. Quest’anno l’hai presa per i capelli, eh, Baby?)

PORTANO A CASA IL RISULTATO

Dall’11mo posto al 20mo, sguazzano nella tonnara dei tormentini Boro Boro con Lento (per capirci: Rapapampam – insomma quello al quale i cannabinoidi non bastano mai), Arrogante di Irama, Margarita di Elodie & Marracash, La hit dell’estate di Shade.

NON BENISSIMO

Non sono in top 20 Maradona y Pelé dei Thegiornalisti, Senza pensieri di Rovazzi, Corazòn morado di Elettra Lamborghini & Sfera Ebbasta. Forse si aspettavano di più, però beccheggiano in un rispettabile centroclassifica, dai.

FUORI DALLA TOP 40

Nuova era di Jovanotti, Polynesia di Gazzelle. Penso che uno dei due potesse fare meglio.

FUORI DALLA TOP 80

La libertad di Alvaro Soler, Turbococco di Ghali. Ouch.

FUORI EZIANDIO DALLA CLASSIFICA INTIERA

Loredana Berté (Tequila e San Miguel), Max Pezzali (Welcome to Miami), Annalisa (Avocado toast), Gabbani (È un’Altra Cosa) Emis Killa (Tijuana), iPantellas (Italiani in vacanza), Gigi D’Alessio feat. Gué Pequeno (Quanto amore si dà), Lo Stato Sociale feat. Arisa feat. Myss Keta (DJ di M#@#@).

Comunque dai, l’importante è partecipare.

RADIO GOOGOO
Cionondimeno, bastano le piattaforme di streaming a incoronare un tormentone? Dove mettiamo le radio, compagne insostituibili della nostra allegria balneare? La top 20 di EarOne ristabilisce le gerarchie, diffondendo sul POPOLO una irresistibile pioggia di azzeccatissimi tormentoni.

Tuttavia in detta top 20 di Ear One non compaiono, malgrado la popolarità in streaming indice del gradimento dei GIOVANI, alcuni nomi importanti. E sono:

Elettra Lamborghini, BoroBoro, Shade, Fred De Palma.

Viceversa le radio apprezzano molto più di quanto facciano i GIOVANI brani come Vento del sud di Tiromancino (n.11) e Turbococco di Ghali (n.13) – e poi va beh, vuoi non avere in rotazione pesante Polvere di stelle (n.14) di MiticoLiga? A margine, dalla top 20 delle radio apprendo che pure Dolcenera si è giocata la carta della hit estiva, con la dolceamara Amaremare.

Però è così antipatico fare distinzioni tra GIOVANI e adulti. Quindi andiamo a vedere nella piattaforma che mette d’accordo le generazioni, la massima fonte di musica del pianeta – anche se non vale per le classifiche perché ha questa abitudine birichina di pagare i cantanti meno di una miseria.

CAPIRE YOUTUBE
Se chiediamo a YouTube i video musicali più popolari in Italia, ci indica cose strane. Ma visto il rispetto che devo a professionisti integerrimi, sarò più preciso: ci indica quello che vuole che il POPOLO sappia. Intendo dire che se cliccate “i più popolari”, in questo mese sono per esempio Elettra Lamborghini, Madman e Gemitaiz, Machete, Modà, Gemitaiz e Jake La Furia.

Per sapere invece quali sono i più visti (ancorché, evidentemente, non POPOLARI), dovete cercarli uno a uno, o aspettare lo scemo che lo fa per voi – eccomi, mi cercavate?

Ovviamente chi è uscito prima può contare, potenzialmente, su più clic. Ora, io non ho tempo (perdonatemi) di controllare cosa sia davvero uscito “1 mese fa”, “2 mesi fa” come dice genericamente Youtube, che non contempla il “mese e mezzo fa”. Comunque, anche se non stiamo parlando di video usciti parecchio tempo prima di quelli indicati come più POPOLARI, cercherò di fare due raggruppamenti. Video caricati 2 mesi fa, contro i video caricati da 1 mese. A voi valutare dove inserire, in un’ipotetica classifica, i tre video che hanno avuto più tempo per convincerci della loro irresistibile verve.

(se nei titoli mi salta qualche featuring e qualche PRODUCER mi scuso: non si offendano i RE MIDA dell’estate)

PRIMI A PARTIRE (2 mesi fa)

Mahmood Fabri Sfera CharlieCharles Dardust: Calipso35 milioni di visualizzazioni

J-Ax: Ostia Lido – 34 milioni

Thegiornalisti: Maradona y Pelé – 8,4 milioni

BOLLINO ROSSO (1 mese fa)

LaGiusy Takagi Ketra: Jambo – 35 milioni di visualizzazioni
Boomdabash Sandrina Amoroso: Mambo Salentino – 31 milioni di visualizzazioni
Irama: Arrogante – 26 milioni
Benji & Fede: Dove e quando – 25 milioni
Fred De Palma & Ana Mena: Una volta ancora – 24 milioni
Baby K: Playa – 16 milioni
Elodie & Marracash: Margarita – 16 milioni
Shade: La hit dell’estate 10 milioni
Boroboro & Mambolosco: Lento – 6,6 milioni
iPantellas: Italiani in vacanza – 6,3 milioni
Ghali: Turbococco – 2,9 milioni
Jovanotti: Nuova era – 2,7 milioni
Annalisa: Avocado toast – 2,2 milioni
Emis Killa: Tijuana – 1,6 milioni
Loredana Berté: Tequila e San Miguel – 1,3 milioni
Max Pezzali: Welcome to Miami – 0,6 milioni
LoStatoSociale, Arisa, Myss Keta: DJ di m**** – 0,5 milioni

(se non state vedendo dati sui vostri rappusi o i vostri Ultimi preferiti, lo ribadisco: sto facendo un confronto interno alle SUMMER HITS. Quelle che si prefiggono questo intento, e con le cattive)

A prima vista, Boro Boro piace molto su streaming, e un po’ meno su YouTube, mentre a iPantellas su streaming, senza video brulicante di buonumore per 14enni, finisce per mancare quel quid. Il video poi manda Irama in Champions League, e salva Ghali e Annalisa dalla zona retrocessione.

Ma naturalmente siamo solo a metà campionato. L’estate è ancora lunga.

E, va da sé, tutta da vivere.

Free Frida

Free Frida

Pochi lo sanno, ma nascosta nel Decreto per Genova c’è una norma che obbliga i cantanti italiani a incidere un brano ispirato da Frida Kahlo. In loro aiuto, un testo ottenuto unendo gli sforzi di ispiratissimi artisti.

Marginalità – Pensiero unico stupendo

Marginalità – Pensiero unico stupendo

Metà degli album e dei singoli in classifica sono della stessa multinazionale. E sono gli album più disagiosi e ribelli e irriverenti di tutti – o così vengono venduti. E dev’essere vero, altrimenti il POPOLO non li comprerebbe.

Cristina non muore mai. ClassificaGeneration, cap. IX

Cristina non muore mai. ClassificaGeneration, cap. IX

Se consideriamo Mina come parte di un duo con Adriano Celentano, Cristina D’Avena è la prima femmina ad andare al n.1 tra gli album in quest’anno di rivoluzione delle classifiche. E questo succede a fine novembre.
L’anno scorso ci erano riuscite Adele, Sandrina Amoroso, Elisa, Ariana Grande, Britney Spears, Laura Pausini. In generale, negli ultimi anni le donne sono state possenti protagoniste nelle vendite dei cd in Italia (come ovunque). Forse, per quanto si debba tener conto dell’assenza tra le uscite di nomi pesantissimi come quelli succitati (e di Emma Marrone o Fiorella Mannoia) lo streaming non le premia quanto il mercato dei cd.
Però Cristina batte addirittura Biagio Antonacci, uscito la stessa settimana, e questo è un punto che, sulla Grande Lavagna della Vita, possiamo aggiungere al punteggio delle Forze del Bene.
La cosa buffa è che mai un album di Cristina D’Avena era andato al n.1.
Sui possibili motivi per cui questo non sia mai successo nemmeno negli anni dell’apogeo, my man PopTopoi si è diffuso sulla rivista Link in un’inchiesta d’assalto cui ho dato un sommesso contributo ricordando i miei anni di garzone di negozio, durante i quali le cassette di Fivelandia (e non i più costosi cd, inadatti ai bimbi) finivano in un lampo come lupini, cosa che mi induce al sospetto complottista che già allora ci fosse un diverso peso tra supporti.
E anche se sono il primo a ritenerla una spiegazione bizzarra, guardacaso oggi che quei bimbi hanno i soldi per comprare i cd al centro commerciale, hanno mandato Cristina al n.1. Peraltro non credo che lo abbiano comprato per i loro bambini: al parco divertimenti Leolandia, che frequento istericamente (anche) grazie alla prossimità con il paese orobico dei miei avi, Cristina è resident star quasi ogni fine settimana estivo. Canta e si concede con quello stakanovismo che non le ha mai fatto difetto, e i genitori dei bambini assistono del tutto trasognati – mentre i bambini di oggi abbozzano per farli contenti. D’altronde, né Masha né Peppa Pig né Ben 10 né nient’altro di bambinosamente rilevante è stato siglato da lei in anni recenti; è più probabile che conoscano il Valzer del moscerino, visto che lo Zecchino d’Oro ha ancora una presa solidissima sulla Nazione (su YouTube è uno dei tre artisti – per così dire – più visti d’Italia).
In realtà questo n.1 è solo apparentemente fuori tempo massimo: la verità è che Cristina ha anticipato in modo ammirevole le tendenze del pubblico, diventando IRONICA coi Gem Boys (anni prima che i consigliori dei cantanti e dei mobilifici forzassero a nonprendersisulserio anche soggetti di aridità namibiana) o prestandosi senza paura al proprio status di icona gay (peraltro un collega una volta me la descrisse come una spietata mantide, eventualità che la renderebbe ulteriormente interessante).
Il primato in classifica a sua volta è all’insegna della più contemporanea delle esigenze discografiche, il featuring, con un disco di duetti (primo per la Warner, dopo anni di fedeltà a Mediaset) grazie al quale non è più solo in compagnia dei Puffi, di Mirko o Marrabbio, ma anche di J-Ax, Baby K, Michele Bravi e tanti altri sbarazzini protagonisti di quell’anime che è il pop contemporaneo.
Per puro sadismo numerico, vale la pena segnalare che mentre le più ascoltate su Spotify sono le collaborazioni con J-Ax, Loredana Berté, Baby K ed Ermal Meta (ma non quella con Benji & Fede, cui pure è stata ironicamente riservata la sigla di Holly & Benji) le meno ascoltate sono quelle con Giusy Ferreri e La Rua. Pur di strapparvi un sogghigno, includo altresì la lista degli “artisti simili” a Cristina.
Ma ora, a proposito di sadismo, è il momento di ribadire, con un brivido di piacere sottile come uno zampone, che Biagio Antonacci non è entrato in classifica al n.1, mentre Taylor Swift (mai un numero uno da noi) è entrata al n.3. Il Tiziano Ferro rimescolato entra invece al n.4, mentre Riki capo degli Amiki, grande protagonista di questo autunno termicamente inammissibile, scivola dolcemente dal n.1 al n.5. Chiudono la top 10 Coez, la raccolta di Zucchero, Ghali, Ed Sheeran e Caparezza.
Esce subito dalla prima diecina Sam Smith (dal n.4 al n.13), ne esce anche Gianna Nannini e con una sollecitudine di cui non sarà troppo lieta (si ritrova al n.15 a venti giorni dalla pubblicazione) imitata, dopo una settimana di fioca luce, da Ernia e dal duo Facchinetti-Fogli, la cui prossimità con la parola Ernia solleciterebbe negligenti facezie in critici meno accorti di me.
Tra i presunti singoli, è ancora Coez ad impazzare sulle spiagge col suo tormentone La musica non c’è, davanti a Perfect di Ed Sheeran e Giovane fuoriclasse di Capo Plaza & Ava.
E per finire, vi tiro lo schiaffetto morale: il più venduto tra i vinili è sempre Duets – Tutti cantano Cristina. Perché sapete, quel suono caldo, avvolgente – eccetera.
.
(finito?) (e i defunti, e i Pinfloi, e i dischi da più tempo in classifica? Avete ragione, ma dovete darmi il tempo di ridare fiducia a questa nuova classifica degli album) (non sarà facile, sono un uomo che ha sofferto)
RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 Powerhits Estate: lo zombie del Festivalbar.

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Dopo il terremoto, nessuna scossa d’assestamento nella nuova classifica supergiovane degli album. Top 10 di fatto invariata, Gué Pequeno sempre n.1, Riki capo degli Amiki n.2, MiticoVasco n.3. Dopo le 40 nuove entrate della settimana scorsa, stavolta la più alta è solo al n.63 – ed è il vecchio live di Jovanotti: andrà davvero così forte in streaming? Però tornano i PINFLOI! Di nuovo in classifica tutti e tre i loro dischi, CAPITANATI da The dark side of the moon, che per di più risale dal n.81 al 61. Qui sotto, un piccolo attestato dell’importanza del concetto di capitaneria – cinquemila risultati, mica una trentina.

Su 100 album, 88 sono distribuiti da Universal, Sony, Warner.
Bravi, buon lavoro. (nessuno glielo dice mai)
Con una classifica supergiovane così prudente e insipida, la ruota del destino mi butta a spintoni verso la fatua e vanerella classifica dei singoli. Doveva succedere. Ho resistito finché il mercato degli album aveva un senso. E dati FIMI alla mano, negli ultimi 5 anni ne ha avuto: il sorpasso dello streaming è avvenuto solo sotto il governo Gentiloni, dato che potreste trovare significativo.
(“Dici sul serio?” “Beh, no” “E allora?” “Era il destro per introdurre, dopo anni di assenza, il ritorno delle parentesi contenenti il dialogo schizofrenico con la parte di me che si fa domande inutili”. “Sarebbe a dire?” “Tu” “Io?” “Sì, domande inutili e spunti blandamente umoristici” “Blandamente?” “Puoi smettere di far domande, la gag è arrivata” “Dove?”)

 

Sicché parliamo di singoli, materia di scontro cruento in questa stagione, soprattutto quest’anno. Dovete sapere una cosa: c’è in giro un critico musicale più babbione degli altri, che pochi anni fa si è lasciato andare a una sentenza tronfia e incauta: “I tormentoni estivi non esistono più”.
Quel babbione ero io.
Ehi, avevo i dati dalla mia! Avevo usato tutta la mia scienza e ricerche di archivio (ore ben spese, sì) per dimostrare che malgrado l’annuale arrapamento dei media, non c’era alcuna specificità stagionale del ritornello canticchiabile, nemmeno quello latinero. Invece nel 2017 i tormentoni, in alcuni casi esplicitamente (ironicamente) autoproclamati, superano numericamente le zanzare tigre. L’abbondanza è tale che sono usciti un bel po’ di articoli sprezzanti in merito. Più volte, anche in analisi che volevano esser serie, è riapparsa la raffinata definizione “Musicadimmerda”, anni fa consacrata dall’ex editore Massimo Coppola, e potrei fermarmi a questo nome per far capire quanto io possa condividere certe premesse. Nella Mia Umile Opinione si può parlare, a volte, anche molte volte, di artisti furbi, pigri, opportunisti, limitati, piacioni, pusillanimi, banali, falsi, cinici e bari – ce ne sono sempre stati, a volte sembrano di più, forse effettivamente in questa fase sembrano di più e credo lo si possa dire senza risultare lagnosi, e incorrere nelle accuse di vecchismo da parte dei nuovisti iperentusiasti di qualunque cosa. È una cosa che va al di là del capire o non capire le tendenze, dell’essere supergiovani o supervecchi: non si può parlare di musica oggettivamente “brutta”, mai.
(“E i Modà?” “No, loro fanno schifo ai santi” “Ah, volevo ben dire”)

 

I gelidi numeri ci dicono che da anni la classifica italiana dei singoli mirata sullo streaming vedeva in tutte e quattro le stagioni la schiacciante superiorità degli stranieri sugli italiani, polverizzati sia nelle vendite complessive di tutto l’anno, che in quelle estive. Vi sottopongo, senza andare lontano, quella del luglio 2016, capitanata dalla Sofia di Alvaro Soler. Cercateli pure, i tormentoni italiani dell’anno scorso. Troverete quasi solo delle normali hit internazionali.

 

Ma negli ultimi due anni sono successe cose. Il botto inaspettato e isolato di Roma-Bangkok (2015), che dopo anni ha dato a un brano italiano il n.1 dell’intera annata (2015). Poi è successo Cesare Cremonini, con la sua canzone tutta da leccare adottata da Algida. Sono successi Fedez & J-Ax, uomini-sandwich esplicitamente in vendita (ma sia chiaro, fieramente antisistema) e in generale un punto di non ritorno dell’idea che l’uomo che fa più soldi è quello in cui l’arte scorre più potente (…non voglio aprire un altro fronte di discussione incontenibile, ma questa NON è un’eredità degli anni 80. Questo secolo cominci a prendersi qualche responsabilità, che è quasi maggiorenne). E poi – ma queste sono ipotesi mie, che non posso provare – è stato cambiato qualcosa negli astuti ingranaggi nascosti con i quali le piattaforme di streaming inclinano il piano inclinato dove vogliono loro.
Convergendo tutto ciò, improvvisamente nel 2017 il brano estivo risulta strategicamente fondamentale per un numero non indifferente di artisti, manager, discografici, specialmente per offrire le loro accattivanti canzonette a un numero abnorme di sponsor (chi più chi meno: Gabbani non sembra appaltarsi troppo, mentre viceversa il video della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso ha più inserti di una partita su Canale 5). Fa parte del gioco insistere nelle interviste che la ricetta del tormentone non c’è – mentre invece qualche ingrediente sembra di scorgerlo. Di sicuro non ci si può più permettere di buttare nella mischia un remix di un brano già noto (Mengoni, ma volendo anche Gianna Nannini) o un dignitoso pezzo dell’album (Tiziano Ferro). Perché dietro l’autotune più pacchiano e il ritmo ciabattone simil-reggaeton è decollato un business serissimo, con regole precise, tra le quali:

 

1) riferimenti didascalici all’estate, vissuta con ambivalenza Righeiriana;
2) un video in location turistiche con un’auto ferma davanti alla quale ballare in modo inconcludente;
3) gentismo generalizzato, in genere espresso dal popolo che balla despaciteggiante per strada
4) ironie sui selfie nel testo o nel video;
5) sonorità ispirate da un tropicalismo globalone affatto provinciale, in realtà così avanti che gli americani si ritrovano a inseguirlo (gli inglesi no, hanno troppo ribrezzo del mondo);
6) un featuring, al limite con un duedipicche internazionale;
7) possibilmente Tommasoparadiso, leader della band CAPITANATA da Tommasoparadiso. E in quel caso, magari pure il suo sodale Dario Faini (n.b. non è un componente del gruppo così autorevolmente capitanato)

 

(ora vado a dimostrare)

 

Top 20 dei singoli: tormentone n.1, Senza pagare dei due Testimonial col Rolex. Al n.2, il tormentone globale Despacito, n.1 in 18 Paesi. Al n.3 il tormentone di Baby K. Al n.4 il tormentone Volare di Rovazzi feat. Morandi, al n.5 il tormentone Pamplona di Fabri Fibra feat. Thegiornalisti, e al n.6 un’intrusa: la canzone Thunder degli Imagine Dragons. Al n.7 il tormentone Lamborghini di Gué Pequeno, al n.8 Chainsmokers&Coldplay, al n.9 il tormentone Riccione della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso, al n.10 il tormentone L’esercito del Selfie di Takagi & Ketra da più parti additati come re dei tormentoni – ma restano umili.
Potete contare otto ineccepibili tormentoni italiani in top 10. Di nuovo vi invito a dare un’occhiata sopra alla classifica di metà luglio 2016 e fare il confronto.
Solo al n.22 Tra le granite e le granate di Gabbani, che comunque è in classifica da 11 settimane: pochi pezzi sono in classifica da più di 20 e quei pochi sono tutti stranieri, altro elemento che mi fa sospettare, complottista che non sono altro, che nella rivoluzione di questo nuovo semestre ci sia stato qualche accorgimento per riportare con le cattive il tricolore in classifica. Non so se da parte delle piattaforme di streaming oppure da parte di FIMI (o in base ad accordo tra le parti).
Piuttosto basso, n.30, anche Lento/Veloce di Tiziano Ferro, brano Algida.
Partiti adesso de LaGiusy non è al momento nella top 50, così come i brani di Mengoni e Nina Zilli e Max Pezzali, che pure avevano certe mire. Ce la fa per un pelo Cono gelato della Dark Polo Gang al n.47.
Vale la pena segnalare che Gué Pequeno che aveva brani ovunque la settimana scorsa, rimane con un solo pezzo in top 20 (altri 6 sono comunque rimasti in top 50. Stanti le nuove regole, paradossalmente mancano all’appello due suoi “singoli” veri e propri tratti da Gentleman, penalizzati dall’essere diventati di dominio pubblico appena prima dei nonsingoli, in questa nuova era in cui ogni pezzo è un singolo);

 

Detto questo, lasciate che vi sottoponga con birichino imbarazzo una mia creazione. Una tabellina nel formato meno glamour del mondo – so di non essere bravo come il mio eccellente competitor PopTopoi. Ma forse due-tre conclusioni si possono trarre lo stesso… I brani sono in ordine attuale di posizionamento nella cosiddetta “classifica dei singoli”.

Come si può vedere (o non si vede niente? Fatemi sapere) esistono delle costanti. E nei brani più in alto in classifica compaiono quasi tutti gli ingredienti necessari. Nessuno li ha tutti; Fabri Fibra è quello che ne ha di più, mentre Gabbani li ignora con spiazzante testardaggine. Vi dirò di più: nel suo video non noto nemmeno un product placement. Ma temo che a questo argomento dedicherò un’appendice di questa Classifica Generation. Tanto, di album mi sa che non parlerò più.

 

(“Oooh!!!” “Grazie per aver fatto Oooh!!!, speravo che qualcuno lo facesse dopo questa chiusura drammatica” “Sono sempre disponibile e carino, IO. Nonostante l’esilio subito” “Sai chi mi ricordi?” “Chi?” “C’è una pagina facebook di un tizio che parla con un maggiordomo immaginario – stratagemma con cui mette in scena la dialettica tra un uomo e la sua parte migliore” “Parte migliore? Beh, cosa posso dire ora, non credevo…” “Alludevo a me” “Ah, il blando umorismo, eccolo” “Infatti, zio, non lesiniamolo” “Ma sì, non m’importa, quello che conta è la visibilità”)