Tag: Anna Tatangelo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

A che ora è la fine del Liga? – ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 9

A che ora è la fine del Liga? – ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 9

Tutto porta a una conclusione inevitabile: la fusione tra MiticoLiga e MiticoVasco.

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Un mese è lungo. E quelle polemiche che un mese fa riempivano la nostra giornata come una piena del Nilo, lasciandoci ricoperti di fertile limo, ci sembrano oggi così lontane. Per esempio, vi ricordate di quella tra Stefano Gabbana e Miley Cyrus, che aprì il caldissimo giugno andato? Come già Elton John, Miley ha incautamente espresso su Instagram un parere sulle esternazioni conservatrici dei due noti gay omofobi (“D&G, I STRONGLY disagree with your politics …” – e a nulla è servito ringraziarli per aver fatto sfilare il fratello (“but I do support your company’s effort to celebrate young artists & give them the platform to shine their light for all to see!”). La risposta di Stefano Gabbana è stata un proclama: “Noi siamo italiani e della politica non ci interessiamo, di quella americana ancora meno. Noi facciamo abiti e se tu pensi di fare politica con un post sei semplicemente un’ignorante”. Io vi dico forte e chiaro che è venuto il momento di togliere qualcuna delle inconcludenti strofe di Goffredo Mameli dall’inno di Novaro e aprirlo viceversa con queste veritiere parole.

Possiamo realmente considerare “polemica” un ennesimo kitemmurt da Liam a Noel Gallagher? Forse solo per un  motivo: perché convoglia il pubblico buonsenso (la stoffa di cui sono fatti i sogni) e ci spintona a schierarci insolitamente con Liam. Salvo poi leggere un comunicato degli organizzatori che ammettevano di non aver invitato l’orso maggiore (pare ci sia pure rimasto male) ringraziandolo anzi per aver concesso i diritti di Don’t look back in anger alla raccolta fondi. E ora tutto quell’utile sdegno è svanito come lacrime nella pioggia.

Una polemica un pochino vecchio stile (il playback!!! Ma su) per Rovazzi e Gianni Morandi che cantano Mi fa volare boccheggiando fuori sincrono ai Wind Music Awards. Ecco, pure i loggionisti dei Wind Music Awards ci volevano – paladini della ricchezza cromatica del tormentone estivo. E comunque, se non c’erano altri cinque big italiani in playback vi ridò indietro i soldi dell’articolo. Morandi in ogni caso morandeggia ineffabile: “Tutto vero, non so più cantare”.

Ma guarda se quello non è Bob Dylan, cittadino onorario del Polemistan: va a prendersi il Nobel ma nel sacro sermone di 4mila parole tenuto per riscuotere il bottino ha tirato su qualche frase da un bigino on line su Moby Dick. E tutti a dirgliene – invece di complimentarsi con chi fa i bigini, perno dell’istruzione occidentale, salvezza di ogni studente che non capisce cosa diavolo stiano dicendo quei premi Nobel mancati che insegnano o scrivono i libri di testo.

Concerto dei Guns’n’Roses a Imola. La base per la polemica è: Axl Rose è grasso. Come potete immaginare ne consegue un dibattito dai livelli altissimi, di fantasmagorico spessore critico e sociale. In ogni caso, è grassa anche Rihanna, che è molto più grave, no?

Passiamo a Roger Waters. Che ruba le idee a Emilio Isgrò, unico al mondo ad aver pensato di fare un cut-up cancellando le parole su una pagina. Non mi ricordo più se questa cosa c’era già in un giallo di novant’anni fa di Wallace (Edgar) o di Ellery Queen. O tutti e due. Ma NON vi scomoderò per così poco.

Passiamo ai Radiohead. La popolarità della gag sui biglietti in vendita, poteva non suscitare qualche sclero? NO, ovviamente – ma NON vi scomoderò per così poco.

Perché in offerta speciale, io ve li do insieme, Radiohead e Roger Waters! Il pesantone anziano ha sgridato il pesantone meno anziano (Thom Yorke) per un concerto dei in Israele, invitandolo ad annullarlo “per protesta contro il sistema di segregazione imposto dagli israeliani ai palestinesi”. Ora, non so se ci avete mai fatto caso ma Thom Yorke sul palco è afflitto come un budino ma appena ne scende è reattivo come Ringhio Gattuso. E infatti, ringhia: “Questo non è costruire un dialogo, è creare divisioni, muri” (MURI??? Waters??) “È veramente irritante che artisti che rispetto molto pensino che non siamo capaci di fare delle scelte etiche e morali per conto nostro, dopo tutti questi anni. Ci buttano giù alla prima occasione e trovo sconcertante che credano di avere il diritto di farlo. È desolante che scelgano di smerdarci in pubblico piuttosto che confrontarsi con noi personalmente”. Waters dice di averci provato. La cosa che io trovo cospicua è che tutti quelli che hanno riportato la notizia in Italia (ho controllato) hanno detto che nel gruppo di firmatari dell’appello di Waters ci sono anche Robert Wyatt e Thurston Moore. Nessuno ha citato Desmond Tutu. Sapete, non credo sia perché è un negro – il fatto è che il ricicciatore medio di notizie italiano a tutti gli effetti non sa chi sia. Ma no, forse sono io che sono cattivo, è pura e semplice fretta di correre al concerto degli Spasmodically Boring, ci sono gli altri autorevoli ricicciatori che stanno già twittando.

(sono polemico, dite?) (ehi, sarei qui per questo, veh)

Polemiche rap. Sferaebbasta e Charlie Charles hanno litigato. Così si dice. Ma hanno fatto già pace. Così si dice. Ma si dice anche che non avevano litigato affatto, che era tutto storytelling. Querelare, quello è un altro livello. E Fedez, chi se no, ci è arrivato. Lui, J-Ax e Rovazzi hanno querelato Mike Highsnob, ex rapper di Newtopia lasciatosi malissimo coi due sottosegretari al rap: Highsnob aveva ironizzato sul fatto che tre mesi dopo aver pubblicato la sua Fa volare, Rovazzi era uscito con Mi fa volare. Quando Salmo aveva parlato di plagio per il video di Tutto molto interessante, non c’era stata nessuna querela, perché la strada ci insegna che è sempre meglio andare addosso a chi non ha soldi per gli avvocati (che poi, ci avevano sempre detto che il bello del rap era massacrarsi di dissin e non di esposti). Ma è anche vero che con la Ferragni un po’ in ribasso sulla homepage di Corriere.it, a Fedez tocca tenere alta la visibilità con un’attività legale forsennata: spalleggiato da Movimento 5 Stelle e dalla task force del Fattoquotidiano è anche in ballo con Siae e il ministro Franceschini per un presunto conflitto di interessi della moglie del ministro. La faccenda è intricata, personalmente ho la sensazione che Fedez, che come editore NON ha mollato Siae, stia facendo da testimonial per Soundreef così come lo fa per Sisley e tutte le altre robe che appaiono nei suoi selfie (e mai con la sobrietà di Anna Tatangelo, come vedete da voi nella foto più in alto). È nel suo diritto, veh. Il mio e vostro reale problema è che nel giro di 10 anni Fedez sarà presidente del Consiglio, e che la sinistra gli contrapporrà Jovanotti. Questo all’inizio – poi viste le polemiche, ripiegherà su Laura Pausini. Sono serio, eh.

A PROPOSITO! The Big Pause vedendo il concerto di Manchester ha twittato per ricordare il concerto delle Amiche per l’Abruzzo – aggiungendo “Peccato che allora nessuna TV italiana ci aiutò”. D’altronde la sera in questione, 21 giugno 2009, su RaiUno c’era Italia-Brasile. Tre a zero per loro (doppietta di Luis Fabiano, autogol di Dossena). Incidentalmente RaiUno, come vedete, aiuta moltissimo i due futuri leader del primo partito d’Italia, di immenso amore giovanissimo e supersocial. #etuttiMUTI #unsoldoutdopolaltro #eniente

Per finire. Il festival a Monza, come si chiama, iDays. La polemica finisce a malapena sui giornali (Il Giorno, Corriere della Sera. Quando ci sono, giusto dirlo). Tutti gli altri probabilmente sono mediapartner e hanno l’ordine di spiegare che è tutto fantastico e cool. Che poi, la coolness è il problema vero: per motivi di sicurezza non si possono portare bottigliette e ci sono sessanta gradi all’ombra e per comprarne una autorizzata nei chioschi bisogna indebitarsi in token.

Alle quattro del pomeriggio peraltro le bottigliette sono finite, ciao.

Non escludo che qualche ora dopo siano riapparse su Waterbay o Watergogo, per il secondary drinking – perché in fondo, la domanda, l’offerta, il mercato, ehi, non capisco perché fare polemiche.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Le polemiche del mese, quale è stata la migliore? Chi dice Gabbani vs Agnelli, chi Linus vs X Factor, chi J-Ax vs tutti – ed è polemica!

TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi

TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi

They had the best selection, They were poisoned with protection “Però ora basta parlare di Sanremo” “Ma ancora Sanremo? Basta” “Chi è morto oggi?” Lo so. Già lunedì scorso ho cominciato a vedere tweet perentori come quelli sopra. Però scrivere di Sanremo è ineluttabile, se 

Colpa dei vekkiminkia, o è tutto un sano COMPLOTTO?

Colpa dei vekkiminkia, o è tutto un sano COMPLOTTO?

Quindi hanno vinto i vekkiminkia? Il PopoloDiRaiUno, identificato dall’élite e da noi giovani sbarazzini come causa di ogni male di questo Paese? Pubblicone al quale oltretutto Il Volo è stato proposto più volte da don Bruno Vespa?

Non so.

Perché allora, spiegatemi le vittorie devastanti di Marco Carta e Valerio Scanu. E spiegatemi come mai dopo il vecchio Vecchioni (2011) il Festival è stato vinto da Marco Mengoni, e dalle due vallette, Emma e Arisa. Mentre tra i concorrenti che NON hanno vinto, nell’era del televoto, segnalo Albano, Toto Cutugno, Pupo ed Emanuele Filiberto, Nino D’Angelo. E naturalmente Anna Tatangelo, regina dei follower, universalmente additata come punto di convergenza del gusto cafone italiano, dal quale oggi tanti si dissociano indignati. Ma segata in spensieratezza prima della finale. 

Tutto questo considerato, a me qualcosa non torna. Dite: non avete voglia di teorizzare un bel COMPLOTTO? Dai, su, che ci divertiamo.

Primo elemento. Il festival più visto negli ultimi 10 anni non può avere solo il pubblico “generalista” di RaiUno. Che tutti ci immaginiamo completamente rimbambito, ma sorprendentemente abile nel televotare, con buona pace delle gag sugli anzyani che non sanno usare i telefonini.

Secondo elemento. Forse non si è notato, ma ieri sera mentre i Tre Trimoni saltavano tutti giovaneggianti per festeggiare la vittoria, sono apparse in modo impercettibile le percentuali di voto. Che con rapidità inconsulta glitchavano due numeri: 1) “televoto” 2) “totale”. Facendo solo intuire quindi il voto di 3) Giuria di Esperti 4) Giuria demoscopica.
Il televoto pesa per il 40% sull’esito finale. Contro il 30% a testa per Giuria di Esperti e Giuria Demoscopica.
Ma è stato il televoto a dare a Il Volo un vantaggio enorme su Nek: 59 contro 35. Malika Ayane, spazzata via. Però occhio: il dato “totale” vede scendere sia Il Volo (tanto) che Nek (un po’ meno). Quindi le due giurie ristrette hanno votato più per Malika Ayane. O perlomeno, lo ha fatto in modo corposo una delle due.

Il televoto è a pagamento per chi usa i vecchi sistemi, agratis e multiplo per chi usa twitter. Avete capito dove vi sto portando: i bimbiminkia (aka: la gioventù), in passato accusati di aver fatto vincere i Defilippiani, stavolta non ce l’hanno fatta: gli Union Jack o Moreno, Annalisa o Bianca Atzei, plausibili candidatiminkia, sono stati ridimensionati (come Anna Tatangelo). Ma non solo: la fan base di Nek, discretamente ampia, lamenta di esser stata rimbalzata dal sistema di voto.
COMPLOTTO?
(è sempre la risposta più bella) (…se avete risposto sì, andare avanti è pleonastico) (però dai, già che siete qui, fatemi contento)

Punto tre. Ipotizziamo (a malincuore) che il malfunzionamento della raccolta di voto “social” non abbia inciso, e che comunque non sia stata operata ad arte. Ovvero: diciamo che non c’è stato un danneggiamento ai danni dei rivali de Il Volo. C’è allora stato un aiuto?
Intendo dire: sarebbe possibile a qualcuno organizzarsi per televotare a tappeto il proprio concorrente (aka “le cartoline del Totip”, versione 2.0)? Beh, nulla è precluso, all’uomo determinato.

Però non è andata solo così. Nek, pare di capire, ha abbondantemente perso nel televoto, che ha ancora più implacabilmente castigato Malika Ayane, cocca della critica (oltre che di Caterina Caselli) (le due cose vanno spesso di pari passo). Ma se Nek dal 35% del televoto scende, nel totale, al 31%, è evidente che passando da giuria demoscopica e giuria di esperti, le ha prese sode anche dalla Ayane.

Per inciso. Ai tempi del voto della sala stampa in finale, era prassi che i giornalisti si mettessero d’accordo per fare fronte contro il candidato che li infastidiva, facendo convergere i voti sul meno peggio. Mi sento di dare per scontato che una giuria di esperti che contiene Cecchetto, Massarini, Mirò e Bernardini non abbia votato per Il Volo
(…ma dare per scontato le cose è un errore, quindi mi avvalgo anche di una testimonianza privata di componente della succitata giuria la cui identità ovviamente non rivelo)
Quindi va dato atto alla succitata giuria di aver votato in coscienza. Perché forse, mettendosi d’accordo, avrebbero potuto far vincere Nek.

Ma alla fine, in fondo, perché avrebbero dovuto? Non sono mica giornalisti, non hanno il compito di educare il gusto degli italiani e far vincere gli Avion Travel (anche per compiacere la Caselli, vedi sopra). A me personalmente il pezzo di Malika Ayane non piace, lo trovo melagnoso. Ma se ne capissi di musica, non sarei qui.

Prospettive. La vittoria de Il Volo è strategica nell’anno dell’Expo? Boh. Forse stiamo trascurando il fatto che anche Nek vendicchia all’estero, e con il suo pezzo un po’ coldplayco avrebbe potuto decorosamente fare il suo in Europa e Sudamerica. Certo, non nelle proporzioni di un Bocelli. O, forse, de Il Volo. Perché mentre europei e sudamericani – quei sottosviluppati ignoranti –  apprezzano anche la nostra musica più recente, il bel canto è l’unica possibilità che gli angloamericani (che noi veneriamo come divinità pagane, in qualunque campo) concedono alla nostra musica. E il fatto che Bocelli esattamente vent’anni fa sia stato rimbalzato da Sanremo con uno dei più grandi successi globali partoriti in Italia, è ancora fonte di trauma e autocritica a livello discografico. 

E anche il fatto che Il Volo non vendesse in Italia era un po’ antipatico.
Il primo disco de Il Volo (2010) è andato al n.1 in Austria, 3 in Belgio, 6 in Italia e in Messico, 8 in Germania, 10 in Usa e in Francia, 18 in Australia, 43 nel Regno Unito, 46 in Svizzera. We are love (2011) è arrivato anche lui al n.10 in Usa. Non è stato pubblicato in Italia.
(quanto vi piace il titolo We are love?)
In compenso il loro Christmas Album del 2013 è arrivato al n.32 in Italia, n.39 negli Usa. Ponendo evidenti basi per la – ehm – riscossa.

Cose che potete citare a cena. A lanciare Il Volo è stato Roberto Cenci, ex ragazzino zozzone nel glorioso film Il vizio di famiglia (1975), con Edvige Fenech. Oggi è regista de L’isola dei famosi. Era regista e autore di Ti lascio una canzone nel 2009, quando Gianluca Ginoble (che non è un tenorino!, è un baritonino) vinse da solo, ma fu spinto da Cenci a unirsi agli altri tre e a formare il fenomenale trio. A procurare il contatto con Jimmy Iovine (ex produttore di Springsteen, ora boss della Geffen) è stato poi Tony Renis.
Silenzi per cena. Tony Renis non lavora più con il trio, come spiega un’intervista di Gianni Sibilla su Rockol. Gli dispiace un po’, ma si rifarà lavorando con Bocelli. Ora Il Volo ha un contratto con Sony Latin ed è seguito sempre dal manager storico, Michele Torpedine. “Il loro cruccio è di non avere avuto il giusto riconoscimento in Italia”, dice Tony l’amicodiamici. “Questa era una loro amarezza, ma penso che anche il nostro paese riconoscerà loro quello che valgono”.
Gli piaccia o no.

E comunque. Vogliamo prendercela se Sony vuole investire in una realtà italiana, con questi chiari di luna? Insomma, dov’è il nostro patriottismo. Lo vogliamo mostrare un po’ di senso di responsabilità o no?
(…quanti danni ha fatto nella nostra storia nazionale questa domanda?) (oltre ad essere intrinsecamente posta al popolo sbagliato)

Finale: la bella favola di Francesco Boccia. Il napoletano autore di Grande amore, anche lui non ha avuto in Italia il successo che meritava, con la pregevole Turuturu (Sanremo 2001, con Giada Caliendo). Due anni fa è apparso a I migliori anni. Carlo Conti gli ha chiesto che facesse oggi. Ha detto “Uè, vi ashpetto da domani in dishcuteca, con il mio shpettacolo Mèid in Italì”.
Lui sì, ha il senso dello shpettacolo.

Il Sanremopardo

Il Sanremopardo

Non esiste un buon Festival. Esistono solo Festival che fanno il loro dovere. E altri che no.