Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Eccoci qui, sembra ieri che ballavamo sulle note dell’ANALISONA di fine 2019, con Ultimo primo, grazie a Colpa delle favole album dell’anno, e alla canzone regina, Una volta ancora, la Temptation Island di Fred De Palma e Ana Mena, shippati da tutte le persone ammodo (…io no, spero sempre che alla fine del video lei gli rubi la moto e torni in Spagna). E invece è già il momento dei dati diffusi dalla FIMI sulla musica più ascoltata dagli ITALIANI nei primi sei mesi di questo 2020 tutto matto.
Ora: di norma l’Analisina di metà anno è più timida e meno pontificia dell’ANALISONA di fine anno, infatti la sua madrina, la cantante Annalisina, appare qui in una foto degli esordi. E se già normalmente i dati vanno presi con le pinze, quest’anno è tutto un pinzimonio: non dovrebbe essere necessario premettere che, a causa di questo virus escogitato da Bill Gates, Angela Merkel e Woody Allen, di cd se ne sono venduti meno del solito, e di album – ma pure di singoli – ne sono usciti MOLTI meno del solito.
Non dovrebbe essere necessario ma lo premetto lo stesso, perché capiamoci: non è che dopo 40 anni che gli altri vi sommergevano col mansplaining e l’arroganza dell’età matura, quando e dai e dai finalmente viene il MIO turno, non si può più fare, basta, abominio e scherno. Mettetevi lì buonini e fatevi sommergere di buonsenso ITALIANO. Al massimo fate smorfie, faccine e occhi al cielo – e ora cominciamo con
 
IL PIATTO FORTE
Gli album. Prima dategli una bella occhiata. Cercate di memorizzare tutto, avete 30 secondi. Fatto? Ok. Potevate anche non farlo, non è che la tolgo. Subito dopo, andiamo per paragrafini.
Ecco i paragrafini.
Niente stranieri in top 20. Dov’è lo scandalo? Che gli ITALIANI non siano interessati agli stranieri, le classifiche ce lo dicono da anni. Certo l’anno scorso, a luglio c’erano se non altro 3 nomi stranieri in top 20 (Queen, Lady Gaga, Billie Eilish). Billie Eilish (con lo stesso disco) è scesa (non molto), tutti gli altri li abbiamo fatti sparire. C’entra il Covid? Mah, era così anche prima, dai: è ovvio che chi non sprizza sangue ITALIANO è il male assoluto – tranne i legittimi dittatori, naturalmente;
Solo una donna tra i primi 10, e non da sola, altrimenti sarebbe una poco di buono: si tratta di Sofì dei MeControTe, con l’album indie che ha sovvertito le mie superficiali previsioni su un podio rappuso (Marra ThaSupreme Ghali). Ci sono addirittura due donne tra il n.11 e il n.20: Elettraellèttraelllètttralamborghinnni ed Elodie. Quindi arriviamo a due e mezzo su 20, e quello che sentite sullo sfondo darsi il cinque da solo è Francesco Renga, forte della sua teoria sulla voce femminile, sicuramente sviluppata dopo anni ad ascoltare Ambra Angiolini;
– No, d’accordo. Non posso cavarmela così. E sia: è un Paese maschilista e xenofobo, okay? Ecco tutto. Cosa volete, togliergli ANCHE QUESTO?
– So che vi piacerebbe dire che questi sono i gusti dei boomer: col cavolo, questi sono i raga, zii. Ascoltare gli stranieri è troppo sbatti, si capisce bitch e fuck ma poi i nomi delle marche da comprare sono più complicati che nelle canzoni ITALIANE. Quanto alle donne, non è colpa di nessuno se le ragazze non hanno ancora capito che devono parlare di bro e di fra e di dro e di tro. Ma ci arriveremo, io ho fiducia;
Tra i primi venti, quattro superano (non di molto, in genere) i 40 anni: Marra, J-Ax, Brunori e TZN. Quasi tutti gli altri hanno meno di 30 anni. Interessante. Chissà che ne è della fascia tra i 28 e i 40. Forse è una generazione che vedendo quanto è difficile farcela con la musica, che bisogna andare ai talent e trovarsi davanti Morgan e Sabrina Ferilli, ha preferito fare il deputato, che lavori meno e ti droghi anche di più e conosci Cruciani;
Gli album usciti nel 2020 non mancano dalle posizioni più alte. Ma va detto che quelli che ci si trovano, come il Fantadisco, Ghali, J-Ax o Brunori, sono usciti prima del lockdown, e quindi hanno beneficiato delle vendite dei cd (che impattano più forte sulle graduatorie). Però hanno retto tutti quanti piuttosto bene anche nella versione spotifatta. Magari J-Ax e Brunori un po’ meno, anche per target;
– Qui arriva il confronto più ingeneroso, ma quest’anno l’alibi per vendere di meno c’è tutto. Mi limito perciò a registrare che l’anno scorso i primi sette album avevano – ehm – venduto almeno 50mila copie, ottenendo la certificazione platino. Quest’anno ci si ferma al n.5 dei Pinguini; da J-Ax in giù sono dischi d’oro e non di platino. Fino al n.18. Laddove nel 2019, anche il n.23 aveva superato le 25mila copie. Il numero decresce da anni anche in concomitanza con una crescita del venduto complessivo, dato che mi viene fornito dalla FIMI e che io riporto obbediente. Quindi l’unica tendenza che posso dedurre è che i dischi più ascoltati sono sempre meno ascoltati rispetto al passato, non raggiungono tanta gente come i Pinfloi . Ma per il dettaglio del 2020, mi sento di poter dire che i numeri non sono impietosi, tutto considerato;
Persona di Marracash, album più ascoltato nel primo semestre, è stato anche il quinto album più ascoltato di tutto il 2019, e ha ottenuto questo risultato in due mesi: novembre e dicembre;
Dal 2018, l’album al n.1 nel primo semestre finisce per portare a casa l’intera posta, ché tanto Natale non fa più la differenza e chi esce per primo, ovviamente inizia ad accumulare prima degli altri nello streaming. Ora: il campione del 2018 era stato Sfera, quello del 2019 Ultimo, ora sembra che a prenotare la volata finale, con un disco uscito nell’autunno dell’anno scorso, sia Marracash. Che immagino stia leggendo tutto questo con l’altra mano.
 
INTERMEZZO
 
Non li vedo bene. Tra i nomi importanti che a occhio e croce temo non rivedremo tra sei mesi nell’ANALISONA, metterei Piero Pelù, Coldplay e – nonostante siano stati al n.1 in primavera – Pearl Jam, Drefgold e Lady Gaga. Sarò lieto di essere smentito. Che è una frase che scrivo esclusivamente per non sentirmela menare dai fan: in realtà se Pearl Jam e Drefgold fossero tra i cento dischi più ascoltati dagli ITALIANI nel 2020 ne sarei angosciato e avvilito, e non riuscirete mai a consolarmi, nemmeno inviandomi per posta dei ghiaccioli all’anice.
 
Guerre tra bande. Universal ha la distribuzione di 47 dei 100 titoli in classifica: 29 sono su marchio Island e 11 su marchio Virgin. In pratica, Island da sola batte i titoli Sony (che sono 23). Cionondimeno, Sony in top 20 fa la voce grossa, pareggiando i conti con gli universali rivali: 7 titoli a testa, e l’egemonia sul rap italiano quasi strappata. Warner ne ha in tutto 17, e solo tre in top 20, ma due sono belli alti: il Fantadisco al n.3 e Ghali al n.4. Insomma, come dopo le elezioni, ognuno può dire di aver riportato importanti e confortanti conferme: hanno la fiducia degli ITALIANI e presto daranno loro quella musica che ci riporterà tra le nazioni rispettate. Migliori risultati tra le indie, Honiro grazie a Ultimo, e Carosello che piazza (non tra i primi, a ‘sto giro) Diodato, Coez, Emis Killa e Thegiornalisti.
 
TORNIAMO ALLE CARTINE
 
Vinili. The dark side of the moon batte in volata Brunori, al quale suggerisco di giocarsi questa battuta quando apparirà in pubblico, in modo da dare il cambio alla sottile ironia sull’essere bellissimo, che è un po’ provata dopo dieci anni di sfruttamento intensivo. Tutto molto vintage tranne Ernia, che peraltro è uscito a giugno – e quindi, o ne ha venduti un bel po’, oppure gli altri ne hanno venduti pochissimi. Forse la risposta sta a metà. O forse no. Non lo sapremo MAI. D’altra parte, non è il tipo di interrogativo che ci assillerà a intervalli regolari, no? Detto questo, in mezzo alle prevedibili leggende del rock, tre ITALIANI (nuovi o quasi) tra i primi cinque. C’est très bizarre.
 
ALTRO INTERMEZZO
 
Sanremo. It’s Pinguini Tattici a go-go, con un n.5 tra gli album e n.9 tra i singoli per Ringo Starr. Bene la vincitrice Fai rumore di Diodato tra i singoli (n.6), un po’ meno l’album (n.22), ma nonostante tutta la straordinaria forza di persuasione dei giornalisti (il 98% dei quali lo hanno votato senza tornaconti personali) non si poteva avere un altro Mahmood. Sempre tra i singoli, n.13 Gabbani, n.16 Fasma & GG, n.17 Ellettraellllètttraetc, n.19 Achille Lauro e n.30, per il rotto della cuffia, Elodie. Al di sotto, poco o nulla.
 
XFactor e Amicidimaria. Il singolo dei Sierra è al n.81. L’album di Gaia è al n.37. Per il resto, non le definirei due edizioni da sogno.
 
E ANDIAMO COL GRAN FINALE
 
Singoli. Guardate pure. Vedete anche voi quello che vedo io?
– Tutte le hit straniere e qualcuna di quelle italiane (Blun7 a Swishland) vengono dal passato, sono state pubblicate nel 2019, da prima del pipistrello e del pangolino;
– Tra i primi dieci, tre sono stranieri, due e mezza sono donne – una delle quali è italiana, la 16enne Anna Pepe con Bando, la hit VIRALE (…se non ora, quando?). Allargando alla top 30, la percentuale degli stranieri scende – perché sono otto – quindi sarei cauto prima di parlare di maggiore flavor internazionale. Però in generale la classifica dei singoli sembra più sensata, per composizione, rispetto a quella degli album, e che Zeus mi mandi i tafani se qualche anno fa mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere: credo che rappresenti un po’ meglio ciò che effettivamente si sente in giro: al netto dell’importanza della coazione a ripetere dei fan del rap. O forse sono semplicemente le playlist dei Poteri Forti che fanno il loro mestiere, che volete che ne sappia io, sono solo una piadina in un gioco più grande;
Ghali è presente con due pezzi, uno dei quali completamente solo. La novità clamorosa è che ci sono solo sei joint-venture tra i primi venti brani: un po’ è stato meno semplice fare i featuring durante la quarantena, un po’ potrebbero avere annoiato come la morte, ‘sti featuring. Tendo a privilegiare l’opzione meno ottimista, quindi aderisco alla prima delle due;
– Mi pare di poter dire che con la sola eccezione di Fiori di Chernobyl di Mr.Rain che ha avuto una sorta di precognizione (o ha portato sfiga), non solo i brani ispirati dalla pandemia sono stati pochi, e quei pochi non li ha voluti nessuno. Se vogliamo, una specie di tentativo di rimozione su vasta scala, ma anche la dimostrazione che questi devono fare le canzoncine piacione, mica dare voce ai nostri penosi sentimenti. Sentite gente, se volete l’arte andate nei musei, qui non abbiamo tempo per baloccarci.
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Detto questo. Grazie per essere arrivati fin qui. Se avete domande, io posso provare a rispondere. Posso provare anche a leggervi la mano. Mettetela contro lo schermo. Mmh, vedo un viaggio, e dei cambiamenti in arrivo, e delle persone che pensano a voi – e sono tutte ITALIANE. Arrivederci a gennaio per l’ANALISONA.