Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi

Il Grande Fratello VIP. Amici 19. Chi vuol esser milionario. La Pupa e il Secchione. Non è la D’Urso. Non è l’Arena. Temptation Island VIP. Tu si que vales. Che Dio ci aiuti 5. Don Matteo. Italia’s got talent. C’è posta per te. Il cantante mascherato. Amici VIP. Tale e quale show. Ballando con le stelle. Uomini e donne. L’eredità. L’isola dei famosi. Striscia la notizia. Tg5. Studio Aperto. Masterchef VIP. L’isola dei famosi VIP. Tg5 VIP. Don Matteo VIP. Le Iene VIP. Chi vuol esser milionario VIP, Chi vuol essere Ministro VIP Milionario con la Pupa e i VIP.

È vero, non li guardo.

Mi fanno uno schifo clamoroso.

E mi fa schifo anche Sanremo. Lo dico da anni. So che sembra una posa, me ne faccio una ragione. La kermesse (haha, che risatine chiamarla la kermesse, vero?) ha stravinto anche per quello.

Per il momento non voglio parlare di chi tra voi li guarda e li apprezza, non ancora. Ma IO perché non li guardo? Cos’ho che non va? Anche dal punto di vista professionale, come mai non smanio come il 99% dei miei colleghi per questo lento, abominevole, noioso, agonizzante spettacolino scolastico scritto coi piedi (e piedi ben sporchi e schifosi per di più)? Cos’è, sono un intellettuale snob lontano dal POPOLO? Come mi permetto, dall’alto di che cosa io sentenzio che questi programmi scritti dalle migliori menti della mia generazione sono una poltiglia marcia e invereconda, e danno un contributo immenso,

ripeto immenso,

a rendere sempre più imbecille questo Paese che già gira con una sveglia al collo e ne va orgoglione? Cos’è, mi piace essere il guastafeste, il bastian contrario? O sono qui a sclerare sul festival di Sanremo perché così mi si nota di più?

Stavolta però siamo ad armi pari, l’ho guardato. L’ho fatto.

L’ho fatto perché nessuno mi dica che MI VANTO di non guardarlo come si dice che facciano quelli che si vantano di non avere la tv. Perché nessuno mi dica che sono snob e radical-chic, a me che sono nato e cresciuto alla Comasina e ci vivo tutt’ora, che sono buon cliente di McDonald’s e posso citarvi a memoria una quantità ragguardevole di canzoni di Raf e di frasi di Game of Thrones, che litigo con chi non depreca la juve e la mia idea di vacanza è stare al bar della spiaggia, a me che se mi dite che il mio disprezzo per Sanremo è una posa intellettuale vi prendo a testate, così valutate da vicino la mia dotazione intellettuale.

Nah, d’accordo. Non è vero, non l’ho guardato per questo.

L’ho guardato perché mi hanno dato del danaro (ripetiamo insieme: daaa-naa-ro) (mica molto – mii-ca-moolto) per guardarlo e scrivere le PAGELLE. Zio caro, le pagelle. Un’altra cosa che odio.

Però credetemi, me li sono guadagnati quei soldi. Primo, perché ho lottato: sia per non guardarlo che per non scriverle, ma poi mi sono detto che intanto erano gentili a chiedermelo, perché dopo tutto, c’è la fila per dare le pagelle ai poveracci che vanno a Sanremo, i reietti nel cono d’ombra dei SUPEROSPITI così ricchi che possono pure dare il compenso in beneficenza, oh santissimi e benedetti. Se non le avessi fatte io le avrebbe fatte qualcun altro, magari madido di giocosa positività nonpregiudiziale nei confronti di questa feroce, bolsa pantomima che come Yog-Sototh di Lovecraft sta al centro del nostro Paese e ghignando brama il male assoluto. E non sto esagerando.

E poi me le sono guadagnate perché scrivere per una testata non è come qui, che sono a casa mia e posso scrivere, che so, che gli anni in cui il Paese ha fatto a meno de Le Vibrazioni sono stati anni di progresso politico e civile per tutti. Nah, mica si possono più scrivere queste cose, non è nemmeno più la fase in cui puoi venir fuori come voce FUORI DAL CORO (nome del programma di Mario Giordano, ripeto Mariogiordano, dove sei Dio, perché ci disprezzi così?) (No, non rispondere, so già che hai una lista di motivi). No, il momento dei mordaci guitti che tiravano su like tirando frecciatine è finito, ma non ha lasciato il posto a qualcosa di meglio: è semplicemente il contrario, bisogna essere amici di tutti e ironicamente complici, al massimo esprimere riserve cautelosi come Sky quando parla della Giuvéndus, perché se scrivi su una qualche testata qualcosa che turba il social media manager di qualcuno dei Mozart in gara, semplicemente ti scatena contro migliaia di imbruttiti che ti danno dell’invidioso e fallito. E non solo: alla fine interviene qualche giovanetto di Noisey o di Rollinstòn a dargli ragione, bisogna capire il linguaggio giovane della promettente Carruba Pirlacci, rispettare il percorso degli Hinterland Babbions o cogliere la contemporaneità del sound di DJ Zanzaro grandissimo PRODUCER, sono straordinari artisti toccati da Dio e certi critici si prendono troppo sul serio, ahaha, i critici, poveracci – e concludono con “detto questo, SE VI VA leggete i MIEI articoli”.

Me lo sono guadagnato perché l’ho guardato, a partire da Fiorello vestito da prete (e cosa, se no) a fare le finte battute irriverenti, fino a Savino che diceva “Nooo!” a ogni posizione della classifica, anticipando il pubblico (forse la cosa più fine di tutta la serata). Dalle nove all’una e mezza di notte, ho visto una cosa presentata da Amadeus, che è uno che già mi sembrava una merenda al formaggio ai tempi di Radio Deejay. Ho sentito ore e ore

(e ore, e ore)

di cantanti che non vedono un n.1 in classifica da decenni, mentre cantavano canzoni brutte e scadenti di autori insulsi e vezzeggiatissimi, ma tutte con una patetica patina di ostentata modernità, e se non ce l’avevano nella musica ce la infilavano nel testo, da quello che diceva “sono incazzato perché c’ho vent’anni” (il favorito secondo i bookmakers, vedete un po’ voi) a quelli che infilavano la parola “stronzo” nella canzone perché così parla il POPOLO, basta col political correct.

L’ho guardato e intanto pensavo che Sanremo ha vinto facendo l’opposto di quello che si suol dire sul Diavolo: il suo trionfo è aver convinto tutti di esistere. Per un anno in questa nazione non si parla d’altro, abbiamo abbattuto ogni istituzione possibile, ma Sanremo resiste da 70 anni ed è ormai realmente al centro della narrazione che questo stivale scemo ha deciso di fare di se stesso, retorica e lustrini, ipocrisia e Nostalgiacanaglia, verniciate tecnorappuse negli interstizi di un melodismo insipido. Ha convinto anche quelli che nel profondo sanno benissimo che è uno spettacolaccio sciapo in cui Amadeus fa l’imitazione di Celentano (aaaargh) (nel 2020) e Don Fiorello gli regge il sacco, li ha convinti con la gherminella di essere un deposito di care memorie, di emozioni condivise – ma Gesùalgaloppo, davvero l’emozione di aver visto Ultimo perdere (la maggiore emozione dell’edizione scorsa) vale cinque ore di noia ebete? O la verità è che è troppo forte la calamita dei social, l’idea che stiamo facendo tutti amabili battute sul tutino di Achille Lauro o sugli ultimi rantoli di Morganetto? La sensazione che tutti gli italiani, beata gente, stiano guardando la stessa cosa?

Ma STIAMO guardando la stessa cosa? Perché io sto guardando una roba straziante, una voragine di pesantezza dove gli sponsor si ammazzano per fornire la carta igienica ufficiale della sala VIP e il fondotinta ufficiale del dopofestival (e ho dei comunicati stampa spaventosi che potrei allegarvi in merito), un incubo nel quale ci vengono promessi i Ricchi e Poveri e tutti i media esultano ironici perché sì, “Che bello il nostro trashone nazionalpopolare, questo vogliamo!” (e questo ci porta i clic). Io sto vedendo questo e mi fa pena – ma voi? Voi no?

Oppure sì ma vi va bene così, perché è GIUSTO che sia così, in fondo bisogna essere indulgenti, insomma si sa che è quella cosa lì? Ditemi, venite fuori, voi che mi intasate la TL con Coachella e con Ricky Gervais e con “Aah, certo in Italia non si può”, voi che pianginate tre volte l’anno sull’anniversario della morte di Ian Curtis e su quello della nascita di Ian Curtis e su quello dell’uscita di Lov, lov will tear us apaaaaaaart again dei Joydivision. Forza, ditemi che Sanremo siamo noi, siamo noi questo piatto di grano. E ditemi che lo saremo sempre.

Ma ditemi anche perché, e cosa ci ha condannati.

PS – aggiornamento che fa ridere

Non l’hanno pubblicato e non vedrò il danaro. LOL

😀

10 Comments

on “Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi
10 Comments on “Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi
  1. LOLLONE FINALE!!!
    Anche se mi dispiace di 1) non poter leggere le tue pagelle 2) che non ti abbiano dato la frèsca.
    Se dico che sono d’accordo con tutto quello che hai detto anche se non ho guardato (né ho intenzione di farlo) la kermesse sono snob e intellettuale?
    Però pure io ho già dato in anni passati, per motivi professionali. Ci ho provato a capire, analizzare, giustificare, apprezzarne gli aspetti [aggiungere aggettivo], ma ho fallito miseramente. Sanremo mi fa schifo al cazzo.
    Forse proprio perché davvero è uno specchio che riflette l’anima (de li mortacci) del Paese? Boh. Resta il fatto che a prescindere dalla condizione in cui versa, sto beneamato paese (sic.) sta kermesse fa cadere i coglioni.
    Che poi i ricordi, la nostalgia, una volta era diverso…secondo me sono tutte cazzate: la memoria ti fa ricordare solo le cose più rilevanti (belle o brutte) ma cancella tutto il resto, che come sappiamo, è noja.

    Moriremo Sanremesi?

  2. Definitivo. Il male grande di questo paese siamo noi 50enni: questo Sanremo è per noi, revisionismo degli anni ’80. Basta, per carità, e grazie Paolo.

  3. Onestamente qui sotto ci starebbe una clip di te che incidi a coltello la scritta ARISTON sulla fronte di Fiorello dicendo “Credo di aver fatto il mio capolavoro”.

    Pezzo magistrale, vorrei abbracciarti.

  4. Io una teoria ce l’ho. Lo guardano perché poi così possono farci le battutine ironiche sopra, vomitare il loro sarcasmo, sentirsi superiori, sentirsi migliori senza la minima fatica. Non rendendosi conto che questo orrido carrozzone è soprattutto grazie a loro che esiste.

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