Napolitano e Piotta e Raf e Kurt Cobain

C’è qualcosa del “web” e in particolare di twitter che si sta rivelando dirompente per questo Paese. Già c’era qualche problema con la democrazia, e altrettanti con I MEDIA, che sono stati l’angoscioso incubo di due generazioni di politici, chi li rincorreva, chi li riteneva causa della degenerazione di questo nostro popolo che, apparentemente, ogni nazione prendeva a esempio (a me non risulta, ma forse è perché “trent’anni di tv di Berlusconi” hanno rovinato anche me).
Molto probabilmente non ci sono ancora gli anticorpi per il frastuono, la too much information (cfr. The Police), l’eccesso di opinioni, il pollaio 2.0. Colpisce una frase riportata da Aldo Cazzullo su Corriere.it:

“Portas, “moderato” eletto col Pd: “ci sono ragazzi eletti con 700 voti alle primarie che passano la giornata davanti a twitter, si spaventano per 3 messaggi e non danno più retta a nessuno”

Mi colpisce anche il fatto che Cazzullo ieri alle 18.41 abbia scritto: “Prodi sembra tenere. Dovrebbe ottenere 460-470 voti. In tal caso domattina i Montiani lo voteranno”. Venti minuti dopo, di fronte alla debacle, la frase era stata precipitosamente cambiata. Il che dà molto da pensare sul tipo di informazione che ci aspetta con la condanna a morte della carta. “Forse domani a quest’ora non sarò esistito mai” (cfr. mastro Raffaele Riefoli in arte Raf)

Mi colpisce poi (…mi colpiscono un sacco di cose, sono un punching-ball) il fatto che Piotta, citato da Cazzullo altrove (pare sia andato a girellare anche lui davanti al Parlamento) abbia pubblicato un nuovo pezzo, Sei meglio te, con un video in cui ospita tutti i giovani videocritici musicali di YouTube, ragazzi che non conosco, ma immagino abbiano un milione di contatti al giorno. Dice il comunicato stampa: “Il videoclip è un flusso di star del web” (ometto i nomi, perché sono vekkio e fallito e invidioso “vlogger, web‐radio, tutorial, rapper, indie hater, personaggi particolari ed accattivanti (…) Persone che con le loro idee e la loro diversità hanno imposto un nuovo modo di comunicare”.

Il pezzo non lo posto qui perché è veramente insulso (e mi spiace, perché Suono diverso era notevole). Sta di fatto che le star del web ballavano, sorridevano nel video, qualche ragazza oltre che le sue idee e la sua diversità mostrava gentilmente un accenno di tette. Ora forse saranno benevoli con il rapper romano. Tutti hanno avuto quello che volevano. Credo. Che ne so io, sono solamente fallito e invidioso.

Ma qui, di fronte al peso dell’opinionismo 2.0 sulla musica, mi parte un altro svolazzo pindarico. Perché mi vien fatto di pensare allo stallo di cui soffre uno dei giornali per cui lavoro. Non dico quale, ma forse è inutile. Ogni volta che qualcuno su detto giornale, specialmente il sottoscritto, tenta di parlare di personaggi diversi, viene massacrato di commenti. Soprattutto quando si parla di rap italiano. Che poi, io non è che abbia la fissa del rap italiano. Solo che io faccio (anche) il giornalista musicale, e il rap italiano C’E’, vende, conta, piace. Non puoi ignorarlo. Io non tollero i Club Dogo, ma devo dire che tra loro e Le Luci della Centrale Elettrica, non ho dubbi su chi andrei a vedere in concerto. Ma chi sia la provincia e chi l’impero non è il punto (cfr. Pasquale Panella): il punto è che la tempesta di pernacchie e livore che si alza dai commentatori 24-7 sulla pagina facebook della rivista ogni volta che viene proposto qualcosa di non scontato è tale che non posso fare a meno di pensare che articoli e copertine finiscano poi per convergere naturalmente sui soliti Kurt Cobain, Bruce Springsteen, Led Zeppelin, che poi nemmeno loro fanno contenti tutti, ma suscitano meno “Non vi compro più!” (che poi, chissà se lo hanno mai comprato). Nel frattempo, muore Enzo Jannacci, ci si ammazza di cordoglio sui social, ma la gente mica apre il portafogli per comprare i suoi dischi (vedi il mio vaniloquente articolo TheClassifica n.1). I social evidentemente sono libertà, ma non partecipazione.

E non posso fare a meno di vederci, almeno uno zinzino, lo stesso ristagno della politica, l’impossibilità di avere il coraggio di essere impopolari, che a volte ci vuole, quando migliaia di persone ti insultano coi social network (vi è mai capitato? A me sì. Non è una figata come dicono). E poi, tanto, un po’ di impopolarità i social te la garantiscono sempre, anche più della popolarità, perché gli incazzosi sono più pronti a scagliarsi che non i tendenzialmente concordi. Quindi, per certi aspetti, ho la sensazione che il nuovo stia paradossalmente favorendo il vecchio.

Ora pare che si vada verso una rielezione di Napolitano. Sicuramente qualcuno farà ironia sul fatto che si è chiesto il soccorso di un 88enne. E chissà, magari lo farà con una ironica citazione di Gaber degli anni 70.