Tag: Amici

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Sarebbe superficiale dire che quelle degli Amici di Maria sono canzoni orrende: c’è il tocco di Mida dei PRODUCERS italiani che le rende perfettamente nauseabonde.

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Ho la sensazione che con questa Giordana Angi facciano sul serio. Oddio, pareva che pure con Riki e Thomas facessero sul serio. Ma sono abbastanza convinto che lei non ingrosserà le fila delle gallerie mensili “CHE FINE HANNO FATTO I VINCITORI DI AMICI?”.
(se non altro, perché è arrivata seconda) (comunque, chissà che fine hanno fatto i primi precari di redazione che hanno fatto le prime tra queste gallery)

Giordana Angi in sé è interessante per tre motivi. Il primo è il PERSONAGGIO. Che non mi interessa.
(sì, ho appena detto che è interessante, ma mentivo) (lo so: concorrente apertamente lesbica nella trasmissione per eccellenza tra quelle per le famiglione del popolone) (quella che il sovrano dei sovranisti dice di guardare) (i media trovano il personaggio interessante, il pubblico pure) (vedete media, qui?) (vedete pubblico?) (bene) (ora, se la smetto di interrompermi, possiamo andare avanti)
Il secondo motivo interessante, è che ha una certa abilità nello scrivere. In realtà sarebbe interessante anche se non ne avesse nessuna, vero? Quindi vediamo di non dare in escandescenze. Però soffermiamoci su questo: ha 25 anni e nel 2012 era a Sanremo Giovani. A quanto pare, ha provato per cinque anni ad entrare ad Amici.

Ed è qui che arriva il terzo motivo. Ovvero, in tutti questi anni votati a capire come entrarvi, Giordana Angi ha assorbito Amici. È diventata Amici. Come tutti gli eroi fantasy, da Luke Skywalker ad Arya Stark a Daniele Capezzone, ha intrapreso controvento il viaggio mitico verso la verità mistica assoluta del suo universo: ha studiato le esoteriche arti degli oscuri creatori di canzoni da talent: Federica Camba e Daniele Coro, Roberto Casalino e Dario Faini (che oggi incede rivestito di respekt col nome Dardust), e ha imparato a spostare le emozioni del pubblicone che chiede una NARRAZIONE di giovanili ardori e patemi, di indomite ribellioni e teneri flirt, di rivalità senza quartiere e amicizie fraterne tra Lilo, Lele, Lulu, Lalo e Lolo – e che tutto questo sia impastato nell’amore unanime, devoto, umile e succube per Maria De Filippi, che in silenzio contempla e disprezza ogni creatura vivente con ferocia suprema come il Nyarlathotep di Lovecraft.

E quello che Giordana Angi ha scoperto è che alla fine di questo decennio, a differenza del frivolo pubblico di X Factor che chiede la novità per poi annoiarsene in due settimane, il pubblicone di Amici vuole il tipo di canzone che voleva alla fine del decennio scorso (dopo la crisi dei subprime). Ha scoperto la più pura essenza del brano Amico, e la applica con alacre fervore. Prendiamo, da Voglio essere tua, attuale n.1 tra i presunti album,

1. Voglio essere tua. Parte piano. Quasi con un parlato. Poi la voce sale di un’ottava – entra la batteria, ed ecco un pieno emozionale, cantato con una voce e un pathos esattamente a metà tra la superospite perfetta di Amici e la santa martire più iconica. Che incidentalmente, sono sorelle: Loredana Berté e Mia Martini. Poi però si placa. Riflette. No, non ce la fa, non c’è verso di placare queste emozioni piene di sincerità piena di cuore pieno di cicatrici piene di desiderio pieno di emozioni.

2. Le 4 Milano. Parte piano. Poi la voce sale all’ottava superiore, entra la batteria picchiando sui tom, e c’è un crescendo. Poi però si calma. Si interroga. No, non ce la fa, non c’è verso di calmare questo desiderio pieno di sincerità pieno di emozioni piene di cicatrici piene di cuore.

3. 400 proiettili. Parte piano. Quasi un parlato. Poi sale all’ottava superiore, tutta emozionale. E a un certo punto la batteria inizia a picchiare, con la solennità dell’ineluttabile. Poi però scende. Rallenta. No, non ce la fa, non c’è verso di rallentare questo cuore pieno di coltellate dritte al cuore pieno di proiettili nelle arterie;

(il cuore compare un sacco di volte. Il cuore è un concetto da ribadire. Giordana ha cuore. Chi la ascolta ha cuore. Gli ITALIANI hanno un cuore. Persino i critici musicali hanno un cuore. Infatti di solito partono piano. Poi salgono all’ottava superiore, tutti storytelling. Poi si chetano. Dubitano di se stessi. No, non ce la fanno, non c’è ragione di dubitare di una prosa incespicante tutta pagine di Smemoranda e orgogliosa marginalità)

4. Mi hai lasciato senza dire niente. Parte piano. Poi sale, quando inizia ad accusare di essere stata lasciata sola “In questo fottutissimo casino”; grida perché il rancore va gridato, e negramarizzato con il meteo: “Mi sento sola in mare aperto, dentro la tempesta dovrà pur tornare il sole, eravamo così belle tra la gente, mi dicevi”.

5. Paura di morire non ne ho è un pezzo magistrale. Così come Tommaso Paradiso si trasfigura in Umberto Tozzi, Giordana Angi diventa Mia Martini – ma in un brano in reggae lineare che ha lo stile di Loredana Bertè e la sua filosofia: “Niente da perdere, tutto da vivere, mi godo il momento mi prendo il meglio”. Implicitamente poi il titolo ne evoca un altro antico e Bertésco che contiene, tutta anticristosa, la bestemmia suprema del suo ordine religioso: AMICI non ne ho.

In pratica, le canzoni che piacciono al pubblico di Amici sono canzoni-hobbit. Perché la canzone di chi ama Amici, ovvero ogni buon ITALIANO, non parte promettendo un’epica fin dalle prime note come il tipico brano sanremese – no, si preoccupa di dubitare di quell’epica, nella parte iniziale e poi dopo la prima battaglia. In pratica si muove come qualsiasi protagonista di qualsiasi quest eroico secondo la teoria de Il viaggio dell’eroe di Joseph Campbell: ritrosia iniziale, illuminazione, terribile confronto con il mistero e con la propria più intima natura, accesso a una nuova consapevolezza. Ed è il caso di essere consapevoli che con o senza il suo attuale sponsor Tiziano Ferro, Giordana sarà ancora nei quartieri alti alla fine del prossimo decennio. O forse no.

Resto della top ten. Entra al n.2 Tradizione e tradimento di Niccolò Fabi, e al n.3 l’album di debutto del rapper napoletano Geolier. Scalano al quarto posto i Modà e al quinto l’ex numero uno Renato Zero. Forse un po’ più basso del previsto l’ingresso di Mecna e Sick Luke, sesti davanti a Lazza, Ultimo e Night Skinny – con Gemitaiz e Madman sull’ultimo vagone del trenino della top ten. Che è una top ten tutta ITALIANA, come piace al POPOLO. Ragion per cui, mi rifiuto di chiamarla “top ten”: la chiamerò Decina in cima. Peccato che abbia finito di parlarne.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla Decina in cima (aha!) Levante, Mika (primo degli stranieri, al n.15), Machete Mixtape e Rocco Hunt. Escono invece dalla classifica il Re Mida in versione solo piano di Lazza, che ha incuriosito i fan per una settimana di permanenza al n.19, ma è già sotto il n.100. Fuori subito anche il live dei Simple Minds e quello degli Helloween, Ghosteen di Nick Cave e i Darkness; ci sono state due settimane di gloria per gli Opeth e sei per i Tool. Entrano al n.23 i Lacuna Coil e al n.72 Tones And I. L’élite degli album da più di cento settimane in classifica parte sempre da Hellvisback di Salmo (193 settimane), The dark side of the moon (154), ÷ di Ed Sheeran (137 settimane), Evolve degli Imagine Dragons (121), Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 (120), The wall (103).

Sedicenti singoli. C’è una nuova numero uno anche tra i singoli: scivolano via subito Lazza & Sfera FEATURING Capoplaza (dal n.1 al n.6) e conquista il primo posto Dance monkey dell’australiana Tones And I, ovvero La ragazza Con La Voce Strana Nel Video Molto Strano. Sale al n.2 Ti volevo dedicare di Rocco Hunt FEATURING J-Ax e Boomdabash, e resta aggrappato al n. 3 Fred De Palma FEATURING Ana Mena con Ancora una volta, la loro hit dell’estate FEATURING tutte queste zanzare che ancora non sono passate a

Miglior vita. Dieci album su cento sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di influencer. Ne è capofila Emozioni di Lucio Battisti al n.36. Ma ormai non possiamo più girarci attorno: manca ormai da mesi, ci siamo persi Nevermind, ultimo avamposto del rock presso i giovani. Ma no!, non è vero, scherzavo, sapete che resiste baluardico quel rito di passaggio che chiamiamo

Pinfloi. The wall sale dal n.74 al 60, mentre The dark side of the moon cresce un po’ meno ma cresce, dal 45 al 44; secondo i sondaggisti, questo elettorato diviso tra le preferenze per il più vecchio dei due album rispetto al più 40enne è una chiara risposta all’ipotesi di Beppe Grillo di togliere il diritto di voto agli anziani. L’unico problema è che per metà dei sondaggisti la risposta è un chiaro “no”, per l’altra metà è un chiaro “sì, caspita – e includiamo anche i 40enni, vero?”.

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

La gran voglia di Claudio Villa che promana dal giovane vincitore di Amici nonché dagli spettatori di tutti i talent e tutti i Sanremi.

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Sanremo: bene (come l’anno scorso) i singoli, male (peggio dell’anno scorso) gli album. Per qualcuno, male sia il singolo che l’album.

Classifica Generation. Stagione 2, Episodio I. Siete preoccupati?

Classifica Generation. Stagione 2, Episodio I. Siete preoccupati?

Ehi. È passato un po’ di tempo, vero?
Sì.
E non ho altro da dire su questo argomento.

Intro lunga. (…vi tocca, dopo tutti questi mesi senza Thegenerazione)
Ricordate quando c’era sempre chi citava: “Fin qui tutto bene. Fin qui tutto bene. Fin qui tutto bene”. Con ironia ma non troppa, non avevamo ancora sviluppato l’ironiadelweb. E succedeva spesso di sentir dire – o di dire, o scrivere o leggere “Andrà a finire malissimo”. E tutti i discorsi sul vergognarsi di essere italiani. Le brutte cose che pensavano di noi all’estero, buh.
Vi ricordate quanti proclamavano “Qui l’unica è andarsene” “Se vince Berlusconi lascio il Paese”. “Se RIvince Berlusconi me ne vado”. Ricordate la prima pagina del Manifesto? La lucina che si spegneva, e “Buonanotte”. O era Liberazione? O era Diario?
Però dai, non eravamo realmente preoccupati. Compreso chi mormorava “Fin qui tutto bene”. Sfogava il suo piccolo sdegno e poi tornava a sentirsi un gran bel tipo.
Vi ricordate Berlusconi e lo show continuo? Le corna, il kapò, la selezione delle entraîneuse per Gheddafi, il lettone di Putin, le canzoni con Mariano Apicella. Noemi Letizia. Topolanek. I ministeri a certi ceffi da spavento. Calderoli, LaRussa, Castelli, Scajola, Gasparri, Previti. La Meloni ministro della Gioventù – la Santanché no, solo sottosegretario. Che Dagospia la chiamava Santadeché – ah che monellaccio, Dagospia. E ovviamente la Brambilla, la Prestigiacomo, la Minetti, la Carfagna. Vi ricordate quando Sabina Guzzanti in piazza Navona tuonò «Tu non puoi mettere alle Pari Opportunità una che sta là perché ti ha succhiato l’uccello»? Berlusconi Caimano, Berlusconi Psiconano, Unto, Papi, Banana. Una generazione ci è cresciuta.
Eppure dai, potevamo anche essere indignati ma NON preoccupati. Perché fin lì, tutto bene. E poi avevamo deciso che era tutto pop. Tutta una grande chiesa che partiva da Jerry Calà e arrivava a Frida Kahlo. E poi c’erano la scena indie e la scena rap e la scena elettronica, tutte scenose. Inoltre nei momenti bui ci si aggrappava sempre a qualcuno. A uno Zapatero, un Obama. Alla Regina d’Inghilterra, persino. A Emma Bonino, a Nichi Vendola. Ad Agnoletto, a Travaglio, Nanni Moretti, Gino Strada, Veronica Lario, Fiorello. Chiunque, Gesùmmaria, purché soffiasse un pochino contro Berlusconi.
Ma ora, posso chiedervi – siete preoccupati? Dico ORA.
Sì, vero? Eh.
Ma sapreste dire perché adesso sì e prima no? E sapreste dire se in tutto ciò c’entra Alessandra Amoroso?

Situazione. Da settembre a oggi ci sono state 6 settimane, e altrettanti n.1 nella classifica degli album. Eminem, Ernia, Gué Pequeno, Thegiornalisti, Dark Polo Gang, Sandrina Amoroso. Quattro rapper. Per inciso, Ernia è già fuori dalla top 30.
Il prossimo n.1 dovrebbe essere Emis Killa. Ha un instore tour che farebbe frappé chiunque, 21 firmacopie in 14 giorni. Ma non sottovaluto un bis di Sandrina. Almeno fino al 26, quando andrà al n.1 Irama. Seguito da Elisa. E forse da Biondo – lo dico perché nessuno sa ancora quando abbia deciso di andare al n.1 Salmo.

Ma veniamo al dunque. Sandrina Amoroso. Il suo album, a indicare gli anni di carriera, si chiama 10. Al n.2 in classifica c’è Valerio Scanu, che come Gazzelle appartiene al mondo dell’indie. Uso questa espressione, che ho sentito da Alessandro Cattelan quando Gazzelle è andato a pigolare la sua Gazzellità a X Factor, perché è vera: Scanu ha fondato una sua etichetta cinque anni fa, dopo esser stato scaricato dalla EMI (solo nel 2010 aveva vinto Sanremo). Il suo album si chiama (putacaso) Dieci a indicare gli anni di carriera. Al n.3 c’è Cambiare adesso della Dark Polo Gang. Al n.1 tra i singoli ci sono i Maneskin.
Ricapitolando: n.1 Amici, n.2 Amici, n.3 dei rappusi coi Rolex. Tra i singoli, n.1 X Factor.

Ma veniamo al dunque (di nuovo). Sandrina Amoroso (di nuovo). Ho una certa simpatia personale per lei. Più di Emma Marrone o altre Amiche di Maria, incarna l’idea cenerentolesca di quella che non era nata per essere principessa – e invece, guardate! Viceversa Emma Marrone, nata per essere regina, quest’anno ha annaspato (Essere qui, uscito a gennaio, ha finora certificato un disco d’oro. Il precedente era stato doppio platino). Sandrina ha cominciato col prendersi questo numero 1, poi si vedrà.
Che cosa è decisivo, nel voto del POPOLO a favore di Sandrina? La simpatia personale, la lealtà della fan base (la cosiddetta Big Family) oppure l’identità sempre identificabile? Emma, come altre talentesse, ha iniziato a perdere colpi nel momento in cui ha cercato di cambiare come artista, e cambiare gli autori. Sandrina rassicura già nel singolo intitolato La stessa:

«Torneranno le mode, le canzoni d’estate ma io sarò la stessa».

Ed è vero, in dieci anni di carriera, Sandrina ha perfezionato quel manifesto ideologico che nelle edizioni esplosive dal 2008 al 2011
(quando non eravamo preoccupati)
ha fatto lanciare da Amici Marco Carta, Valerio Scanu, Sandrina, Emma Marrone e Annalisa (e soprattutto una generazione di autori che tesse il nulla come gli astuti sarti che cucivano i Vestiti dell’Imperatore) a fissare il perimetro del pop defilippiano. Che intendiamoci, non nasce dal niente, sublima cose che funzionavano benone, da un generico empowerment al femminile allo struggimento negramaresco per il meteo, dall’emulazione della vocalità muscolare e motivazionale della Pausini a quella iperstraziata di Mia Martini. Nel 2018 tra i quindici autori di Sandrina c’è, è vero, il rinomato Cheope Rapetti (figlio di Mogol Rapetti), e c’è anche Paolo Antonacci per il quale la definizione figlio d’arte mi suscita obiezioni di coscienza – ma ben più decisivo è che ci siano Federica Abbate, Dario Faini, Daniele Magro, Roberto Casalino, Federica Camba, Daniele Coro, i soliti sospetti del Mediaset-pop italiano: scrivono praticamente per tutti e il loro magistero consiste prima di tutto nel non far preoccupare chi ascolta con una parola o una nota azzardata. Sandrina di suo ci mette la voce e il personaggio, perché ancora prima delle sue canzoni è lei che il pubblico compra, come ulteriore outsider di provincia che si è sudata l’amore della nazione, ulteriore bruttoanatroccolo che spicca il volo (notate quante favole sto citando oggi, non è nemmeno storytelling, è favolytelling). Ma perché il personaggio risalti, le canzoni devono essere – sostanzialmente – le stesse dal 2008. In questo modo Sandrina finisce curiosamente per somigliare al mondo che l’ha lanciata. Mediaset oggi è identica a quando nel decennio scorso ha fissato, tra Le Iene e la D’Urso, tra i programmi-bettola di ReteQuattro e la bestialità fragorosa dei reality, tra Amici e i tronisti, l’attuale linguaggio del POPOLO. Mentre ai figli del POPOLO ha pensato un’armata di rappusi col Rolex domiciliati presso la major che controlla metà del mercato italiano.
E per ora, non ho altro da dire su questo argomento.

Centenari. Hellvisback platinum, di Salmo, 140 settimane in classifica. Sfera Ebbasta, 109 settimane. The dark side of the moon, 101 settimane. Vascononstop, 100 settimane. Vi pare tanto?
Bicentenari. Tiziano Ferro, con TZN, è da 202 (due. cento. due) settimane di seguito nella top 100. Ora è numero 65. QUESTO è tanto. Nessun album, mai, così tanto in classifica. Siamo a quasi quattro anni di fila.

Miglior vita. In classifica, guidati da John Lennon (Imagine, n.38) solo 4 artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di infrastrutture. Del resto uno dei corollari del nuovo calcolo delle classifiche era far fuori i morti. Di nuovo.

Pinfloi. A foot in the door, raccolta che io non posso che deprecare istericamente (non puoi raccogliere i Pinfloi. Sono loro, seduti sulla riva del fiume, che raccolgono te) guida il drappello al n. 38. Ma la buona notizia è che The dark side of the moon sale dal n.53 al 46, e forse ci indica che il POPOLO pregusta tutto il Money che la pace fiscale farà scaturire generoso (oppure che era in pausa la Serie A ed è stata un po’ una Eclipse). Quando il possibilismo di The dark side sale e il pessimismo di The wall scende (dal n.69 al 78) la lettura del sondaggio è elementare: il pubblico ha fiducia nel futuro e nell’operato del Governo Conte – quindi, di nuovo, chi siete VOI per sentirvi preoccupati? Non dovreste preoccuparvi.

IO, legittimamente, sono preoccupato. Ma ho dei signori motivi, IO.

E non ho altro da dire su questo argomento.

Riki, Thomas e il sadismo di Maria – ClassificaGeneration, cap. VIII

Riki, Thomas e il sadismo di Maria – ClassificaGeneration, cap. VIII

Nella fase di massima esposizione di X Factor, chi si prende il n.1 per un mese? Ma gli Amici, naturalmente.

TheClassifica 90. Ariana, Maria, i fottuti giovani e il dannato popolo

TheClassifica 90. Ariana, Maria, i fottuti giovani e il dannato popolo

(LOL, Pannella in copertina) (una volta per dargli la copertina aspettavano che il morto morisse) (va beh, immagino sia giusto portarsi avanti – è un’epoca epocale, e non si è mai abbastanza primi a piombare sulla salma) (…e dite, voi come state?) (bene?) (sicuri?) (no, perché casomai mando lì un famoso fotografo)

Vista l’apertura, andiamo subito alla stuzzicante rubrica
Miglior vita. In classifica solo 7 album su 100 riconducibili ad artisti defunti o band il cui personaggio chiave ha abbandonato questa valle di risate. Scendono sotto il n.100 (per il momento) Amy Winehouse e Bob Marley. Mancano da un po’ di tempo De André e Johnny Cash. Non mi spiego come in questa fase storica la loro mancanza sia venuta a mancare.

Mondo Teen. Al n.1, c’è Ariana Grande con Dangerous woman. Al n.2 e 3, i due finalisti di Amici, Sergio “Big Boy” Sylvestre (vincitore) ed Elodie Patrizi (premio della Critica). Al n.4 c’è Annalisa, ex finalista di Amici (e premio della Critica). Insomma i ragazzi li spendono, i soldi in dischi. E d’altronde, visti i prezzi dei concerti, come li possono spendere? 
Ariana Grande è anche al n.94 – con My everything, entrato in classifica 88 settimane fa e non più uscitone. Di Ariana i big media italiani non hanno ancora fatto una macchina da like e da gallerie, quindi ve la riassumo: 22 anni, cresciuta – come altre mille popstar americane – dalla tv per bambini (non Disney, ma Nickelodeon), poi passata, come le altre mille, ai produttori svedesi. In particolare Martin Karl Sandberg, 45 anni, detto Max Martin: l’uomo con più hit in Usa dopo George Martin. Le ha ottenute con Backstreet Boys, Katy Perry, P!nk, Maroon 5, Taylor Swift, e di recente con The Weeknd e Justin Timberlake. Martin ha studiato musica in patria grazie a un programma finanziato con denaro pubblico. Ha firmato (mai da solo) Baby one more time, I kissed a girl, California gurlz, We Are Never Ever Getting Back Together, Can’t feel my face. Non è stato al n.1 con Dare di Shakira e Love me like you do di Ellie Goulding. In compenso, per qualche motivo aberrante, c’è stato con Roar di Katy Perry.

Vi dirò la verità. A me Dangerous woman pare egregio, equilibrato, educato persino (in realtà è il primo aggettivo con la e che mi è venuto in mente per completare) (non è vero, il primo era “esentasse”. Però “educato” ci sta. Molto più del “pericoloso” del titolo: la mancanza di dirompenza le è molto rinfacciata dai critici delle testate più allineate d’America) (così va il mondo). Come ogni album di american pop che si rispetti schiera 11 produttori e 25 autori. Secondo me può bucare la quinta parete, quella dei 35 anni – se li avete superati, fate una prova. Ovvio che, lavorando con il Produttore Che Lavora Con Tutte Le Altre, la personalità di Ariana non paia così Grande. Però, in quella regione che va da Katy a Taylor, lei prova a rivendicare un suo territorio con un album che duri anch’esso cento settimane; risultato che ottieni quando non sbrachi, quando non vai per la hit sguaiata. Per dire, il brano Dangerous woman è un blues. Dico davvero. Un blues coi cori a cerchio tipo Adele. Il massimo di kitsch è in Be alright in cui pare la Mariah Carey di Butterfly, con tutti gli oohoohoh, seguiti da più meditativi aahahahah. che sfociano finalmente in degli uuhuhuuh dei quali un giorno gli intellettuali dovranno pur prendere atto. Pochi featuring: ci sono Lil Kim e Nicki Minaj, e – un po’ a sorpresa per me – Macy Gray. Poi va beh, il testo dice che “All girls wanna be like that, bad girls underneath, like that”. Ma non ci va giù greve come Miley Cyrus, spiega che “una donna pericolosa è chi non ha paura di prendere posizione, essere se stessa, essere sincera”. Mmh.

Barbie girls. Sapete, pochi giorni fa ho sentito al Wiredfest il boss della Mattel spiegare quanto Barbie sia empowering per le ragazze. E boh, può darsi che sia vero, che ne so io, vi sembro una ragazza? So solo che da Madonna a oggi, le femministe e le postfemministe non hanno realmente raggiunto un accordo su cosa sia empowering. Ma una persona al mondo lo sa. Maria.

(mettetevi comodi)

“La tv degli anni 60 voleva insegnare come si sta al mondo, dal maestro Manzi fino alla religione, era una tivù che voleva educare. Noi invece non vogliamo insegnare niente a nessuno, non abbiamo presunzione, non giudichiamo. Berlusconi ha portato l’audience e l’americanismo in Italia, che significa non avere la puzza sotto il naso, significa non aver schifo del popolo, dei suoi sentimenti e delle sue passioni. Ed è questa la ragione per cui poi il Cavaliere sfondò anche in politica. Ecco, Maria De Filippi, oggi, è la sublimazione massima, di maggior talento, della nostra televisione”.
(Fedele Confalonieri)

A me i programmi di Maria De Filippi fanno un cospicuo schifo. Mi spiace, so che perderò degli Amici (ahaha). Ho la puzza sotto il naso? Se lo è, dev’essere puzza di Confalonieri, e della sua rancida pretesa di difendere i sentimenti del popolo. Però lo ammetto, ogni tanto qualcosa mi fa schifo. E lo dico sapendo che l’espressione “mi fa schifo” è diventata, di per sé, indice di snobismo. L’unico modo di non essere snob è dire, forte e chiaro: “Mi piace tutto”. O meglio: “Mi piace quello che piace al popolo”.
Io e il popolo, devo dire, siamo in discreti rapporti. Ci frequentiamo da anni. Siamo andati a scuola insieme, e pure in vacanza, e allo stadio, e abbiamo pure fatto il militare in Artiglieria. Quindi boh, forse bisogna passare all’altro macroargomento: mi fa schifo perché sono anzyano? Sentite, a me i programmi di Maria avrebbero fatto schifo anche a 15 anni – e mi faranno schifo a 85. E se siete capitati su questa pagina per caso, ribadisco (…tocca farlo, che ho avuto degli incidenti) che non ho gusti sofisticati, sono cresciuto pascendomi di quel pop che oggi tutti amano sfoggiare. E Amici mi fa schifo.
Sia chiaro, la Maria è bravissima eccetera: lo dicono tutti, dev’essere vero. Sicuramente funziona. Vende. E – veniamo al dunque – piace ai giovani. Cosa che ne fa il santino di ogni contrordine di sinistra, il palcoscenico fenomenologico per ogni Umbertoeco in fieri. Mentre Barbara D’Urso, Giletti e Fazio vengono dileggiati ed esecrati, lei piace agli stramaledetti GIOVANI. 

(sapete, io sono a tanto così dallo sbottare sullo stucchevole e fintissimo tifo per i giovani che già Pippo Baudo simulava decenni fa. I giovani fanno idiozie, dicono idiozie, pensano, comprano, twittano, ascoltano idiozie. Non so se sia un loro diritto. Perché è vero che vengono da noi, quelle idiozie. Ma c’è un limite a tutto, e quando eravate giovani, lo sapevate. Almeno, credo)

Ma ora fatemi tirare le fila, dai. Se mi trovo in questo discorso, è perché di fatto, del n.2 e n.3 in classifica ho meno da dire che di Maria che ce li ha messi. Perché quello che ho ascoltato dell’enorme Sergio Sylvestre che sembra Hozier ma anche Adele, o di Elodie prodotta da Emma Marrone e scritta da Federica Camba e Fabrizio Moro (e sì, insomma, i soliti) mi risulta parimenti sconsolante. No, al n.2 e 3 e 4 in classifica in realtà c’è Maria. E di lei vi parlerò. La cosa più interessante che ho letto di recente è un dissing sul Corriere in cui Big Shot Aldo Grasso bacchettava Alcide Pierantozzi, che ha scritto un saggio sulla Maria.
Dice Big Grasso: «Ho avuto attimi di smarrimento, una sorta di dissociazione: ma quello che vedevo sullo schermo era la stessa cosa che descriveva Pierantozzi? “La realtà è che come in un romanzo di Murakami, l’indie e il mainstream non sono più scindibili, è inutile tentare di prendere una direzione rispetto a un’altra. Se esiste una nuova idea di qualità, è il condensato di ambedue le culture. Possibile che nessuno in Italia se ne sia accorto? Se n’è accorta e in tempi non sospetti Maria De Filippi”. E ancora: “Film come La grande bellezza e Lo chiamavano Jeeg Robot sono figli legittimi del modo id fare tv della De Filippi e del suo tentativo costante, forse naif, di riportare a galla le vecchie nicchie di mercato. Di standardizzare le qualità”. Oddio, cosa mi sono perso? Amici è un complesso e costosissimo carrozzone con una sua estetica arcobaleno molto coerente. La DeFilippi ha un’oratoria controllata e ipersemplificata che parla agli istinti ed è imbattibile nel fiutare l’aria del tempo, ma il suo invidiabile armamentario di pubbliche relazioni, la sua propensione al politicamente corretto (i balletti sui migranti!) dovrebbero essere buoni motivi per frenare l’invasamento di chi si vuole scrittore. Fanno a gara i nostri giovani intellettuali, a voler capire più di quel che c’è da capire».

Sarei fin d’accordo con la velenosa chiusa del profe. Perché ve ne sarete accorti anche voi, tanti intellettuali radicalz ADORANO l’establishment, ciccini che sono. Ma curiosamente, proprio Grasso anni fa in un suo libro elogiava Pierantozzi per la sua visione mariana, premettendo: «Maria non è solo dominatrice di talenti in erba, ma vera e propria Flaubert di una moderna educazione sentimentale. Con Amici non solo ha insegnato agli adolescenti a fare piroette e vocalizzi, ma anche a esprimere i proprio sentimenti fornendo loro un nuovo vocabolario e una nuova sintassi comportamentale. Gli ha dato il gusto per le tonalità emotive alte e urlate, e ha rinchiuso tutto questo all’interno delle sue creature più riuscite, come Emma Marrone. Che uno scrittore interessato all’adolescenza di oggi si lasci guidare da Maria De Filippi non è solo naturale, ma persino doveroso: Ivan il terribile di Alcide Pierantozzi è un libro in presa diretta su quel mondo». (segue riassunto della intricata trama del libro che, badate bene, non è il saggio dell’articolo, ma un altro, precedente atto d’amore) 

In un articolo di Salvatore Merlo sul Foglio, scopro viceversa un altro saggio (…quanta saggezza, attorno a Maria De Filippi): è di Massimiliano Panarari, professore della Luiss, autore nel 2010 per Einaudi di un libro dal titolo L’egemonia sottoculturale: «Sostenere che Maria De Filippi sia un genio creativo è socialmente accettato, anche a sinistra: è una specie di luogo comune salottiero. Barbara d’Urso, che pure non è più volgare della De Filippi, invece per questi stessi ambienti è rivoltante, non è socialmente accettata. L’una è trash, l’altra è pop. Chissà perché».

…Io lo so! Io lo so!!! Colpa dei GIOVANI. 

Dal n.5 al n.10, musica per ADULTI. Zucchero, Francesco Renga, Vinicio Capossela, J-Ax (n.8, nuova entrata), Renato Zero. La raccolta di J-Ax, va detto, non è un’operazione avallata da lui, per la sua etichetta, quindi ho la sensazione che non la stia promuovendo; del resto ha la canzone del gelato a cui pensare. Al n.10 chiude un po’ il cerchio Alessio Bernabei (ex finalista di Amici) (e premio della Critica).

Escono dalla top 10. Max Pezzali versione refurbished (dopo sole due settimane), Izi (dal n.3 al n.16), Marco Mengoni, Beyoncé, Elisa, Radiohead (dal n.10 al n.33).

Altre nuove entrate. Eric Clapton n.12, Bob Dylan n.14, Richard Ashcroft n.34, Katatonia n.60.

Adiòs. Escono dalla classifica Elio & le Storie Tese (dopo 14 settimane), Anohni (2 settimane), 99 Posse (4 settimane) ed Eros Ramazzotti (dopo 53 settimane).

Pinfloi. Niente 🙁 The wall, che era n.89, non tiene, e sprofonda pure lui fuori dalla classifica. Ma non siate tristi, tra poco arrivano le ri-ri-ristampe dei vinili. Ah, avete letto? I giovani stanno riscoprendo il vinile. Dehehihohu.

The Kolors, visti dal vivo. Per così dire

The Kolors, visti dal vivo. Per così dire

DIECI COSE CHE MI SONO ANNOTATO DURANTE QUELLO CHE CON UNA CERTA DISPOSIZIONE D’ANIMO POTREMMO DEFINIRE UN CONCERTO DEI KOLORS, VISTO DURANTE EXPO2015 1. Anche se loro hanno un certo tiro, pochissima gente balla. Il pubblico è troppo impegnato a reggere telefonini e tablet, e 

TheClassifica 10. Memento Moreni

TheClassifica 10. Memento Moreni

Poeta Urbano, disco di Rocco Hunt, questa settimana è al n.51. Sì, lo so. Ma vedete, la settimana scorsa, Poeta Urbano, disco di Rocco Hunt, era al n.5. E voi in queste due settimane non avete avuto idea della cosa. E sempre voi, voi, VOI, 

TheClassifica 8. Mori? No. Moreni

TheClassifica 8. Mori? No. Moreni

Moreno, con un disco uscito da un mese, riesce a sbaragliare anche un n.1 annunciato come Gué Pequeno. Cioè, il rap della tv batte il rap vero minchiappericoloso. Che botta.

Nonostante un investimento possente dal punto di vista mediatico, era un po’ più facile che anche la nuova autocelebrazione di Max Pezzali soccombesse – infatti entra al n.3.

Ad ogni buon conto a questo punto, riepilogando, abbiamo in top 10:

1 nome straniero (Daft Punk, n5)
4 talent (Moreno, Greta, n.6, Emma, n.7, Marco Mengoni, n.9)
2 quarantacinquenni che si autoincensano (Pezzali e la raccolta di Jovanotti, n.8. ANCORA in classifica, da dicembre. E’ terribile)
2 rapper veri e propri (Gué n.2, Fedez n.4) 
1 malattia di quelle schifose, di quelle che tossisci pus e ti si squama la lingua (Modà, n.10)

(sapete, non è che io avrei esultato all’ingresso in top 10 dei Queens Of The Stone Age – il tempo in cui mi divertivano è un po’ passato. Però è desolante che si fermino al n.11, a causa del rientro nella diecina principale dei Modà, ai quali io non auguro nulla di male, anzi: possa il loro canto giungere a Dio) (al che io mi aspetto che Nostro Signore, una volta ascoltato Kekko, riprenda dimestichezza con almeno otto delle dieci piaghe d’Egitto e si occupi di loro come faceva Vincent Price ne L’abominevole Dr. Phibes – ma ammetterete che sarebbe una sua scelta, non mia)

Vi dirò. E’ una classifica un po’ disarmante. Mi sto spiacendo financo per l’uscita (a spron battuto) dalla top 10 dei rapper Clementino (dal n.4 al n.16) e Gemitaiz (dal n.3 al n.20). Mi spiaccio un po’ meno per quella di Verdiana (n.12). Di fatto, la situazione rispetto alla settimana scorsa vede la bilancia pendere dal lato dei talent, anche se al rap potremmo ascrivere anche Moreno e Jovanotti (ma vi ho già detto di no).
Sicché, sì disarmato, sono andato a dare un’occhiata alla classifica britannica. E sapete, non solo non c’è

nemmeno
un
singolo
rapper
nella top 10,

ma fatico anche a trovarne tra i primi trenta. Agli inglesi del rap non gliene può battere di meno. Ci hanno provato, eh. Professor Green, Roots Manuva, Ms Dynamite, Tinie Tempah, The Streets. Ma non c’è stato niente da fare. In questo momento sono in fississima con la dance (Disclosure n.1 negli album in questo momento, come due mesi fa Rudimental e prima ancora Duke of Dumont). Ma i Queens Of The Stone Age sono al n.2, Rod Stewart è al n.4, il giovane cantautore zuccheroso Mike Rosenberg aka Passenger è al n.5. Il prossimo n.1 dovrebbero essere i Black Sabbath. Insomma a quelli piace tutto, tranne il rap, tranne il rap, tranne il rap (cit.). E’ ben strana questa cosa, no? Forse gli inglesi non hanno delle città? Dev’essere quello, perché non c’è rapper che si rispetti che non chiuda almeno una rima con “…in questa cittàh (uh) (ah)”

Oppure abitano tutti in centro tutti e non ci hanno il disagio delle periferie.

Oppure sono tutti ricchi perché a Londra tutto è figo
(“mica come qui”)

Già che c’ero ho controllato, il rap non funza nemmeno in Germania. Ora come ora, per loro la musica o è rock, o è schlager, quel pop caramelloso che piace a loro e che noi cerchiamo di vendergli da sempre, da Ramazzotti a Luca Di Risio.
Viceversa il rap va forte in Francia, dove è appannaggio – come in America – della razza precedentemente nota come negra.
Ma da noi no, i nostri rapper sono tutti negribianchi come lo era Fausto Leali.

E quindi, cosa state cercando di dirmi, italiani? Che metà di voi viene formata da Canale 5, e l’altra metà è costituita da parolai attaccabrighe?

Ma se è così, se la classifica degli album riflette un 33% di grillini e un 33% di pidiellini, dov’è il bieco pidimenoelle? Non c’è scelta: i due tardoni. Jovanotti e Max Pezzali, l’uno Veltroniano per vocazione, l’altro che potrebbe essere per Letta (con alle sue spalle Cecchetto che manovra sempiternamente come D’Alema, e Pierpa Peroni – che non ho dubbi: è la Finocchiaro). E poi naturalmente, mica me la scordo, non può mancare la corrente hype del PD – anche le iniziali sono giuste: Punk Daft. Vediamo, c’è qualcuno nel PD che è carico di hype? C’è qualcuno che indica la via, che marcia verso il futuro rispolverando Nile Rodgers e Giorgio Moroder, che è avantissimo per definizione? C’è?
(…oh, che ve lo dico a fare)

Il resto non è interessantissimo. Tranne forse l’ingresso di Robin Thicke al n.89. Mooolto sotto l’ingresso di Gigi Finizio (n.18) e dell’intrigantissimo “Scritte per Mina… firmato Paolo Limiti” (n.17).
Buon weekend.

de-filippi