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Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

A luglio sono stato ospite del televisore. L’idea era provare a creare in diretta il Tormentone In Laboratorio. Ho fatto preparare agli autori del programma delle urne con nomi di cantanti ITALIANI maschi, di cantantesse ITALIANE femmine, di producers ITALIANI (gli autentici ReMida del nostro pop) da abbinare a caso per interpretare un’azzeccatissima hit dell’estate ITALIANA. C’erano anche un mappamondo per scegliere la località esotica, un vocabolario di spagnolo dal quale prendere parole a caso, un libro con ricette di cocktail, un elenco di fenomeni meteorologici da inserire e uno di attività da compiere con il proprio telefonetto. Così io e il noto giornalista Alessio Viola abbiamo consegnato al Maestro Rocco Tanica gli ingredienti per scrivere un’azzeccatissima hit estiva: all’istante il bravo tastiere ha composto una canzone ambientata a Cancùn, contenente rime su justìcia e zapatos e importanti allusioni a gin tonic, instagram e a una bomba d’acqua (pronta ovviamente a diventare bomba d’amore). Interpreti sorteggiati: Fedez e Raffaella Carrà, prodotti da Boomdabash.
Io ridevo come uno stupidone. Ma non avrei dovuto. In primo luogo perché non avevo ancora perso gli otto chili messi su durante il lockdown (…che imbarazzo) e rivedermi registrato è stato doloroso. In secondo luogo, perché funziona esattamente così.
 
Covid & Co. Come per tante altre cose, è difficile dire se il virus, mandando a gambe all’aria tournée, firmacopie, cumparsite televisive e promozione, sia la causa del fenomeno o abbia solo dato una spallata verso una direzione già inevitabile. Ma ora come ora l’azzeccatissima hit estiva è l’unico genere musicale rimasto in piedi in Italia oltre al rap ITALIANO. Il pop è sparito, l’indie-pop è sparito, i cantautori sono spariti. Dopo i sanremesi, gli unici non rappusi a pubblicare degli album sono stati sostanzialmente Francesca Michielin, Ghemon e Cristiano Godano. E i  discografici ancora raccontano di questi album riuniti attorno al fuoco nelle notti senza luna, insieme alla storia dell’uncino o a quella dell’autostoppista fantasma. Questa è la musica ITALIANA nel 2020: verbosi contro chiringuiti. In questo momento nove album su dieci in top ten sono di rap ITALIANO; ma per fortuna il virus non ha bloccato l’estate e la nostra sacrosanta voglia di essere Portorico, la nostra autentica vocazione a dimenarci nel barrio e affermare una volta per tutte che esigiamo di bailar sulla playa tutta la noche. E questa viene fotografata – e messa su insta – dalla classifica dei singoli.
Non è il caso di essere snob. Gli italiani hanno diritto a canzoni brutte e cretine, e anche quest’estate il mercato gliene ha offerto una quantità immensa, perché non possiamo permetterci di vivere senza quella carica despacita che tutto il mondo ci riconosce. Mica siamo portoghesi o svizzeri. Siamo tenuti a essere ferocemente, istericamente sollazzati.
 
Pontificando. Con tutti i problemi che ci sono stati quest’anno, vogliamo negare al POPOLO la sua overdose di musica ebete? Ovvio che no. Ma l’anno scorso senza quarantena era la stessa sbobba e l’anno prossimo sarà la stessa cosa. La verità (che mi pare nessun opinionista musicale dica con la mia inimitabile serenità) è che la canzonetta estiva schifosa e senza dignità è un’eccellenza ITALIANA, Tormentonia un comparto che dà da mangiare a centinaia di addetti ai lavori il cui presunto talento si fa da parte di gran carriera quando c’è da mendicare gli ascolti del pubblicone. Quello che succede fuori è indifferente a chi canta e a chi ascolta. Solo due canzoni hanno incluso abbastanza esplicitamente il lockdown nella loro narrazione, e sono Una voglia assurda di J-Ax (n.38 in classifica) e Un’altra estate di Diodato (non in classifica). E direi che le loro performance possono essere un buon punto di partenza. Ma già che siamo alla casella del Via!, registriamo i
 
Non iscritti. Quest’anno non si sono presentati a Tormentonia Alvaro Soler, Benji & Fede, Rovazzi, Thegiornalisti/Tommaso Paradigma. Anche se quest’ultimo è stato grande protagonista del film purulento di Netflix Sotto il sole di Riccione, costruito sulla sua azzeccatissima hit estiva del 2017. A riprova della redditività del filone. Perché come diceva Faber, dal letame nascono i diamanti. Ok, non diceva così, però lo stiamo vedendo succedere. Forse Netflix sta già lavorando a film su Roma-Bangkok o Ostia Lido. Spero di sì. Tanto, non sono abbonato.
 
Fuori dal coro. Eccettuato lo strano Irama, peraltro ex numero uno, nove brani su dieci della top ten sono realizzati grazie a preziose collaborazioni tra artisti, straordinarie convergenze tra musicisti decisi a unire le forze per darci musica irripetibile. Pur nell’essere uguale a quella dell’anno scorso. Ma una legge della hit estiva è che più è uguale a qualcosa di già sentito, più è uguale a tutto il resto, meglio è. Insomma smettetela di chiedere troppo agli italiani, hanno pure diritto a svagarsi con roba brutta e noiosa.
 
Sequel e remake. In realtà in giro c’è una forte tendenza al neoclassico: nelle hit estive che piacciono al di fuori dei nostri confini, Break my heart di Dua Lipa è in forte odore di Need you tonight degli Inxs; Kings & queens di Ava Max somiglia in modo sospetto a You give love a bad name di Bon Jovi, Some say di Nea è ugualina a I’m blue degli Eiffel 65. Quindi abbiamo trovato un altro alibi che permette a Fedez di rifare Children di Robert Miles (nolente, perché purtroppo impossibilitato a esser volente). Non ha esattamente spaccato, ma è in top 10 sostanzialmente da quando è uscito. Del resto come sempre ha un messaggio importante, con sottile sottotesto politico: “Ma che bella l’Italia, ma che ne sa la Germania”. Wow. Beh, quando uno ha delle cose da dire. Invece, il n.1 dell’anno scorso Fred De Palma ha girato il seguito di Una volta ancora con Anitta al posto di Ana Mena. La canzone si chiama Paloma, è al n.6. Benino, ma non benissimo e per un motivo preciso: il gossip non può decollare, non li si può shippare perché ok, nel video c’è tanto barrio e balle varie, ma Anitta e Fredo non appaiono mai insieme. Il brano ha qualcosa di Mena rispetto all’anno scorso. La verità è che Ana è annàta a tubare con Rocco Hunt nel video di A un passo dalla luna – numero uno in classifica da due settimane, cosa che mette la signorina Mena da Estepona, Costa del Sol, sul nostro Trono di Racchettoni; in vetta nel Ferragosto 2019, e nel Ferragosto 2020. Ruocc’ per il video l’ha raggiunta a Ibiza, dove lei si diMena in canotta tra manzi in canotta, ma lui trova parole che non sa trovare nessun altro: “Facciamo finta che l’estate è solo nostra. Anche il mare ci guarda, sembra lo faccia apposta”. Ehi, convincerebbe chiunque, e analogamente (ok, basta), convince Ana. E come vedete nell’immagine, se ne bulla con Fred. Quanto a Karaoke dei Bumdabàsci, è evidentemente il sequel sciapo di Mambo salentino del 2019: stesso gruppo, stesso featuring, stesso Salento; cambia solo lo sponsor alcolico, mostrato alle telecamere con la solita discrezione (…avete mai visto impugnare così una bottiglia?). L’anno scorso era Birra Peroni, quest’anno un’eccellenza birrosa del territorio. A proposito di benefattori:
 
Dolce & Gabbana. Sono tra gli elementi portanti dei video di: Rocco Hunt e Ana Mena, Boomdabash e Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri e Elettra Lamborghini, Takagi & Ketra + Elodie, Mariah ft. Gipsy Kings, Fred De Palma e Anitta. Fa pensare, che un solo brand riesca a coprire tutto il fabbisogno di giovane e originale eleganza pop, tutta la voglia di essere se stessi e distinguersi che è tipica degli ITALIANI – ma soprattutto di questi artisti che da sempre hanno qualcosa di unico da dire. A proposito di posizione dominante,
 
Borotalco TV. Dovete sapere che è una casa produttrice dal nome sapientemente carloverdoniano nata quasi quattro anni fa, eppure già leader nei video delle azzeccatissime hit estive ITALIANE. Quest’estate ha realizzato gli spot di Baby K e Chiara Ferragni, Diodato, Vieri & i Due Scarponi, Ernia (Superclassico), Shade, Boomdabash & Amoroso, J-Ax, Gué Pequeno, Fred De Palma (e Anitta, non dimenticate Anitta), Mahmood e Sfera Ebbasta. Sanno cosa volete guardare.
 
Inserti pubblicitari. Non ci sono in tutti i video. Per esempio Irama non ne ha messi di nessun tipo, né ha fatto un video turistico per la pro loco (mi pare). Però quando ci sono, sono sempre dichiarati. E del resto, sono quasi sempre buttati addosso allo spettatore con l’eleganza ippopotama che vedete in questi esempi. Ma non bisogna pensare che lo spettatore si indigni. Lo spettatore rispetta lo sponsor, ne viene rassicurato. Anzi, a volte se il brand non sostiene spontaneamente l’arte, lo si inserisce con le cattive perché bisogna precisare che il cantante è persona di successo, tipo il video di Anna Tatangelo nel quale Geolier ha scritto Louis Vuitton pure sulla tiroide, mentre una Ferrari gira spensierata per Scampia.
 
Spotify vs YouTube. La classifica FIMI ruota attorno allo streaming a pagamento, cioè Spotify, Apple Music, Deezer, Whatever. Viceversa YouTube è il Grande Reprobo: in Italia è per ora escluso dai conteggi perché non paga volentieri i cantanti e le loro case discografiche, pensa che non se lo meritino. Così abbiamo classifiche che fanno somigliare tutti gli ascoltatori di musica italiani agli utenti di Spotify. Cioè, soprattutto teenager, soprattutto maschi, soprattutto ascoltatori di rap ITALIANO. Dal punto di vista di Spotify – e delle classifiche FIMI – J-Ax e Giusy Ferreri & Elléttraellllétttra e Vieri & I Suoi Due Amici Brocchi stanno avendo un’estate grigissima. YouTube, grazie alla sua utenza più adulta e imbruttita, salva alcuni di questi artisti da un greve flop. Al di là del sorpasso di Boomdabash e Santrina Amoroso ai danni di Rocco e Ana, il confronto tra charts permette di notare come le generazioni tardone spingano per la resurrezione di Elléttraellléttttra & LaGiusy dal n.22 al n.6 (e già quel n.22 era il picco della loro estate rispetto al n.40 di luglio), di TZN Ferro e GrandissimoJova, di Anna Tatangelo che balza a un meritatissimo n.18 (mentre secondo la FIMI ovvero secondo lo streaming non è nei primi 100). Per strapparvi un “oh!” di stupore vi sottopongo qui le due top 20: la bianca è la FIMI, la nera è YouTube.
Jerusalema. Ecco, questa è l’anomalia forte di questa estate, ma anche un segnale che la bomba TikTok sta per esplodere. Brano di provenienza sudafricana uscito nel 2019, per ora sconosciuto in USA e nell’Europa anglosassone, è una hit in Francia e Italia; i commenti su YouTube a questo pezzo di Master KG feat. Nomcebo sono interessanti. Questi sono quelli in cima alla lista in questo momento:
Elisabetta Amedei: “This song is a love message for the entire humanity…”
Nazirah Nubee: “That is fire the whole world just love the songs…conglatulation for your success u being able to spread love around the world during this pendemic and other national problems”
Anthony Abel: “No nude girl no false money no gold chain no fancy cars no drugs clean music with a nice beat. Who agree with me hit the like button”. (22.813 like)
Flo cri: “Ciao Mondo… Un saluto dall’Italia Uniti ce la faremo in questo 2020 da dimenticare… ❤️🇮🇹
Bohngo Nkumanda: “Jerusalem, my home, guard me, walk with me, don’t leave me here, my place is not here”
Chillness: “The positive vibe coming from this song is what the world need. Much love, much light!”
Kind Omen: “this song is a remedy for 2020”.
 
Insomma, non so se si è colto, ma a quanto pare qualcuno ce l’ha fatta a scrivere la canzone consolatoria per il mondo pandemiato. E c’è riuscito da due aree in cui nessuno era lì a sottilizzare sull’operazione: 1) il Sudafrica 2) il 2019. A proposito di stranieri comunque, credo che intitolerò il prossimo paragrafino
 
Stranieri. Coerentemente con la propensione estetico-politica dell’adulto ITALIANO, passando da Spotify a YouTube ecco che persino un pezzo mondialpopolare come Savage sparisce dalla top 20 ITALIANA che si ritrova così un solo pezzo straniero oltre a Jerusalema – ed è il più imbarazzante e cretino in assoluto: Mamacita que bonita dei Black Eyed Peas, perfetto per un popolo cui le orecchie servono per tener su gli occhiali di Dolce & Gabbana. E veniamo perciò ai testi e a due degli ingredienti principali della azzeccatissima hit estiva.
 
Alcolismo. Quest’anno è un po’ sottorappresentato, ma qualcosa si trova sempre. Elodie non si tira mai indietro: “Dimmi cosa vuoi da questi attimi eterni, vincere un Oscar o un Grammy? Cosa succederà? Lasciamo la città, tequila e guaranà”. Più classica Emma Muscat: “E adesso balla un po’ con me, la musica ci porterà con sé, la tua mano nella mia. Ma come per magia, mi baci e poi vai via, col sole che tramonta in un bicchiere di sangria”. Shade cerca “il mare in autostop, dai tuoi occhi a un altro shot”. LaGiusy ed Elllétttraellllllllllllléttttttra rispondono con “Ay papi non mi paghi l’affitto, vogliamo fuggire e aprire un bar solo mojito”. Ma non può battere il generatore di testi lobotomizzati di Baby K che quest’anno ha partorito una strofa che contiene anche l’indispensabile riferimento smartphonico: “Se la felicità è un bicchiere a metà, stasera mi ci tuffo mentre cerchi nelle app; non vado sotto vado on top, prima è vai e poi è stop. Dolce amaro curaçao già mi avevi al primo ciao”.
 
Se telefonando. Ciclone inizia con il proclama: “Scriverò di amarti sulle note di un iPhone”. Shade afferma amletico: “Voglio stare ancora un po’ e ti manderò un vocale che poi cancellerò, uoh oh oh oh”. Esprime la stessa esitazione epocale il pezzo de LaGiusy e della twerkona ricca: “Bella atmosfera, si sta da Dio, ti ho scritto tutto in un messaggio e non lo invio”. Nella composizione di Coconuda Tatangelo, Geolier regala: “A casa tengo tutt”e cose, ma l’unica cosa ca nun tengo è ‘o Wi-Fi, pecché se sape ca ‘e cose cchiù belle ca putimmo fa’ se fanno offline; je sto vulanno ncopp”a ‘na Yamaha, tu staje luanno ‘n atu Yamamay”. Non fate quella faccia, il Pasolini che è in voi sa bene che questa è poesia popolare (nel caso di Rocco Hunt, #poesiaurbana).
 
Ok, non è che si possano avere pretese. Chi è che vuole sentire in una hit estiva, che so, che passammo l’estate su una spiaggia solitaria e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, mentre lontano un minatore bruno tornava. Oppure che son finito qui sul molo a parlare all’infinito, le ragazze che sghignazzano e mi fan sentire solo – sì ma cosa son venuto a fare, ho già un sonno da morire. Oppure ancora, che io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te – ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va, e lei sembra un angelo caduto dal cielo tra fanatici in pelle che la scrutano senza poesia. No, è ovvio che nessuno potrebbe mai aver successo, d’estate, in Italia, con testi così pretenziosi: agli italiani queste cose non sono mai piaciute, ed è per questo che i nostri artisti di talento e i nostri discografici sono costretti a darci canzoni miserabili, ripetitive e cretine. Fosse per loro – ah, sapeste.

4 Risposte a “Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo”

  1. Comunque, bella espressione nel fermo immagine in tv. Adeguata a questa estate Italiana fantastica di canzoni fantastiche

  2. Ogni volta le lacrime agli occhi, per i più dispa(e)rati motivi: grazie Paolo. Una domanda però: dove troviamo il video della trasmissione con te e Rocco?

I commenti sono chiusi.