Dibattito animale

«Dicono tutti la stessa cazzata
Bevono tutti la stessa cazzata»
(Fabri Fibra)

Atti del Convegno di aMargine su: Musica nel 2018: Stuzzicante Nuovismo e Cambiamento Dalla Parte del Popolo. Interviene: aMargine. Modera: aMargine.

– Grazie di essere intervenuto così numeroso.

– Figurati. Non potevo dirmi di no.

– E poi non c’era nessuna partita stasera.

– Apriamo il dibattito su un problema battente. Si sentono sempre le stesse parole. Nessuno lo nota perché in fin dei conti nessuno ascolta. Ogni canzone indie-pop ruota attorno a una frase-meme con cui infestare umoristicamente le conversazioni, tipo il vocale da 10 minuti o Ué deficiente. Quanto all’hip-hop, si è finalmente trasformato da CNN del ghetto a spazio per inserzioni di Rolex e Lamborghini, ed è un sontuoso contributo: Lamborghini e Rolex, con la scusa straziante di essere aspirazione e ispirazione per uscire dalla periferia di Cinisello hanno sostituito il vento e la pioggia del pop (climate change se ce n’è uno) anche se, beninteso, c’è sempre Sandrina Amoroso che contro il vento sente freddo e Tommaso Paradiso, leader della band #capitanata da Tommaso Paradiso, è contento perché c’è il sole ma grazie alla sua sensibilità pop non a caso invisa a voi snob, nota che in autunno cadono le foglie. Però anche dopo il CAMBIAMENTO io continuo a sentire le stesse parole, le stesse idee che rimbalzano tra i microfoni, i Maneskin fanno Il ballo della vita e Ultimo Il ballo delle incertezze e J-Ax fa la canzone per il figlio e subito Fedez fa la canzone per il piccolo Samsung e Post Malone fa Rockstar e Sfera Ebbasta canta Rockstar e Irama canta Rockstar e la Dark Polo Gang ha il culo su un coupé e Capo Plaza ha il culo su una Tesla e poi selfie e social, selfie e social, rime su selfie e social per gente la cui unica esperienza sono selfie e social.

– Va anche di gran moda mettere Rolling Stone nelle canzoni. E anche quando è per infamarlo, a Rolling Stone sono felici proprio come Salvini, ché gli insulti ti mettono al centro del mondo.

– Queste sono opinioni, al pubblico interessano i fatti. E i fatti ci dicono che le tre novità ai piani alti del 2018 sono Ultimo, Irama, Maneskin. Traduzione: Sanremo, Amici di Maria, X Factor. La televisione. Era quella cosa che i giovani non guardavano, vero? Me lo avete ripetuto per anni e io vi ho creduto, Iddio vi stermini.

– Li trovo tutti e tre inascoltabili cionondimeno interessanti, diciamo che Irama è un autoscontro nel quale tutte le vetture sono Irama stesso, e quanto ai Maneskin non ditemi che nel 2017 dei discografici avrebbero scommesso su quattro pischelli leopardati pieni di anvedi e funk-rock, mentre Ultimo che se ho capito bene è il musicista migliore, è fondamentalmente Fabrizio Moro versione reboot: lo pseudonimo, scelto perché “da sempre è vicino a chi non ce la fa” è Dibattistiano più che Battistiano: è in missione per conto del POPOLO, come può perdere?

– Ma basta parlare dei giovani, se vogliamo parlare di quello che conta veramente diciamo qualcosa che riguardi i danari – voi sapete che i Greta Van Fleet con tutto il parlare che se ne è fatto si sono inabissati sia qua che nel centro dell’Impero mentre Johnny Halliday sta per superare il milione di copie comprate da francesi che vogliono la benzina a poco prezzo? Mentre Phil Collins con sette date ha tirato su 14 milioni di dollari? Ma di che stiamo parlando?

– A voi non dà un fastidio terribile quando qualcuno per darsi ragione dice “Ma di che stiamo parlando?”

– Diciamo che se togli la musica dall’equazione e lasci Lamborghini e frasette-meme, stai abbandonando al loro destino quelli che per qualche motivo chiedono melodie di almeno quattro note, e le mandi verso Phil Collins e gli altri brontosauri. In realtà quelli che non vedo benissimo sono i musicisti 30enni. Già vedo i 40-50enni che corrono ai ripari e organizzano i tour congiunti come Silvestri Fabi & Gazzé o Nek, Renga & Pezzali o Raf & Tozzi o Pausini & Antonacci. E forse presto faranno come i Rolling Stones e smetteranno di fare album per fare soltanto tournée (ovviamente trionfali). Perché se volete i fatti, eccoli: nel 2018, gli artisti sopra i 40 anni ad andare al n.1 sono stati quattro. Nel 2017 erano stati 16 e nel 2016 erano stati 17 (…facile da ricordare, vero?). Ora il SottoNatale probabilmente alzerà questo numero (ma fossi in Eros Ramazzotti e Giorgia non sarei tranquillissimo, perché Elisa che è Elisa ha debuttato in Universal con un n.2 e pedalare). I brand hanno ottenuto quello che volevano – giovani testimonial per i loro brutti occhiali e brutte giacchette, le major pure: hanno svecchiato i roster e ora invece che con artisti adulti dotati di tre manager e quattro avvocati trattano con giovani artisti usa-e-getta da gettare nel frantoio, e non lo dico dal punto di vista artistico che non mi frega niente, lo dico dal punto di vista contrattuale: mi dicono di fuoriusciti dai talent entrati in top 10 quest’anno eppure già sul punto di essere tagliati dalle major, che vogliono investire 2 e portare a casa 180. D’altronde con l’entrata in gioco dei bambini da 9 a 12 anni come soggetti visualizzanti in grado di pesare sul mercato (un clic è un clic, da chiunque venga. Ci aveva visto lungo, Rovazzi) il ciclo scolastico si rivela cruciale: non so cosa si inventeranno Benji & Fede e Irama per rimanere a galla nel 2021, ma è chiaro che il pop è in sincrono coi tre anni delle scuole medie, e se facessi trap – che è il pop applicato all’hip-hop – cercherei di avere un parente in banca entro il 2020.

– Diciamo comunque che la rivincita del pop è nei concerti: tutti fanno tournée trionfali o sedicenti trionfali che è lo stesso, già il fatto di essere in giro a suonare davanti a gente che non ha Netflix comunque ha del miracoloso. E poi apparentemente chiunque fa il Forum di Assago, tra un po’ se andiamo avanti così lo farà persino Tiromancino, lo riempie pure gente che dodici mesi fa non era ancora stata inventata – cosa che richiede attenzione al borsino dei selfie: il prezzo di un selfie con l’artista a un firmacopie è quello del cd, il prezzo del selfie a un concerto è un biglietto. Però è un fatto pure questo: Ultimo fa il Forum e il Palalottomatica, così come Benji e Fede, così come Calcutta che fa pure l’Arena di Verona.

– Diciamo a proposito di Calcutta che per un bel po’ mi sono chiesto cosa ascoltassero le persone tra i 20 e i 30 anni, completamente abbandonate dalla fabbrica della musica in favore di anzyani e bimbi. Poi mi è apparso Calcutta, che è la discarica ideale di tutti quelli che il mercato non considera, troppo vecchi per i preadolescenti e troppo giovani per Jovanotti.

– Ma diciamo che l’indie ha una ragion d’essere precisa, risponde a un’esigenza. Mandare giudici a X Factor. Così i giornalisti non scrivono che è sempre lo stesso puré di figate, e che l’unica cosa che tiene svegli sono le parolacce della nonna Mara.

– Questo è ingeneroso, diciamo. Il vero motivo per cui i giornalisti non parlano male di X Factor è che ci lavorano milioni di loro amici e l’anno prossimo potrebbero vedere due lire pure loro, o quanto meno essere invitati per un po’ di selfie dietro le quinte. Ma tornando a Calcutta, la cosa più carina che posso dire di lui è che potrebbe esser peggio: potrebbe essere Gazzelle. Però quando sono esplosi (…solo metaforicamente) Thegiornalisti ho letto entusiasmi di critici irreprensibili quanto Albertazzi – finché hanno scoperto di che si trattava veramente e subito si sono buttati su Calcutta. E voi capite che dopo una vita passata a battermi inutilmente contro Antonacci, non posso scandalizzarmi per dei trentenni che vanno in panna acida per una frase-meme sul cuore a mille, che a sua volta dà il cambio a quella sulla scuola di danza nello stomaco, che a sua volta discende dritta da “Iris ti amo davvero e se questo ti piace, rimani con me”. In pratica il romanticismo in salsa imbecille, specialità dell’uomo cui non chiedere mai – perché se chiedete poi è finita, provate se volete, ma non dite che non vi avevo avvertito.

– Abbiamo altro da dire?

– No, in fin dei conti questi erano pensierini che non avevano trovato posto altrove, radunati per dare la sensazione del dibattito. E ora, se vogliamo spostarci al buffet.

– Ma parlando di buffet diciamo però anche che grazie al Governo, che si prende il 95% dello spazio, sui social vengono spammati meno articoli definitivi sulla musica e meno canzonucce abominevoli spacciate per esaltanti. E non so per voi, ma per me significa molto.

– Sì, è vero, grazie Governo. Diciamole queste cose.

– Finalmente qualcuno che le dice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*