Che si fa con Jacko?

Non mi meraviglio che in Italia si stia parlando piuttosto poco di Leaving Neverland.
Un po’ è perché il documentario è targato HBO e non Netflix, cosa che avrebbe nettamente cambiato le cose: Netflix è la Mtv degli anni 10, e tutto quello che fa manda in fibrillazione i mediapeople, ivi incluso un film come Bird Box – così fragorosamente insulso che gli manca solo un cameo di Stefano Accorsi nella parte della canoa.
Ma oltre a ciò, persino scrivere di argomenti apparentemente neutrali mette costantemente a rischio di essere di colpo coperti di tweet virulenti. Perciò, figuriamoci sull’argomento sensibile per eccellenza. Per sovrammercato, il rischio è coinvolgere le legioni di fan del Re del Pop. Questi, sulla questione paiono essersi già pronunciati: il documentario viene considerato spazzatura e i principali testimoni, degli opportunisti. Leaving Neverland, fanno notare alcuni, fa leva sulle testimonianze (che non lasciano indifferenti) più che sulle prove, e in realtà è come se cercasse di assecondare il sospetto che quasi tutti noi (fan esclusi) abbiamo sempre avuto. Come se volesse darci la spinta finale – e nel contempo farci sentire in colpa, perché se sapevamo, perché abbiamo continuato a pensare a Michael Jackson con indulgenza?

Quel che è certo è che il fatto che Jacko sia defunto evita molte complicazioni a tutti, sia dal punto di vista morale che legale.

Però forse, visto anche quello che ha scatenato #MeToo e in previsione di altri casi simili, è il caso anche di chiedersi quanto ci interessa l’arte di per sè. Thriller non sarà più il disco del secolo? Non vedremo mai più I soliti sospetti perché c’è Kevin Spacey? Non ascolteremo più Led Zeppelin e Rolling Stones per tutte quelle minorenni? Non citeremo più battute di Woody Allen perché ha sposato la figlia adottiva della sua ex? Se ricevessimo ferali notizie su Leonardo e Michelangelo impediremmo alla gente di vedere L’Ultima Cena o la Cappella Sistina? Sto spezzando una lancia a favore dei pedofili con queste domande? La risposta a tutte queste domande è: spero di no. Lo so, non è una risposta netta, di quelle che è meglio dare in questa fase storica, come certi titoli nettissimi di giornali o siti. Per esempio, E!online e il Times, entrambi nella lista A delle testate da copincollare senza discussioni per almeno 50 milioni di giornalisti italiani, hanno titolato:

“Le radio mettono al bando le canzoni di Michael Jackson”

(nel pezzo si specifica che si tratta, per ora, di alcune stazioni in Nuova Zelanda e tre del Quebec)

“La BBC mette al bando la musica di Michael Jackson”

(la BBC ha smentito. “Noi non mettiamo al bando gli artisti”, ha detto un funzionario: “Consideriamo ogni canzone nel merito e le scelte su cosa suonare sui nostri canali sono prese pensando al contesto in cui operiamo e al tipo di pubblico cui ci stiamo rivolgendo”)

Nella Mia Umile Opinione, un aspetto del problema è rappresentato dal fatto che – direi, da Elvis in poi – facciamo diventare dei gesùcristi e delle madonne dei tizi che sono bravi a cantare, ballare, suonar la chitarra e fare le facce davanti a una telecamera.

Sì, veniva spontaneo, specie a 15 anni. Ma a un certo punto questa cosa dovrebbe passare. Invece non solo non è mai passata, ma è stata perfezionata, esaltata, assolutizzata, è rimasta attaccata nell’età adulta col risultato che Lorella Cuccarini va in tv a parlare di politica e Fabrizio Corona ha ampie chance di diventare senatore (non saprei nemmeno dire se sarebbe il peggiore, affermazione che non vuole spezzare una lancia per Fabrizio Corona).

Ma se in seguito a Leaving Neverland emergessero altri elementi per provare una volta per tutte che, sorpresa!, Michael Jackson era pedofilo? A quel punto cosa prescrive il regolamento?

Accetto ipotesi e suggerimenti. Nel frattempo comincerei a rispondere per quanto riguarda me. E per quanto mi riguarda, sono perfettamente consapevole che una cospicua parte della musica che ascolto è stata scritta e interpretata da individui che di persona non mi garberebbero affatto, nemmeno per uscirci una sera a mangiare una capricciosa. Ma devo anche dire che non so nulla di chi abbia costruito il computer che sto usando né i pantaloni che ho addosso. Non so se la droga spacciata da Jay Z o Kid Rock (e taglio corto con l’elenco) sia stata l’ultima dose di qualcuno che ci è rimasto secco, e mi pare di poter dire che nessuno (…tranne loro, voglio illudermi) si pone mai il problema purché abbiano pagato – come si suol dire – il loro debito con la giustizia, che piaccia o no la stima che il giudice fa di tale debito. Questa dovrebbe essere, sempre, la prima preoccupazione.

Certo, non sarà nemmeno facile per un’emittente, da oggi, trasmettere Billie Jean o Smooth criminal o mandare in seconda serata This is it, senza che non scattino all’unisono un migliaio di tweet di VERGONIA!!1!

Ma in realtà, che cosa vogliamo dirci, se non che speriamo non si ripetano più certe cose su cui tutti hanno sempre chiuso un occhio nel passato remoto ma anche prossimo (dai filosofi dell’Antica Grecia al rock anni 70, si pensi solo al racconto sognante delle groupie minorenni del film Almost Famous) (ma certo quelle erano femmine, quindi ci si scandalizza meno, vero?). C’è anche da tenere conto di quella faccenda dell’evoluzione della specie, e ne fanno parte sia il non andare a stressare Omero per come sminuiva le donne, sia il non diventare tutti degli Adinolfi, sia lo stabilire di colpo che da oggi Human nature non è più una bella canzone.

La questione finale tuttavia forse è un’altra, e va oltre MJ. Ed è: non pare anche a voi che ci sia una grande smania di riscrivere la storia? Di cancellare un po’ di gente? Di fingere che certe persone non abbiano cambiato noi e il mondo e procedere con l’eterno splendore della mente senza macchie?

8 Comments

on “Che si fa con Jacko?
8 Comments on “Che si fa con Jacko?
  1. Mi son posto il problema della moralità di certi miei “ascolti” quando Bertrand Cantat ha ucciso Marie Trintignant. La risposta che mi son dato è che con l’ascolto mica avallo i comportamenti della persona, gli esempi li hai già fatti tu e non aggiungo altro. Adesso ho lo stesso problema con Ryan Adams, e sinceramente mi spiace moltissimo per quello che ha fatto, ma non ho alcuna intenzione di smettere di ascoltarlo.

    • Già, ottimo esempio quello di Cantat, ci starebbe tutto un elenco di persone riprovevoli, capaci di canzoni che sono migliori di loro.

  2. “…sono perfettamente consapevole che una cospicua parte della musica che ascolto è stata scritta e interpretata da individui che di persona non mi garberebbero affatto, nemmeno per uscirci una sera a mangiare una capricciosa. Ma devo anche dire che non so nulla di chi abbia costruito il computer che sto usando né i pantaloni che ho addosso.”

    Questa è la mia posizione grossomodo da sempre, anche quando si esce dal penale/etico e si entra nell’ambito delle opinioni politiche. A mio avviso è ok boicottare Anastasio perchè “fascista” solo se si ha l’assoluta certezza di ascoltare solo artisti non fascisti, così come è sacrosanto non comprare pasta Barilla solo se si è certi che il CEO di Voiello o Rummo o cazzoneso sia gay friendly (e magari non abbia altre macchie, ovviamente).
    Oppure facciamo passare il concetto per cui nell’ignoranza va bene tutto e si prende posizione solo dopo che qualche informazione/frase/presa di posizione viene a galla, che posso anche capire sia la cosa più comoda, ma anche la più assurda.

    Diverso per me è una questione come quella legata a Montanelli (che metto nello stesso calderone per attualità e tematica). Tralasciando il suo valore di giornalista, è innegabile fosse una persona di merda anche per i tempi (buii) in cui ha vissuto. Detto questo però, se non è pensabile cancellare la sua rilevanza nel giornalismo italiano, forse c’è materiale abbastanza per evitare OGGI di portarlo ad esempio e dedicargli monumenti.

    Ha senso?
    (scusa la spataffiata)

    • Sì, certo che ha senso. E l’argomento Montanelli è molto interessante, temo che gli dedicherò qualche riga anch’io.

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