2014: LE ROBE BRUTTE. #robebrutte #brrr

Una volta era facile fare quello che schiumava invettive. Uno si sentiva vagamente un eroe. Adesso, mi sento vagamente un pistola. Perché in fondo non mi pare ci sia un malcontento sottaciuto o un disagio sottaceto cui dare voce. Magari c’è in giro l’abituale tranchantismo da social, ma vale anche per le mille cose straordinarie e definitive e miglioridegliultimiventanni che benedicono la nostra epoca.
E non è certo per mancanza di cose che mi sono piaciute, che come lista di fine anno mi produco in una kermesse di robe brutte. Al contrario: di cose che mi sono piaciute ve n’è una cornucopia. Ed elencandone solo dieci o venti o trentotto farei torto a quelle rimaste fuori – ma soprattutto farei torto a voi, cui ne sono piaciute forse il doppio o il triplo, e con ottimi motivi.

Ma allora, in definitiva, perché un anno di brutte robe?
Mmmh. Vediamo.

Ah, beh, ma certo – scusate!, per un attimo mi era sfuggito.
Per VISIBILITÀ.

(un’ultima cosa prima di cominciare: non è una classifica. L’ordine è: come mi sono venute in mente) (grazie, scusate il disturbo) (e ora, via: partiamo per questa fantasmagorica cavalcata!)

1. Sanremo 2014, Arisa, Controvento. Scritta dall’ex (ex?) fidanzato Giuseppe Anastasi, principale vanto del CET di Mogol. Sembra uno di quei pezzi che Sting ci infliggeva negli anni 80, barocchi come un comò e aggravati dalla trista piva di Brandford Marsalis. Strofa più apprezzata su facebook e twitter: “Come se il mondo é contro te e tu non sai perché”. La metrica impediva di chiudere con “Mondo cano”. #peggiorvincitricediqualcosa

2. I Mondiali di calcio. Hanno portato Pappappàra di Emis Killa, che ha fatto il suo dovere; hanno portato un pezzo di Mina (che sembrava già sentito) e hanno portato un pezzo cantato da Pitbull e Jennifer Lopez (che sembrava scarso tanto). Ma soprattutto hanno portato i Negramaro e la loro versione straziona di Un amore così grande. Ha detto il direttore generale della Federazione Italiana Gioco Calcio: “Talento, fantasia e carattere sono qualità che accomunano i Negramaro alla Nazionale”. Caspita. Io medesimo non avrei saputo ingiuriarli con analogo livore. #peggiorsinergia

3. Suor Cristina. Sbagliato canzone, dai. Il vero cortocircuitone ci sarebbe stato se invece di Like a virgin, avesse cantato Material girl. #peggioreesitoditalent

4. I’m the albatraoz di AronChupa. Ipertarantella svedese con base martellona e testo completamente cretino – ma con dentro fuck e bitch a vanvera, che conferiscono un’attitudine birichina che si può cogliere anche nell’Uttar Pradesh, e quindi, finanche da noi. Ancorché non freschissima sta salendo in classifica, la immagino gettonatissima a Capodanno in trenini in cui tutti hanno la faccia di Salvini. #peggiorehit

5. La copertina di Pop Hoolista di Fedez. Urca vé che schifo! Copio e incollo da Wikipedia: “la copertina dell’album, in cui è raffigurato un poliziotto in sella ad un cavallo con un cono gelato spiaccicato in testa mentre con un bastone fa segno a Fedez, sdraiato a terra mentre vomita un arcobaleno, di rialzarsi, è un forte segno di protesta nei confronti del governo italiano”. Che si sarà sentito scosso fin nelle fondamenta, presumo. #peggiorcopertina 

6. La lista dei migliori dischi del decennio di Pitchfork, uscita nella primavera 2014. #peggiorsnobberia

7. Pink Floyd, The endless river. In linea di principio, penso che sia giusto che quanti hanno speso dei soldi per questo album godano, nella vita di tutti i giorni, dei diritti civili. Ma non posso nascondervi che qualcosa dentro di me fatica ad accettare serenamente questo doloroso corollario dell’illuminismo. #peggioreeventoepocale

8. U2. E così, ecco la più grande rock band degli ultimi trent’anni ridotta a fare da gruppo di supporto a un telefonino e a un orologio. #peggioreprideinthenameoflove
9. Le critiche agli U2. Uno di quei casi in cui scherno e dileggio compulsivi fanno rivalutare il loro bersaglio. Toccante lo sdegno di quelli furiosi per aver avuto la possibilità di ricevere l’album gratis: reclamavano il diritto di stroncarlo senza ascoltarlo. #peggiorsocialfrenzy

10. X Factor vacilla. E spiace dirlo perché gli si vuole tutti bene, manco sappiamo più perché. Però vacilla – e vacilla come show, nel suo aspetto chiave: i giudici. Perché Mika è caramelloso e inconsistente, perché la Cabello è tutta nei suoi “cioè, fighissimo” – e intendo tutta la sua trionfante carriera – e perché il monzese non ha più sinapsi nemmeno da chiedere in prestito: la polenta verbosa in cui i colleghi di Fedez (nel ruolo, impeccabile) annegano il programma è diventata faticosa persino per chi, per lavoro, scrive tweet sagaci. #peggiorgestionedelprimato

11. Grignani. The whole package. Se pensate che sia uno stucchevole balordo, avete degli spregevoli pregiudizi nei suoi confronti che non vi fanno onore. So quel che dico: io per primo penso che sia uno stucchevole balordo, e ho degli spregevoli pregiudizi nei suoi confronti che non mi fanno onore. In seguito a delicate pressioni Sony, farà l’ennesimo Sanremo. Non vedo l’ora. #peggiorerentrée

12. La crisi di Gaga. Che però alla fine non è nemmeno vera crisi. Perché non importa se il disco va male, ormai il problema può essere eluso: il pop reclama di affrancarsi dalle vendite, chiede e ottiene di vivere della propria VISIBILITÀ. In modo da garantire la sua supremazia non tramite la sua qualità media, ma grazie alla sua cafoneria (l’unica cosa che le dive anni 10 hanno recepito di Madonna) che è immediatamente recepibile in tutto il pianeta – e dai media. La sempre più gratuita volgarità di Gaga e Miley (vedi foto in alto, per dire) e Minaj prefigura nuovi, accattivanti scenari. Verremo provocati ogni singolo giorno della nostra vita. Beati noi. #peggiorsintomo

13. Le classifiche FIMI entrano nell’epoca dello streaming – perché le vendite non esprimono la popolarità di una canzone, che è ciò che conta. Avendolo visto fare a Billboard, i nostri, da solerti pecoroni, hanno fatto lo stesso. Sicché già ora 100 ascolti in stream di almeno 30 secondi, free o a pagamento, sono conteggiati come un pezzo venduto. Secondo me la cosa prelude a sviluppi ineluttabili. Tipo: 20 persone davanti a una concessionaria a guardare una nuova auto per 10 minuti, uguale un’auto venduta. Cinque persone vanno a vedere un appartamento, uguale un appartamento affittato – se ci vanno in 12, è venduto. E se un articolo riceve 30 commenti, me lo devono pagare come due articoli. #peggiortentativodiadeguarsiallamodernità

14. Taylor Swift. Unica star incoronata dal 2014. Ma era interessante quand’era pop-country, cappelloni e steccati, quando Kanye West la brutalizzava dall’alto della sua credibilità urbana. Era, alla fine della fiera, l’anelito vero di mezza America a rimanere ancorata a una sua vagheggiata semplicità campagnola anti-moderna, anti-globale. Adesso è una copia di mille riassunti, di mille Britney, mille Miley, mille Ariane. #peggioreupgrading

15. Le cover. Il fatto che praticamente ogni stupida cover eseguita in concerto faccia notizia – lo hanno capito persino gli uffici stampa – è un bel segnale della compiaciuta miseria in cui si ritrova il giornalismo musicale. #peggiortendenza

16. Black Keys, Turn blue. L’album più deludente dell’anno. Probabilmente è solo il disco di due tipi che non si stanno divertendo più. Non è mica tutta colpa loro: è un ambiente palloso, questo: ci vuole il physique du rôle per resistere all’influenza nefasta della gente che ne sa. #peggiorridimensionamento

17. Anche quest’anno Rtl 102,5 è stata la radio più ascoltata d’Italia. Avete altre domande? Sull’Italia, intendo. Rtl è la più ascoltata d’Italia perché è il niente, non comporta niente, riduce lo sforzo intellettuale e musicale a zero: non bisogna nemmeno sforzarsi di cercare la frequenza. #peggioreradiodelmondo

18. Shakira – Rihanna, il video di Can’t remember to forget you. Già, perché se la canzone non era l’immonda boiata che è, voi due vi mettevate lo stesso a fare il video in cui leccavate le pareti dimenandovi tutte per poi finire a letto a titillarvi l’un l’altra, vero? Sì, come no. Ma il punto è che ogni volta che cento subumani esplodono in un tripudio di bava davanti al video, le due dive vaccheggianti possono contarla come una canzone venduta. Wow, che invenzione avantissima, il conteggio dello streaming – ma bravi tutti, cià bacino, belle le mie testoline social, pciù. #peggiorvideo

19. Gemitaiz e Madman. Non vorrei che mi pensaste contrario alla diffusione della droga tra i giovani. Al contrario: come Gemitaiz e Madman, sono del tutto a favore. Il futuro in questo Paese non sarà facile per chi come me va carambolando nella seconda metà della vita, quindi se le nuove generazioni recepiscono il loro invito a bollirsi il cervello (e le rime di Kepler, n.1 questa primavera, offrono una eloquente testimonianza sugli encomiabili effetti della continua apertura delle porte della percezione) la vita nella giungla sarà meno competitiva e abbonderanno i parcheggi. Poi, ecco, la condanna di Gemitaiz per me è una roba brutta; ma lui giustamente rappa “Me ne sbatto della detenzione” (e avendo patteggiato 22 mesi, può farlo: ne avesse presi 23, stava al gabbio): portala in tour come un vanto, frà. #peggioralbumrap

20. Gianni Morandi. Fatemi capire, nel 2012 (meno di ventiquattro mesi fa) presentava Sanremo ed era lo zimbello per eccellenza, il simbolo di un’Italia imbolsita e stravecchia cui l’avanguardia twittona gridava forte e chiaro il suo cippirimerlo e i suoi sghignazzi su presunte inclinazioni dietetiche. Due anni dopo è l’idolo IRONICO del WEB, il rivoluzionario della normalità, analizzato dagli analizzanti. La brutta roba non è lui, siamo noi. #peggiorbanderuolismo

6 Comments

on “2014: LE ROBE BRUTTE. #robebrutte #brrr
6 Comments on “2014: LE ROBE BRUTTE. #robebrutte #brrr
    • Non che io abbia indagato molto – ma l’unica volta che ho avuto una risposta interessante è stato da una persona che mi ha detto con fare misterioso: “E’ come per il caso Bossi-Luisa Corna. L’invenzione di una storia imbarazzante per coprirne un’altra che sarebbe ancora peggio”. Ed è qui che l’immaginazione inizia a volare davvero.

  1. Vedo due problemi di fondo.
    1. La panciata dei Black Keys, dopo quella degli Arcade Fire del 2013, ha stroncato il tentativo del rock di riprendersi un ruolo centrale nella musica mainstream.
    2. L’assenza di un rock attuale “di riferimento” apre praterie sconfinate a Pitchfork e simili, che possono tranquillamente continuare a spacciare come dischi/gruppi del millennio qualsiasi cosa gli giri per la testa: stiamo assistendo a una deflagrazione come nell’arte contemporanea.

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