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AMARGINE

TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi

They had the best selection,
They were poisoned with protection

“Però ora basta parlare di Sanremo” “Ma ancora Sanremo? Basta” “Chi è morto oggi?”
Lo so. Già lunedì scorso ho cominciato a vedere tweet perentori come quelli sopra. Però scrivere di Sanremo è ineluttabile, se devo scrivere di classifiche di vendita.

(“Devi?” “Devo” “Dobbiamo, vorrai dire” “No, IO devo”. “We are devo” “Tu non sei. Non sei niente, men che meno la raffigurazione della coscienza autocritica del critico” “Ma come? Mi hai sempre presentato così” “Non era vero. Sei solo uno degli espedienti blandamente umoristici che userò per far passare un pezzo su Sanremo” “Blandamente tua sorella. Sono una cospicua fonte di sogghigno” “Bravo. Ora fatti da parte”)

Sanremo si prende le prime due posizioni nella classifica degli album della FIMI 
(cui va il mio plauso per la nuova fastidiosa release) (andava benissimo prima, ma era strano che in tutti questi anni non si facessero intortare in nome della duepuntozerità) (chissà quanti clic farà, la pagina dedicata alle posizioni dalla n.61 alla n.80) (sono sicuro che quella pagina VOLA sui SOCIAL)

Dicevo. TZN, dopo un’ospitata impeccabile, torna numero uno in carrozza. Anzi, in skilift, stante il leggiadro movimento ascensionale. Al secondo posto, i concorrenti giunti settimi, i Dear Jack con Domani è un altro film seconda parte. Mi piace l’idea di chiamare l’album in questo modo. Un po’ come dire: niente paura, è la stessa cosa. Dai, se hai il primo devi avere il secondo. Una interessante applicazione di un sistema che funziona benissimo nel cinema e nelle serie tv. In pratica questo album è la loro Desolazione di Smaug. Ma ho anche un prezioso scoop per voi.
Il prezioso scoop. Se googlate il titolo “Domani è un altro film”, ottenete 169mila risultati. Se googlate “Domani è un’altro film”, ne ottenete 170mila. Ma con questo naturalmente non voglio suggerire che il gruppo di Coso abbia come target una gioventù somara, avviata verso uno spensierato analfabetismo: in fondo la lingua è uno strumento, è giusto che sia flessibile, lo scopo è comunicare – blah, blah, blah.

Blah.

Ma basta parlare di Sanremo. J-Ax e Marco Mengoni sono gli unici artisti in top ten del tutto estranei al Festival di quest’anno – e tengono bene, con il n.3 e il n.4. In teoria i Modà (n.9) non hanno partecipato nemmeno loro, ma Kekko ha skritto le kanzoni ke Bianka Atzei e Tatanna e Nali hanno kantato alla kermesse, kosì è un po’ pesce in barile.
(io e tutto un gruppo di importanti intellettuali da me costituito ci battiamo per un utilizzo detournante dell’espressione “pesce in barile”)

Ma torniamo a Sanremo. Al n.5 MiticaGianna, alla quale andare a gracidare alla kermesse non ha giovato né troppo nuociuto, visto che era al n.4. Poi c’è Nesli con un numero 6 che non gli farà piacerone, per quanto non credo si aspettasse il n.1. Dietro di lui Annalisa, sulla quale la Warner punta parecchio – ma Nali continua a starsene lì, nel suo limbo, come una Emma ammodo, o una Amoroso premurosa. Forse essere di Savona non ne aiuta il decollo, manca lo zoccolo duro local. Per quanto Savona abbia una cospicua presenza nella kasta mediatica, a partire da Enrica Bonaccorti.
(altri nati a Savona: Elenoire Casalegno, Fabio Fazio, Gianni Baget Bozzo, Carlo Freccero, Tatti Sanguineti. Più o meno, Pertini) (iIn effetti, Nali è pesce in barile)

Ospiti stranieri. Chiude la top ten Ed Sheeran: nel post-kermesse sale dal n.15 al n.10. Meno bene, gli altri internazionali: Imagine Dragons dal n.84 al 38, e gli va di lusso: i Saint Motel nemmeno stavolta entrano in classifica (e non hanno un brutto disco, con una hit decente, ovviamente My type. Negli anni 90 sarebbe bastata). Gli Spandau Ballet entrano al n.73. Quindi, nessuno ripete il piccolo botto di Stromae l’anno scorso, visto che Sheeran in fondo funzionava già da solo. Su di lui la penso come il mio amico Noel G (“Non posso vivere in un mondo in cui Ed Sheeran fa sold out a Wembley”) – anche se la risposta è stata molto simpatica (“Io invece posso viverci abbastanza bene”). Mi imbizzarrisce il pensiero che piaccia così tanto alle donne. C’è del caos, nell’immaginario femminile. Voglio dire, mettete il vostro like al batuffolone rosso, ma bocciate il tipo delle Sfumature perché non mena abbastanza.

(“Sai, sono così, dolcemente complicate” “Ah, dillo a me”)

La città dei fuori (dalla top ten). Malika Ayane, che per i sette milioni di giornalisti accreditati si ergeva come una credibile risposta italiana a Joni Mitchell, Ella Fitzgerald e Alice Munro, e che il Corrieruccio già domenica mattina proclamava a gran voce come “la più suonata nelle radio”, entra solo al n.12. Forse non è andata Malika, poteva andare Meglika.
(“Non ti vanno i Modà, non ti va Malika” “Sono così. Dolcemente complicato. Né con la destra, ma nemmeno col PCI” “Che bestia”)

Love di Giovanni Allevi sale dal n.20 al n.14, e qui diciamo pure che il tentativo di capitalizzare al massimo sull’accoppiata Sanremo+SanValentino non è andato così bene. Spiace. Sì.
Nina Zillhouse entra al n.15. Mi sa che finché non fa vedere qualcosa su Vanity Fair, non decolla. Poco lontano c’è Bianca Atzei, la megastar incontrastata del web – perlomeno secondo il suo discografico, il proprietario della radio peggiore di tutti i pianeti – che entra al n.17. Irene Grandi si affaccia al n.25 (credo sia il suo peggior risultato di sempre) seguita da Tatanna Tatangelo, n.26. Interessante che due madame con storie così diverse si ritrovino entrambe travolte dalla risacca della Riviera. Tra l’altro, nessuna delle due può consolarsi col premio della critica.
E tuttavia, non voglio tirare conclusioni: tutte e due hanno cominciato tardi (strategicamente, forse) l’instore tour, il giro dei centri commerciali e delle Feltrinelli che è diventato una voce decisiva per chi fa dischi (beh, anche libri, se è per questo). Tatanna soprattutto potrebbe risalire. Non condivido lo stesso ottimismo per Chiara Galiazzo, che entra al n.34. Vero, è la ristampa del disco uscito a ottobre. Però con quattro inediti, tra i quali il pezzo sanremese.

Il caso Chiarona. Ho l’impressione che stia diventando un caso a parte nella musica italiana, forse è troppo presto per parlare ma credo sia il balzo all’indietro più clamoroso di questa fase del pop: ha una voce impeccabile, ma non è un’artista. Non ha nemmeno le patetiche velleità di esserlo, il che è lodevole, ma di fatto riporta alle cantanti degli anni ’50, quelle che erano semplici accessori della canzone, e non personaggi. E’ un prodotto con cui l’epoca dei talent deve fare i conti (minuscolo). Chiarona ha la autodistruttiva schiettezza di un’Orietta Berti, che tutti ricordano per Fin che la barca va e non per Tu sei quello: lei rischia di esser ricordata per gli spot della Tim. Ho la spiacevole sensazione che l’unico modo per rimanere al centro del paesaggio sia snaturare completamente la sua personalità attuale. Chiarona non guardarmi così, non faccio io le regole, sono marginale.

MARIA ELENA BOSCHI SECONDA PARTE

Gianluca Grignani, con la riedizione del disco già punito all’uscita, ha poco da brindare (il che è solo un bene): entra al n. 46. Mi sa che non te l’hanno perdonata, Grigna. Il supergiovane di Caterina, Giovanni Caccamo, entra al n.55, come testimonia la sicuramente cliccatissima terza pagina delle classifiche degli album FIMI, nuova release. Bisogna passare alla quarta per vedere i vincitori: Il Volo è al n.61 ma con un album vecchio, ché il nuovo non lo hanno ancora pubblicato (come del resto Nek, Marco Masini, Alécchs Britti, Platinette, Lorenzo Fragola, Biggio & Mandelli, Raf, Moreno e Lara Fabian) (che comunque, verrà riscoperta).

(“Ne hai ancora per molto?” “Sì. Devo parlare dei singoli, e de Il Volo” “Ih, che mappazza. Non è il momento della comicità? Già che sei in tema Sanremo. Ci sono stati un SACCO di comici” “Più Charlize Theron” “Beh, se non altro nessuno ha letto poesie. Cosa stai facendo?” “Metto una foto di Charlize Theron senza vestiti” “Questo è un altro degli espedienti per attenuare la lunghezza di questo pezzo, vero?” “Sì” “E alle lettrici, ci hai pensato?” “Ovviamente. E’ meglio quella in cui sto nella vasca da bagno o quella nella piscina?” “Definisci: meglio”)

Chill-out: ultime sulla classifica degli album. Escono dalla top 10 Marracash (dal n.7 al n.20), Bob Dylan (dal n.6 al n.22), Diana Krall (che comunque, che ci faceva in top ten?) (dal n.9 al n.33), Dargen D’Amico dal n.5 al n.42.

Miglior vita. Diciassette dischi di cantanti che hanno lasciato questa valle di risate, quindici dei quali sono di Pino Daniele. Bisogna dire che i sanremesi hanno tolto spazio ai defunti.
(“Badum-tss” “Volevi la comicità, eccola” “Non mi lamento. Sono un pubblico semplicione. A proposito, ho trovato molto diverente la canzone di Luca e Paolo” “Ma se non conteneva una singola battuta, dai” “Oh, più che dire che sono semplicione, cosa devo fare?”) 

Pinfloi. The endless river scende al numero 18, The wall (n.84) batte The dark side of the moon (n.99): probabilmente è andato fortissimo tra gli adolescenti in sovrappeso intristiti dal monologo di Alessandro Siani. Ed ora,

I singoli. Grande Amore de Il Volo al n.1. Hozier, imperterrito (ed esentato dalla kermesse), al n.2. Al n.3 c’è Ellie Goulding con Love me like you do, il brano portante del film 50 sfumature di grigio – quanto dipenderà dalle visualizzazioni su YouTube? Nek è al n.5, e TZN con Incanto risale dal 32 al 4. Ma sui singoli vorrei chiudere con questa cosa che è stata ripresa da testate che una volta erano avevano una loro dignità, tipo Il Sole 24 Ore.

When the aimless blade of science
slashed the pearly gates

C’è questo Giovanni Laccetti (collaboratore alla cattedra di giornalismo e divulgazione scientifica della università La Sapienza di Roma) che ha usato un software sviluppato dal CNR di Pisa per analizzare Grande amore e ha spiegato che ha vinto la kermesse perché le 19 frasi che la compongono hanno un punteggio altissimo sull’indice di leggibilità Gulpease (gulp) (ah, come non ve l’aspettavate, questa battuta) (ok, copioeincollo)
“Il testo fa uso del 90,7% dei termini facenti parte del Vocabolario di base della lingua italiana, perciò, in grado di essere facilmente compreso da chiunque abbia ottenuto una licenza media. Nel testo viene ripetuta per 19 volte la parola amore, non sfiorando per poco il record sancito da Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, dove invece tale lemma è utilizzato 22 volte”.

(“LOL” “Concordo: LOL”)

“Secondo i critici, l’elevato tasso di leggibilità del brano, sarebbe alla base del suo successo”.

(“Quali critici? A te hanno chiesto qualcosa?” “Mai” “Quindi, di chi stanno parlando?” “Ma che ne so, c’erano 12 milioni di critici in Sala Stampa a Sanremo, ne avranno blindati due” “Comunque è bello sapere che i soldi del contribuente destinati alla ricerca vengono spesi bene” “Il CNR e La Sapienza non se ne stanno con le mani in mano” “Ma l’autore di Grande amore è quello di Turuturu?” “No, Francesco Boccia sembra che abbia composto il motivetto accattivante. L’aveva presentata alle selezioni di Sanremo 2005, ma Bonolis la bocciò perché gli suonava troppo vecchia” “Il loro vecchismo era avanti di dieci anni” “Le parole però non sono di Boccia, ma di Ciro Esposito, ex componente del Giardino dei Semplici” “Quelli di MIELE????” “Quelli di Tu ca nun chiagne” “Bella, Cirone” “Non dovevano cantarla i tre sciem’. Dovevano cantarla gli Operapop, duo semilirico. Ma come Nuove Proposte non andavano bene, uno dei due ha già 36 anni” “Damn. E quindi come è arrivata a Il Volo?” “Gliel’ha imposta Carlo Conti in persona. Una roba tipo cantate questa e vincerete” “Ah, beh” “Eh, beh” “CNR, spostati che arriva Carlo Conti” “E viceversa” “Ok, ora però hai finito con Sanremo?” Sì” “Oh, finalmente. Bene. Chi è morto, oggi?”)

9 Risposte a “TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi”

  1. “perlomeno secondo il suo discografico, il proprietario della radio peggiore di tutti i pianeti”
    Dio quanto è vero.

  2. il caso Chiarona: ” Non ha nemmeno le patetiche velleità di esserlo, il che è lodevole, ma di fatto riporta alle cantanti degli anni ’50, quelle che erano semplici accessori della canzone, e non personaggi…”
    caro Paolo, vorrei partire da questo tuo assunto per spingerti a una riflessione: metti il caso che Chiara, oltre a cantare, scrivesse canzoni fenomenali, popolari sì, ma di grande valore. Metti caso. Pur rimanendo, la panettiera del negozio accanto (con tutto il rispetto per i panificatori), senza essere proprio alcun personaggio. ecco metti caso. dici che il pubblico se ne accorgerebbe e ne accrediterebbe i meriti artistici? perché bisogna sempre ricoprire di allure gli “artisti” (in minuscolo appunto perché trattasi di canzonette) per elevarli? perché il pubblico non è capace di scindere? riesce a scindere? se a uno non frega niente del personaggio e vuole mettere al centro di tutto la canzone? la sua canzone? può succedere? è già successo?
    la maggior parte degli “artisti”, al netto di questa costruzione/allure sono davvero poca roba.
    lo so che ci sono delle regole però caspita. che ne pensi?

    1. Mmh.
      Allora, mi viene da rispondere in due modi. Poi, non so se si contraddicono. Prima rispondo, poi vedo.
      La prima è che Chiarona è quella roba lì. Non potrebbe essere altro. Mi dicono che sia molto simpatica, però potrebbe essere anche autrice solo a patto di essere una persona del tutto diversa. Non dico che sarebbe Cristina Donà, però ecco, sarebbe una che ha voglia di raccontarsi prima ancora che di interpretare, e quindi presumo – presuppongo – che sarebbe un po’ più introversa- E quindi, sarebbe diversa anche come personaggio. E quindi chi lo sa, se avrebbe bucato lo schermo a X Factor.
      Quanto al mettere al centro solo la canzone, qualcuno di noi continua a farlo, anche solo in parte (ci sono gruppi e artisti non primari che mi piacciono che io non voglio vedere nemmeno dipinti, neanche le copertine) (so che verrei condizionato).
      Ma non è nemmeno un discorso così elitario: sono convinto che metà delle hit di questo decennio diventino tali perché la canzone arriva prima del personaggio. Magari dalla radio, o magari perché il video su youtube non mostra chi suona (…sto pensando ad esempio a Chandelier, Jubel, Hozier, The Avener). Però poi non è un caso se si diventa one-hit wonder: quando il personaggio non c’è, la gente se lo dimentica, e passa alla prossima hit di ignoti.

      1. grazie Paolo:
        “quando il personaggio non c’è, la gente se lo dimentica, e passa alla prossima hit di ignoti”
        sto riflettendo su questo punto.

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