Salvini, De André e le (nostre) anime salve

Salvini e De André. E i tanti che si indignano: ché è un abominio, che proprio il furbo cappone che sta guadagnando sempre più potere, denaro pubblico e visibilità grazie allo sbandieramento evidentemente demagogico di slogan politici da sbornia cattiva rivendichi tramite l’amato Twitter una passione per il FABER, il poeta dei vinti.Salvini 1 E cerchi anche di illustrare la legittimità ideologica di questa sua passione.

Eppure la faccenda è talmente emblematica. In fondo la musica pop e il culto dei suoi esponenti vive in larga parte di questo aspetto, dell’elevazione dei divi (parola che qualche sospetto avrebbe sempre dovuto darlo) a supereroi capaci di affermare se stessi contro tutto e tutti oppure a santi mondati da ogni male, per riscattarci tutti. Può anche essere ragionevole discutere se Salvini ha “capito De André”, quanto lo sia chiedersi se Morgandeibluvertigo è poi realmente riuscito a “capire Battiato” o se Don Giussani abbia capito l’artista noto come Gesù Cristo, se la famiglia Binladen ha capito il profeta noto come Muhammad. Ma se permettete, io andrei in un’altra direzione (non molto contraria, non particolarmente ostinata).

A una prima lettura il testo di Khorakané non invoca ruspe né bulldozer (però chi lo sa, se nel metatesto. Nel metatesto c’è sempre di tutto). Tuttavia nella mia umile opinione non è realmente questo il punto. La verità è che non si può impedire al laido trombone adorato dai media di ascoltare il poeta dolente pur rivendicato dalla sinistra come proprietà esclusiva. Temo che il paradosso difficilissimo da accettare in questo apparente cortocircuito Salvini-Faber sia che ascoltare musica, anche quella più intrisa di idealismo, di bellezza, di risposte grandi o piccole, non fa diventare migliori. Salvini 2Ci culliamo da anni in questo confortevole dogma, persuasi che chi ascolta i Clash e i Ramones sia un ribelle indomito, chi ascolta i Kraftwerk e Brian Eno un colto esteta, chi ascolta Sting sia un superficiale, chi ascolta metal sia un aggressivo, chi ascolta indie-rock sia una mente vivace e moderna e chi ascolta Vasco Rossi è un rintronato provincialotto. Però sapete, io ne ho conosciuti, di schifosi che ascoltano i Joy Division e di vermi autentici che sentivano Bruce Springsteen. E ci sta.

Anzi, uno dei problemi che dovremmo risolvere è smetterla di essere intolleranti nei confronti di quegli artisti il cui successo di massa annovera per forza di cose un sacco di gente che non ci piace. Del resto né la gente che ci piace né quella che non ci piace ha passioni prevedibili come ci piacerebbe pensare. Tra le scene televisive più meste ma rivelatrici che io ricordi c’è una puntata di Santoro in cui sia il conduttore che Roberto Formigoni cantavano a piena voce, tutti ispirati, Gaber e Lalibertànonèstarsopraunalbero. Salvini 3

Quindi, c’è poco da commentare “Giù le mani da De André”. Visto che ai musicisti attribuiamo abitualmente la qualifica di salvatore delle nostre anime, a maggior ragione, che si salvi anche Salvini (…apprezzate come resisto a fare il gioco di parole), tanto più che De André è unanimente considerato uno dei più salvifici: molto probabilmente il trombone lombardo ci trova una sua forma di redenzione nell’ascolto, una elevazione delle proprie quotidiane rozzezze. Temo sia, se non in toto almeno in parte, quello che tutti noi cerchiamo nella musica che ascoltiamo. Forse dovremmo addirittura ringraziare Salvini perché ci permette di ragionare sulla destabilizzante ipotesi che questa redenzione non arrivi affatto.

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