Bocelli e l’alibi di una Nazione

Bocelli e l’alibi di una Nazione

In questi giorni per omaggiare i vent’anni di Con te partirò (in ritardo, così come è stato tardivo il suo successo italiano) ho scritto un pezzo ospitato dalla pregiata testata Bastonate, che se non lo sapete ha vinto il Macchianera Award come miglior blog musicale italiano. Migliaia di voti VERI di gente VERA. Altro che Assante e Castaldo, che ce li ha imposti il SISDE.

Lo so che voi pensate che io non linki mai nulla su aMargine perché non sono capace. Quindi, per dispetto, non metterò il link ai miei ragionamenti su quella canzone esattamente qui: http://www.bastonate.com/2015/04/30/100-canzoni-italiane-8-partiro/

Ma giacché sono geloso di me stesso che scrivo sui siti altrui, mi aggrappo al cosiddetto The Opening dell’Expo2015, andato in scena iersera a Milano in piazza Duomo, per ruminare ancora un po’ sulla questione Bocelli. Perché amici, noi tutti tendiamo a liquidare Andreone in due mosse – ma non è così semplice, è più importante di quanto sembri.

Intanto, fatemi aldograsseggiare un pochino. Quello che RaiUno ha mostrato ieri sera non è stato realmente un eventosauro visto da tutto il mondo: tutti i commenti tipo “Che figura, Bonolis in mondovisione, l’immagine del Paese eccetera” vanno un po’ a vuoto. Oggettivamente, i galà di inaugurazione delle Expo non rientrano nella categoria di Olimpiadi, Superbowl, Notte degli Oscar e Mondiali di calcio. O magari voi avete visto i galà di inaugurazione dell’Expo di Hannover o Saragozza. Magari avreste visto il galà di Smirne, se avessero ottenuto loro l’appaltone. Però magari no, vero?
Quindi ecco cosa è stato: una trasmissione di RaiUno. Così come oggi il concerto del Primo Maggio sarà una trasmissione di RaiTre.

Però è anche una trasmissione che doveva FINGERSI galà internazionale, ad uso e consumo del pubblicone italiano. Per pompargli l’autostima – che da anni è il vero compito delle trasmissioni Rai. Laddove il compito di abbatterla è svolto – in qualche caso deliberatamente, in qualche caso no – da altri: Santoro, Striscialanotizia, Report, Le Iene.

La cosa curiosa è che il tutto, essendo a nostro uso e consumo, ributtava su di noi un paio di boomerang. Il primo è

1) per farci sentire fieri, si prende quello che hanno fatto i trisnonni: Puccini, Leoncavallo, Verdi, Donizetti.
Oh, che bravi, che erano. E noi, cosa sappiamo fare?
Mmh. Oddio. Dai, qualcosa dev’esserci. Qualche eccellenza.
Ma certo: il cibo! Però, come è noto è già nel menu, per così dire. Quindi cos’altro? Ma sì, lo sappiamo quali sono le solite risposte: la moda, il design.

(“la camorra!”, dice quello in fondo chiamando la ghignata)

Niente di tutto questo può essere messo in scena come Peter Pan e James Bond durante l’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra, vero?
(che poi, Peter Pan e James Bond, già che ci siamo, sono un po’ più vicini all’immaginario contemporaneo di quanto lo siano la furtiva lagrima e l’orrenda pira) 
Quindi, vada per la lirica e il bel canto.
Che però ci porta all’altro boomerang, magnificamente esemplificato dalla chiusura della serata con ‘O sole mio. Ovvero:

2) la nostra autorappresentazione è da decenni prudentemente incanalata verso quello che noi PENSIAMO che gli stranieri vogliano da noi. Da quando abbiamo iniziato a ragionare così, ci siamo fermati del tutto. E io penso che abbiamo cominciato a ragionare così con Bocelli.

Con te partirò, del cui 20ennale si sono dimenticati tutti o quasi (ma auguroni ad Ayrton Senna, oggi ricordato perché morto 21 anni fa – apri la GALLERY), ha generato il loop dell’insicurezza. Quando è uscita, nel 1994, l’italdisco stava spaccando ovunque, Ramazzotti e Zucchero e la Nannini facevano la voce grossa in mezzo mondo (ma non – particolare cruciale – presso gli angloamericani, i nostri déi perfettissimi). Il successo gigante di Con te partirò, anche presso detti angloamericani (gli oggetti del nostro struggente, disperato amore) ha innescato il loop del “Cosa vogliono gli stranieri da noi”. Vent’anni dopo, siamo qui a convincerci che i tre sciem’ de Il Volo hanno una ragione d’essere, perché riconducibili a “cosa vogliono gli stranieri da noi”.

Il successo di Bocelli ha messo in crisi per almeno due decenni la nostra mezza intenzione di evolverci del tutto naturalmente in qualche direzione. Siamo schiavi della nostra paura che i nostri bwana badroni ci trovino ridicoli, noi rozzi contadinotti che abbiamo Fazio invece che Jimmy Fallon, Emma Marrone invece che Beyoncé, Fabio Volo invece che David Foster Wallace, Alessandro Siani invece che Ricky Gervais, Renzi invece che Obama, il TheOpening (in inglese, ga mancarìa) invece che l’inaugurazione di London2012.

Quindi, il nostro alibi è perfetto. Tra NoQuesto e NoQuello, alla fine, là in alto il Grande Dito indica proprio Carlo Conti e Rtl 102.5 e Checco Zalone, così siamo tranquilli e possiamo dire “Lo vedi che è così? Che moriremo democristiani?” E allora, vai di lirica, e vai di Goran Bregovic il giorno dopo a Roma (o Caparezza con i Travaglini a Taranto). Qualcosa di più pop, di rappresentativo di ciò che siamo oggi si poteva fare? Ma non sia mai, metti che saltano fuori Fedez e Piero Pelù, popolari star televisive, che alzano il ditino per denunciare pubblicamente l’incoerenza degli artisti mercenari.

Sicché, colpo di scena, questo convergere di atteggiamenti fa un perfetto favore agli organizzatori, che possono risparmiare sulle idee: non si prendono nemmeno lo sbattimento di sondare Jovanotti o Fiorello, o gli ancora più legittimi Ramazzotti e Pausini, ma nemmeno Paolo Conte o Ennio Morricone (cito i primi che mi vengono in mente) (che peraltro in questo contesto non sarebbero così scemi da accettare) e hanno un alibi inattaccabile per fare la solita sbobba.
Cosa vi posso dire: siamo sempre pieni di alibi, da queste parti. Da “Il ventennio di Berlusconi” a “Gli anni 80” a “i sindacati”. Da “il gossip in homepage ce lo chiede la gente” a “ma questo in Italia non può funzionare – quindi non proviamoci nemmeno” a “l’arbitro è juventino”. Si può discutere su tutti, per carità.  

(escluso l’ultimo) 

Ma nella mia umile opinione, “Gli stranieri ci vogliono così” è uno degli alibi più idioti in assoluto. Quindi, qualcuno prenda Bocelli e gli faccia cantare Patriots di Battiato. Questo, darà inizio alla rivoluzione – non girare vestiti da vendicatori spruzzando i muri.