Tag: Achille Lauro

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Vi parlerò di questa nostra epoca. Oh, sì. Ascoltatemi! In questo periodo dell’anno, soprattutto quest’anno, per andare al n.1 della classifica dei presunti album bastano tremila copie tra cd e vinili, forse anche meno. Con ciò non voglio dire che se l’è comprate tutte la maison Gucci perché i giornali, al modico prezzo di 45mila euro, scrivessero che finalmente, e dai e dai, dopo otto album il suo testimonial presso la vibrante gioventù ITALIANA è


Il Numero Uno. Lauro De Marinis in arte Achille Lauro ci permette di salutare il 14mo cambio di governo in 14 settimane. Non era mai successo; nessuno ha riconquistato il primato dopo averlo perso quest’anno, e anche questo ci dice quanto funzioni bene il meccanismo di entente cordiale con cui le tre multinazionali gestiscono le uscite in modo da non pestarsi i piedini. Ogni Nuova Uscita blandamente sostenuta da una major va puntualmente in vetta alla classifica dei presunti album. Però il pezzo di Lauro piazzatosi meglio nella classifica dei singoli è Marilù, con un trionfale n.83. E questo, sarete d’accordo, certifica che il primato tra gli album è conferito soprattutto da dischi di plastica col buco, sui quali le classifiche FIMI sono sbilanciate – e forse giustamente, perché da lì provengono ancora un po’ di proventi. Però prima di denunciare che una esigua minoranza di Lauriani ha preso il potere grazie ai vecchi supporti, chiariamo che anche nel mondo palpitante e contemporaneo dello streaming non è un periodo di maggioranze passionali. Guardando gli ascolti su Spotify, il player principale nell’ambito digitale, un calo di ascolti nella top 50 è evidente. Non so se sottintenda un calo negli ascolti in generale, forse no (inutile chiedere: tanto, ci raccontano quello che vogliono). Sarebbe comunque a sua volta giustificato dalle poche, prudentissime uscite degli artisti che in Italia come all’estero non vogliono rischiare le docce scozzesi che stanno capitando a parecchi colleghi famosi. Questa situazione è oggettivamente anomala, ma non saprei dire se davvero all’arrivo del #liberitutti tanto agognato, tutto tornerà come prima. Perché nel frattempo, qualcosa sarà cambiato, e l’astronomia della musica avrà cambiato fisionomia. Io non sono del tutto convinto che i big di prima torneranno facilmente a riscuotere il loro dazio in termini di copie e biglietti venduti. Poi, non so nemmeno se riusciranno a riscuotere qualcosa quelli che di colpo si stanno godendo i mille red carpet stesi dai mille media tappetari. Penso che per farsi un’idea di chi ci piacerà in futuro sarà bene tener d’occhio, oltre a Spotify e Sanremo e Maria, anche Amazon e Netflix, cioè le voci del POPOLO. D’altronde se sono in grado di far passare Pintus per comico, sapranno anche far decollare Myss Keta e Anastasio.
E questo è tutto quello che ho da dire su Achille Lauro.
(a voi sembrerà che non ne abbia realmente parlato) (invece sì)
(che poi, sinceramente, qualcuna delle canzoncine che Lauro latra non mi spiace nemmeno) (però è così evidente e penosa, la burattinata messa in piedi per darla a bere a noi e alla critica tranciosa, per di più azzardando paragoni leggendari con personaggi davanti ai quali il lungo Lauro ha la stessa statura artistica di uno scarafone) (comunque, è facile per me fare il sentenzioso: mica rischio di perdere tutti i soldi delle inserzioni di Gucci) (perciò lasciamo perdere e veniamo invece a)

Il Numero Uno Della Settimana Scorsa. Cosimo Fini in arte Gué Pequeno era andato al n.1 per l’ennesima volta con Fastlife 4, condiviso con DJ Harsh. Ora come ora è al n.2, e nella seconda settimana dall’uscita non ha nemmeno un singolo in top ten, anche se i suoi featuring si chiamano Marracash, Salmo, Lazza, Luché, Gemitaiz, Noyz Narcos. Non c’è dubbio che Fastlife 4 sia indirizzato ai fan del rap anni ’10 (un po’ mi emoziona usare l’espressione “anni 10”, è la prima volta. Come vi suona?), e soprattutto a quei suoi fan che erano rimasti disorientati dalle parti più intime e sofferte del recente Mr. Fini. Eppure, qualcosa nel meccanismo sta sfuggendo persino a Gué, se non riesce a scalfire l’egemonia televisiva espressa dalla top ten dei


Sedicenti singoli. A più di due mesi dalla sua conclusione, Sanremo, la divinità mostruosa e immortale, continua a occupare i sogni carezzevoli di questa nazione di stupratori. Il regno sanguinario dell’edizione 2021, forte di 2022 concorrenti, è perpetuato da ben cinque tra le dieci canzoni più ascoltate ancor oggi dai succubi dell’alleanza tra la kermesse e Spotify. Bisogna tornare agli anni 50 per rivedere un simile, furioso e LUNGO predominio sanremese: al n.1 c’è ancora il manifesto della Musicaleggerissima di Nécarne & Népesce, al n.2 la Voce di Madama, al n.5 La genesi del tuo colore di Irama, al n.7 Fedez e Michielin, al n.8 i vincitori Maneskin. E anche altri sanremisti sono in top 20 (Annalisa, Coma_Cose, Fasma & GG) – e tuttavia, guarda un po’, la compilation Sanremo 2021 scende dal n.47 al 52. Capite che allora c’è una strana logica dietro le classifiche attuali e il loro modo di dipingerci il mercato. Oh, non dico che una logica non ci sia. So che c’è, la vedo. Ma in questo momento contingente ha l’aria confusa e barcolla come quei fuorisede costretti a disintossicarsi per il rientro forzato nella casa dei genitori (più che altro per non creare troppe tentazioni a questi ultimi tenendo roba in casa).
In compenso, a Sanremo si oppone Mediaset, coi rapper amici di Maria: Sangiovanni con l’irritante Lady è al n.3, Aka 7even con la fastidiosa Mi manchi è al n.4.
Ma in generale, la classifica dei singoli (incredibilmente) è irrigidita tanto quanto quella degli album (incredibilmente) è fluida e mercuriale: la più alta nuova entrata è al n.27 (un qualche pezzo di Rkomi con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti). Il pezzo più recente in top 10 è anche l’unico non ITALIANO, ed è Montero di Lil Nas X, uscito più di un mese fa (n.10).
Anche in questo caso, sta succedendo qualcosa di mai visto prima. Come se alla fine chi ascolta musica fosse in una fase di rigetto per la manfrina delle Nuove Uscite, delle canzoni-meme, degli artisti da posizionare secondo le tendenze del marketing, della gara dell’hype con i propri conoscenti saccenti, delle canzoni composte pensando agli hashtag e ai brand da ingraziarsi, e con le basine brutte e insulse escogitate coi telefonetti dai PRODUCERS ReMida che col loro sapiente tocco trasformano il letame in guano. Poi, l’effetto solo apparentemente paradossale (ma che a ben guardare accade anche in altri ambiti, magari anche il vostro) è che quelli a cui piace la musica, un po’ come quelli che un tempo speravano davvero nella politica, se ne vanno, lasciando il campo a quelli che la musica la schifano ma idolatrano le frasette, le mossette, i personaggetti – nella speranza, un giorno, di eleggerli.
Forse è solo momentaneo, certo. Ma forse no. Io rimango qui a vedere, come disse Plinio il Vecchio davanti al Vesuvio. Torniamo agli album e al

Resto della top ten. Dei primi due vi ho già detto, al n.3 ci sono i Maneskin (Sanremo!) al n.4 Madame (Sanremo!), al n.5 entrano i Coma_Cose (Sanremo!) con il loro album lungo 20 minuti, si vede che non avevano molto altro da dire oltre al titolo Nostralgia (…lo vivo come un omaggio a Malinconoia di Marco Masini). Debutto al n.6 per Greta Van Fleet, ho sentito dire che è insospettabilmente buono, però sapete com’è: mi freghi una volta, vergogna per te; mi freghi due volte, vergogna per me. La quota rap è tenuta su da altri tre precedenti numeri uno: Capo Plaza (uscito tre mesi fa, n.7, è il disco da più tempo in top ten), Mace (n.8) e Massimo Pericolo (n.10). In mezzo a loro, Emanuele Aloia con Sindrome di Stendhal. L’album contiene L’Urlo di Munch e Notte stellata e Il bacio di Klimt e La Monna Lisa e Girasoli. Però ci ha messo anche Schopenhauer e Romeo & Giulietta, si vede che porta Filosofia e Letteratura Straniera come complementari. Buon per lui. Per altri


Non benissimo. Come tanti altri artisti che si erano fatti valere prima del crollo delle ideologie musicali e delle loro generose utopie, anche Max Gazzé dopo aver debuttato al n.4 (grazie ai suoi abbonati, che hanno comprato il cd la prima settimana), tracolla fuori dalla top 50 – appena fuori, al n.53. Esce di classifica dopo due settimane Neffa, e dopo 6 settimane si arrende anche la nuova versione dell’album featuroso di Francesca Michielin: il cambiamento delle modalità di ascolto sta castigando con ferocia darwiniana molti artisti di peso con dischi in qualche caso anche molto curati (Malika Ayane, o Ghemon, o Noemi che pure aveva dalla sua Dardust, il più grande PRODUCER mondiale) – ma non se la passa meglio l’ex n.1 Ermal Meta andato sotto il n.100 nel giro di un mese. E dei dischi di Max Pezzali e Negramaro e Claudio Baglioni non avete più sentito parlare, vero? Mi sbilancio: è un’epoca che se ne va, e non basterà RadioItalia a tenerla viva. Per fortuna, qualcosa ci unisce tutti, ed è il disprezzo per quegli stranieri che si ostinano a non essere ITALIANI: bisogna meritarselo. State acquistando esclusivamente detersivi e schiume da barba con una bandierina tricolore? State mangiando eccellenze del territorio? Bene. Grazie a voi, Taylor Swift n.1 in USA, non riesce a fare breccia con la sua arroganza di bovara, e scende dal n.12 all’81, mentre esce di classifica, dopo due settimane, Demi Lovato. Che voi direte: avessi detto, e io vi dirò che dite bene, ma dicendovi anche n.2 in USA e n.2 in Brexit. Detto questo eccoci nel reparto


Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (107 settimane), l’unico album di Billie Eilish (108), Re Mida di Lazza (112), Post Punk di Gazzelle (125), Playlist live di Salmo (128), Diari aperti segreti svelati di Elisa (130), 20 di Capo Plaza (157), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (107) a Peter Pan (167) passando per Pianeti (164); meglio di lui solo l’aberrante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 216 settimane fa e quindi a poche settimane dallo strappare con un atto di cruenta portata simbolica quel fatidico record di permanenza consecutiva ai


Pinfloi. The dark side of the moon, probabilmente in crisi di mezza età, dopo esser stato tanto affidabile con più di quattro anni di permanenza, di colpo si è messo a entrare e uscire di classifica senza dare spiegazioni; stavolta rientra, al n.85. Ora è The Wall che porta a casa la michetta, e si fa trovare stazionario al n.59. Ora dovrei salutarvi con il momento dei paragoni categorici ma non mi ricordo se ho già usato gli allenatori di calcio e ho già detto che The Dark Side Of The Moon è Massimiliano Allegri e The Wall è Andoniogonde. Perciò nel dubbio aggiungo che The Wall è Massimo Galli, The Dark Side Of The Moon è Matteo Bassetti.
Ovviamente Wish You Were Here è Roberto Burioni.
Grazie per aver letto fin qui. A presto.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Eccoci qui, sembra ieri che ballavamo sulle note dell’ANALISONA di fine 2019, con Ultimo primo, grazie a Colpa delle favole album dell’anno, e alla canzone regina, Una volta ancora, la Temptation Island di Fred De Palma e Ana Mena, shippati da tutte le persone ammodo (…io no, spero sempre che alla fine del video lei gli rubi la moto e torni in Spagna). E invece è già il momento dei dati diffusi dalla FIMI sulla musica più ascoltata dagli ITALIANI nei primi sei mesi di questo 2020 tutto matto.
Ora: di norma l’Analisina di metà anno è più timida e meno pontificia dell’ANALISONA di fine anno, infatti la sua madrina, la cantante Annalisina, appare qui in una foto degli esordi. E se già normalmente i dati vanno presi con le pinze, quest’anno è tutto un pinzimonio: non dovrebbe essere necessario premettere che, a causa di questo virus escogitato da Bill Gates, Angela Merkel e Woody Allen, di cd se ne sono venduti meno del solito, e di album – ma pure di singoli – ne sono usciti MOLTI meno del solito.
Non dovrebbe essere necessario ma lo premetto lo stesso, perché capiamoci: non è che dopo 40 anni che gli altri vi sommergevano col mansplaining e l’arroganza dell’età matura, quando e dai e dai finalmente viene il MIO turno, non si può più fare, basta, abominio e scherno. Mettetevi lì buonini e fatevi sommergere di buonsenso ITALIANO. Al massimo fate smorfie, faccine e occhi al cielo – e ora cominciamo con
 
IL PIATTO FORTE
Gli album. Prima dategli una bella occhiata. Cercate di memorizzare tutto, avete 30 secondi. Fatto? Ok. Potevate anche non farlo, non è che la tolgo. Subito dopo, andiamo per paragrafini.
Ecco i paragrafini.
Niente stranieri in top 20. Dov’è lo scandalo? Che gli ITALIANI non siano interessati agli stranieri, le classifiche ce lo dicono da anni. Certo l’anno scorso, a luglio c’erano se non altro 3 nomi stranieri in top 20 (Queen, Lady Gaga, Billie Eilish). Billie Eilish (con lo stesso disco) è scesa (non molto), tutti gli altri li abbiamo fatti sparire. C’entra il Covid? Mah, era così anche prima, dai: è ovvio che chi non sprizza sangue ITALIANO è il male assoluto – tranne i legittimi dittatori, naturalmente;
Solo una donna tra i primi 10, e non da sola, altrimenti sarebbe una poco di buono: si tratta di Sofì dei MeControTe, con l’album indie che ha sovvertito le mie superficiali previsioni su un podio rappuso (Marra ThaSupreme Ghali). Ci sono addirittura due donne tra il n.11 e il n.20: Elettraellèttraelllètttralamborghinnni ed Elodie. Quindi arriviamo a due e mezzo su 20, e quello che sentite sullo sfondo darsi il cinque da solo è Francesco Renga, forte della sua teoria sulla voce femminile, sicuramente sviluppata dopo anni ad ascoltare Ambra Angiolini;
– No, d’accordo. Non posso cavarmela così. E sia: è un Paese maschilista e xenofobo, okay? Ecco tutto. Cosa volete, togliergli ANCHE QUESTO?
– So che vi piacerebbe dire che questi sono i gusti dei boomer: col cavolo, questi sono i raga, zii. Ascoltare gli stranieri è troppo sbatti, si capisce bitch e fuck ma poi i nomi delle marche da comprare sono più complicati che nelle canzoni ITALIANE. Quanto alle donne, non è colpa di nessuno se le ragazze non hanno ancora capito che devono parlare di bro e di fra e di dro e di tro. Ma ci arriveremo, io ho fiducia;
Tra i primi venti, quattro superano (non di molto, in genere) i 40 anni: Marra, J-Ax, Brunori e TZN. Quasi tutti gli altri hanno meno di 30 anni. Interessante. Chissà che ne è della fascia tra i 28 e i 40. Forse è una generazione che vedendo quanto è difficile farcela con la musica, che bisogna andare ai talent e trovarsi davanti Morgan e Sabrina Ferilli, ha preferito fare il deputato, che lavori meno e ti droghi anche di più e conosci Cruciani;
Gli album usciti nel 2020 non mancano dalle posizioni più alte. Ma va detto che quelli che ci si trovano, come il Fantadisco, Ghali, J-Ax o Brunori, sono usciti prima del lockdown, e quindi hanno beneficiato delle vendite dei cd (che impattano più forte sulle graduatorie). Però hanno retto tutti quanti piuttosto bene anche nella versione spotifatta. Magari J-Ax e Brunori un po’ meno, anche per target;
– Qui arriva il confronto più ingeneroso, ma quest’anno l’alibi per vendere di meno c’è tutto. Mi limito perciò a registrare che l’anno scorso i primi sette album avevano – ehm – venduto almeno 50mila copie, ottenendo la certificazione platino. Quest’anno ci si ferma al n.5 dei Pinguini; da J-Ax in giù sono dischi d’oro e non di platino. Fino al n.18. Laddove nel 2019, anche il n.23 aveva superato le 25mila copie. Il numero decresce da anni anche in concomitanza con una crescita del venduto complessivo, dato che mi viene fornito dalla FIMI e che io riporto obbediente. Quindi l’unica tendenza che posso dedurre è che i dischi più ascoltati sono sempre meno ascoltati rispetto al passato, non raggiungono tanta gente come i Pinfloi . Ma per il dettaglio del 2020, mi sento di poter dire che i numeri non sono impietosi, tutto considerato;
Persona di Marracash, album più ascoltato nel primo semestre, è stato anche il quinto album più ascoltato di tutto il 2019, e ha ottenuto questo risultato in due mesi: novembre e dicembre;
Dal 2018, l’album al n.1 nel primo semestre finisce per portare a casa l’intera posta, ché tanto Natale non fa più la differenza e chi esce per primo, ovviamente inizia ad accumulare prima degli altri nello streaming. Ora: il campione del 2018 era stato Sfera, quello del 2019 Ultimo, ora sembra che a prenotare la volata finale, con un disco uscito nell’autunno dell’anno scorso, sia Marracash. Che immagino stia leggendo tutto questo con l’altra mano.
 
INTERMEZZO
 
Non li vedo bene. Tra i nomi importanti che a occhio e croce temo non rivedremo tra sei mesi nell’ANALISONA, metterei Piero Pelù, Coldplay e – nonostante siano stati al n.1 in primavera – Pearl Jam, Drefgold e Lady Gaga. Sarò lieto di essere smentito. Che è una frase che scrivo esclusivamente per non sentirmela menare dai fan: in realtà se Pearl Jam e Drefgold fossero tra i cento dischi più ascoltati dagli ITALIANI nel 2020 ne sarei angosciato e avvilito, e non riuscirete mai a consolarmi, nemmeno inviandomi per posta dei ghiaccioli all’anice.
 
Guerre tra bande. Universal ha la distribuzione di 47 dei 100 titoli in classifica: 29 sono su marchio Island e 11 su marchio Virgin. In pratica, Island da sola batte i titoli Sony (che sono 23). Cionondimeno, Sony in top 20 fa la voce grossa, pareggiando i conti con gli universali rivali: 7 titoli a testa, e l’egemonia sul rap italiano quasi strappata. Warner ne ha in tutto 17, e solo tre in top 20, ma due sono belli alti: il Fantadisco al n.3 e Ghali al n.4. Insomma, come dopo le elezioni, ognuno può dire di aver riportato importanti e confortanti conferme: hanno la fiducia degli ITALIANI e presto daranno loro quella musica che ci riporterà tra le nazioni rispettate. Migliori risultati tra le indie, Honiro grazie a Ultimo, e Carosello che piazza (non tra i primi, a ‘sto giro) Diodato, Coez, Emis Killa e Thegiornalisti.
 
TORNIAMO ALLE CARTINE
 
Vinili. The dark side of the moon batte in volata Brunori, al quale suggerisco di giocarsi questa battuta quando apparirà in pubblico, in modo da dare il cambio alla sottile ironia sull’essere bellissimo, che è un po’ provata dopo dieci anni di sfruttamento intensivo. Tutto molto vintage tranne Ernia, che peraltro è uscito a giugno – e quindi, o ne ha venduti un bel po’, oppure gli altri ne hanno venduti pochissimi. Forse la risposta sta a metà. O forse no. Non lo sapremo MAI. D’altra parte, non è il tipo di interrogativo che ci assillerà a intervalli regolari, no? Detto questo, in mezzo alle prevedibili leggende del rock, tre ITALIANI (nuovi o quasi) tra i primi cinque. C’est très bizarre.
 
ALTRO INTERMEZZO
 
Sanremo. It’s Pinguini Tattici a go-go, con un n.5 tra gli album e n.9 tra i singoli per Ringo Starr. Bene la vincitrice Fai rumore di Diodato tra i singoli (n.6), un po’ meno l’album (n.22), ma nonostante tutta la straordinaria forza di persuasione dei giornalisti (il 98% dei quali lo hanno votato senza tornaconti personali) non si poteva avere un altro Mahmood. Sempre tra i singoli, n.13 Gabbani, n.16 Fasma & GG, n.17 Ellettraellllètttraetc, n.19 Achille Lauro e n.30, per il rotto della cuffia, Elodie. Al di sotto, poco o nulla.
 
XFactor e Amicidimaria. Il singolo dei Sierra è al n.81. L’album di Gaia è al n.37. Per il resto, non le definirei due edizioni da sogno.
 
E ANDIAMO COL GRAN FINALE
 
Singoli. Guardate pure. Vedete anche voi quello che vedo io?
– Tutte le hit straniere e qualcuna di quelle italiane (Blun7 a Swishland) vengono dal passato, sono state pubblicate nel 2019, da prima del pipistrello e del pangolino;
– Tra i primi dieci, tre sono stranieri, due e mezza sono donne – una delle quali è italiana, la 16enne Anna Pepe con Bando, la hit VIRALE (…se non ora, quando?). Allargando alla top 30, la percentuale degli stranieri scende – perché sono otto – quindi sarei cauto prima di parlare di maggiore flavor internazionale. Però in generale la classifica dei singoli sembra più sensata, per composizione, rispetto a quella degli album, e che Zeus mi mandi i tafani se qualche anno fa mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere: credo che rappresenti un po’ meglio ciò che effettivamente si sente in giro: al netto dell’importanza della coazione a ripetere dei fan del rap. O forse sono semplicemente le playlist dei Poteri Forti che fanno il loro mestiere, che volete che ne sappia io, sono solo una piadina in un gioco più grande;
Ghali è presente con due pezzi, uno dei quali completamente solo. La novità clamorosa è che ci sono solo sei joint-venture tra i primi venti brani: un po’ è stato meno semplice fare i featuring durante la quarantena, un po’ potrebbero avere annoiato come la morte, ‘sti featuring. Tendo a privilegiare l’opzione meno ottimista, quindi aderisco alla prima delle due;
– Mi pare di poter dire che con la sola eccezione di Fiori di Chernobyl di Mr.Rain che ha avuto una sorta di precognizione (o ha portato sfiga), non solo i brani ispirati dalla pandemia sono stati pochi, e quei pochi non li ha voluti nessuno. Se vogliamo, una specie di tentativo di rimozione su vasta scala, ma anche la dimostrazione che questi devono fare le canzoncine piacione, mica dare voce ai nostri penosi sentimenti. Sentite gente, se volete l’arte andate nei musei, qui non abbiamo tempo per baloccarci.
.
Detto questo. Grazie per essere arrivati fin qui. Se avete domande, io posso provare a rispondere. Posso provare anche a leggervi la mano. Mettetela contro lo schermo. Mmh, vedo un viaggio, e dei cambiamenti in arrivo, e delle persone che pensano a voi – e sono tutte ITALIANE. Arrivederci a gennaio per l’ANALISONA.
TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

La voragine che incombe. L’Overlook Festival. Una sfiga nucleare. Quando eravate bambini, avevate la febbre?

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Ecco, dopo un’analisi ragionata delle sentenze degli opinionisti, i VERI vincitori del Festival di Sanremo. Sono quarantuno.

Ho preso un Calippo con SferaEbbasta e CharlieCharles e Mahmood e Fibra e Dardust – ClassificaGeneration stagione III ep.15

Ho preso un Calippo con SferaEbbasta e CharlieCharles e Mahmood e Fibra e Dardust – ClassificaGeneration stagione III ep.15

«I have let him go.
The sand may sting my feet and the sky will burn
It’s a lonely time ahead
I do not ask him to return
I let him go»
(Calypso, Suzanne Vega)

Lamento iniziale. Non so se seguite regolarmente questa rubrica. Se sì, grazie.
Se no, grazie comunque. In entrambi i casi, apro con un dato statistico: sono mesi che non do in escandescenze. Quest’anno ho lasciato passare Sanremo, i n.1 di Fedez, MiticoLiga, Coez, Ultimo e il Concertone del PrimoMaggio senza quelle piazzate belluine che mi hanno dato piccolissima appiccicosa fama nella dolente compagnia di giro del giornalismo musicale italiano, facendomi accomunare a persone e testate e blog che io tendenzialmente depreco molto forte, considerati le stupide voci fuori da un coro altrettanto stupido. Garantisco che è una delle soddisfazioni più umilianti del mondo.
Me ne sto bravo e buono da un sacco di tempo. Se fossi un pittore, questo sarebbe il mio Periodo Affabile. Non stronco nessuno da parecchio. Tanto, cosa cambia? E anche quando sento cose apertamente miserabili, e ne leggo spumose apologie, respiro profondamente e conto fino a tre, poi fino a tredici, poi fino a – boh, non saprei dire: non conto molto.
Non è brutto. Alla fine, un po’ di maturità e serenità zen e quelle altre amebità, hanno effetti positivi: quando non ti va il sangue agli occhi si cominciano ad apprezzare le piccole sfumature di questa specie di lavoro che faccio. Tutte e due.
Però sta per finire. Non ce la faccio più. Sento avvicinarsi il momento in cui mi sveglierò la notte in preda al delirio e uscirò di casa per correre a picchiare delle foto su instagram e dare fuoco a dei tweet o fare brutto a dei video su YouTube. No, non a persone fisiche: tanto, il 90% di quelli che chiamiamo artisti, alla fine sono solo pantomima, sono sagomine su mille guanosi red carpet, sono un odore invasivo, sono fantasmi sullo schermo della mente, sono contenuti buttati lì perché non si scopra che il contenitore è stato svuotato, qualcuno si è preso tutto – e chi è stato?

«After all, after all it was you and me».  (cit.)

Comunque, dicevo, sono a tanto così dallo sclerare.
Ma non oggi.
Di conseguenza veniamo alla classifica dei presunti album. E sbrighiamoci, ché devo parlare della canzoncina Calipso e del punto di non ritorno che rappresenta.

Top ten. Ultimo è primo. Di nuovo. Anche questa settimana la principale nuova uscita si deve accomodare al n.2 e si tratta di Mostro con The illest vol.2, ovvero 34 minuti di rap (non so se ci avete fatto caso ma sono sempre più brevi, i presunti album e le presunte canzoni che li compongono) (…milioni di cassette da 90 minuti si stanno rigirando in fondo agli oceani) peraltro pubblicati dalla stessa etichetta indipendente di Ultimo, la romana Honiro che in questo momento grazie al romano Mostro e a due album del romano Ultimo (il n.1 e il n.10) (Ultimo è molto binario) ha in top 10 lo stesso numero di album delle multinazionali Sony e Warner messe assieme.
Siamo a maggio e tra gli album non abbiamo ancora avuto un n.1 che non fosse italiano, è uno degli anni più sovranisti di sempre. Supera il 2008 nel quale alla 18ma settimana il Candito Duro di Madonna aveva posto fine a un’egemonia paisà creata da Jovanotti, Pooh, Gianna Nannini e MiticoVasco (se non altro, erano bei pesi massimi). E per questo fanno notizia il n.3 di Billie Eilish e il n.4 dei Cranberries, il postumo In the end. Al n.5 Salmo risale la corrente con Playlist; completano la prima diecina Rkomi, Francesco Renga, l’AMICA Giordana Angi della Squadra dei Bianchi
(…Gesù Sincronetto)
e Coez.

Altri argomenti di conversazione. L’unico artista presente al Concertone del Primo Maggio che era in top 10, Achille Lauro, ne viene estromesso e scende al n.15 – con tanti saluti agli argomenti della sig.ra Angiolini. Entrano al n.28 il nuovo album di P!nk, al n.69 il nuovo J.J.Cale. Escono dalla classifica l’album di Eman e il live di Beyoncé (dopo una settimana), quello di En?gma & Kaizen dopo 3 settimane (una delle più fulminee scalate alla top 10 di sempre), quello di Labyrinth, Sia e Diplo dopo quindici giorni, e quello di Giorgia dopo 23 settimane. A questo punto non mi resta che dirvi che l’album di più lunga militanza in classifica è sempre Hellvisback di Salmo, che ci è entrato 169 settimane fa, davanti a The dark side of the moon, 130. E posso passare ai

Sedicenti singoli. Dopo mesi sotto la dittatura portoricana di Calma e Con calma, i tormentoni estivi di Pedro Capò & Farruko e Daddy Yankee, c’è una nuova n.1 ed è il Portorico all’italiana di Calipso, il brano partorito da cinque uomini d’oro del rap italiano: uniti come gli Avengers, sono Charlie Charles, Dardust, Fabri Fibra, Mahmood, Sfera Ebbasta.
Ed è qui che potrei sclerare.

Ma non lo faccio.
Mi limito a dire che se cinque uomini di questo lignaggio, con il vento che mai come ora gli soffia a favore, con il timone saldamente in mano, uniscono le forze giusto per cavarne il tormentone estivo alla Baby K – e nessuno ci trova niente da criticare, allora è finitissima, saludos amigos, urrà per i brand che ci ammanniscono la musica supernuova, urrà per i Rolex, urrà per il tatuaggio di Sfera Ebbasta, urrà per Rollistò e Noisey e gli altri ancora più bolliti che fanno da perentori scendiletto ai trappusi, urrà per l’Italia tormentona, e viva il re, viva gli sposi, viva la mamma, evviva i tifosi, viva la pappa col pomodoro (cit.). E viva soprattutto i cinque artisti perché alla fine hanno ragione loro, volevano il n.1 e lo hanno ottenuto, con tanto di

“La strada del successo fa vincere soldi, fa perdere amici, oh no”
(…questo è quello che si è fatto quei famosi sei tatuaggini in fronte)

“Corro, corro, corro, siamo stanchi ma giovani
Corro, corro, corro, dammi forza per non fermarmi
Se questa vita può prendermi”
(questo invece è quello che ha fatto pacina con il Ministro dell’Interno)

“Mi nascondo dentro a una canzone, così nessuno mi trova qui”
E questo infine è quello che continua a trollarci a colpi di featuring perché è il SUO modo di essere bravo e buono, è il suo Periodo Affabile, e non è che non ti stia sgamando, ragazzone – del resto gli indizi ce li stai buttando in faccia: a tale scopo sottopongo a voi giurati il recente featuring di Fabri Fibra in Box logo di Lazza:

“Certe cose sai che non le cambi, questo pezzo neanche so di che parla”
(n.d.r.: LOL)
“E appena dico, “Ah” sale l’hype – fammi una foto qua, metti like
Cazzate che ripeto, lo sai (lo sai), il video di ‘sto pezzo in un night”.

Vedete perché è un genio? Si chiama fuori mentre featura. Volendo, è la rappizzazione del dilemma di Nanni Moretti: la festa non gli piace, ma lo si nota più se non featura del tutto o se featura con l’aria annoiata?
Che poi va beh, pure io scrivo per alcuni giornali che fatico a difendere – quindi cosa parlo a fare? Alla fine, bene così – come detto, volevate il n.1 ed è arrivato, non sclererò per questo. Perché c’è solo una cosa che posso dire davanti allo sclero.
Ed è: “Non oggi”.

(…ma sinceramente penso di farlo tra un paio di giorni)
(se non sarò passato a)

Miglior vita. In classifica, sette album di artisti o gruppi trainati da artisti che hanno abbandonato questa valle di militanti di Casa Pound. Nevermind è al n.82. Album italiani in classifica che contengono almeno una rima nella quale è citato Kurt Cobain: sei.
Tre di questi, sono di Sfera Ebbasta.
Se non vi garba, siete dei vekki ai quali piacciono i

Pinfloi. The dark side of the moon scende dal n.45 al 50, e anche The wall perde qualche posizione, dal n.56 al 64, la forbice tra i due partiti aumenta ma forse nel complesso è solo un’indicazione da parte del POPOLO in direzione del Grande Centro della classifica nonché verso il basso, verso quelle masse alle quali voi, che nei salotti pasteggiate a tartine al caviale inneggiando a Macron, non sapete più rivolgervi.

(cit. da The Rolling Stones, Sympathy for the devil, e The Zen Circus, Viva)

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

Là fuori è il far west, e non c’è Red Dead Redemption per nessuno.

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Mainstream, non startene lì impalato. Dì qualcosa. Di sinistra. O di destra. O di sud-est.

Sanremo entra in classifica. Sì! Laggiù, vedete? – ClassificaGeneration, Stagione III ep.4

Sanremo entra in classifica. Sì! Laggiù, vedete? – ClassificaGeneration, Stagione III ep.4

Occuparsi di classifiche di vendita o di ascolti nella settimana di Sanremo è nel contempo subdolo e patetico. Non voglio annoiarvi, perché ormai abbiamo deciso tutti insieme (ricordate quella sera? En passant, mi dovete ancora i soldi per la pizza, che non è la prima volta che mi fate il numerone, eh) che Sanremo è il Carnevale, la trashatona liberatoria della quale questo Paese così compunto e mai sopra le righe ha bisogno per guardare serenamente nell’abisso. E l’abisso, come ci ha sempre raccontato Nietzsche, se ne compiace. Chi più sereno di lui?

Cercate di capirmi, non è facile ridimensionare il Festival senza sembrare snob. Però rimango veramente incantato nel vedere tutta ‘sta Oktoberfest ma senza che si venda una birra. O quasi. L’anno scorso, solo uno ha venduto dei dischi, ed è Ultimo – e non era nemmeno uno dei venti concorrenti big. Due anni fa, solo uno ha venduto dei dischi, ed era Gabbani. Tre anni fa, edizione vinta dagli Stadio, Francesca Michielin ha superato le 100mila copie col singolo, che forse non ricordate nemmeno come si chiamava (Nessun grado di separazione). Nessun altro. In soldoni, non va diversamente da X Factor e Amici: uno su X ce la fa. Si tirano gli spaghetti sulla parete, e quello che rimane appiccicato ha vinto – non necessariamente quello che vince la gara. Nelle annate fortunate, fanno il botto in due, tre. Così, per le cifre che muove Sanremo, è veramente bizzarro che un intero comparto si mobiliti come fa la discografia italiana, per non parlare dei millequattrocentoquarantatre giornalisti accreditati (non sto inventando).
Le classifiche che vado a commentarvi sono uscite dopo tre giorni (su cinque) di Festival. Forse è ancora presto. Certo, una volta di serate mica ce n’erano cinque. Però va bene, non voglio guastare feste a nessuno, mi fa piacere che tutti si divertano pazzerellamente e mi limiterò ai dati.

Tra gli album, Fedez tiene. E tira un sospirone di sollievo. Paranoia airlines conserva il n.1 davanti a Madman, il cui MM vol. 3 entra al n.2 – e non al 3, dove scende Playlist di Salmo. Mentre Ensi debutta al n.6, Ultimo rimane al n.4 con Peter Pan, ma rientra in top 10 con Pianeti (dal n.15 al 10). Il superospite Mengoni passa perentoriamente dal n.10 al ben più prestigioso n.8. E questo è l’unico effetto di Sanremo sulla classifica degli album. Nella prima decina pascolano ancora comodamente i Queen (n.5 la Platinum collection, n.7 colonna sonora di Bohemian rhapsody).

Tra i singoli, Fedez cede. Torna al n.1 Coez con È sempre bello. Dietro al tormentone estivo Calma di Pedro Capò feat. Farruko (n.2) e a Sweet but psycho di Ava Max, debutta al n.4 Gang shit, brano della Dark Polo Gang – e se volete la mia opinione, a ‘sto giro quel titolo è fin troppo generoso con loro. Ultimo (toh!) entra alle loro spalle, al n.5, con I tuoi particolari. Sfiora la top 10 un altro concorrente di Sanremo, è Irama, al n.11 con La ragazza dal cuore di latta. Poi troviamo Senza farlo apposta di Shade & Federica Carta al n.29. Fanno tre nella top 30. Da qui in poi forse vi è più comodo che ve li metta in fila.

n.33 Achille Lauro, Rolls Royce
n.43 Simone Cristicchi, Abbi cura di me
n.48 Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me
n.56 Nigiotti, Nonno Hollywood
n.67 Daniele SIlvestri feat.Rancore, Argentovivo
n.71 Boomdabash, Per un milione.
n.77 Arisa, Mi sento bene
n.81 Mahmood, Soldi
n.84 Il Volo, Musica che resta
n.94 Francesco Renga, Aspetto che torni.

Quattordici su ventiquattro sono comunque entrate, anche se davanti a un piazzamento sotto al n.30 un discografico tende a praticarsi dei tagli sulle braccia.

Ma intanto, mentre il mondo guarda altrove, Fedez esce del tutto dalla top ten e la sua TVTB con la DPG passa dal n.1 al n.17. Holding out for you, con Zara Larsson, scende dal n.13 al 38. Prima di ogni cosa dal n.29 al 75.
Poi basta.
Quattordici brani di Madman sono in classifica. Oh, sono quattordici come quelli di tutto Sanremo.

Altri argomenti di conversazione. Torniamo agli album. Dalla top ten escono subito e anche con veemenza Adrian Celentano (dal 9 al 22) e gli Afterhours (dal 6 al 29). Escono dalla classifica Bowland (dopo 7 settimane), il live degli Skunk Anansie (dopo una), l’album di Nada (dopo due settimane) e i Tre Allegri Ragazzi Morti (una settimana). Fanno il loro ingresso al n.24 Murubuto, al n.27 Massimo Volume e al n.34 Frenetik & Orang3.
Risalendo dal n.50 al 35, Hellvisback di Salmo festeggia tre anni puliti di permanenza; lo seguono The dark side of the moon (117), Vascononstop (116) ed Ed ed Sheeran (100). Il cui album ÷ (Divide per gli amici) è piantato al n.43, rigido come se fosse passato a

Miglior Vita. Con la Queenmania così regnante, in classifica ci sono nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di ambasciatori. Nevermind è stabile, e la sua oscillazione minima dal n.65 al n.67 non preoccupa gli investitori, è giusto avere fiducia, passeranno questi chiari di luna e questi scuri di luna.

Pinfloi. The dark side of the moon, in linea con le previsioni del Governo, guadagna 11 punti – dal n.56 al 45, mentre il più pessimista The wall scende dal n.67 al 72. Purtroppo c’è anche una brutta notizia, Wish you were here sale dal n.98 all’86, per ricordarci che non dobbiamo mai abbassare la guardia.