Che estate è stata? (ovvero: The return of the giant nazionalpopolare)

Che estate è stata?
Non so se sono in grado di discuterne.

(spero che apprezziate questa professione di inadeguatezza relativista) (sono tutti così perentori, là fuori) (davvero, non ho mai vissuto tempi così assertivi) (e definitivi)

Il fatto è che per una serie di coincidenze (forse) ho passato l’estate in luoghi dove non si poteva cogliere in pieno il soffio del nazionalpopolare (il cui epicentro è sempre e comunque il bar sulla spiaggia). E per qualche motivo, è stata una delle estati più nazionalpopolari della storia. Non lo dico con la valenza schifata che ho colto in alcune disamine frettolose sullo stato della musica italiana (alcune, di gente che stimo) (altre, di gente i cui articoli dovrebbero avere come titolo “Bau”, come sottotitolo “Woof”, e come testo, “Arf”).

Il termine stesso, nazionalpopolare, è ricomparso ovunque, a partire dal pop: sia in un brano che lo invoca (ovviamente, Vorrei ma non posto di J-Ax e Fedez) che in uno che lo soffre (Le voci, di Cosmo) (mio album preferito dell’estate) (così non dite che non mi sbilancio mai) cosmo ivrea(…che lo so che lo dite, quando vi trovate tra voi e parlate male di me e dite che sono paranoico e che sono convinto che vi troviate per parlare male di me)

Per chi non c’era, è una definizione che un direttore Rai diede dei programmi di Pippo Baudo una trentina di anni fa. In verità, forse è ancora Pippobaudiano, questo Paese – ma ora il nazionalpopolare pare quasi un approdo felice, un senso prudente, un’emozione da poco (Cheap thrills, per dirla con Sia) che faccia da scudo contro le lame sconclusionate della tagliente ironiadelweb e contro il cafonismo aggressivo. Pippobaudo aleggia ancora su tutti noi, tra Techetecheté e quel tipo di tv piena di rigatoni e risatoni, che pure si rimpiange perché sapeva dove andare (e dove fermarsi).
All’epoca, Baudo se la prese. Poi se la prese – la definizione, intendo. E iniziò tra le altre cose a sventolare l’urgenza di andare incontro alla “gente” quando il gentismo (qualunque cosa sia) non era ancora stato teorizzato, e quella di favorire i giovani, i giovani!, e ancor oggi tra i 40enni denota volenteroso umorismo scrivere “ggente” ma soprattutto “ggiovane” alludendo implicitamente a come lo diceva lui, enfatizzando sia la g che la modernità implicita nella gioventù. baudoChe è sempre un astuto stratagemma – una idea generica di giovinezza primavera di bellezza, che da queste parti attecchisce facilmente. “Siete vecchi, vecchi!”, insisteva Beppe Grillo all’inizio, ricordate? Ma pure quando non era in politica, quando attaccava Telecom. “I ragazzi oggi non usano più il telefono, sono su Skype!” Io allo stesso modo pensavo che i tormentoni estivi fossero una roba da vecchi, e avevo pure le prove.

Ora mi tocca fare ammenda, giacché è stata un’estate rutilante di tormentoni: è ben vero che le hit di Rovazzi e Sia sono uscite a febbraio e che Alvaro Soler ad aprile era già in spiaggia a fischiettare – ma questo non mi salverà. Unica grossa soddisfazione è che l’annuale bomba di melassa del grande innovatore Jovanotti, la ragazza magicaaa-ahh, sia rimasta inesplosa: meglio persino l’autotune e il broncino di Fedez, in un brano che comunque nella sua furberia smaccata ha una sua dignità contemporanea. Ne ha certamente Andiamo a comandare – non fate quella faccia, ci sono Lorenzo Fragola ed Emma Marrone ed Elisa là fuori, eh. L’anno scorso la canzone dell’estate diceva “Volerei da te da Milano fino ad Hong Kong passando per Londra, da Roma fino a Bangkok” e nessuno ha fatto una piega: mi tengo il trattore in tangenziale.

(invero, la mia simpatia va al brano di cui nessuno ricordava mai né il titolo – This girl – per mancanza di ritornello, né gli interpreti per il brand autolesionista – Kungs vs Cookin’ on 3 Burners) (“Disjòchei, mi metti il disco dei Kungs vs Cookin’ on… Insomma, mi metti paraparapà?”)

Ma tutto questo Festivalbareggiare, alla fine, cosa sottintende? È questo il pezzo che dovrei scrivere, io che giammai venni a voi per magnificare il genio vanitifiero di Beyoncé o il capolavorismo autoproclamato di Kanye West. mic euterpeÈ il legame tra il tormentone e il nostro tormento che dovrei sottolineare, se quel guerrier io fossi. Ma come vi dicevo, me la sono un po’ persa, l’estate italiana con le sue notti magiche. Posso solo dire che a un certo punto nei giorni in cui ero all’estero non riuscivo nemmeno più a seguire il piranhesco polemizzare sui social network sul tema di giornata, mi collegavo una volta al giorno e mi ero perso il fischio d’inizio, il tema era già spolpato, si era già alla fase del “Avete rotto il ***** con” “Non ce ne frega niente di quello che pensate di”.
Frasi che in teoria uno non rivolge ai propri amici, sia pur facciali. Sono su facebook e twitter da quasi dieci anni: direi che hanno tenuto bene per anni, ma ora c’è un clima da assemblea scolastica sovraffollata e interminabile. Forse ci vorrebbe più spazio. O forse, semplicemente, la matrice razzista di tutto un popolo sta venendo finalmente fuori, perché non c’è nessun popolo che gli italiani disprezzino più profondamente, visceralmente, degli italiani.

L’unica cosa su cui mi sento di sbilanciarmi, nel commentare l’estate dei tormentoni, è l’altro dato dimostrabile: per trovare tra le top di Spotify un brano cautamente romantico, bisogna scendere in classifica fino a Charlie Puth e Selena Gomez e alla loro We don’t talk anymore, che non mi azzarderei a definire uno dei brani che hanno marchiato il 2016. Ma non mi sento di spendere tutto il mio credito opinionistico per proclamare che in quest’estate non c’è stato spazio per i sentimenti: preferisco che abbiate un buon ricordo di me, al bar sulla spiaggia.

3 Comments

on “Che estate è stata? (ovvero: The return of the giant nazionalpopolare)
3 Comments on “Che estate è stata? (ovvero: The return of the giant nazionalpopolare)
  1. Al solito sempre interessanti le Sue (o tue se mi è concesso) riflessioni. Solo una cosa non ho capito: perché la foto dello Storico Carnevale di Ivrea? Grazie!

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