Skiantos: noi, la musica italiana, il “pubblico di merda”. Intervista (inedita) del 2009

Era il 2009, era in uscita Dio ci deve delle spiegazioni, l’ultimo album. Mi ricordo che era provato, ma parecchio. Ma non lo sapevo, il perché. Mi ricordo che lui e Dandy Bestia sembravano due coniugi che hanno litigato ferocemente, irrimediabilmente, e tuttavia si ritrovano a condividere ancora qualcosa, loro malgrado – forse si coglie anche da questa conversazione. Non si guardavano mai negli occhi. O forse è un film che mi sono fatto io. Comunque la chiacchierata iniziò con l’ultimo disco, come si fa sempre, e poi andò espandendosi. In modo, come potrete vedere, anche più serio di quello che io mi sarei aspettato dal “gruppo rock demenziale”. E approdò a un po’ di giudizi feroci su sé e sui colleghi e sul pubblico e sulla storia della musica in Italia.

Che tipo di spiegazioni vi deve, Dio?
Freak Antoni – Vivere è complicato. Per questo ci siamo rivolti a Dio. La vita è faticosa e pesante e bellissima ma soprattutto incomprensibile, per cui avremmo avuto piacere di ricevere indicazioni. Dio. Gli atei dicono: “La cattiva notizia è che Dio non esiste, la buona è che non ne hai bisogno”. I credenti dicono: “Dio c’è e lo sanno anche gli atei”. Noi diciamo che Dio c’è e ci deve delle spiegazioni. È una sintesi.

Ma cosa hai visto di inspiegabile e incomprensibile negli ultimi tempi?
Freak Antoni – Da dove posso cominciare? Potrei citare questioni personali. Ho avuto esperienze traumatiche, inspiegabili e incomprensibili in campo sanitario. Non me la sento di parlarne adesso. In generale… Beh, l’Italia è ribaltata, è un paese paradossale in cui può capitare di tutto e il contrario di tutto. Diceva Carlo Ponti, marito di Sophia Loren, che qualunque cosa tu faccia ti può arrivare una tegola che ti rompe il cranio. In materia di giustizia siamo un Paese senza regole. Senza tempi rispettabili e seri, senza certezza della pena – e lo dico senza essere forcaiolo. Anche i bambini quando giocano si danno delle regole, altrimenti nessuno ne esce vivo. Se vogliamo vivere in società, in uno Stato, due regole bisogna darsele e rispettarle. Perché poi noi saremo quelli demenziali, ma a me sembra che sia la società ad essere realmente demente.

Visto che voi siete “Quelli che non sanno suonare”, parliamo un po’ degli aspetti musicali. Pezzi abbastanza lunghi…
Freak Antoni – Siamo diventati prolissi. Abbiamo scoperto che ci piace riflettere sulle cose. E sugli accordi che stiamo suonando.
Dandy Bestia – Gli assoli non sono più di moda, come i sassofoni e il sitar. Per questo li abbiamo usati.

Ci sono parti copiate in modo evidentissimo. Ad esempio If you can’t rock me dei Rolling Stones.
Dandy Bestia – È un omaggio agli Stones, e ce n’è un altro ai Queen, da Millionaire Waltz.

Occhio che c’è gente che fa causa per certe cose.
Freak Antoni – Li amiamo talmente tanto che capirebbero il nostro affetto. Ma penso che non ci cagheranno proprio.

Il disco sembra molto atemporale, per testi e musiche. I testi non contengono riferimenti alla contemporaneità. La televisione. Internet. Berlusconi.
Dandy Bestia – I temi sono senza tempo, Testa di pazzo o Il razzista che c’è in me sono temi sociali ma senza tempo. 
Freak Antoni – Gli Skiantos non hanno mai voluto fare cronachismo.

Ma allora, Io sono un autonomo?
Dandy Bestia – Okay, è vero. Ma se lo senti adesso vale ancora, è il sinonimo del ribelle del periodo, quindi è atemporale. Sono un ribelle mamma è sempre lui, la figura del ribelle patetico, è l’autonomo del decennio prima. Poi, forse la cronaca suggerirebbe una riflessione forte su alcuni temi, tipo la recrudescenza della violenza sulle donne. Però forse purtroppo c’è sempre stata, e se ne parla di più. Ma certo lo stupro di gruppo, del branco, sono un fenomeno nuovo. A Bologna negli anni 70 le ragazze giravano in minigonna fino alle 6 del mattino. Non è successo niente mai.
Freak Antoni – Ne parlavo di recente con alcune mie amiche che erano studentesse fuori sede a quell’epoca, mi dicevano “Come ci si trovava bene nella Bologna anni 70, potevamo girare con le amiche anche di notte, al massimo ci gridavano belle fighe dalle macchine, ma nessuno ci infastidiva”.

Io ne ho solo sentito parlare, ma ho l’impressione che fosse la proverbiale isola felice.
Freak Antoni – E lo era. Con le sue contraddizioni ma certamente più felice di oggi che è ripiegata su se stessa. L’atmosfera generale è più pesante anche rispetto a quel momento politicamente intenso.
Dandy Bestia – È ovvio che c’è stata una crisi di ideali. Le utopie servivano, in qualche modo la gente aveva un traguardo. La morte delle ideologie forse è stata anche un bene, ma c’è stato uno sbandamento.

È strano sentire queste cose da voi. Siete partiti attaccando ancora più che l’establishment, il pubblico. Il famoso “Siete un pubblico di merda”.
Freak Antoni – Continuiamo a pensarlo.
Dandy Bestia – Ma non continueremo a tirare verdura.

Forse dovreste continuare.
Freak Antoni – Sì, sarebbe divertente, ma un bel gioco dura poco. In realtà abbiamo dovuto smettere perché ci arrivavano lattine – piene – in testa, monetine negli occhi. La gente diceva “Non andiamo via o gliela diamo vinta”. Diventava una guerra mentre doveva essere, beata ingenuità nostra, un grande gioco, un happening collettivo.

Cucinare gli spaghetti sul palco. La cosa buffa è che ora viene sempre evocato, come dire: “Pensa, facevano questo, com’erano avanti”. La reazione tutt’altro che giocosa non viene mai citata.
Dandy Bestia – Queste cose avevano un’origine abbastanza colta, il teatro dada, il Futurismo di Marinetti. Eravamo così, non è stato un caso che facessimo queste performance. Abbiamo smesso perché prendeva una piega pesante fisicamente. Ci tiravano sterco di vacca, o gavettoni d’acqua sul palco, vicino ai cavi elettrici. I tecnici dovevano correre a staccare tutto.

Quindi voi che siete stati molto taglienti e critici ieri, oggi sembrate concludere che si stava meglio quando si stava peggio. 
Dandy Bestia – Detto così è un po’ forte ma forse questa componente c’è. Io non sopporto la dietrologia, ma forse in questo caso… Okay, guarda, non è che si stava meglio quando si stava peggio, è che sono cambiati gli orizzonti. Non c’è riflessione su quanto succede. L’umanità ha sostituito alle ideologie, cioè delle religioni laiche, la domanda su Dio. Le religioni hanno preso in mano la palla: l’Islam, il Cristianesimo. Non vedo altre cose, e questo secondo me è pericoloso.

Qualcosa c’è. La televisione. Internet. Berlusconi.
Freak Antoni – Per quanto riguarda internet, non voglio infoiarmi nell’inchiodo. Voglio dire che non voglio spendere troppe energie fissandomi sulle nuove tecnologie e ciò che le sostiene. Perché ho vissuto tutto il periodo dell’infatuazione per l’Alta Fedeltà, tutte le riviste, e so quanti soldi ho buttato per lo stesso tipo di fissazione. Ogni sei mesi usciva la puntina nuova e tu dovevi cambiarla. Che idiozia. Ora ho avuto delle brutte vibrazioni entrando in un posto dove aggiustavano i computer. Gli ho portato due computer acquistati sei anni fa e mi hanno detto “Ah, oggi è la giornata dei catorci”. Sono andato in un altro posto, e mi hanno detto “È il momento degli zombie”. Che mentalità micidiale. Devo comprare un computer ogni sei mesi, buttarmi su un nuovo software o programma come per la puntina, altrimenti sono un povero imbecille. È una dipendenza, è una droga, e io ne so qualcosa.

Cioè? Intendo: cosa ne sai, oggi, della dipendenza, che non sapevi anni fa?
Freak Antoni – Che ogni dipendenza ti rende un idiota. Ma a suo modo, ogni dipendenza è una specie di avventura, la si vive in questo modo. Per questo è difficile uscirne. Anche se poi ogni epoca ha la sua dipendenza. E anche ogni droga, ha vite diverse. Prendere eroina negli anni 70 e prenderla oggi è completamente diverso, è evidente. Oggi è evasione pura, allora era un tipo di percorso estremo. Non posso dire che non lo rifarei. Ma posso dire che sono molto fortunato a non essere morto, e la sconsiglio. Come sconsiglio qualunque dipendenza, appunto, anche quelle accettabili, dall’alcool a internet alla televisione.
Dandy Bestia – Con la televisione, per rispondere alla tua domanda, non siamo mai riusciti ad avere un vero rapporto, siamo stati uno dei pochi gruppi privi di esposizione televisiva. Anche se è vero che quasi fuori tempo massimo l’abbiamo fatta, con Colorado. L’ambiente era divertente. Però tornando a casa, riguardare le puntate era terribile. Ma è anche vero che magari era più riuscito di quel che sembrava a me. Dopo tutto sono uno che guarda pochissima televisione: documentari e calcio. I film me li compro.
Freak Antoni – Fare la resident band era difficile. E quando lo abbiamo fatto, la poca tradizione che c’era in Italia era quella delle orchestre nei varietà, forse Arbore aveva fatto qualcosa, non ricordo bene. Noi eravamo un gruppo con la nostra storia, lì dovevamo metterci al servizio del programma che di storia non ne aveva. Comunque c’era complicità con i comici. E poi ci hanno pagato, che era la cosa più rilevante.

E la musica di oggi, vi deve delle spiegazioni?
Freak Antoni – La situazione oggettiva è cambiata, la situazione socioeconomicopolitica è ribaltata rispetto agli esordi degli Skiantos, al contesto del nostro primo disco ufficiale nel 77. I nostri amori musicali sono sempre stati il rock, Beatles e Rolling Stones. Mi piacciono le canzoni potenti, quelle corpose che toccano testa cuore e sentimenti, ma non sopporto la ballatona insignificante. Forse è anche una questione di età, trent’anni fa ero Robespierre, ma poi uno impara anche a vedere le sfumature invece che vedere tutto nero e bianco. Spero sia una maturazione. Per esempio, Gino Paoli lo mettevo tra i cantautori melensi, poi un giorno ho sentito Cosa farò da grande. Mi ci sono riconosciuto. Quel ladro che ha rubato stanotte in casa mia…
Dandy Bestia – …non ha portato via un dubbio che c’è in me. Bellissima.
Freak Antoni – Quella canzone per me è stata una liberazione. È che ci hanno fatto sentire così tanto Sapore di sale o Il cielo in una stanza, ce le hanno fatte sentire così tanto – è vero che sono capolavori, ma sono come Natale in casa Cupiello o Filumena Marturano, quelle robe che a causa dell’uso insistito e banalizzato, finisci col considerare prive di vita propria.

Tra l’altro io ti ricordo anche come critico rock, per quanto volatile.
Freak Antoni – Noi abbiamo sempre amato il rock, il ritmo, batterie e chitarre elettriche sono quello che ci fa godere. Abbiamo iniziato detestando i cantautori che erano secondo noi qualcosa di antimusicale, magari bravissimi dal punto di vista testuale però a quel punto fai il poeta, non è mica obbligatorio mettere una musica ovvia a dei testi anche bellissimi. Guccini era grandissimo, aveva testi geniali ma la cacofonia del suo cantato era insopportabile, la sua cantilena… E ho sempre detestato – sto per bestemmiare – certi birignao di Fabrizio De André, quando usa quell’italiano così rotondo, così compiaciuto.
Dandy Bestia – Anche Guccini è compiaciuto.
Freak Antoni – Poi, su De André non dovrei dire queste cosa perché l’italia è il paese che beatifica i morti. Sono sicuro che qualsiasi cosa abbia fatto, per parecchia gente da morto diventerò santo.

È tanto che non scrivi libri. 
Freak Antoni – Scrivo sempre. Ma è tanto che non pubblico. Ho bisogno di scrivere qualcosa di radicale, che mi rilanci l’entusiasmo. Non per megalomania, ma perché certe cose le ho già scritte, quello che ho già fatto non mi viene da rifarlo. Su questo come entità creativa siamo concordi. Lucio Dalla è un grandissimo cantante che ha fatto canzoni straordinarie, ma lui o i Nomadi di oggi – io rispetto quelli di Daolio, ma sono diventati un’azienda mercantile musicale. Oppure Vasco…
Dandy Bestia – Vasco ogni tanto però tira fuori il coniglio dal cappello.
Freak Antoni – Sì, è vero. Credo che il suo problema sia che è costretto a fare grandi numeri. Quando magari gli piacerebbe fare dischi come i primi. Ma il successo è tutto quello che gli interessa. Se lo critichi, ti rinfaccia che ha successo. E nel mondo che ha scelto, non gli si può obiettare niente.

Ma non è che per continuare a essere in libreria hai bisogno di essere fuori regolarmente con libri nuovi?
Freak Antoni – Vero. Ma non vorrei fare il moralista, però secondo me bisogna fare un disco quando hai le canzoni, e un libro quando hai le cose da dire. E non, invece, pubblicare a scadenze regolari giusto per contratto, per essere sempre visibile, per consolidare la presenza sul mercato. Dovresti avere tanto rispetto per le cose che hai fatto, da non impoverire l’insieme con roba qualunque, come secondo me – ripeto: con tutto il rispetto per quello che hanno fatto – stanno facendo Dalla e i Nomadi. Il seguito dei Nomadi mi lascia attonito. Non c’è niente di più insopportabile dell’ideologia farraginosa, quella che vorrebbe dire ma non dice niente. Perché ci sono tutte le cause da sposare, e allora ecco la canzone sui pellerossa con cui fare etnico, e quell’altra di solidarietà con gli africani e i sudamericani…
Dandy Bestia – Fermati, o va di nuovo a finire male.

Ovvero?
Freak Antoni – Tenevo una rubrica su Musica, l’allegato di Repubblica, si chiamava Recensioni al vetriolo o Recensioni roventi, non ricordo. Parlavo male, per partito preso, ogni settimana, perché il giornale non lo faceva. Tutto sommato furono coraggiosi – anche se per conto terzi. I Nomadi si offesero e imbastirono la querela. In quel caso scoprii che esiste un giudice che valuta gli estremi della querela e decide se mandarla avanti o no. Lui decise che no. Fu in quella occasione che scoprii che non puoi paragonare un musicista a un animale.

Lo ignoravo. Nemmeno per dire che è un usignolo? O che è la pantera del rock? O che è l’iguana? Forse ci sono animali di serie A e serie B…
Freak Antoni – Se dici che Freak Antoni a cantare è un cane, Antoni – per quanto la cosa sia vera – può appoggiarsi al Codice Penale che la riconosce come offesa gravissima, lesa dignità personale e professionale. I miei giudizi erano pesanti ma motivati, dicevo che i Nomadi erano il miglior gruppo di cover dei Nomadi, questo mi ha fatto diventare un nemico personale di Beppe Carletti.
Dandy Bestia – L’ho incontrato tre anni fa. Mi ha salutato.
Freak Antoni – Davvero?
Dandy Bestia – Poi a metà serata si è ricordato. E non mi ha guardato più in faccia.

Basta parlar male della gente. Parlate bene di qualcuno. Chi vi piace?
Freak Antoni – Il Sergio Caputo dei primi dischi, tipo Italiani mambo: testi eccezionali, musiche swing. Lui ha capito che non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti. Ci manca.
Dandy Bestia – A me piace Daniele Silvestri. E Max Gazzé. Qualcosina dei Negrita.

L’hip-hop?
Dandy Bestia – A me in generale rompe i coglioni. Però non quando lo fanno i Red Hot Chili Peppers, è la cosa che sanno fare meglio.
Freak Antoni – Sotto le provocazioni non c’è molta roba. E invece dovrebbe essercene. Noi la provocazione per la provocazione non l’abbiamo mai cercata. Noi volevamo provocare il pubblico, non i media.

E i media come vi hanno trattato? Secondo voi al di là dell’essere citati quando si parla di Bologna e del ’77, siete stati trascurati? Se sì, perché?
Freak Antoni – Tutti dicevano “Ah, che meraviglia i punk, l’urgenza, non sanno suonare ma non è importante, il rock è comunicazione”. Tutto questo per noi non valeva: che orrore, non sanno suonare. Il solo punk cui è stato dato credito in Italia è quello ideologizzato dei CCCP. E si è visto che fine ha fatto Lindo Ferretti.

Che fine ha fatto?
Freak Antoni – Ha rinnegato tutto, fatto l’apologia di Berlusconi, della Lega, ma non è questo che mi dà fastidio. È che ha sempre vissuto di slogan, di stupidaggini vuote ma dette con l’aria di chi ha capito.

Faccio un passo indietro, alla questione del saper suonare. Elio e le Storie Tese sono quasi unanimemente indicati come vostri discendenti, e loro “sanno suonare”. Con loro che rapporto avete? 
Dandy Bestia – Non sempre facile, diciamo.
Freak Antoni – Sono dei virtuosi, hanno fatto la loro gavetta come musicisti di studio. Siamo accomunati, ma partiamo da presupposti diversi, loro sapevano suonare e hanno riempito la loro musica con degli spunti umoristici, noi siamo partiti suonando molto peggio ma con delle idee, riempiendo le idee con la musica.

Okay, grazie per la chiacchierata, ma ora, con vero dispiacere devo lasciarvi: c’è un collega che attende il suo turno, e ho superato il limite.
Freak Antoni – C’è un limite a tutto. Ma nel caso, si allarga il limite. Cosa ti è piaciuto del disco?

Devo dirlo? Su tutte, Odio il brodo.
Freak Antoni – Haha, speriamo che i produttori di brodo non querelino. Ma più probabilmente, anche loro non ci cagheranno. Come i Rolling Stones.

Due anni fa ho scritto su Rolling Stone un pezzo sullo scioglimento degli Skiantos e su quanto Antoni non abbia avuto il riconoscimento che meritava, a partire dalle battute che tutti gli rubavano – come “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”. Il pezzo era intitolato “Roberto Freak Antoni ha un problema. È vivo”. Qualche amico oggi ha commentato, malinconicamente: “Problema risolto”. Ma direi di no.

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on “Skiantos: noi, la musica italiana, il “pubblico di merda”. Intervista (inedita) del 2009
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