Tag: Annalisa

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
.
Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.
Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

E poi Jake La Furia e Berlusconi, Emis Killa e Barbara D’Urso, gli FSK Satellite e la mala milanese. Va bene, l’ho presa un po’ larga.

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Tempo di mettere ordine sull’italico bagnasciuga.

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

Allora, Fedez n.1, con Paranoia airlines. Primo album solista a 4 anni da Pop-hoolista. Che differenza anche tra i titoli, vero? Nel 2015 Fedez si schierava a favore dei NoExpo, e già in qualità di ragazzo-copertina del Movimento, avendone scritto l’inno Non sono partito: “Non ti fidi più di nulla ma tu prova! Tu prova! Dalla marcia su Roma fino al marcio su Roma. C’è solo un movimento che va avanti all’infinito”. Esplicitamente, diceva «Nella non scelta della politica italiana, la scelta migliore è il M5S».
Quel Federico Lucia cresciuto a Buccinasco (MI) era un giovane che si sentiva sagace e inarrestabile, sferzante e compiaciuto del proprio essere il Soggetto Nuovo proprio come una buona fetta di sostenitori dell’attuale partito di maggioranza relativa.
Venerdì scorso, 3 secondi dopo l’uscita di Paranoia airlines, sono subito uscite stroncature cruente – in diversi casi, temo, un po’ in malafedez. Da notare un paio di stroncature un filo dispiaciute, e di conio illustre: Claudio Todesco su Rockol, Elia Alovisi su Noisey. E tuttavia, non ne ho trovata alcuna che si gingillasse col fattore politico.
Bene.
Campo libero.

Paranoia airlines è cupo e malmostoso. Pare il disco di uno che medita di spararsi come Kurt Cobain ma lasciando, invece che un biglietto che cita Neil Young, un tweet che tagga Travaglio. Su 15 brani, solo due sono vagamente divertiti. Se qualcuno ricorda il Fedez di Mr. Brainwash o anche solo quei titoli che scriveva ghignettando (Voglio averti account, Non c’è due senza trash, Cardinal chic, Veleno per topic) stenterà a riconoscerlo.
Perché guardandosi attorno potrebbe facilmente buttarla in caciara con un po’ di trappismo (come tutti), invece in Che cazzo ridi concede solo 28 secondi a testa per Tedua e Trippie Redd (cosa che ricorda un po’ quando per Roger Rabbit la Warner impose che Bugs Bunny avesse lo stesso numero di secondi di Mickey Mouse). Oppure (magari con qualche beat tizianoferrico del nuovo produttore Michele Canova) potrebbe andare verso il pop come aveva già fatto nei duettini con Francesca Michielin; ma lui no, costringe Annalisa (ripeto, Annalisa) nella mugugnosa Fuck the noia. Non che manchino le frasi piacione per mandare in brodo la sua base elettorale, ma sono poche e buttate lì a casaccio come se il suo spindoctor Matteo Grandi fosse entrato in studio a scuoterlo:

“Le porte che apri, le bocche che chiudi
Le notti ubriache, si fotte da nudi
Le botte che paghi, le volte in cui sudi…
Ci estingueremo noi prima dei mutui”
(Paranoia airlines)
“Sono cresciuto, non entro più nel personaggio
Tanto sto parlando ad un bambino scemo
L’Italia va cambiata, il pannolino è pieno”
(Buongiornissimo)

In tutti i pezzi o quasi, affiora una delusione, un vuoto esistenziale che lo mettono tra il Tony Montana di Scarface e il Max Pezzali de Gli anni – in pratica, dopo aver crivellato di colpi Mauro Repetto. Di colpo, senza che qualcuno glielo abbia chiesto, smette di bullarsi del proprio successo e di infierire su noi rosikoni, e anche se ogni tanto prova a inscenare una narrazione jovanottescamente dolciaftra e folare della vita in due – pardon, in tre (“Separati siamo stelle, ma abbracciati siamo il sole, yeah”) tra La donna, il sogno e il grande incubo, sprofonda nel terzo. “La voglia di tornare a girare in motorino in tre senza casco, ritornare a far gli scemi come tutto era iniziato”. “Il cuore che ho lasciato sulla 91”. “Cosa fai di venerdì? Dai fatti bella, passo a deluderti”. “Non tornerà la primavera. Non tornerà la prima media”.
(capite cosa intendo dire?) (sembra uno che è stato mollato sia da Rovazzi che da J-Ax nel giro di sei mesi, e gli sono rimasti solo la moglie e la mamma) (e Michele Canova)

“Ora che la realtà è distante
Qui non c’è niente da invidiare
Ora che ho una casa più grande
Ma meno gente da invitare”.
(Fuckthenoia)

Vorrei andare avanti con gli esempi ma sono troppi. E oltre a non esserci più politica, non c’è nessuna delle gag scemone con cui buffoneggiava spalla a spalla (o spalla a ombelico, più realisticamente) con Gué Pequeno quando non si schifavano (“Sei venuto con una escort? No, una panda station wagon”). Soltanto, alla fine, TVTB, pezzo da maschi pubescenti lobotomizzati con la Dark Polo Gang, tipo lo zio che invita i nipoti e si sente tornare il cretinone 13enne che era, ulteriore momento-nostalgia mentre altrove

“Non so nemmeno mai davvero dove sto
Mi piace più il mondo se lo guardo dall’iPhone
Perché posso spegnerlo se mi va per un po’
In fondo è una pillola il tasto con scritto: off”
(Un posto bellissimo)

Voi direte. Sta cercando di riprendere una credibilità con la vecchia gherminella della fama e del denaro che non danno la felicità. Sta disperatamente invocando radici musicali nobili e rock (i Blink-182 di Adam’s song o “i Green Day con quella canzone che poi ti svegli ed è già ottobre”). Sta prendendo tempo in vista di una transizione a un qualche discorso adulto? Sta buttando fuori un album alla svelta prima che la pacchia finisca? («Non penso ci sarà un tour estivo perché la vita di questo disco non deve andare troppo in là»). Sta cercando di mostrarsi tormentato per recuperare punti – e ne ha persi, sapete – dopo la gaffe antipopulista della festa al supermercato? Con la quale entra in gioco la questione politica. Come direbbe il sommo Venditti.

L’appoggio di Fedez al Movimento. Era stato un ottimo affare per ambedue, visto che per quanto possiate detestarlo, Federico Lucia è un filo più lucido di Piero Pelù nell’argomentare (…e anche di diversi ministri e sottosegretari, se è per questo) (il vostro “Ci vuole poco” è previsto quanto ineccepibile).
Ma ora, raggiunto il governo, la fama, i ministeri, la celebrità, le leve del comando e il matrimonio più glamour possibile, la stima di Putin e il trono di Vanity Fair che prima le lettrici semigiovani conferivano a Biagio Antonacci, ecco che arrivati in cima alla montagna Fedez e una parte consistente dell’elettorato grillino, quella non fanatica, avvertono che qualcosa non va. Che sembrava tutto più facile, durante la salita (“Siamo rivoluzionari fino alla fine, ma poi infrangiamo più promesse che vetrine”). E addirittura invidiano il fascismo maiale del bulletto degli Interni e il bestionismo cialtrone del vecchio Feltri: gli invidiano quella mancanza di responsabilità perché loro di colpo – sarà il figlio appena nato, sarà la recessione – iniziano a pensare che era così bello, esserne Liberi liberi. E cosa diventò, cosa diventò, quella voglia che avevi in più? Eccetera.
Lo ammetto. Quando un milionario diventa lagnoso mi è difficile infierire, penso che si stia già flagellando costringendosi ad ascoltarsi (io ai Negramaro farei ascoltare tutto il tempo i Negramaro) (ma non escludo che il mio ragionamento sia fallace) (e poi dovrei farlo per tutti – che so, per esempio per Thom Yorke, il cui piagnucolìo caragnante mi ha regalato gli unici momenti di sollazzo del brodoso Suspiria di Guadagnino). Sinceramente non so se Fedez rimarrà al n.1 anche la prossima settimana. I numeri finora non sono quelli di un trionfo, specie nello streaming, e potrebbe arrivare qualcuno con un semplice 17% a togliergli il red carpet da sotto i piedi. Se invece ci resterà, buon per lui. Ma più dell’andamento dell’album, sono curioso di vedere come questo disco musicalmente torvo, faticoso e depresso si concilierà con la narrazione abituale fatta di foto dalle Maldive, ostentazione degli addominali e marchette per capi di abbigliamento punitivi.

Resto della top 10. Al n.2, dopo le prime 4 settimane dell’anno in vetta, Playlist di Salmo, mentre Non abbiamo armi di Ermal Meta entra al n.3 un anno dopo essere uscito. Ovviamente è una nuova versione più gonfia, [3 Cd + 1 Dvd] con il live e due inediti, a 30 euro circa. Slitta al n.4 Peter Pan di Ultimo, resiste al n.5 la Platinum collection dei Queen, presenti anche al n.8 con la colonna sonora di Bohemian rhapsody. Debuttano al n.6 Noi siamo Afterhours, e al n.7 Stanza singola di Franco126. Entra al n.9 (ma al n.1 dei vinili) Adrian, del cartone animato più vecchio del mondo; è ancora superospite della top 10, per quanto al decimo posto, Marco Mengoni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Pianeti di Ultimo (n.15), Capo Plaza (n.13), Maneskin (n.11), Sfera Ebbasta (n.12), la colonna sonora di A star is born, Dani Faiv che piomba dal n.7 al n.51. In un’altra violenta oscillazione nel gusto di noi giovani, Anastasio dal n.11 al n.46 con tutto il mondo di Anastasio nel quale ci aveva fatto entrare. Entrano al n.14 i Backstreet Boys, al n.75 Steve Hackett, al n.79 i Tre Allegri Ragazzi Morti, al n.93 il live degli Skunk Anansie. Escono di classifica ben tre album di Fabrizio De André, il nuovo James Blake (dopo una settimana) e Heart to mouth di LP dopo sole sette settimane. LP incidentalmente è l’altra ospite pop internazionale di Fedez dopo Zara Larsson. Infine ÷ di Ed Sheeran entra nel ristretto club degli album da più di 100 settimane in classifica, proprio la settimana in cui Hellvisback di Salmo festeggia i tre anni di permanenza; lo seguono The dark side of the moon con 117 e Vascononostop con 116.

Sedicenti singoli. Entra al n.1 TVTB di Fedez feat. DarkPoloGang, che forse avete ascoltato a vostra insaputa mentre dormivate, grazie a “un’impattante campagna di advertising su Spotify” (cit.) che sta suscitando qualche sospettino. Scende al n.2 È sempre bello di Coez che precede Calma di Pedro Capò feat. Farruko. Incidentalmente, solo un altro singolo di Fedez, Kim & Kanye, con Emis Killa, è entrato in top 10. Diversi brani – per esempio, Buongiornissimo – sono sotto i 350mila ascolti. Non lo dico per fomentare gli hater. Tra i quali vanno annoverati personaggi eccellentissimi e ripieni di bellezza tracotante.

Sto semplicemente chiudendo la considerazione sul n.1 della prossima settimana. Perché considerata la fanbase che attribuivamo a Fedez, non sta andando benonissimo. Per ora. Poi magari la vita gli risulterà migliore.

Miglior vita. Nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Netflix. Tenete conto che i Queen ne vantano ben sei (Bismillah!): accanto alle raccolte ci sono A night at the opera al n.33 e addirittura News of the world entrato al n.95. Mi chiedo se A night at the opera diventerà una presenza costante tipo, non so, certi album dei

Pinfloi. Calo quasi parallelo, con perdita di dieci punti per The dark side of the moon (dal n.46 al n.56) e tredici per The wall (dal n.54 al 67). Ma è colpa della casa discografica precedente.

Speciale Elezioni 2018: Italia vs Resto del Mondo – ClassificaGeneration cap.XVII

Speciale Elezioni 2018: Italia vs Resto del Mondo – ClassificaGeneration cap.XVII

Tutti dicono che è un Paese diviso. In effetti pare diviso dal resto del pianeta.

Lo Stato Sociale è piuttosto inutile – ClassificaGeneration, cap. XVI

Lo Stato Sociale è piuttosto inutile – ClassificaGeneration, cap. XVI

Lo Stato Sociale è piuttosto inutile – ClassificaGeneration, cap. XVI

TheClassifica 90. Ariana, Maria, i fottuti giovani e il dannato popolo

TheClassifica 90. Ariana, Maria, i fottuti giovani e il dannato popolo

(LOL, Pannella in copertina) (una volta per dargli la copertina aspettavano che il morto morisse) (va beh, immagino sia giusto portarsi avanti – è un’epoca epocale, e non si è mai abbastanza primi a piombare sulla salma) (…e dite, voi come state?) (bene?) (sicuri?) (no, perché casomai mando lì un famoso fotografo)

Vista l’apertura, andiamo subito alla stuzzicante rubrica
Miglior vita. In classifica solo 7 album su 100 riconducibili ad artisti defunti o band il cui personaggio chiave ha abbandonato questa valle di risate. Scendono sotto il n.100 (per il momento) Amy Winehouse e Bob Marley. Mancano da un po’ di tempo De André e Johnny Cash. Non mi spiego come in questa fase storica la loro mancanza sia venuta a mancare.

Mondo Teen. Al n.1, c’è Ariana Grande con Dangerous woman. Al n.2 e 3, i due finalisti di Amici, Sergio “Big Boy” Sylvestre (vincitore) ed Elodie Patrizi (premio della Critica). Al n.4 c’è Annalisa, ex finalista di Amici (e premio della Critica). Insomma i ragazzi li spendono, i soldi in dischi. E d’altronde, visti i prezzi dei concerti, come li possono spendere? 
Ariana Grande è anche al n.94 – con My everything, entrato in classifica 88 settimane fa e non più uscitone. Di Ariana i big media italiani non hanno ancora fatto una macchina da like e da gallerie, quindi ve la riassumo: 22 anni, cresciuta – come altre mille popstar americane – dalla tv per bambini (non Disney, ma Nickelodeon), poi passata, come le altre mille, ai produttori svedesi. In particolare Martin Karl Sandberg, 45 anni, detto Max Martin: l’uomo con più hit in Usa dopo George Martin. Le ha ottenute con Backstreet Boys, Katy Perry, P!nk, Maroon 5, Taylor Swift, e di recente con The Weeknd e Justin Timberlake. Martin ha studiato musica in patria grazie a un programma finanziato con denaro pubblico. Ha firmato (mai da solo) Baby one more time, I kissed a girl, California gurlz, We Are Never Ever Getting Back Together, Can’t feel my face. Non è stato al n.1 con Dare di Shakira e Love me like you do di Ellie Goulding. In compenso, per qualche motivo aberrante, c’è stato con Roar di Katy Perry.

Vi dirò la verità. A me Dangerous woman pare egregio, equilibrato, educato persino (in realtà è il primo aggettivo con la e che mi è venuto in mente per completare) (non è vero, il primo era “esentasse”. Però “educato” ci sta. Molto più del “pericoloso” del titolo: la mancanza di dirompenza le è molto rinfacciata dai critici delle testate più allineate d’America) (così va il mondo). Come ogni album di american pop che si rispetti schiera 11 produttori e 25 autori. Secondo me può bucare la quinta parete, quella dei 35 anni – se li avete superati, fate una prova. Ovvio che, lavorando con il Produttore Che Lavora Con Tutte Le Altre, la personalità di Ariana non paia così Grande. Però, in quella regione che va da Katy a Taylor, lei prova a rivendicare un suo territorio con un album che duri anch’esso cento settimane; risultato che ottieni quando non sbrachi, quando non vai per la hit sguaiata. Per dire, il brano Dangerous woman è un blues. Dico davvero. Un blues coi cori a cerchio tipo Adele. Il massimo di kitsch è in Be alright in cui pare la Mariah Carey di Butterfly, con tutti gli oohoohoh, seguiti da più meditativi aahahahah. che sfociano finalmente in degli uuhuhuuh dei quali un giorno gli intellettuali dovranno pur prendere atto. Pochi featuring: ci sono Lil Kim e Nicki Minaj, e – un po’ a sorpresa per me – Macy Gray. Poi va beh, il testo dice che “All girls wanna be like that, bad girls underneath, like that”. Ma non ci va giù greve come Miley Cyrus, spiega che “una donna pericolosa è chi non ha paura di prendere posizione, essere se stessa, essere sincera”. Mmh.

Barbie girls. Sapete, pochi giorni fa ho sentito al Wiredfest il boss della Mattel spiegare quanto Barbie sia empowering per le ragazze. E boh, può darsi che sia vero, che ne so io, vi sembro una ragazza? So solo che da Madonna a oggi, le femministe e le postfemministe non hanno realmente raggiunto un accordo su cosa sia empowering. Ma una persona al mondo lo sa. Maria.

(mettetevi comodi)

“La tv degli anni 60 voleva insegnare come si sta al mondo, dal maestro Manzi fino alla religione, era una tivù che voleva educare. Noi invece non vogliamo insegnare niente a nessuno, non abbiamo presunzione, non giudichiamo. Berlusconi ha portato l’audience e l’americanismo in Italia, che significa non avere la puzza sotto il naso, significa non aver schifo del popolo, dei suoi sentimenti e delle sue passioni. Ed è questa la ragione per cui poi il Cavaliere sfondò anche in politica. Ecco, Maria De Filippi, oggi, è la sublimazione massima, di maggior talento, della nostra televisione”.
(Fedele Confalonieri)

A me i programmi di Maria De Filippi fanno un cospicuo schifo. Mi spiace, so che perderò degli Amici (ahaha). Ho la puzza sotto il naso? Se lo è, dev’essere puzza di Confalonieri, e della sua rancida pretesa di difendere i sentimenti del popolo. Però lo ammetto, ogni tanto qualcosa mi fa schifo. E lo dico sapendo che l’espressione “mi fa schifo” è diventata, di per sé, indice di snobismo. L’unico modo di non essere snob è dire, forte e chiaro: “Mi piace tutto”. O meglio: “Mi piace quello che piace al popolo”.
Io e il popolo, devo dire, siamo in discreti rapporti. Ci frequentiamo da anni. Siamo andati a scuola insieme, e pure in vacanza, e allo stadio, e abbiamo pure fatto il militare in Artiglieria. Quindi boh, forse bisogna passare all’altro macroargomento: mi fa schifo perché sono anzyano? Sentite, a me i programmi di Maria avrebbero fatto schifo anche a 15 anni – e mi faranno schifo a 85. E se siete capitati su questa pagina per caso, ribadisco (…tocca farlo, che ho avuto degli incidenti) che non ho gusti sofisticati, sono cresciuto pascendomi di quel pop che oggi tutti amano sfoggiare. E Amici mi fa schifo.
Sia chiaro, la Maria è bravissima eccetera: lo dicono tutti, dev’essere vero. Sicuramente funziona. Vende. E – veniamo al dunque – piace ai giovani. Cosa che ne fa il santino di ogni contrordine di sinistra, il palcoscenico fenomenologico per ogni Umbertoeco in fieri. Mentre Barbara D’Urso, Giletti e Fazio vengono dileggiati ed esecrati, lei piace agli stramaledetti GIOVANI. 

(sapete, io sono a tanto così dallo sbottare sullo stucchevole e fintissimo tifo per i giovani che già Pippo Baudo simulava decenni fa. I giovani fanno idiozie, dicono idiozie, pensano, comprano, twittano, ascoltano idiozie. Non so se sia un loro diritto. Perché è vero che vengono da noi, quelle idiozie. Ma c’è un limite a tutto, e quando eravate giovani, lo sapevate. Almeno, credo)

Ma ora fatemi tirare le fila, dai. Se mi trovo in questo discorso, è perché di fatto, del n.2 e n.3 in classifica ho meno da dire che di Maria che ce li ha messi. Perché quello che ho ascoltato dell’enorme Sergio Sylvestre che sembra Hozier ma anche Adele, o di Elodie prodotta da Emma Marrone e scritta da Federica Camba e Fabrizio Moro (e sì, insomma, i soliti) mi risulta parimenti sconsolante. No, al n.2 e 3 e 4 in classifica in realtà c’è Maria. E di lei vi parlerò. La cosa più interessante che ho letto di recente è un dissing sul Corriere in cui Big Shot Aldo Grasso bacchettava Alcide Pierantozzi, che ha scritto un saggio sulla Maria.
Dice Big Grasso: «Ho avuto attimi di smarrimento, una sorta di dissociazione: ma quello che vedevo sullo schermo era la stessa cosa che descriveva Pierantozzi? “La realtà è che come in un romanzo di Murakami, l’indie e il mainstream non sono più scindibili, è inutile tentare di prendere una direzione rispetto a un’altra. Se esiste una nuova idea di qualità, è il condensato di ambedue le culture. Possibile che nessuno in Italia se ne sia accorto? Se n’è accorta e in tempi non sospetti Maria De Filippi”. E ancora: “Film come La grande bellezza e Lo chiamavano Jeeg Robot sono figli legittimi del modo id fare tv della De Filippi e del suo tentativo costante, forse naif, di riportare a galla le vecchie nicchie di mercato. Di standardizzare le qualità”. Oddio, cosa mi sono perso? Amici è un complesso e costosissimo carrozzone con una sua estetica arcobaleno molto coerente. La DeFilippi ha un’oratoria controllata e ipersemplificata che parla agli istinti ed è imbattibile nel fiutare l’aria del tempo, ma il suo invidiabile armamentario di pubbliche relazioni, la sua propensione al politicamente corretto (i balletti sui migranti!) dovrebbero essere buoni motivi per frenare l’invasamento di chi si vuole scrittore. Fanno a gara i nostri giovani intellettuali, a voler capire più di quel che c’è da capire».

Sarei fin d’accordo con la velenosa chiusa del profe. Perché ve ne sarete accorti anche voi, tanti intellettuali radicalz ADORANO l’establishment, ciccini che sono. Ma curiosamente, proprio Grasso anni fa in un suo libro elogiava Pierantozzi per la sua visione mariana, premettendo: «Maria non è solo dominatrice di talenti in erba, ma vera e propria Flaubert di una moderna educazione sentimentale. Con Amici non solo ha insegnato agli adolescenti a fare piroette e vocalizzi, ma anche a esprimere i proprio sentimenti fornendo loro un nuovo vocabolario e una nuova sintassi comportamentale. Gli ha dato il gusto per le tonalità emotive alte e urlate, e ha rinchiuso tutto questo all’interno delle sue creature più riuscite, come Emma Marrone. Che uno scrittore interessato all’adolescenza di oggi si lasci guidare da Maria De Filippi non è solo naturale, ma persino doveroso: Ivan il terribile di Alcide Pierantozzi è un libro in presa diretta su quel mondo». (segue riassunto della intricata trama del libro che, badate bene, non è il saggio dell’articolo, ma un altro, precedente atto d’amore) 

In un articolo di Salvatore Merlo sul Foglio, scopro viceversa un altro saggio (…quanta saggezza, attorno a Maria De Filippi): è di Massimiliano Panarari, professore della Luiss, autore nel 2010 per Einaudi di un libro dal titolo L’egemonia sottoculturale: «Sostenere che Maria De Filippi sia un genio creativo è socialmente accettato, anche a sinistra: è una specie di luogo comune salottiero. Barbara d’Urso, che pure non è più volgare della De Filippi, invece per questi stessi ambienti è rivoltante, non è socialmente accettata. L’una è trash, l’altra è pop. Chissà perché».

…Io lo so! Io lo so!!! Colpa dei GIOVANI. 

Dal n.5 al n.10, musica per ADULTI. Zucchero, Francesco Renga, Vinicio Capossela, J-Ax (n.8, nuova entrata), Renato Zero. La raccolta di J-Ax, va detto, non è un’operazione avallata da lui, per la sua etichetta, quindi ho la sensazione che non la stia promuovendo; del resto ha la canzone del gelato a cui pensare. Al n.10 chiude un po’ il cerchio Alessio Bernabei (ex finalista di Amici) (e premio della Critica).

Escono dalla top 10. Max Pezzali versione refurbished (dopo sole due settimane), Izi (dal n.3 al n.16), Marco Mengoni, Beyoncé, Elisa, Radiohead (dal n.10 al n.33).

Altre nuove entrate. Eric Clapton n.12, Bob Dylan n.14, Richard Ashcroft n.34, Katatonia n.60.

Adiòs. Escono dalla classifica Elio & le Storie Tese (dopo 14 settimane), Anohni (2 settimane), 99 Posse (4 settimane) ed Eros Ramazzotti (dopo 53 settimane).

Pinfloi. Niente 🙁 The wall, che era n.89, non tiene, e sprofonda pure lui fuori dalla classifica. Ma non siate tristi, tra poco arrivano le ri-ri-ristampe dei vinili. Ah, avete letto? I giovani stanno riscoprendo il vinile. Dehehihohu.