Autore: Paolo Madeddu

TheClassifica 36. La suora e la morte. E Francesco Renga

TheClassifica 36. La suora e la morte. E Francesco Renga

Uh! Da cosa comincio? Da Suor Cristina? Da Francesco Renga e Pharrell, da Le Luci Della Centrale Elettrica e gli Afterhours? Che tavola imbandita!, grazie Signore. Toh, già che Ti sto parlando, sbrighiamo subito Suor Cristina. È facile oggi dire: “Prima o poi ci saremmo 

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

Trovo molto bello che Pharrell (con G I R L) e Vasco Brondi (Costellazioni) occupino i primi due posti, è una di quelle cose da inserire nel lungo catalogo di antinomie che impreziosiscono l’essere italiani: essere panettone o pandoro, mutande o boxer, destra o sinistra, 

TheClassifica 34 – La vita è belga

TheClassifica 34 – La vita è belga

Nel 2001 Fabiofazio prese 28 miliardi di lire da Tronchetti Provera per non fare niente. Decise che non lo voleva sulla sua La7, e gli cancellò il programma a 3 giorni dal debutto, pagando una penale fantastica. E’ anche vero che l’Inter, all’interno della quale Tronketti rappresentava il dirigente scafato e lucido, quell’anno pagò 42 miliardi al Parma per Sergio Conceicao.
(e 18 per Sorondo)

Comunque, attualmente Fabiofazio prende dalla Rai un milione e 800mila euro l’anno. Escluso Sanremo.
Wikipedia riferisce che tra le sette case di cui è proprietario, quella di Celle Ligure consta di una piscina olimpionica.
Sto cercando di farvi capire che 100mila euro stanno al nel portafogli di Fabiofazio come 100 euro stanno nel mio. Centomila euro, li avrà guadagnati solo con quegli ameni spot del Lotto.
(ricordate di giocare responsabilmente)

Perciò, non so voi, ma io lo avrei fatto. Nei panni di Fabiofazio, la settimana scorsa sarei andato a Savona o a Varazze dove c’è il suo Deposito, quello che fuori ha i cartelli con scritto “Sciò!”; avrei tirato su un saccone di dobloni e con quelli sarei uscito a comprare 6mila copie dei dischi di Stromae. O li avrei comprati su Amazon – dove chi ha comprato il cd di Stromae ha comprato anche quelli di Pharrell, Renzo Rubino, Riccardo Sinigallia, Arisa, Francesco Sarcina.
Poi con gli ultimi spicci avrei comprato anche 1000 del singolo di Arisa. Giusto per dimostrare che avevo ragione io. Che sì, tutti avete detto che il mio Sanremo non aveva i grossi nomi del pop internazionale, mentre la Maria ha arruolato per Amici il gotha dell’ospiteria ragionevolmente possibile, da Pharrell a Mary J. Blige. Eppure io, sì, io, Fabiofazio, ho preso uno che col disco precedente non era entrato nemmeno nella top 100 italiana, nonostante la hit Alors on dance, e l’ho gittato al n.1. Non solo grazie a Sanremo, certo – il grosso del lavoro lo fa sempre Che tempo che fa. Però avete in mente qualcuno cui sia riuscita una cosa del genere? E con un disco né italiano, né inglese né yanqui. Belga, come Eddy Mercxx.

Certo, mica si possono fare i miracoli (Sarcina replica il n.16, Rubino scende dal n.17 al n.22, Giuliano Palma sale al n.20, Antonella Ruggiero scende al n.27 e Sinigallia galleggia al n.30). Però è vero, dopo MiticoLiga (n.2) ci sono pur sempre, per qualche bizzarro motivo, Arisa e Noemi, seguite da Bruce Springsteen (detto il Boss). Quindi le prime quattro posizioni della classifica sono roba di Fabiofazio.
(tra un po’ parlo di Stromae, promesso) (ma in questo momento mi affascina Fabiofazio) (mi piace l’elenco dei suoi compagni di scuderia, gestiti anche loro da Beppe Caschetto) (a partire ovviamente da Luciana Littizzetto) (e Maurizio Crozza) (e Fabio Volo,Elisabetta Canalis, Daria Bignardi, Alessia Marcuzzi, Ilaria D’Amico, Geppi Cucciari, Neri Marcorè, Ficarra e Picone) (e Corrado Formigli e Lilli Gruber) (perché i giornalisti sono gente di spettacolo, cosa credete) (guardate ME) (e soprattutto) (Gene Gnocchi) (e se voi avete mai visto Gene Gnocchi alla Domenica Sportiva, intuite il potere totale, spaventoso, efferato che deve avere Beppe Caschetto)
E quindi, cosa vi posso dire di mastro Stromae. Racine carrée è un disco che ha soprattutto un merito: non potrebbe essere uscito in nessun anno che non il suo – a differenza di, che so, 21 di Adele: riesce persino a prendere la tastierona dance ignorante e farne uno strumento malinconico. È trasversale, esce dalla nicchia e ipotizza un mondo sonoro in cui il cafone è amico del blogger. In realtà anche se c’è un qualcosa del suo personaggio che evoca Mika (file under: eccentrici europei filiformi avec le papillon) sospetto che a Che tempo che fa abbia eseguito i brani meno caciaroni (Carmen, Formidable) però potrebbe esser piaciuto lo stesso al pubblico brizzolato grazie a un gusto così francofono che certe volte potrebbe andare in mash-up col più francese di tutti, Paolo Conte (…manca solo un po’ di du-dad-du-dad ogni tanto).
Ma perché ho aperto con le miserevoli illazioni su Fabiofazio? Sottintendevo che Stromae non merita di stare al n.1? No. Al contrario. Lo merita. Quindi, cosa ci fa lì? Ditemelo. Forza. Perchè non funziona così. Non qui da noi. Non è che esce un disco, la gente sente un paio di pezzi e dice: “Mi piace, lo compro”. Ma quando mai. Ci sono troppe cose in ballo, non è che si può manifestare un endorsement così impegnativo.
E questo, è il problema della gente, quello che per comodità chiameremo problema A – l’elettorato.

Però di problema ce n’è un altro (che per scomodità chiameremo problema T,6) – i teoreti. Dovete sapere che insieme a una quantità spaventevole di musicofili, ho passato la settimana a disquisire di cantautori italiani di nicchissima. All’inizio chiedendocisi se fanno bene o male al fegato, poi scavando sempre di più e domandandocisi se siamo autorizzati a chiamarli cantautori. Articoli, post, commenti, condivisioni su un tema che all’atto pratico si sostanzia nel n.44 di Brunori SAS e nel n.83 di Dente, usciti un mese fa e già lanciati verso il retrobottega. Siamo davvero l’orchestrina del Titanic, noi attenti osservatori delle tendenze.

(i libri-dvd Che Litti che Fazio – i duetti più divertenti e Che Litti che Fazio 2 – nuovi strepitosi duetti sono editi da Mondadori. Come i libri di Saviano e Fabio Volo, incidentalmente)

E a riprova del vero peso di noi crema del twitter, con tutto il cicaleccio che si è fatto su altri due ospiti di Sanremo, Paolo Nutini rimane al n.68 e Rufus Wainwright al n.92. Mentre là fuori, nel mondo reale, #Ale di Alessandro Casillo rimbalza dal n.77 al n.8 come uno di quei tennisti scarsi che imbroccano la finale di un torneo in cui tutti si sono infortunati (vi ricordate chi è #Ale) (no, eh?) (un nonvincitore di Io Canto, la versione del Gerry Scotti di Ti lascio una canzone, quella roba per marmocchi)

The Dark Side of the Moon risente positivamente del miglioramento del tempo e sale dal n.64 al n.54, mentre The Wall traccheggia al n.65. I morti in classifica sono solo 9 – il nuovo entrato è Paco De Lucia, n.55, il più alto è sempre Fabrizio De André, reduce da Sanremo, al n.17. Ci complimentiamo con lui.

(ci sarebbe anche Beck al n.10) (ma questa settimana ho deciso di ignorare le nicchie) (a venerdì)

(sapete, in origine avevo intitolato questa TheClassifica “La grande belghezza”, ma poi sono tornato in me) (a proposito, voi cosa dite: Talking Heads in top 100 la prossima settimana, o no?)

TheClassifica 33 – Saving Mr. Floyd

TheClassifica 33 – Saving Mr. Floyd

Sanremo (sì, ancora). E i Pink Floyd. E il film Saving Mr. Banks – Walt Disney, Mary Poppins eccetera. Comincio dai Pink Floyd. Così poi, chiudo coi Pink Floyd. Dunque. A Milano ci sarà una mostra su di loro, i Pink Floyd. Durerà un mese. 

TheClassifica 32 – Bellissimo

TheClassifica 32 – Bellissimo

Che strano, strano guazzabuglio è stato. Dico il Festival di Sanremo, ovviamente. (finito l’effetto fan base per i Two Fingerz, eccoli cedere di botto: dal n.1 al n.7; si riprende pertanto il n.1 MiticoLiga. Il che mi fa pensare che questa settimana sia in tutto l’anno 

#Sanremo2014 #itweetdellafinale #wheredowego #wheredowego #wheredowego #fromhere

#Sanremo2014 #itweetdellafinale #wheredowego #wheredowego #wheredowego #fromhere

Enzo Miccio ‏@Enzo_Miccio
#sanremo2014 pronti amici per twittare con me? Live
Dargen D’Amico ‏@dargendamico 
meritava oggettivamente @RoccoHunt. Il suo è il brano più sanremese. Non deve spaventarvi il fatto che sia rap. È la storia, scetateve.
Antonio Incorvaia ‏@inc_anto
Nella mia finale di #Sanremo2014 ideale, in questo momento le #Lollipop stanno cantando Batte Forte.
Simona Ventura ‏@Simo_Ventura
Forza @giusyferreri @GiusyFerreriFC codice 07.
Daniela Lombardo @danisuiss
“Sanremo è anche soscial”
Alessandro P. ‏@alepuntoacapo
ma la delusione di scoprire che Giuliano Palma ha gli occhi?
Ugo Salerno ‏@broogo
Noemi sta simpatica perché ricorda l’amica sfasciona che alle feste finiva irrimediabilmente a limonare con l’amico gay
Michele Galvani ‏@GalvaniM
Nel frattempo, il vero evento della serata è decollato. #Roma in vantaggio a Bologna.
rrobe ‏@rrobe
Dunque, Mumford e Ron lo hanno detto tutti. E quindi, non c’è da dire altro.
La Sblu ‏@sblubina
Ron – Ronf l’avete fatta già martedì. Possiamo andare oltre?
Sara ‏@SaraZzini
Questa canzone mi ricorda la pubblicità della robiola osella
Alberta Bambi ‏@AlbertaGava
Il ragazzo che fischia nella canzone di Ron è palesemente un seminarista.
madeddoni ‏@madeddoni
Sarcina, prova a cantarla legato, se sei capace.
Mario Luzzatto Fegiz ‏@MFegiz
che cosa farà la giuria di qualità? Punirà Arisa e Renga per aiutare Gualazzi e De Andrè?
Francesco ‏@disappunto
tifo Giusy ma capace che voto i Perturbazione. sono un uomo coi conflitti.
Gianni Sibilla ‏@giannisibilla
Pronti per il momento imbarazzante? 
gabriele ferraris ‏@gaboferraris
Crozza:Italia tra grande bellezza e enorme disastro. A #Sanremo2014 le cose serie le dicono i comici.
Sanremo è Sanremo ‏@sanremoesanremo
Una versione molto lunga di “Quando voi eravate nelle capanne, noi eravamo già froci”.
luca giampieri ‏@lugiampieri
quest’anno, per evitare i pomodori, l’ha buttata sul patriottismo. #crozza
madeddoni ‏@madeddoni
Me la ricordo io, la sinistra che 30 anni fa insultava TotoCutugno per la bolsa retorica spaghettara. #Fazio #Crozza #Arbore
Luca Dondoni ‏@lucadondoni
Crozza, a parte le dichiarazioni di chi deve dire che fa schifo perché così fai bella figura con i followers, è stato bravo.
Teresa Bellemo ‏@vedogente
Uno scomodo Crozza.
(V.) ‏@lovelymemole
“Quando la apple era ancora sull’albero…” ahahah
madeddoni ‏@madeddoni
“Quanti problemi irrisolti, ma un cuore grande così” #Crozza
edy ♡ ‏@colfersgustin
Crozza is making me proud of #Italy #Crozza #sanremo2014 very funny and moving at the same time
Peppi Nocera ‏@Peppi_Nocera
Per concludere: abbiamo inventato sia Flaiano che Crozza.
Gianluigi ‏@Giangiology
Ragà pensate che l’anno prossimo con Carlo Conti alla conduzione ve tocca Gabriele Cirilli
alessandra ‏@alejuly
grandeCrozza diglielo a quei montati di americani,bravo bell’intervento e quelli che dicono che è lungo nn hanno capito niente
paolo landi ‏@Jonkind70
la parte su mozart gliel’ha scritta salieri #Sanremo2014
Elettra ‏@elettrabi
Crozza mi sta facendo rivalutare il servizio sui poveri di Ballarò
giulio somazzi ‏@giuliosomazzi
Per le persone normali le vocali sono 5. Per Sàrcina più o meno 82.
Gattara Inside ‏@phigadilegno87
La canzone di Arisa è talmente oscena che in confronto Sbucciami di Malgioglio potrebbe essere disco d’oro.
Purtroppo ‏@purtroppo
Ma non vi sembra che la canzone dei #Perturbazioni sia uguale a Giulia di Gianni Togni?
Dome ‏@Zebbolo
Giusy è truccata come una che sta per andare a girare il video del prediciottesimo
madeddoni ‏@madeddoni
Commovente questo omaggio di Ligabue allo scomparso Ligabue.
Ferruccio de Bortoli ‏@DeBortoliF
E poi, alla fine di una giornata, c’è #Ligabue, meno male.
Enrico Battista ‏@EnricoBattist
L’Italia ha inventato le note ma Ligabue ne conosce soltanto una
Jacopo Trotta ‏@doc_ign
Non ho capito, di preciso che dice? “Siamo hiheheeee, siamo hiheheeee”?
marco cassini ‏@marcominimum
un po’ di rispetto. vi ricordo che stiamo parlando del carver italiano.
steph ‏@docst
per sempre, solo peeer sempre per sempre, solo peeer sempre per sempre, solo peeer sempre per sempre, solo peeer sempre
Luca Di Ciaccio ‏@ludik
Cioè Louis Armstrong al festival del 1968 l’avete cacciato dal palco e questo lo lasciate lì mezz’ora?
Sono solo parole ‏@ClabHouse
Tutta questa avvincenza mi inibisce i tuit.
AngelaLuisa Garofalo ‏@AngelaLuisa
L’immagine di Fazio che balla sulle note di Ligabue mi tormenterà per il resto della vita.
madeddoni @madeddoni
(sai Fazio, c’è anche da dire che ormai ogni volta che qualcuno compra un cd, al cantante mandano un disco d’oro)
alberto infelise ‏@albertoinfelise
+++ FRIEDMAN: “SU ARGOMENTO JOURNALISTI ITALIANI TACIONO, MA DA MII FONTI WAZZUP IS DOWN” +++
Dennoe ‏@debbietwi
Ho capito la prima frase della ruggiero!!!! Evvvaaiiii! 
lauracarcano ‏@lauracarcano
“Ara ara ioioiaaaai. Seprovere gioooo” #Ruggiero #Lyrics
Mr. Snoops ‏@GabrieleBrawler
Aspè, ha detto “capita di ruttare vino”?
Gonny ‏@Mynameisgonaria
Rubino si agita come se dovesse correre in bagno
michele chicco ‏@mchicco
È arrivato #deandrè, se ride.
Circolo Disagio ‏@CIRCOLODISAGIO
#CristianoDeAndre ha preso sedici chili in sole ventiquattro ore.
super ile ‏@super_ile
Il cielo è vuoto e Cristiano De André lo riempie.
UomoScrivania ‏@postofisso2012 
Io lo so chi è quello che canta insieme a Gualazzi: è Peter Parker.
madeddoni ‏@madeddoni
Dopo i promo di Ti Lascio Una Canzone e della fiction della Littizzetto, viene da candidare Sanremo agli Emmys.
Rosaria Saviano ‏@ro_sssss
Consoliamoci, da domani molte di queste canzoni non le sentiremo mai più
Michele Boroni ‏@EmmeBi 
Secondo me ieri Haber ieri doveva fare un’esibizione come Stromae
Alice Penzavalli ‏@AlicePenzavalli
Ahahah Premio speciale a #Renga “non c’è mutanda che tenga”
alessandro diegoli ‏@alediegoli
Il vincitore di quest’anno lo si decide con l’italicum
Sig. Sandro ‏@xandilor
Ciao Renga, insegna agli angeli a fare il vibrato
Filo ‏@filodrama
MA STIAMO SCHERZANDO
Francesco ‏@disappunto
tutto sbagliato, tutto da rifare.
Prohaska_not Herbert ‏@prohaska83
Rubino una volta sarebbe arrivato ultimo. Anche dietro Patrizia Laquidara.
madeddoni ‏@madeddoni
Vincesse Arisa, sarebbe in trent’anni il primo colpo di vita del famoso CET di Mogol.
Michele Gravino ‏@miicmiic 
rubino tra i primi tre is the new mogherini agli esteri
madeddoni ‏@madeddoni
Mi state dicendo che Nessun Dolore di Battisti vince #Sanremo2014 trentacinque anni dopo esser stata incisa? #gualazzi
Marco ‏@Miaotze
io dico che Giorgia Surina ha votato per il passamontagna qua
madeddoni ‏@madeddoni
Fazio, Iddio ti stermini, una volta che riuscivamo a evitarne uno, ce lo ributti addosso #sinigallia
Nicola Brunialti ‏@Nicolabrunialti
Secondo me è stato Zampaglione a fare la spia a Sinigallia
Raffaella R. Ferré ‏@errerreffe
Il modo in cui dicono che vincerà Arisa assomiglia al grido “E’ lui l’assassino!” durante i thriller
Roberto ‏@robertoaruggeri
Arisa starà scoppiando con quella panciera. Sbrigatevi
M. Berengo Gardin ‏@mabeganet
Dopo i gggiovani, pubblicitá, ospitata di lino banfi, omaggio ai dik dik, pubblicitá e poi il vincitore
Luca Serpietri ‏@AvvDeMarchis
tutti e 8? MALIMORTACCITUAFAZIO 
Loredana Bertè ‏@LoryBerte
Vadim è appena uscito dal consiglio de classe.
Francesco Fumarola ‏@fra_fuma
Ancora Rocco Hunt. Asteroide, è questo il segnale, vedi che devi fare.
Il Fatto Quotidiano ‏@fattoquotidiano
Il testo della canzone di Rocco Hunt è il più bello del Festival. @domeniconaso
Il Fatto Quotidiano ‏@fattoquotidiano
Stupendo Rocco Hunt @silviatruzzi1
Luca Ussia ‏@lucauxx
Ma come stop al televoto? #Fazio mezz’ora fa il @Corriereit ha detto che ha vinto Arisa! #gomplotto!
Ary ‏@AryCapirex
@Corriereit ci stanno nascondendo la verità, come per gli scii chimichi!! noi laggente vogliamo la verità!!!
Gianni Santoro ‏@GianniSantor0 
#ciaoembargo 
The Fool on the hill ‏@davidefanelli 
La felicità dipinta sul volto di Arisa.
Prohaska_not Herbert ‏@prohaska83
Arisa segna la fine dell’estetica berlusconiana. (Tranquilli, qualcuno lo scriverà)
Francesco ‏@disappunto
ma poi cià i FLAUTINI MEDIEVALI, tipo. sembra l’almanacco del giorno dopo (gli piacerebbe) però tipo detto da Arisa cioè un domani non c’è.
ARISA ‏@ARISA_OFFICIAL
Yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Simona Ventura ‏@Simo_Ventura
Grandissime congratulazioni ad @ARISA_OFFICIAL !!! Brava
#PiùIntrattenimento ‏@PiuIntrattenime
Insomma Cristiano De Andrè ha vinto 2 premi col pezzo eliminato
massimo poggini ‏@Massimo_Poggini
Ma come? Ora che siamo caldi è finito? Uno scandalo! Non pago più il canone
igor ‏@Igor99
vorrei andare a letto ma ho paura di sognare Arisa e Rocco Hunt che trombano!

#Sanremo2014 #laseratadellacanzonedautoremorta #riassunto #tweetvostri #cheiononlhovisto

#Sanremo2014 #laseratadellacanzonedautoremorta #riassunto #tweetvostri #cheiononlhovisto

Carlo Pistarino ‏@Carlo_Pistarino Tra poco inizia Sanremo e io non ho niente da mettermi … nelle orecchie SpinozaLive ‏@LiveSpinoza Io comunque vorrei vedere in faccia quello che si è ricordato della canzone di Sinigallia dopo otto mesi. [@goemon_ishikawa] Caterina Balducci ‏@caterinagiovann Sinigallia come le candidate 

#Sanremo2014 #riassuntointweet #unpo’miei #unpo’vostri #forse #terzaserata

#Sanremo2014 #riassuntointweet #unpo’miei #unpo’vostri #forse #terzaserata

(ladies and gentlemen, let’s begin with 3 spassous tweetstars!) Genio78 ‏@Zziagenio78 Renzo Rubino canta “ORA”. La canzone parla di quando dovrebbe smettere di cantare. Puffo Brontolone ‏@PuffoBrontolone Renzo Rubino canta “Ora”. Che è la risposta alla domanda: “quando dobbiamo cambiare canale”? Luca Dondoni ‏@lucadondoni Giusy 

Che valletta sei? (ovvero: due-tre cose su Quella Roba Lì)

Che valletta sei? (ovvero: due-tre cose su Quella Roba Lì)

Quanti articoli su Sanremo deve scrivere un giornalista musicale, prima di essere chiamato opinionista? E quante battute e arguzie e analisi sociolinguistiche deve fare, prima che qualcuno gli dica: Ciccio, può bastare? E quante rievocazioni commosse di un vissuto italiano con immagini in biancoenero e ricordi di quella volta che Cavallo Pazzo e Patsy Kensit e Benigni e Springsteen e la Gialappa dovrà fare prima di essere riconosciuto come italiano vero? E quante letture contemporanee e duepuntozero sull’Evento condiviso dovrà offrire, prima che qualcuno gli dica: non mi interessa? La risposta, amici, è che Sanremo e Sanremo. La risposta, nel VANTO, è che Sanremo è Sanremo.

 

Che canzone di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

In 15 anni non ci sono mai andato. Quest’anno ho sudato freddo, sembrava che un giornale femminile volesse mandarmi. Ma per fortuna sono a casa, tra i gatti e i pesci e gente che mi vuole bene, maldestramente ricambiata.

All’inizio mi spiaceva anche un tantino, che non mi ci mandassero.

Poi sono uscito (o sono stato buttato fuori. Non è importante) dal tunnel del giornalismo, e avendone assaggiato un po’, in festival di altro tipo (quelli in cui si suona) e altre circostanze, mi tengo lontano, atterrito, dal rischio di overdose. Perché credetemi, è come gli eccessi del rock: c’è gente che può strafarsi e, come Keith Richards, sopravvivere (a se stessa). Ci sono colleghi che sono là, tutti contenti, e che scuoteranno la testa benevoli (una minoranza) davanti a ciò che scrivo. Ma di fatto quelli come me rimarrebbero fulminati, dall’overdose di kermesse. Oppure, soprattutto, già al secondo giorno dovrebbero essere portati via con la forza perché non mi si può mettere insieme a mille giornalisti e pretendere che io non cerchi di tagliare la gola a qualcuno. Vedete, io non sono come i miei colleghi più zen o più giocosi che pensano che sia tutto divertente, e c’è posto per tutti. No, io penso che funzioni come nell’eccellente e allarmantissimo documentario L’incubo di Darwin: se nel tuo ecosistema c’è un pesce che rende l’ambiente invivibile – non perché è una carogna, ma perché è fatto così – non serve parlarci. Quello che per lui è sopravvivenza, e possibilità di pavoneggiarsi in televisione, per te e per gli altri pesci ammodo che fanno il tuo mestiere o per i lettori che cercano una qualche plausibilità nei media, è la morte. Poi, vedi tu. Ma pensa velocemente, perché come ti volti, di quelli come lui ce n’è il doppio, il triplo di prima.

Che presentatore di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Cionondimeno, io vorrei precisare che NON sono un Sanremosnob. Mai stato. Io lo guardo, quasi sempre (certo l’edizione Tony Renis – Simona Ventura è stata ai limiti del tollerabile). Un po’ perché Vasco nel 1983, i Duran nel 1985, Beppe Grillo nel 1989, Elio nel 1996, i Placebo nel 2001 e aggiungete voi a piacere.

Un po’ per motivi professionali.

Un po’ per gli stessi motivi che rientrano in tutti quegli articoli pieni di bonomia che condividono la micidiale, monolitica tautologia Baudiana: perché Sanremo è Sanremo. Lo guardo, e come tanti di voi, sghignazzo. Lo guardo da casa, perché è concepito per esser visto da casa, non dal microteatrino Ariston, e non certamente dalla sala stampa, dove i giornalisti vanno per mangiare e bere e twittare e farsi le selfie e accoppiarsi a spese del giornale nell’ambito della più costosa gita delle medie che questo Paese offra ai suoi ragazzotti tardivi: una perdita secca di oltre venti milioni di euro riscontrata dalla Corte dei Conti, e la balla che “la pubblicità ripaga tutto”.

Che valletta di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Una volta mi sono preso la briga di chiamare dei colleghi di giornali stranieri, per stabilire una volta per tutte cosa pensavano dell’ultrafamosissimo Festival di Sanremo, visto da cento miliardi di spettatori in tutto il planisfero. Francesi, inglesi e americani hanno risposto cortesemente che no, non lo conoscevano. I tedeschi hanno risposto (cliché in arrivo) che a loro arrivava una selezione di un’ora di tutte e cinque le serate, e ci rimanevano male se non c’era Eros Ramazzotti. Bulgari e rumeni hanno risposto “Sì, c’è un canale che lo trasmette. Ma perché quest’anno non ci sono i Ricchi e Poveri??? Qual è il problema?”. I greci hanno risposto “Per noi è importante, cerchiamo di mandare sempre qualcuno lì. Perché voi avete i soldi per ospitare le star, noi no: quindi se vogliamo intervistarli possiamo accreditarci lì”. Quelle star che peraltro si guardano bene dall’enfatizzare la loro presenza in uno scombiccherato show televisivo italiano. I pochi racconti che ne fanno sembrano presi di peso da Lost in translation, sono come quelle pubblicità italiane che George Clooney o Antonio Banderas fanno con la clausola: “Non mostrate MAI queste immagini in America”.

Che decennio di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Io, dicevo, Sanremo lo guardo. E di Sanremo in questi anni ho scritto di tutto: che non ha senso (e ci credo fermamente), che è parte inscindibile della cultura nazionale (e ci credo fermamente), che ci ha dato belle canzoni (e ci credo eccetera), che ci ha dato canzoni atroci (e non c’è bisogno che mi crediate). Ma soprattutto, credo fermamente una cosa. Che Sanremo sia sovradimensionato ad arte. E’ come un torneo tra squadre di serie C per il quale si ferma tutto il Paese. Non è il Superbowl. Nemmeno a livello musicale. Anche se lo è stato: negli anni Ottanta. Quando Pippo Baudo (non le reti di Berlusconi, il Drive In, gli eccessi della Milanodabere, blablabla) iniziò a gonfiare l’Evento a dismisura, rilanciandolo a colpi di ospiti (se c’eravate, lo sapete: venivano TUTTI).

Che comico dissacratore di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

In un articolo per Rolling Stone ho elencato tutte le performance di classifica dei protagonisti di questo Festivàl. Quasi nessuno dei magnifici 14 è stato, nella sua carriera, al n.1 della classifica degli album o dei singoli (anche a quei 4-5 cui è capitato, è successo una volta o due) (e mai in questo decennio) (in cui pure basta vendere anche pochissimo, per andare al numero uno) (nel dettaglio, gli ultimi urrà provengono da Giusy Ferreri, 2008, e Francesco Renga, 2007) (persino Ron) (Ron!) (è uno che non ha mai visto il n.1 in hit-parade in oltre 40 anni di carriera, e con un Sanremo vinto).

“Madeddu, ma cosa ci vuoi dire con questo? In fondo Fazio ha scelto di dare una possibilità alla musica di qualità che gli italiani non sentono mai, dovremmo essergli grati”.

Not so fast, cowboy.

Che dopofestival sei? Fai anche tu il test!

Fazio, ragazzo allevato in Rai fin da quando ha avuto il diritto di voto, sa benissimo che il nazionalpopolare è quello che fa di Sanremo ciò che è. Tant’è che l’anno scorso è stato costretto a recuperarlo con l’espediente (fantasmagorico, invero) di Toto Cutugno con l’Armata Rossa. E comunque, se vi ricordate, i direttori artistici prima di lui erano stati lapidati proprio perché concedevano esposizione a gente che era discograficamente alla canna del gas. Deh, ma non è forse questo il caso dei quattordici BIG in gara? Per quanto io possa stimare o stravedere per alcuni di loro (da Frankie a The Giusy), questa è tutta gente che in classifica annaspa.
Sicché, tornando al Superbowl, l’Italia si ferma – e i suoi media sbavano – per un costosissimo torneo calcistico tra squadre di serie C.
Orbene. Se la Rai trasmettesse un torneo calcistico tra squadre di serie C in prima serata, io lo guarderei.

(sì, sono quel tipo umano lì)

Il problema è che poi, per quanto calciodipendente, se in quei giorni vedessi che i media non parlano d’altro e che le menti migliori della mia generazione inneggiano alla grandebellezza di tutto ciò, io la sensazione che qualcosa è andato completamente alla deriva ce l’avrei.

Anche voi? Ma non importa?

Okay.

TheClassifica 31 – Altri rappusi

TheClassifica 31 – Altri rappusi

Sì, va bene, loro erano tutti in fibrillo perché dovevano partire per Sanremo, e scegliere i vestiti e ricordarsi di portare due smartphone che metti che a uno succede qualcosa, ti rovini una settimana di sogno a farsi le selfie e a twittare senza tregua, 

Speciale San Valentino: Laura Pausini, La Solitudine. Diagnosi e Terapia

Speciale San Valentino: Laura Pausini, La Solitudine. Diagnosi e Terapia

“Meno male che Marco mi ha tradita, altrimenti non sarei dove sono ora”. (Laura Pausini, 2013) Abbiamo una confessione da fare. Questo brano abbiamo dovuto includerlo nel libro praticamente per acclamazione del panel, a grande richiesta di tutti i nostri consulenti. In effetti, per le 

Skiantos: noi, la musica italiana, il “pubblico di merda”. Intervista (inedita) del 2009

Skiantos: noi, la musica italiana, il “pubblico di merda”. Intervista (inedita) del 2009

Era il 2009, era in uscita Dio ci deve delle spiegazioni, l’ultimo album. Mi ricordo che era provato, ma parecchio. Ma non lo sapevo, il perché. Mi ricordo che lui e Dandy Bestia sembravano due coniugi che hanno litigato ferocemente, irrimediabilmente, e tuttavia si ritrovano a condividere ancora qualcosa, loro malgrado – forse si coglie anche da questa conversazione. Non si guardavano mai negli occhi. O forse è un film che mi sono fatto io. Comunque la chiacchierata iniziò con l’ultimo disco, come si fa sempre, e poi andò espandendosi. In modo, come potrete vedere, anche più serio di quello che io mi sarei aspettato dal “gruppo rock demenziale”. E approdò a un po’ di giudizi feroci su sé e sui colleghi e sul pubblico e sulla storia della musica in Italia.

Che tipo di spiegazioni vi deve, Dio?
Freak Antoni – Vivere è complicato. Per questo ci siamo rivolti a Dio. La vita è faticosa e pesante e bellissima ma soprattutto incomprensibile, per cui avremmo avuto piacere di ricevere indicazioni. Dio. Gli atei dicono: “La cattiva notizia è che Dio non esiste, la buona è che non ne hai bisogno”. I credenti dicono: “Dio c’è e lo sanno anche gli atei”. Noi diciamo che Dio c’è e ci deve delle spiegazioni. È una sintesi.

Ma cosa hai visto di inspiegabile e incomprensibile negli ultimi tempi?
Freak Antoni – Da dove posso cominciare? Potrei citare questioni personali. Ho avuto esperienze traumatiche, inspiegabili e incomprensibili in campo sanitario. Non me la sento di parlarne adesso. In generale… Beh, l’Italia è ribaltata, è un paese paradossale in cui può capitare di tutto e il contrario di tutto. Diceva Carlo Ponti, marito di Sophia Loren, che qualunque cosa tu faccia ti può arrivare una tegola che ti rompe il cranio. In materia di giustizia siamo un Paese senza regole. Senza tempi rispettabili e seri, senza certezza della pena – e lo dico senza essere forcaiolo. Anche i bambini quando giocano si danno delle regole, altrimenti nessuno ne esce vivo. Se vogliamo vivere in società, in uno Stato, due regole bisogna darsele e rispettarle. Perché poi noi saremo quelli demenziali, ma a me sembra che sia la società ad essere realmente demente.

Visto che voi siete “Quelli che non sanno suonare”, parliamo un po’ degli aspetti musicali. Pezzi abbastanza lunghi…
Freak Antoni – Siamo diventati prolissi. Abbiamo scoperto che ci piace riflettere sulle cose. E sugli accordi che stiamo suonando.
Dandy Bestia – Gli assoli non sono più di moda, come i sassofoni e il sitar. Per questo li abbiamo usati.

Ci sono parti copiate in modo evidentissimo. Ad esempio If you can’t rock me dei Rolling Stones.
Dandy Bestia – È un omaggio agli Stones, e ce n’è un altro ai Queen, da Millionaire Waltz.

Occhio che c’è gente che fa causa per certe cose.
Freak Antoni – Li amiamo talmente tanto che capirebbero il nostro affetto. Ma penso che non ci cagheranno proprio.

Il disco sembra molto atemporale, per testi e musiche. I testi non contengono riferimenti alla contemporaneità. La televisione. Internet. Berlusconi.
Dandy Bestia – I temi sono senza tempo, Testa di pazzo o Il razzista che c’è in me sono temi sociali ma senza tempo. 
Freak Antoni – Gli Skiantos non hanno mai voluto fare cronachismo.

Ma allora, Io sono un autonomo?
Dandy Bestia – Okay, è vero. Ma se lo senti adesso vale ancora, è il sinonimo del ribelle del periodo, quindi è atemporale. Sono un ribelle mamma è sempre lui, la figura del ribelle patetico, è l’autonomo del decennio prima. Poi, forse la cronaca suggerirebbe una riflessione forte su alcuni temi, tipo la recrudescenza della violenza sulle donne. Però forse purtroppo c’è sempre stata, e se ne parla di più. Ma certo lo stupro di gruppo, del branco, sono un fenomeno nuovo. A Bologna negli anni 70 le ragazze giravano in minigonna fino alle 6 del mattino. Non è successo niente mai.
Freak Antoni – Ne parlavo di recente con alcune mie amiche che erano studentesse fuori sede a quell’epoca, mi dicevano “Come ci si trovava bene nella Bologna anni 70, potevamo girare con le amiche anche di notte, al massimo ci gridavano belle fighe dalle macchine, ma nessuno ci infastidiva”.

Io ne ho solo sentito parlare, ma ho l’impressione che fosse la proverbiale isola felice.
Freak Antoni – E lo era. Con le sue contraddizioni ma certamente più felice di oggi che è ripiegata su se stessa. L’atmosfera generale è più pesante anche rispetto a quel momento politicamente intenso.
Dandy Bestia – È ovvio che c’è stata una crisi di ideali. Le utopie servivano, in qualche modo la gente aveva un traguardo. La morte delle ideologie forse è stata anche un bene, ma c’è stato uno sbandamento.

È strano sentire queste cose da voi. Siete partiti attaccando ancora più che l’establishment, il pubblico. Il famoso “Siete un pubblico di merda”.
Freak Antoni – Continuiamo a pensarlo.
Dandy Bestia – Ma non continueremo a tirare verdura.

Forse dovreste continuare.
Freak Antoni – Sì, sarebbe divertente, ma un bel gioco dura poco. In realtà abbiamo dovuto smettere perché ci arrivavano lattine – piene – in testa, monetine negli occhi. La gente diceva “Non andiamo via o gliela diamo vinta”. Diventava una guerra mentre doveva essere, beata ingenuità nostra, un grande gioco, un happening collettivo.

Cucinare gli spaghetti sul palco. La cosa buffa è che ora viene sempre evocato, come dire: “Pensa, facevano questo, com’erano avanti”. La reazione tutt’altro che giocosa non viene mai citata.
Dandy Bestia – Queste cose avevano un’origine abbastanza colta, il teatro dada, il Futurismo di Marinetti. Eravamo così, non è stato un caso che facessimo queste performance. Abbiamo smesso perché prendeva una piega pesante fisicamente. Ci tiravano sterco di vacca, o gavettoni d’acqua sul palco, vicino ai cavi elettrici. I tecnici dovevano correre a staccare tutto.

Quindi voi che siete stati molto taglienti e critici ieri, oggi sembrate concludere che si stava meglio quando si stava peggio. 
Dandy Bestia – Detto così è un po’ forte ma forse questa componente c’è. Io non sopporto la dietrologia, ma forse in questo caso… Okay, guarda, non è che si stava meglio quando si stava peggio, è che sono cambiati gli orizzonti. Non c’è riflessione su quanto succede. L’umanità ha sostituito alle ideologie, cioè delle religioni laiche, la domanda su Dio. Le religioni hanno preso in mano la palla: l’Islam, il Cristianesimo. Non vedo altre cose, e questo secondo me è pericoloso.

Qualcosa c’è. La televisione. Internet. Berlusconi.
Freak Antoni – Per quanto riguarda internet, non voglio infoiarmi nell’inchiodo. Voglio dire che non voglio spendere troppe energie fissandomi sulle nuove tecnologie e ciò che le sostiene. Perché ho vissuto tutto il periodo dell’infatuazione per l’Alta Fedeltà, tutte le riviste, e so quanti soldi ho buttato per lo stesso tipo di fissazione. Ogni sei mesi usciva la puntina nuova e tu dovevi cambiarla. Che idiozia. Ora ho avuto delle brutte vibrazioni entrando in un posto dove aggiustavano i computer. Gli ho portato due computer acquistati sei anni fa e mi hanno detto “Ah, oggi è la giornata dei catorci”. Sono andato in un altro posto, e mi hanno detto “È il momento degli zombie”. Che mentalità micidiale. Devo comprare un computer ogni sei mesi, buttarmi su un nuovo software o programma come per la puntina, altrimenti sono un povero imbecille. È una dipendenza, è una droga, e io ne so qualcosa.

Cioè? Intendo: cosa ne sai, oggi, della dipendenza, che non sapevi anni fa?
Freak Antoni – Che ogni dipendenza ti rende un idiota. Ma a suo modo, ogni dipendenza è una specie di avventura, la si vive in questo modo. Per questo è difficile uscirne. Anche se poi ogni epoca ha la sua dipendenza. E anche ogni droga, ha vite diverse. Prendere eroina negli anni 70 e prenderla oggi è completamente diverso, è evidente. Oggi è evasione pura, allora era un tipo di percorso estremo. Non posso dire che non lo rifarei. Ma posso dire che sono molto fortunato a non essere morto, e la sconsiglio. Come sconsiglio qualunque dipendenza, appunto, anche quelle accettabili, dall’alcool a internet alla televisione.
Dandy Bestia – Con la televisione, per rispondere alla tua domanda, non siamo mai riusciti ad avere un vero rapporto, siamo stati uno dei pochi gruppi privi di esposizione televisiva. Anche se è vero che quasi fuori tempo massimo l’abbiamo fatta, con Colorado. L’ambiente era divertente. Però tornando a casa, riguardare le puntate era terribile. Ma è anche vero che magari era più riuscito di quel che sembrava a me. Dopo tutto sono uno che guarda pochissima televisione: documentari e calcio. I film me li compro.
Freak Antoni – Fare la resident band era difficile. E quando lo abbiamo fatto, la poca tradizione che c’era in Italia era quella delle orchestre nei varietà, forse Arbore aveva fatto qualcosa, non ricordo bene. Noi eravamo un gruppo con la nostra storia, lì dovevamo metterci al servizio del programma che di storia non ne aveva. Comunque c’era complicità con i comici. E poi ci hanno pagato, che era la cosa più rilevante.

E la musica di oggi, vi deve delle spiegazioni?
Freak Antoni – La situazione oggettiva è cambiata, la situazione socioeconomicopolitica è ribaltata rispetto agli esordi degli Skiantos, al contesto del nostro primo disco ufficiale nel 77. I nostri amori musicali sono sempre stati il rock, Beatles e Rolling Stones. Mi piacciono le canzoni potenti, quelle corpose che toccano testa cuore e sentimenti, ma non sopporto la ballatona insignificante. Forse è anche una questione di età, trent’anni fa ero Robespierre, ma poi uno impara anche a vedere le sfumature invece che vedere tutto nero e bianco. Spero sia una maturazione. Per esempio, Gino Paoli lo mettevo tra i cantautori melensi, poi un giorno ho sentito Cosa farò da grande. Mi ci sono riconosciuto. Quel ladro che ha rubato stanotte in casa mia…
Dandy Bestia – …non ha portato via un dubbio che c’è in me. Bellissima.
Freak Antoni – Quella canzone per me è stata una liberazione. È che ci hanno fatto sentire così tanto Sapore di sale o Il cielo in una stanza, ce le hanno fatte sentire così tanto – è vero che sono capolavori, ma sono come Natale in casa Cupiello o Filumena Marturano, quelle robe che a causa dell’uso insistito e banalizzato, finisci col considerare prive di vita propria.

Tra l’altro io ti ricordo anche come critico rock, per quanto volatile.
Freak Antoni – Noi abbiamo sempre amato il rock, il ritmo, batterie e chitarre elettriche sono quello che ci fa godere. Abbiamo iniziato detestando i cantautori che erano secondo noi qualcosa di antimusicale, magari bravissimi dal punto di vista testuale però a quel punto fai il poeta, non è mica obbligatorio mettere una musica ovvia a dei testi anche bellissimi. Guccini era grandissimo, aveva testi geniali ma la cacofonia del suo cantato era insopportabile, la sua cantilena… E ho sempre detestato – sto per bestemmiare – certi birignao di Fabrizio De André, quando usa quell’italiano così rotondo, così compiaciuto.
Dandy Bestia – Anche Guccini è compiaciuto.
Freak Antoni – Poi, su De André non dovrei dire queste cosa perché l’italia è il paese che beatifica i morti. Sono sicuro che qualsiasi cosa abbia fatto, per parecchia gente da morto diventerò santo.

È tanto che non scrivi libri. 
Freak Antoni – Scrivo sempre. Ma è tanto che non pubblico. Ho bisogno di scrivere qualcosa di radicale, che mi rilanci l’entusiasmo. Non per megalomania, ma perché certe cose le ho già scritte, quello che ho già fatto non mi viene da rifarlo. Su questo come entità creativa siamo concordi. Lucio Dalla è un grandissimo cantante che ha fatto canzoni straordinarie, ma lui o i Nomadi di oggi – io rispetto quelli di Daolio, ma sono diventati un’azienda mercantile musicale. Oppure Vasco…
Dandy Bestia – Vasco ogni tanto però tira fuori il coniglio dal cappello.
Freak Antoni – Sì, è vero. Credo che il suo problema sia che è costretto a fare grandi numeri. Quando magari gli piacerebbe fare dischi come i primi. Ma il successo è tutto quello che gli interessa. Se lo critichi, ti rinfaccia che ha successo. E nel mondo che ha scelto, non gli si può obiettare niente.

Ma non è che per continuare a essere in libreria hai bisogno di essere fuori regolarmente con libri nuovi?
Freak Antoni – Vero. Ma non vorrei fare il moralista, però secondo me bisogna fare un disco quando hai le canzoni, e un libro quando hai le cose da dire. E non, invece, pubblicare a scadenze regolari giusto per contratto, per essere sempre visibile, per consolidare la presenza sul mercato. Dovresti avere tanto rispetto per le cose che hai fatto, da non impoverire l’insieme con roba qualunque, come secondo me – ripeto: con tutto il rispetto per quello che hanno fatto – stanno facendo Dalla e i Nomadi. Il seguito dei Nomadi mi lascia attonito. Non c’è niente di più insopportabile dell’ideologia farraginosa, quella che vorrebbe dire ma non dice niente. Perché ci sono tutte le cause da sposare, e allora ecco la canzone sui pellerossa con cui fare etnico, e quell’altra di solidarietà con gli africani e i sudamericani…
Dandy Bestia – Fermati, o va di nuovo a finire male.

Ovvero?
Freak Antoni – Tenevo una rubrica su Musica, l’allegato di Repubblica, si chiamava Recensioni al vetriolo o Recensioni roventi, non ricordo. Parlavo male, per partito preso, ogni settimana, perché il giornale non lo faceva. Tutto sommato furono coraggiosi – anche se per conto terzi. I Nomadi si offesero e imbastirono la querela. In quel caso scoprii che esiste un giudice che valuta gli estremi della querela e decide se mandarla avanti o no. Lui decise che no. Fu in quella occasione che scoprii che non puoi paragonare un musicista a un animale.

Lo ignoravo. Nemmeno per dire che è un usignolo? O che è la pantera del rock? O che è l’iguana? Forse ci sono animali di serie A e serie B…
Freak Antoni – Se dici che Freak Antoni a cantare è un cane, Antoni – per quanto la cosa sia vera – può appoggiarsi al Codice Penale che la riconosce come offesa gravissima, lesa dignità personale e professionale. I miei giudizi erano pesanti ma motivati, dicevo che i Nomadi erano il miglior gruppo di cover dei Nomadi, questo mi ha fatto diventare un nemico personale di Beppe Carletti.
Dandy Bestia – L’ho incontrato tre anni fa. Mi ha salutato.
Freak Antoni – Davvero?
Dandy Bestia – Poi a metà serata si è ricordato. E non mi ha guardato più in faccia.

Basta parlar male della gente. Parlate bene di qualcuno. Chi vi piace?
Freak Antoni – Il Sergio Caputo dei primi dischi, tipo Italiani mambo: testi eccezionali, musiche swing. Lui ha capito che non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti. Ci manca.
Dandy Bestia – A me piace Daniele Silvestri. E Max Gazzé. Qualcosina dei Negrita.

L’hip-hop?
Dandy Bestia – A me in generale rompe i coglioni. Però non quando lo fanno i Red Hot Chili Peppers, è la cosa che sanno fare meglio.
Freak Antoni – Sotto le provocazioni non c’è molta roba. E invece dovrebbe essercene. Noi la provocazione per la provocazione non l’abbiamo mai cercata. Noi volevamo provocare il pubblico, non i media.

E i media come vi hanno trattato? Secondo voi al di là dell’essere citati quando si parla di Bologna e del ’77, siete stati trascurati? Se sì, perché?
Freak Antoni – Tutti dicevano “Ah, che meraviglia i punk, l’urgenza, non sanno suonare ma non è importante, il rock è comunicazione”. Tutto questo per noi non valeva: che orrore, non sanno suonare. Il solo punk cui è stato dato credito in Italia è quello ideologizzato dei CCCP. E si è visto che fine ha fatto Lindo Ferretti.

Che fine ha fatto?
Freak Antoni – Ha rinnegato tutto, fatto l’apologia di Berlusconi, della Lega, ma non è questo che mi dà fastidio. È che ha sempre vissuto di slogan, di stupidaggini vuote ma dette con l’aria di chi ha capito.

Faccio un passo indietro, alla questione del saper suonare. Elio e le Storie Tese sono quasi unanimemente indicati come vostri discendenti, e loro “sanno suonare”. Con loro che rapporto avete? 
Dandy Bestia – Non sempre facile, diciamo.
Freak Antoni – Sono dei virtuosi, hanno fatto la loro gavetta come musicisti di studio. Siamo accomunati, ma partiamo da presupposti diversi, loro sapevano suonare e hanno riempito la loro musica con degli spunti umoristici, noi siamo partiti suonando molto peggio ma con delle idee, riempiendo le idee con la musica.

Okay, grazie per la chiacchierata, ma ora, con vero dispiacere devo lasciarvi: c’è un collega che attende il suo turno, e ho superato il limite.
Freak Antoni – C’è un limite a tutto. Ma nel caso, si allarga il limite. Cosa ti è piaciuto del disco?

Devo dirlo? Su tutte, Odio il brodo.
Freak Antoni – Haha, speriamo che i produttori di brodo non querelino. Ma più probabilmente, anche loro non ci cagheranno. Come i Rolling Stones.

Due anni fa ho scritto su Rolling Stone un pezzo sullo scioglimento degli Skiantos e su quanto Antoni non abbia avuto il riconoscimento che meritava, a partire dalle battute che tutti gli rubavano – come “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”. Il pezzo era intitolato “Roberto Freak Antoni ha un problema. È vivo”. Qualche amico oggi ha commentato, malinconicamente: “Problema risolto”. Ma direi di no.