TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

Lo so, questa rubrica è tipo il protagonista di Q di Luther Blissett. Continua a riapparire in posti diversi, in nome di ideali che capisce solo lei. Ad esempio, questo amargine… Cosa significa? Chi c’è dietro? Finirà anche con lui?
Che poi, in realtà con macchianera.net non è finita per divergenze spirituali. terminatorE’ finita perché a un certo punto mi è bollito il computer e non avevo più la password! Sì, avrei potuto telefonare a Don Gianluca Neri, per farmela ridare – ma ho una specie di codice del samurai che dice che se uno non mi telefona mai, io non telefono mai a lui. Oh! Che io gli voglio bene a Neri, però siamo fatti così, cedere sarebbe per entrambi una sottile incrinatura nella nostra eterosessualità. E poi l’ho considerato un segno del destino. Perché dovete sapere che…
Nah, non facciamola tanto lunga. Però è giusto dire che ho provato a riprenderla su Rolling Stone, ma ai lettori di Rolling Stone, di TheClassifica non gliene batteva un belino. Inter nos, una sana indifferenza è meglio che beccarsi gli insulti sgrammaticati di quelli che barriscono leggendo solo il titolo del pezzo – cosa doppiamente frustrante perché il titolo non lo faccio io.

(…ci credete, che gli insulti mi danno fastidio?) (a uno che, come si diceva una volta, fa il critico?) (ebbene sì) (mica sono uno di quelli che le scrivono grosse e si compiacciono del furore belluino) (no, io vorrei gente che mi legge e annuisce sorridendo mentre fuma la pipa sulla poltrona) (…quello che vorrei davvero è scrivere la pagina di musica de Le Monde Diplomatique)

In ogni caso, questa rubrica, se non l’avete mai letta nelle sue precedenti incarnazioni, gira attorno alla classifica degli album più venduti in Italia. Sì, quelle poche migliaia di copie. Come se fossero rappresentative. Non venitemi a dire che non lo sono, lo so da me. E’ semplicemente una scusa per scrivere una rubrica partendo dalla musica e finendo per infilarci considerazioni sugli Oreo o Peppa Pig o lo struggente declino di Almenno San Salvatore, provincia di Bergamo.
Però, siccome questa è – per la terza volta – la prima puntata, starò schiscio. Vi darò davvero la classifica.

La prima cosa da dire è sempre: chi c’è in testa.
In testa c’è Emma.
Il commento alla prima posizione. 
Che palle.
Un commento più penetrante, dai.
E’ la decima diversa numero uno di quest’anno. E se fate un conto di quante settimane ci sono state, capirete facilmente che si cambia n.1 che è un piacere. Solo Jovanotti (con la raccolta), Gianna Nannini e i Modà sono rimasti in vetta per più di 7 giorni.
E allora?
Allora vuol dire che nei giorni in cui il disco esce, lo comprano i fan. Dalla settimana dopo, lo comprano le persone sane di mente, che hanno sentito qualcosa in radio, hanno letto interviste, recensioni, apparizioni tv – e hanno detto: Ma sì, dai, compriamolo. Se un disco rimane in vetta più di sette giorni, ha convinto anche i non infoiati. Ergo, ha venduto davvero.
Chi sono stati gli altri numeri uno nel 2013?
Mario Biondi. Fabri Fibra. Fedez. Renato Zero. Marco Mengoni. Depeche Mode. Salmo.
Perché mi guardi così?
Perché a questo punto devi chiedermi: e chi è che non ce l’ha fatta?
Sì, dai. Dimmelo. Parlami dei delusi, sero tituli. 
David Bowie. Solo numero 2, ha dovuto soccombere a Renato Zero. Chiara Galiazzo, n.2, ha dovuto arrendersi ai Modà. Baustelle, n.2 (come Chiara, per cui Bianconi ha scritto il pezzo di Sanremo) (Bianconi è quindi secondo alla seconda, direbbero i matematici). Hanno dovuto soccombere a Mario Biondi.
Tutto piuttosto simbolico. Ma sbaglio o i Depeche Mode sono gli unici stranieri?
E non solo! Sono al momento gli unici stranieri in top 10. Nella fatidica diecina ci sono tre dischi rap (Salmo, Fedez, Noyz Narcos), un ex rapper (Jovanotti) due talent (Mengoni, Emma), un gruppo bimbominkia (Modà), un artista vecchiominkia (Renato Zero), e una vecchia band inglese (Depeche Mode).
Ora che ci penso, perché ti fai le domande e ti dai le risposte come Gianni Mura?
Perché lo fa Gianni Mura. Ti ricordi quella volta che ha scritto “Paolo Madeddu è pazzo”?
Non ci avevo ripensato per anni.
Ho parlato con un pastore che produce pecorino a Gavoi, Cinque anni fa Gianni Mura ha scritto di lui che il suo formaggio “raggiunge il radioso punto di non ritorno”. Oggi è così famoso che emette dei bond.
Dovresti prendere il ritaglio e incorniciarlo. A proposito di Gianni Mura: Jannacci?
La gente non si è precipitata a comprare i suoi dischi. Anzi, Califano lo ha doppiato.
Veramente???
Massima posizione della raccolta di Franco Califano, n.11. Massima posizione della raccolta di Enzo Jannacci, n.24. Per ora.
Quindi vedi che i Baustelle hanno ragione, la morte non fa nemmeno più vendere. Porta un’esposizione mediatica immensa e tanto strazio social. La gente mette il like ma non apre il portafogli. 
L’esposizione mediatica peraltro conta sempre meno. Guarda questi dischi di cui si è parlato tanto: Atoms for Peace, n.13. Jimi Hendrix, n.23 (in top ten in America). Nick Cave, n.18. Se n’è parlato di meno, ma mi aspettavo qualcosina di più anche da Bon Jovi (n.5), Dido (n.24), Paramore (n.13, ma n.1 in UK), Eric Clacson (n.11) (ma con quella copertina e quel titolo, Vecchio calzino, è stato simpatico ma ha fatto sentire oggettivamente stravecchi i potenziali acquirenti, che sono stati alla larga).
Vecchio calzino, quanto tempo è passato. C’è qualche sorpresa in positivo?
Forse i Ministri al n.7, e Baby K al n.8. Oddio, è anche vero che fare rap oggi porta praticamente sempre in top 10 – tranne Piotta.
I sanremesi, come sono andati i sanremesi?
In attesa di Elio & le Storie Tese e Daniele Silvestri, e detto di Mengoni e Modà e Chiara, quello che è andato meglio è Raphael Gualazzi, n.5, seguito da Max Gazzé, n.7.
Malika Ayane?
Mmmh, no.
Annalisa, Antonio Maggio vincitore tra i giovani?
Mmmmmmh, no.
Nina Zilli? 
Che c’entra Nina Zilli?
Non c’era a Sanremo???? Come mai? E’ ovunque.
C’era Simona Molinari.
E’ andata bene?
Mmmmmmmmmmmh, no.
Marta Sui Tubi?
Ci vediamo.