31 dicembre 2019 – Discorso di fine anno

E allora, quante liste avete letto? E quante ne avete fatte? Le canzoni, gli album, i concerti, i personaggi degli anni 10. E chissà quante delizie, quanta roba imperdibile – LOL.
Essendo il discorso di fine anno, bisognerebbe dire qualcosa di blandamente spumeggiante sullo stato dell’arte. Ma non è mica semplice. Perché non c’è nessuna arte. È finita. È arrivata al capolinea. È un concetto snob. Hanno dovuto evacuare la zona tutto intorno all’arte e l’hanno fatta brillare, perché nessuno si facesse più male. L’arte era una cosa per le élite, e in realtà lo è tuttora, però le élite non vogliono essere tagliate fuori o accusate di NON CAPIRE, quindi cercano di vedere arte in quello che ha successo, ce la introducono a forza. E devo ammettere che è una soluzione brillante.
Per contro, secondo una corrente corriva ma non eccepibile, l’arte è comunicazione e quindi è appropriato farla coincidere coi grandi numeri. I numeri! È un’età di numeri, numeri – perché quando a convalidare l’idea è la sua diffusione, allora per l’appunto è arte il successo, il suo conseguimento, gestione, conservazione e narrazione. Temo che l’arte come la intendevano gli antichi, vent’anni fa, non sia applicabile a quest’epoca, sarà sempre un’appendice della COMUNICAZIONE, come dicono quelli che si occupano di COMUNICAZIONE.

Per me va bene, non mi cambia niente, anzi diventa tutto più facile: nella COMUNICAZIONE ci sono soldi e carriera, persino Casalino e Facchinetti e LucaMorisi ci hanno fatto carriera, quindi non venitemi a dire che è un’arte complicata.

E cosa ci sta comunicando la musica italiana, in questi anni? Così, a volo d’uccello:

1. “Non sono io, sei tu” (pop)
2. “Non sei tu, sono io” (indie)
3. “Ok, magari a volte sono io – ma devi capire: la strada, il quartiere, i bro, il successo, il fumo” (hip-hop)
4. “C’è tanta gente invidiosa che sa solo odiare. AaaaaAAAaah!” (pop)
5. “Nessuno credeva in me. Ahahaha, ora sucate – mentre io fumo” (hip-hop)
6. “Andiamo in spiaggia. Che bello. Giriamo per Roma. Che bello” (indie-pop)
7. “L’estate! Si balla! La sera! I cocktail! La spiaggia! Il ritmo! La notte! Io e te!” (Baby K)
8. “C’è tanta gente arida, ma noi siamo così matti e carini e dolcemennnte malinconici: ascoltiamoci i Dooorzzz” (indie rock)
9. “Nessuno crede in voi. Tranne me. Sì, spiace anche a me” (Ultimo)
10. “Guarda, ho preso un altro Rolex / Segna l’una e ventinovex / piace anche alla tua troiex / Faccio rime sempre uguali / devo venderti gli occhiali / Faccio rime facilone / guarda che bel pantalone / Devo venderti la giacca / faccio rime un po’ di – ehm, fumo” (hip-hop)
11. “Camminiamo nel parco. Che bello. Mangiamo un gelato. Che bello. Vuoi una pizza? Che bello” (indie-pop)
12. “Nessuno crede in noi. Ma io e te grideremo fortissimo finché il vento non porterà il cuore nel mare sotto la pioggiaaaaaAAAAaaah!!!” (pop)
13. “L’estate! Si balla! La sera! I cocktail! La spiaggia! Il ritmo! La notte! Io e te! In ITALIA!” (Boomdabash)
14. “Il successo è importante, bro. Però non è tutto. Ci sono anche i soldi. E il fumo” (hip-hop)
15. “MmmMMMmhmmmm, io e te, MMMmmh” (Tiziano Ferro)
16. “Nessuno credeva in me. Tranne te, mamma <3” (trap)
17. “Mi mandi un vocale. Mi faccio un selfie. Lo condivido su insta… Ma poi penso che no. No. Nooo! NO! Oh, no, non c’è connessione – tra NOI” (pop)
18. “Quelle estati! Quei balli! Quelle sere! Quei cocktail! Quella spiaggia! Quel ritmo! Quella notte! Io e te!” (Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, band capitanata da Tommaso Paradiso)
19. “Slapo duba queek bumcha bobomo iawwau! Prjaus frekke bau iuppi ching abanwàn” (ThaSupreme)
20. “Io e te nel futuro, eeeee ehee, atomi globali, orbite cilindricheee, salamandre solari, energia calorifera, pellet primordialeee, positività istericaaaa”. (Jovanotti)
21. “Io credo in te. No, non è vero – ahahaha! Stupido babbeo” (Salmo)
22. “Mi mandi un vocale. Che bello. Mi stai lasciando. Che bello. Farò un selfie. Che bello”. (indie-pop)
 
Una volta era meglio? Non so, chi si ricorda. Forse no. Ok, forse sì. Ma non lo dico con nostalgia, come fai ad avere nostalgia del passato, è ancora tutto qui, non se ne va MAI, ormai è anche difficile farci caso, come quando si passa accanto all’Altare della Patria o al Castello Sforzesco o agli edifici liberty. E non lo dico nemmeno con pessimismo, in fondo anche Marx notava come la musica passi attraverso fasi cicliche di espansione, recessione e crisi (lui la chiamava “capitalismo”, ma è ovvio che intendeva la musica). Però ci sono fattori di sviluppo che hanno oggettivamente eroso dalla musica la parte ARTigianale. E se era quella, che vi piaceva, dimenticatevela: temo che non tornerà più.
Il che non esclude che negli anni o decenni a venire si presentino altri intrattenitori capaci per cinque minuti di emozionarvi o intrigarvi. Ma li mollerete subito. Nessuno ne soffrirà, anche a loro non importerà molto, tanto uno dei nuovi requisiti è fare tutti i soldi che si possono più velocemente possibile, perché poi si sparisce. Per fare posto ad altra roba significativa ed emozionante etc. Però dovete credermi, c’è tantissima roba significativa, in giro. Poi, che vi piaccia quello che significa, è un altro paio di maniche. Io non mi assumo responsabilità. Anzi, faccio come gli opinionisti muscolari che dicono che se non vi piace, il problema siete VOI. Ma non preoccupatevi, nella maggior parte dei casi quello che viene prodotto nella forma che per convenzione chiamiamo musica non significa più niente. Copre il silenzio, o il casino. Dà argomenti di conversazione. Non molti: dipende da quanto vi ci ostinate.

Lo so, tutto questo è antipatico. E alla fine (è l’ultimo articolino dell’anno, quindi mi prendo licenza), la verità è che dirlo non conviene. Non in questo periodo, perlomeno. Qualche anno fa c’è stata, è vero, una fase buona per i critici-hater. Qualcuno mi ha pure incluso nella categoria, e lo odio per questo (ehm, ops). Ma oggi NON siamo in quella fase. Da qualche anno i cosiddetti artisti e i loro manager e l’industria stessa hanno imparato a usare le armi a loro disposizione, ed è molto più conveniente scrivere di musica manifestando estasi a getto continuo, inventarsi teorie meravigliose, agganci favolosi, metatesti folgoranti, parentele nobili.

Non lo dico perché così risulto quello fuori dal coro, maledizione a me piacciono i cori, starei tutto il tempo a cantare Oh happy day attorniato da big mamas del Kentucky. Ma quello che è saltato fuori è che a nessuno piace pensare che stravede per un pirla. Anzi, se ti dico che il lagnoso che ti piace è un genio luminoso che trabocca sentimento e genio, ti senti un po’ più figo anche tu.

Io, io desidero con tutto il cuore che tutti si sentano fighi. Ma il problema è che la musica di questa fine decennio è mediocre. E soprattutto, moscia. Dio, quanto è moscia la trap e quanto è moscio Ed Sheeran e quanto è moscio il reggaeton e quanto è moscio il disco di Billie Eilish – sì, va bene, lo sguardo ceruleo da white walker, i testi insinuanti – ma al confronto persino la Nuova Scuola Romana sembra il Tomorrowland

(no, sto mentendo) (ho conosciuto dei supplì meno molli di Gazzelle e Coez)

Ma per fare un esempio, e per parlare di musica. Io della Brexit sono solo felice, senza quegli stupidi babbioni di inglesi non possiamo che stare meglio. Però c’è una cosa, l’unica cosa vagamente interessante capitata quest’anno in quel mercato, che è questo youtuber scimunito attualmente al n.1 in classifica. Voglio dire: gli inglesi, che pur schifando storicamente l’Europa hanno un peso allarmante nelle decisioni della discografia europea, hanno avuto per anni musica divertente, poi però hanno pensato che divertente e stupida fossero sinonimi – così non solo da anni non producono quasi più niente che valga la pena ascoltare, ma il POPOLO ha mandato questo cappone a nome Ladbaby al n.1. È una canzone-gag, brutta e banale, come tutti i suoi video per famiglie in stile Casa Surace; i soldi vanno in beneficenza, ma a che prezzo. Quindi io ve lo dico, l’anno prossimo prepariamoci a vedere qualcuno dei nostri youebeti al n.1. E se non dovesse piacerci, ricordate: il problema siamo NOI. Facciamocene una ragione, accettiamo il CAMBIAMENTO, e piantiamola una buona volta di snobbare il POPOLO. Buon anno. Eccetera.

 

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