Tag: Ana Mena

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Pre-prologo. FSK Satellite al n.1 la settimana scorsa. Emis Killa & Jake La Furia al n.1 questa settimana. Potenzialmente, anche la prossima. In top 10 ci sono solo album ITALIANI, e sette di questi sono album di rap ITALIANO, che potremmo far diventare 7,5 visto che Giggetto D’Alessio per andare al n.1 ha pensato bene di farsi aiutare da un commando di rapper. Le case discografiche che pubblicano questi dischi sono la gigantissima Universal Music (cinque) e la planetaria Sony (due e mezzo).

Prologo. Facciamo allora che se diciamo due cose sul rap ITALIANO, forse dopo tanti anni è il caso di smettere di baloccarsi con l’idea dei ragazzi del quartiere con l’urgenza di gridare il loro disagio al mondo. Il genere è diventato la principale ragione d’essere delle major, quindi le regole sono: se porti a casa il risultato, hai ragione tu. Quando si parla di rap game (laddove di dance game o rock game non si è mai parlato), si sottintende anche questo: puoi vederlo come un gioco, tenendo conto che ai giochi si vince e si perde. Ora, là fuori è il 2020. Facciamo che dopo 40 anni e passa di rap accettiamo tutti questa evoluzione più giocosa che artistica del genere, okay? Che perdere tempo con gli attacchi generalizzati e con le difese generalizzate è ugualmente noioso e non porta a niente. Però facciamo anche che chiunque deve poter avere il diritto di non alzarsi ad applaudire per coloro che, con un gioco così così, diventano

I numeri uno. Trovo interessante che i media non abbiano degnato di attenzione l’album degli FSK Satellite andato al n.1 la settimana scorsa, nonostante il titolo IRRIVERENTE (Padre figlio e spirito) i tre giovanissimi rappusi crocefissi in copertina, e tutta quella pubblicità nemmeno troppo occulta alla premiata ditta Glock Ges.m.b.H, che produce armi da fuoco fin dal 1982 (e non sono nemmeno armi ITALIANE, orgoglio e vanto della nazione): il brand è citato in ben cinque (5) brani dell’album, e se non vi hanno dato dei danari cari FSK siete tre trimoni. Viceversa, un post della cantautrice e attrice Margherita Vicario (che ammetto, non conoscevo) e le reazioni virulente dei fan ha fatto sì che si parlasse parecchio della presunta (ahaha) (…scusate) dicevo, presunta misoginia e violenza di 17, album che rappresenta il debutto del nuovo sodalizio Emis Killa – Jake La Furia. Ebbene: dato sì che arrivo puntualmente dopo tutti coloro che ordinatamente si sono schierati da una parte o dall’altra, e dato sì che sono abbastanza colluso col rap ITALIANO da godere di immeritato rispetto da parte di alcuni dei suoi più vistosi esponenti, vorrei proporre questa interpretazione che piacerà molto a Jake ed Emis, che so essere entrambi tifosissimi di

Paulo Dybala. Per chi non lo sapesse, è un giocatore argentino dal faccino da boyband e dalle giocate spesso letali, a volte obiettivamente magistrali, che spesso permettono al suo club, la squadraiuventus, di vincere partite difficili da sbloccare persino per il Gran Cappone portoghese che milita nella medesima compagine. Tuttavia, al di là del tifo infoiato, che è quella cosa che obnubila al punto di non riconoscere un campione nemmeno dopo che ha steso la tua squadra inventandosi una combinazione inaudita (…ma fa parte del #game del tifo, quindi nessuno s’indigni) in Dybala c’è qualcosa che lo mantiene ancora un gradino sotto i big assoluti del pianeta. Ed è che Dybala ha tra le sue skill quella di buttarsi abilmente e a gran velocità addosso agli avversari per poi rotolarsi a terra molto, ma molto a lungo, con la faccia deformata da un orrendo e raccapricciante dolore che ovviamente non prova affatto, e che sparisce dal suo visino di cantante bamboccio non appena l’arbitro, intimidito dai fan sugli spalti, gli concede quello che voleva. Intendiamoci: molti giocatori, da sempre, hanno adottato questo stratagemma: fa parte del calcio #game da sempre, i tifosi lo apprezzano quando porta risultati, e i telecronisti e giornalisti ITALIANI che hanno paura dei tifosi ITALIANI schiumanti hanno imparato a dire che il giocatore che ottiene il fallo in questo modo “Ha usato tutta la sua esperienza e furbizia” mentre il difensore che non è sparito “è stato ingenuo”. Il punto è, però, che quando un giocatore è veramente forte – e Paulo Dybala lo è – qualcuno potrebbe avanzare la sfrontata pretesa che non ricorra alle misere piccole infamie che hanno costellato le carriere di una nutria come Massimo Mauro o di un frollino come Lulù Oliveira. Ti chiedi, ingenuissimamente, se davvero non possa fare meglio di così: alzare l’asticella, invece di buttarcisi sotto. Invece lui, legittimamente, ti fa notare che fa tutto parte del gioco (ed è vero), e che col rigore o la punizione ottenuti ha vinto la partita, e lo ha fatto per i bro e per i frà, che inneggiano adoranti e irridono gli invidiosi degli schieramenti opposti.

Tornando a Jake ed Emis. Forse non sono abbastanza forti da rinunciare a certi testi in cui il machismo e la retorica della strada e del crimine suonano così superati da sembrare quasi un messaggio di sfida ai trappusi ma anche ai big attuali come Marracash, Salmo e Gué Pequeno che stanno provando – ognuno a suo modo – a formulare nuovi schemi di gioco. Detto questo, tutto tronfio del mio opinare, potrei fermarmi qui – se non fosse che ho saltato la rubrica nella settimana in cui gli FSK sono andati al n.1, e non ci crederete ma l’ho fatto proprio perché sapevo che sarebbero stati seguiti da un album altrettanto cruento, pur proveniendo da un’altra generazione e un’altra latitudine (Potenza invece che Milano). Quindi, temo che mi tocchi fare una puntata doppia e dire qualcosa sulla circostanza. Insomma: la domanda è: forse il pendolo del rap sta tornando verso il celodurismo? (e già m’immagino uno dei rapper in questione che mi apostrofa: “Oh, tipo, te lo faccio vedere io ‘sto pendolo”). In realtà, Nella Mia Umile Opinione, no. Penso però che ricorrere a certi trucchi, convenga, e temo che succederà sempre, nel rap come in politica. E ritengo che Emis e Jake, la cui collaborazione è un calcolo sapiente per entrambi, abbiano messo in conto anche le reazioni negative ma siano del tutto pronti a cavalcare alcune delle difese d’ufficio che ho letto in questi giorni. Per esempio,

Sento dire.  “Ma il rap è questa cosa qui, lo è sempre stato”. Non concordo. È una generalizzazione tanto quanto il mettere sotto accusa un intero genere. Sento dire anche: “Ma vogliamo la politically correctness nel rap?” No, però non facciamo i furbi, raga: raccontare barzellette zozze non rendeva Berlusconi un uomo del POPOLO, ma semplicemente uno che ne lusingava i lati peggiori per intortarlo. Fermo restando che il maggiore gettito di letame viene quotidianamente fornito a questo Paese dalle note reti per famiglie del bouquet Mediaset in prima serata con ampia diffusione e indici d’ascolto, e che la radio della Confindustria ha come star irriverente un buzzicone d’aaa Lazzie, perciò ecco, io aspetterei prima di accusare la nazione ITALIANA di perbenismo, usando come pretesto il primo malcapitato che eccepisce su certi compiaciuti brutalismi. Sento dire poi

(…sento dire un sacco di cose, vero?)

“Ma i ragazzini di 12 anni sanno bene che l’aggressività, il machismo, quel filo di omofobia sono solo #storytelling, sono la versione 2020 dei fumetti (…che detto per inciso, nessun 12enne legge più ormai). E se qualcuno insulta la tipa, non è diverso dagli adulti che scrivono insulti sessisti alla Boschi o alla Azzolina, in pratica è colpa dei social e non del rap”. Come dire che sono le regole del social #Game – però, deh, c’è anche del vero. Anche se in tanti anni di insulti che financo io, marginale due di picche, ho ricevuto dai fan (tra l’altro, quasi sempre da fan di qualcuno che mi piace) (QUASI sempre) so perfettamente che il povero piccolo artista che viene soccorso dai suoi discepoli, in privato gongola per la prova di forza dimostrata dalla shitstorm. Ma questo implica che gli artisti debbano essere responsabili dello zelo dei propri fan? Non potranno più essere liberi di dedicare un brano a Vallanzasca e Turatello citando espressamente il mio riverito quartiere, la mia sweet home Comasina, senza essere obbligati didascalicamente a spiegare “Ragazzi guardate che erano cattivi, veh!”.

(se conosco Vallanzasca – e lo conosco davvero, incidentalmente) (Turatello ovviamente no, ma ho conosciuto gente decisamente vicina a lui) (sentendo il pezzo intuirà subito la furbata dell’operazione, ma farà quanto in suo potere, cioè poco, per interpretare il video. E concluderlo con le parole “Ragazzi guardate che eravamo cattivi, veh”) (se Emis e Jake non hanno fatto nemmeno un tentativo in questo senso, sono meno furbi di quanto io li faccia)

Lungi da me negare libertà di espressione a Jake, Emis e gli FSK (il cui Padre figlio e spirito peraltro ha dei momenti di autentica ghignosità e di ghignosa autenticità) (…più la prima. E vedo dalle reaction degli YouTubers, per esempio ilMasseo o Around Dread, che non sono il solo a pensarlo). Del resto, accetto anche che nel suo sfogo Margherita Vicario mormori “Io continuerò a scrivere bellissime canzoni”. Ma ovviamente le riconosco l’alibi dello choc da insulti di massa, che scuote profondamente chiunque non goda nel farsi infamare (penso che valga ad esempio per Andreascanzi). A questo punto resta un solo argomento, tra i tanti che sento dire. Ed è:

“Ma in fondo i Rolling Stones, Lou Reed, non cantavano droga e violenza o machismo?” Di nuovo: non fate i ciccini, dai. Quelli scrivevano anche You can’t always get what you want o Street fighting man o Perfect day. Se Emis e Jake pensano di aver scritto qualcosa di quel livello, vorrei che cortesemente me la indicassero. Temo che non possano scrivere cose del genere, e nemmeno cose al livello di Marra, Salmo o Gué. Non lo fanno – chissà, forse non lo vogliono fare. Mi domando se sia perché il rap game glielo impedisce.

Resto della top ten. A questo punto, mi sembra geniale che la seconda new entry sia Annalisa con un album intitolato Nuda. Che no, ci mancherebbe altro, non è la modalità in cui una femmina ITALIANA fa bene a porsi in quest’epoca ma semplicemente una cosa provocatorio-simbolica, miii non si può più dire niente che la gente s’indigna, ci vorrebbe un Polo della Libertà a liberarci tutti. Come già accennato, Nuda è uno dei due dischi pop in top ten, tutti e due della Warner: l’altro è Crepe di Irama, che scende al n.7. Gli otto dischi rap in top ten sono perciò quelli dei già citati FSK Satellite (n.3), Mr. Fini di Gué Pequeno (n.4), Gemelli di Ernia (n.5), Buongiorno di Giggetto D’Alessio con tutti i rapper a portarlo in spalla (n.6); chiudono la prima diecina Marracash, ThaSupreme e Geolier.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten perché si erano annoiati di starci Tedua ma soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari che ci stavano accampati da febbraio, e la compilation RTL Power Hits Estate (ed era tempo). Entra al n.39 Alicia Keys. Il dominio di Universal in classifica si è molto ridotto: dal comodo 50% che le era diventato abituale è attualmente a 44 album su 100, con Sony salita a 25 e Warner a 16. Che bello, siamo vicini allo stesso tripartitismo della politica ITALIANA, vedete che non si può fare a meno di tirarla in ballo? Poi pensate, ci sono addirittura 24 album non ITALIANI in classifica. Certo, l’età media degli stranieri è altissima, da Cat Stevens a Deep Purple a Neil Young (…ai Nirvana). Ma evidentemente, come Ibrahimovic o Messi o il Gran Cappone portoghese, malgrado l’età la buttano ancora dentro.

Sedicenti singoli. Nelle playlist le Azzeccatissime Hit Estive dettano ancora legge, e il podio risulta invariato: n.1 A un passo dalla luna di Rocco Hunt & Ana Mena, n.2 Superclassico di Ernia, n.3 Hypnotized di Purple Disco Machine ma occhio, entra al n.4 il singolo 22 settembre di Ultimo, uscito a metà settimana ma evidentemente destinato al n.1 grazie al grido potente del ritornello, che riassume gli sforzi di duemila anni di arte ITALIANA: “Io la vita la prendo com’è”. E così dovreste fare anche voi snob. A proposito di Ultimo, passiamo ai

Lungodegenti. Diari aperti / Segreti svelati di Elisa compie 100 settimane consecutive in classifica. È un album di cui non mi sono occupato molto (ehm), sono andato a dare un’occhiata su Spotify e ho visto che i suoi 14 brani diventati 21 con l’aggiunta di quelli in inglese fanno numeri schizofrenici. Sono molto alti quelli coi featuring (Calcutta, De Gregori, Rkomi, Carl Brave, Brunori Sas) (quello con Carmen Consoli è il più basso). Ora, se voi volete leggere della malignità in questo rilievo innocente, state negando la mia libertà di esprimermi: mi adonto e dissocio: viva Elisa e il suo album che entra nel club prestigioso dei centenari, al cui vertice c’è il segnetto ÷ di Ed Sheeran (186 settimane), seguito da Rockstar di Sfera Ebbasta (140), i primi due album di Ultimo Peter Pan (137) e Pianeti (134), 20 di Capo Plaza (127), Potere – Il giorno dopo di Luché (117). Ma c’è un solo bicentenario in un club tutto suo, e lo hanno inciso un tot di anni fa i

Pinfloi. The dark side of the moon ha raggiunto le 203 settimane consecutive in classifica, e lo fa calando un pochino, dal n.63 al 68; preoccupa un po’ gli scienziati la flessione di The wall, dal n.81 all’85. Ma qui devo ammettere che con meschinità e nequizia vi avevo nascosto l’ingresso al n.13 dell’album live di Nick Mason e dei suoi Saucerful Of Secrets, nei quali milita anche Gary Kemp degli Spandau Ballet (eh, i percorsi della musiqua antiqua). Album la cui tracklist vetusta e pre-Dark Side fa sembrare recentissimi ambedue gli album di cui sopra. Pertanto, i dualismi di oggi saranno tutti vintagiosi: Thedarkside è Leonardo Da Vinci, Thewall è Michelangelo; Thedarkside è Fellini, Thewall è Visconti; TDS è Van Basten, TW è Maradona; The dark side of the moon è Totò, The wall è Peppino.

(…già rido pensando a quale sarà il paragone più contestato) (grazie per aver letto fin qui) (siete fantastici) (a presto!)

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

No, non è vero, è un titolo scemo per incuriosirvi. Però dopo Vaffanculo, un’altra sua vecchia hit torna d’attualità.

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Un discorso politicamente sconsolato attorno a canzoni brutte, streaming e radio.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

A luglio sono stato ospite del televisore. L’idea era provare a creare in diretta il Tormentone In Laboratorio. Ho fatto preparare agli autori del programma delle urne con nomi di cantanti ITALIANI maschi, di cantantesse ITALIANE femmine, di producers ITALIANI (gli autentici ReMida del nostro pop) da abbinare a caso per interpretare un’azzeccatissima hit dell’estate ITALIANA. C’erano anche un mappamondo per scegliere la località esotica, un vocabolario di spagnolo dal quale prendere parole a caso, un libro con ricette di cocktail, un elenco di fenomeni meteorologici da inserire e uno di attività da compiere con il proprio telefonetto. Così io e il noto giornalista Alessio Viola abbiamo consegnato al Maestro Rocco Tanica gli ingredienti per scrivere un’azzeccatissima hit estiva: all’istante il bravo tastiere ha composto una canzone ambientata a Cancùn, contenente rime su justìcia e zapatos e importanti allusioni a gin tonic, instagram e a una bomba d’acqua (pronta ovviamente a diventare bomba d’amore). Interpreti sorteggiati: Fedez e Raffaella Carrà, prodotti da Boomdabash.
Io ridevo come uno stupidone. Ma non avrei dovuto. In primo luogo perché non avevo ancora perso gli otto chili messi su durante il lockdown (…che imbarazzo) e rivedermi registrato è stato doloroso. In secondo luogo, perché funziona esattamente così.
 
Covid & Co. Come per tante altre cose, è difficile dire se il virus, mandando a gambe all’aria tournée, firmacopie, cumparsite televisive e promozione, sia la causa del fenomeno o abbia solo dato una spallata verso una direzione già inevitabile. Ma ora come ora l’azzeccatissima hit estiva è l’unico genere musicale rimasto in piedi in Italia oltre al rap ITALIANO. Il pop è sparito, l’indie-pop è sparito, i cantautori sono spariti. Dopo i sanremesi, gli unici non rappusi a pubblicare degli album sono stati sostanzialmente Francesca Michielin, Ghemon e Cristiano Godano. E i  discografici ancora raccontano di questi album riuniti attorno al fuoco nelle notti senza luna, insieme alla storia dell’uncino o a quella dell’autostoppista fantasma. Questa è la musica ITALIANA nel 2020: verbosi contro chiringuiti. In questo momento nove album su dieci in top ten sono di rap ITALIANO; ma per fortuna il virus non ha bloccato l’estate e la nostra sacrosanta voglia di essere Portorico, la nostra autentica vocazione a dimenarci nel barrio e affermare una volta per tutte che esigiamo di bailar sulla playa tutta la noche. E questa viene fotografata – e messa su insta – dalla classifica dei singoli.
Non è il caso di essere snob. Gli italiani hanno diritto a canzoni brutte e cretine, e anche quest’estate il mercato gliene ha offerto una quantità immensa, perché non possiamo permetterci di vivere senza quella carica despacita che tutto il mondo ci riconosce. Mica siamo portoghesi o svizzeri. Siamo tenuti a essere ferocemente, istericamente sollazzati.
 
Pontificando. Con tutti i problemi che ci sono stati quest’anno, vogliamo negare al POPOLO la sua overdose di musica ebete? Ovvio che no. Ma l’anno scorso senza quarantena era la stessa sbobba e l’anno prossimo sarà la stessa cosa. La verità (che mi pare nessun opinionista musicale dica con la mia inimitabile serenità) è che la canzonetta estiva schifosa e senza dignità è un’eccellenza ITALIANA, Tormentonia un comparto che dà da mangiare a centinaia di addetti ai lavori il cui presunto talento si fa da parte di gran carriera quando c’è da mendicare gli ascolti del pubblicone. Quello che succede fuori è indifferente a chi canta e a chi ascolta. Solo due canzoni hanno incluso abbastanza esplicitamente il lockdown nella loro narrazione, e sono Una voglia assurda di J-Ax (n.38 in classifica) e Un’altra estate di Diodato (non in classifica). E direi che le loro performance possono essere un buon punto di partenza. Ma già che siamo alla casella del Via!, registriamo i
 
Non iscritti. Quest’anno non si sono presentati a Tormentonia Alvaro Soler, Benji & Fede, Rovazzi, Thegiornalisti/Tommaso Paradigma. Anche se quest’ultimo è stato grande protagonista del film purulento di Netflix Sotto il sole di Riccione, costruito sulla sua azzeccatissima hit estiva del 2017. A riprova della redditività del filone. Perché come diceva Faber, dal letame nascono i diamanti. Ok, non diceva così, però lo stiamo vedendo succedere. Forse Netflix sta già lavorando a film su Roma-Bangkok o Ostia Lido. Spero di sì. Tanto, non sono abbonato.
 
Fuori dal coro. Eccettuato lo strano Irama, peraltro ex numero uno, nove brani su dieci della top ten sono realizzati grazie a preziose collaborazioni tra artisti, straordinarie convergenze tra musicisti decisi a unire le forze per darci musica irripetibile. Pur nell’essere uguale a quella dell’anno scorso. Ma una legge della hit estiva è che più è uguale a qualcosa di già sentito, più è uguale a tutto il resto, meglio è. Insomma smettetela di chiedere troppo agli italiani, hanno pure diritto a svagarsi con roba brutta e noiosa.
 
Sequel e remake. In realtà in giro c’è una forte tendenza al neoclassico: nelle hit estive che piacciono al di fuori dei nostri confini, Break my heart di Dua Lipa è in forte odore di Need you tonight degli Inxs; Kings & queens di Ava Max somiglia in modo sospetto a You give love a bad name di Bon Jovi, Some say di Nea è ugualina a I’m blue degli Eiffel 65. Quindi abbiamo trovato un altro alibi che permette a Fedez di rifare Children di Robert Miles (nolente, perché purtroppo impossibilitato a esser volente). Non ha esattamente spaccato, ma è in top 10 sostanzialmente da quando è uscito. Del resto come sempre ha un messaggio importante, con sottile sottotesto politico: “Ma che bella l’Italia, ma che ne sa la Germania”. Wow. Beh, quando uno ha delle cose da dire. Invece, il n.1 dell’anno scorso Fred De Palma ha girato il seguito di Una volta ancora con Anitta al posto di Ana Mena. La canzone si chiama Paloma, è al n.6. Benino, ma non benissimo e per un motivo preciso: il gossip non può decollare, non li si può shippare perché ok, nel video c’è tanto barrio e balle varie, ma Anitta e Fredo non appaiono mai insieme. Il brano ha qualcosa di Mena rispetto all’anno scorso. La verità è che Ana è annàta a tubare con Rocco Hunt nel video di A un passo dalla luna – numero uno in classifica da due settimane, cosa che mette la signorina Mena da Estepona, Costa del Sol, sul nostro Trono di Racchettoni; in vetta nel Ferragosto 2019, e nel Ferragosto 2020. Ruocc’ per il video l’ha raggiunta a Ibiza, dove lei si diMena in canotta tra manzi in canotta, ma lui trova parole che non sa trovare nessun altro: “Facciamo finta che l’estate è solo nostra. Anche il mare ci guarda, sembra lo faccia apposta”. Ehi, convincerebbe chiunque, e analogamente (ok, basta), convince Ana. E come vedete nell’immagine, se ne bulla con Fred. Quanto a Karaoke dei Bumdabàsci, è evidentemente il sequel sciapo di Mambo salentino del 2019: stesso gruppo, stesso featuring, stesso Salento; cambia solo lo sponsor alcolico, mostrato alle telecamere con la solita discrezione (…avete mai visto impugnare così una bottiglia?). L’anno scorso era Birra Peroni, quest’anno un’eccellenza birrosa del territorio. A proposito di benefattori:
 
Dolce & Gabbana. Sono tra gli elementi portanti dei video di: Rocco Hunt e Ana Mena, Boomdabash e Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri e Elettra Lamborghini, Takagi & Ketra + Elodie, Mariah ft. Gipsy Kings, Fred De Palma e Anitta. Fa pensare, che un solo brand riesca a coprire tutto il fabbisogno di giovane e originale eleganza pop, tutta la voglia di essere se stessi e distinguersi che è tipica degli ITALIANI – ma soprattutto di questi artisti che da sempre hanno qualcosa di unico da dire. A proposito di posizione dominante,
 
Borotalco TV. Dovete sapere che è una casa produttrice dal nome sapientemente carloverdoniano nata quasi quattro anni fa, eppure già leader nei video delle azzeccatissime hit estive ITALIANE. Quest’estate ha realizzato gli spot di Baby K e Chiara Ferragni, Diodato, Vieri & i Due Scarponi, Ernia (Superclassico), Shade, Boomdabash & Amoroso, J-Ax, Gué Pequeno, Fred De Palma (e Anitta, non dimenticate Anitta), Mahmood e Sfera Ebbasta. Sanno cosa volete guardare.
 
Inserti pubblicitari. Non ci sono in tutti i video. Per esempio Irama non ne ha messi di nessun tipo, né ha fatto un video turistico per la pro loco (mi pare). Però quando ci sono, sono sempre dichiarati. E del resto, sono quasi sempre buttati addosso allo spettatore con l’eleganza ippopotama che vedete in questi esempi. Ma non bisogna pensare che lo spettatore si indigni. Lo spettatore rispetta lo sponsor, ne viene rassicurato. Anzi, a volte se il brand non sostiene spontaneamente l’arte, lo si inserisce con le cattive perché bisogna precisare che il cantante è persona di successo, tipo il video di Anna Tatangelo nel quale Geolier ha scritto Louis Vuitton pure sulla tiroide, mentre una Ferrari gira spensierata per Scampia.
 
Spotify vs YouTube. La classifica FIMI ruota attorno allo streaming a pagamento, cioè Spotify, Apple Music, Deezer, Whatever. Viceversa YouTube è il Grande Reprobo: in Italia è per ora escluso dai conteggi perché non paga volentieri i cantanti e le loro case discografiche, pensa che non se lo meritino. Così abbiamo classifiche che fanno somigliare tutti gli ascoltatori di musica italiani agli utenti di Spotify. Cioè, soprattutto teenager, soprattutto maschi, soprattutto ascoltatori di rap ITALIANO. Dal punto di vista di Spotify – e delle classifiche FIMI – J-Ax e Giusy Ferreri & Elléttraellllétttra e Vieri & I Suoi Due Amici Brocchi stanno avendo un’estate grigissima. YouTube, grazie alla sua utenza più adulta e imbruttita, salva alcuni di questi artisti da un greve flop. Al di là del sorpasso di Boomdabash e Santrina Amoroso ai danni di Rocco e Ana, il confronto tra charts permette di notare come le generazioni tardone spingano per la resurrezione di Elléttraellléttttra & LaGiusy dal n.22 al n.6 (e già quel n.22 era il picco della loro estate rispetto al n.40 di luglio), di TZN Ferro e GrandissimoJova, di Anna Tatangelo che balza a un meritatissimo n.18 (mentre secondo la FIMI ovvero secondo lo streaming non è nei primi 100). Per strapparvi un “oh!” di stupore vi sottopongo qui le due top 20: la bianca è la FIMI, la nera è YouTube.
Jerusalema. Ecco, questa è l’anomalia forte di questa estate, ma anche un segnale che la bomba TikTok sta per esplodere. Brano di provenienza sudafricana uscito nel 2019, per ora sconosciuto in USA e nell’Europa anglosassone, è una hit in Francia e Italia; i commenti su YouTube a questo pezzo di Master KG feat. Nomcebo sono interessanti. Questi sono quelli in cima alla lista in questo momento:
Elisabetta Amedei: “This song is a love message for the entire humanity…”
Nazirah Nubee: “That is fire the whole world just love the songs…conglatulation for your success u being able to spread love around the world during this pendemic and other national problems”
Anthony Abel: “No nude girl no false money no gold chain no fancy cars no drugs clean music with a nice beat. Who agree with me hit the like button”. (22.813 like)
Flo cri: “Ciao Mondo… Un saluto dall’Italia Uniti ce la faremo in questo 2020 da dimenticare… ❤️🇮🇹
Bohngo Nkumanda: “Jerusalem, my home, guard me, walk with me, don’t leave me here, my place is not here”
Chillness: “The positive vibe coming from this song is what the world need. Much love, much light!”
Kind Omen: “this song is a remedy for 2020”.
 
Insomma, non so se si è colto, ma a quanto pare qualcuno ce l’ha fatta a scrivere la canzone consolatoria per il mondo pandemiato. E c’è riuscito da due aree in cui nessuno era lì a sottilizzare sull’operazione: 1) il Sudafrica 2) il 2019. A proposito di stranieri comunque, credo che intitolerò il prossimo paragrafino
 
Stranieri. Coerentemente con la propensione estetico-politica dell’adulto ITALIANO, passando da Spotify a YouTube ecco che persino un pezzo mondialpopolare come Savage sparisce dalla top 20 ITALIANA che si ritrova così un solo pezzo straniero oltre a Jerusalema – ed è il più imbarazzante e cretino in assoluto: Mamacita que bonita dei Black Eyed Peas, perfetto per un popolo cui le orecchie servono per tener su gli occhiali di Dolce & Gabbana. E veniamo perciò ai testi e a due degli ingredienti principali della azzeccatissima hit estiva.
 
Alcolismo. Quest’anno è un po’ sottorappresentato, ma qualcosa si trova sempre. Elodie non si tira mai indietro: “Dimmi cosa vuoi da questi attimi eterni, vincere un Oscar o un Grammy? Cosa succederà? Lasciamo la città, tequila e guaranà”. Più classica Emma Muscat: “E adesso balla un po’ con me, la musica ci porterà con sé, la tua mano nella mia. Ma come per magia, mi baci e poi vai via, col sole che tramonta in un bicchiere di sangria”. Shade cerca “il mare in autostop, dai tuoi occhi a un altro shot”. LaGiusy ed Elllétttraellllllllllllléttttttra rispondono con “Ay papi non mi paghi l’affitto, vogliamo fuggire e aprire un bar solo mojito”. Ma non può battere il generatore di testi lobotomizzati di Baby K che quest’anno ha partorito una strofa che contiene anche l’indispensabile riferimento smartphonico: “Se la felicità è un bicchiere a metà, stasera mi ci tuffo mentre cerchi nelle app; non vado sotto vado on top, prima è vai e poi è stop. Dolce amaro curaçao già mi avevi al primo ciao”.
 
Se telefonando. Ciclone inizia con il proclama: “Scriverò di amarti sulle note di un iPhone”. Shade afferma amletico: “Voglio stare ancora un po’ e ti manderò un vocale che poi cancellerò, uoh oh oh oh”. Esprime la stessa esitazione epocale il pezzo de LaGiusy e della twerkona ricca: “Bella atmosfera, si sta da Dio, ti ho scritto tutto in un messaggio e non lo invio”. Nella composizione di Coconuda Tatangelo, Geolier regala: “A casa tengo tutt”e cose, ma l’unica cosa ca nun tengo è ‘o Wi-Fi, pecché se sape ca ‘e cose cchiù belle ca putimmo fa’ se fanno offline; je sto vulanno ncopp”a ‘na Yamaha, tu staje luanno ‘n atu Yamamay”. Non fate quella faccia, il Pasolini che è in voi sa bene che questa è poesia popolare (nel caso di Rocco Hunt, #poesiaurbana).
 
Ok, non è che si possano avere pretese. Chi è che vuole sentire in una hit estiva, che so, che passammo l’estate su una spiaggia solitaria e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, mentre lontano un minatore bruno tornava. Oppure che son finito qui sul molo a parlare all’infinito, le ragazze che sghignazzano e mi fan sentire solo – sì ma cosa son venuto a fare, ho già un sonno da morire. Oppure ancora, che io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te – ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va, e lei sembra un angelo caduto dal cielo tra fanatici in pelle che la scrutano senza poesia. No, è ovvio che nessuno potrebbe mai aver successo, d’estate, in Italia, con testi così pretenziosi: agli italiani queste cose non sono mai piaciute, ed è per questo che i nostri artisti di talento e i nostri discografici sono costretti a darci canzoni miserabili, ripetitive e cretine. Fosse per loro – ah, sapeste.
TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Tutte le classifiche che ci stavano: concerti, video, album, streaming, sorrisi, canzoni.

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

Ehi. Bentornati. Quindi? Avete passato una buona estate?

Io me ne son persa un bel po’, per vari motivi. Ho cercato di seguire più che potevo il Paese Reale, ma lui mi faceva i trabocchetti, era sempre più irreale. E tuttavia è stata un’estate istruttiva, vero? Ai blocchi di partenza a fine maggio i BIG erano tutti pronti con le azzeccatissime hit dell’estate, successi garantiti dagli infallibili RE MIDA del pop, gli smaliziati PRODUCERS che conoscono così bene noi, pubblico cretinone. Ed è andata a finire che mentre tutti erano distratti è venuto fuori l’outsider, Una volta ancora di Fred De Palma & Ana Mena, con più o meno la stessa canzone dell’anno scorso, però con un video più da tronisti – spiaggia, tatuaggi, Harley Davidson, locale con rum e mulatte, sigari e cosce, la vita despacita che l’italiano sogna e non più solo d’estate, perché la vede su Canale 5 ogni sera (quando non c’è la Champions). E dietro di loro, i due onesti teen idols Benji & Fede, con il loro video pieno di patatine.

E lo so che lo state pensando: il nostro BIG della politica era pronto a impazzare tutta l’estate, forte del sostegno dei media e dei RE MIDA della comunicazione che gli mettevano in mano madonne e lasagne, animatrici e bambini – e invece è uscito l’outsider, questo professore che gli stanno bene i vestiti (mica le felpe) e che avevano fatto Presidente del Consiglio mentre era distratto.

Quindi, quest’estate ci insegna una volta di più che il pubblicone non è così ammaestrabile come crede pessimisticamente qualcuno di noi e come credono ottimisticamente i tormentonisti di ogni settore. In ogni caso la fase estiva dei tormentoni è finita, ora inizia la fase autunno-inverno: c’è già gente che smania per Sanremo, saltando a piè pari la fase in cui bisogna smaniare per X Factor. E intanto che noi siamo impegnati con questi obiettivi grandiosi, ovviamente, la vita va avanti, nella classifica dei presunti album.

Al n.1 c’è Junior Cally, 28enne rapper più o meno di Fiumicino, che ha iniziato con una maschera e poi se l’è tolta. Ha numeri piuttosto bassi su Spotify, però si è fatto 14 megastore in sette giorni, e altrettanti ne sta facendo questa settimana – tra l’altro quattro di questi nell’Hiphopistan, cioè il triangolo Milano-Como-Varese, così leghista eppure così rappuso. Frettolosamente vi posso dire che sospetto che Antonio Signore in arte Junior Cally (in pratica: Young Signore) sia meglio delle rime che ha scritto in Rinnegato, la solita rappanza che ormai solo i 13enni (e non tutti) possono trovare esaltante: gli amici malavitosi e le tipe che glielo succhiano entusiaste e lui che ora ce l’ha fatta quindi tutti muti. C’è persino un pezzo che si chiama Cristiano (Ronaldo): eddài, su. E sì che a quanto ho capito ne avrebbe di cose da raccontare. Interessante però la musica, sospetto che gli piaccia più la techno che la trap.

Sta di fatto che dopo una settimana di primato, Libertà di Rocco Hunt scende al n.2, ma resiste all’assalto dell’americano Post Malone, che entra al n.3 con Hollywood’s Bleeding. Il dominio dei rapper incompresi e antisistema è assoluto: al n.4 c’è la Machete Mixtape, al n.6 entra il materano GionnyScandal e al n.9 c’è un rapper che ha iniziato con una maschera e poi se l’è tolta (uhm), ed è Salmo con Playlist (un po’ più giù c’è il suo Hellvisback, in classifica da 188 settimane). Si oppongono a questo fiume di parole Ultimo, i cui tre album sono al n.5, 7 e 10, e Lana Del Rey, unica donna in top ten, al n.8.

Ma torniamo ai tormentoni.

(ve lo aspettavate, lo so)

ULTIMO MAMBO A PAPEETE

Ho letto che all’Arena di Verona Mambo Salentino dei Boomdabash + Sandrina Amoroso + Birra Peroni che appare ogni cinque secondi (…ma con discrezione) è stata incoronata TORMENTONE DELL’ESTATE dalla giuria popolare degli ascoltatori di RTL 102,5, la radio per gente very normal nella quale tra l’altro ha un programma da 90 anni il giovane Pierluigi Diaco, che Urbanino Cairo vuol fare direttore del Corriere della Sera  (altrimenti non mi spiego perché quest’estate fosse in homepage ogni stupido giorno mentre io mi collegavo per capire il Paese reale). Ora, i numeri non sembrano darle la maggioranza, ma se la radio più ascoltata d’Italia e i suoi very normal elettori hanno deciso che Mambo salentino deve governare, chi siamo noi, élite snob e radical chic, per opporci. Peraltro, il “Peppereppeppé” reiterato che costituisce l’essenza della canzone non fa che provare la raffinatezza internazionale dei PRODUCERS pugliesi: “Peppereppeppé” è esattamente il contributo che la nazione è in grado di dare al mondo in questa fase storica. E nel sottoporvi quest’ultimo schemino birichino con piazzamenti FIMI e visualizzazioni YouTube (non calcolate da FIMI), immagine rigidamente schematica che non rende giustizia a tutte le sfumature di Tormentonia, vi do appuntamento a giorni migliori.

(no, non è vero: ci vediamo qui la settimana prossima)

PS: The Dark Side of the Moon è al n.56, The Wall al n.64.

 

 

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Il suo elettorato non é disposto a seguirlo dappertutto. A differenza di altri leader.