AMARGINE

Vorrei comprare una strada nel centro di Genova

Ho scritto tante cose strane in questi anni – una di queste è una guida musicale di Genova, dopo un soggiorno con tappe semi-obbligate tra Paganini, De André e il Carlo Felice. A quanto pare era il 2014. E uno dei miei ricordi più emozionanti ha a che fare con Vittorio De Scalzi e i New Trolls, che – forse – per motivi generazionali non frequentavo. Insomma, ecco come andò.
“Siamo nel museo-spazio-negozio Via Del Campo 29 Rosso. È lì che incontriamo Vittorio De Scalzi. Sorride. Spesso.
Difficile pensarlo ai ferri corti con gli ex compagni di gruppo. Eppure, ecco l’affascinante elenco di band nate in seguito alla sentenza del giudice che di fatto sancì l’inconciliabilità tra i membri dello storico gruppo e il divieto di usare il nome per esibirsi – se non tutti insieme.
– I Grandi New Trolls (poi diventati Il Mito New Trolls)
– Il Mito New Trolls (Nico Di Palo, Gianni Belleno, Ricky Belloni)
– La Storia dei New Trolls (De Scalzi)
– Il Cuore New Trolls (Belleno)
La Leggenda dei New Trolls (De Scalzi, Di Palo, Belleno, Giorgio D’Adamo. Dal 2013, in seguito all’abbandono di Belleno e D’Adamo, anche questo nome è dichiarato legalmente inutilizzabile)
Uno Tempore New Trolls (Belleno)
…Bene. Avrete anche voi la sensazione che i New Trolls ci stiano trollando.
Comunque, di cosa ci meravigliamo se mugugnano l’uno con l’altro: sono genovesi.
I New Trolls (quelli veri) hanno avuto anche loro molte vite: quella beat, quella prog del Concerto Grosso, quella pop degli anni 80.
Quando De Scalzi in via del Campo esegue Vorrei comprare una strada, gli anni 60 arrivano addosso come un camion persino a gente arida come chi scrive, con una carica di malinconia quasi aliena, che poteva venire solo da chi viveva in una città che iniziava già a sentirsi ai margini in un Paese a sua volta provincialissimo.
Quella canzone è firmata da De Scalzi, Di Palo, De André e il poeta Riccardo Mannerini. Nel concept album Senza orario senza bandiera (1968) è arrangiata (con dei coretti femminili tremendi, ma molto vintage) da Gian Piero Reverberi. Insomma, a quel pezzo ha messo mano la meglio gioventù genovese.
Portati a casa gli applausi dei presenti, De Scalzi affronta una versione unplugged (o anche: versione falò in spiaggia) di Quella carezza della sera (1978). Ovvero, la fase pop. All’improvviso da fuori inizia ad arrivare gente, passanti richiamati dal canto delle sirene. Mettono dentro la testa. Fanno qualche passo dentro. Hanno l’aria incantata. Qualcuno sorride, qualcuno forse sta per farlo poi ci ripensa e se lo tiene dentro, ma rimane a guardare rapito. Io sono molto probabilmente uno dei soggetti più cinici tra quelli che hanno a che fare con la musica – esclusi i discografici, ovviamente – però credo di saper riconoscere qualche piccolo incantesimo quando me lo mettono sotto al naso. “Non so più il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me”.
Beh.
Spesso al testo di certi classiconi da hit-parade non si concede la dovuta attenzione. Ma forse in questa città, con quelle parole ci si sono identificati spesso.
Ciononostante, De Scalzi sorride un casino. È curioso di musica nuova e tecnologie nuove – ma quando inizia a snocciolare ricordi sugli artisti della sua generazione è impossibile non condividere una specie di nostalgia per tempi di cui in realtà non so quasi niente, ma dev’esser stato bello essere parte di una stagione irripetibile della musica italiana, e per di più vederlo succedere nella propria città, in questa città. Viene persino un po’ di invidia. Chi fa musica oggi, chi ne farà domani, non avrà mai tutto questo. Avrà altre cose, ma questo no.
De Scalzi avrà anche sognato Nuova York, e ancor oggi ogni tanto va a suonare in Russia o in Giappone, però non se n’è mai andato ha radici così radicate che il momento in cui più che mai gli brillano gli occhi è quando racconta che i tifosi del Genoa gli fanno i complimenti per Lettera da Amsterdam, canzone adottata dalla curva della Sampdoria come inno non ufficiale e cantata in coro prima delle partita. Ogni tanto si chiede se avrebbe dovuto fare il cantautore anche lui, che si sa che stare in un gruppo è difficile (specie il suo, certo). Se il gruppo è di Genova, poi. Chiedere a chi ha fatto parte dei Matia Bazar, per conferma.
…Ma volendo anche ai Ricchi e Poveri.
(pubblicato tanto tempo fa da Rolling Stone)

Una risposta a “Vorrei comprare una strada nel centro di Genova”

  1. Articolo bellissimo, su una città che resta piccola anche quando ci sono tanti grandi tutti assieme…lacrimuccia , e ciao Vittorio

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