Mese: Gennaio 2022

Noyz Narcos, questo rap kriminale – TheClassifica 03/22

Noyz Narcos, questo rap kriminale – TheClassifica 03/22

Il rap e Noyz Narcos hanno la stessa età, e la stessa nostalgia per i poliziotteschi anni 70. Ma erano bei film?

Benvenuti alla rap machine (TheClassifica 2/2022)

Benvenuti alla rap machine (TheClassifica 2/2022)

CarloMarx, LilliGruber, i rappinatori di Milano, la Fear Of Missing Out dei rapper italiani e Sick Luke n.1 con X2 e giù battute sulla schedina.

Rapporto aMargine aka L’Analisona: i più venduti, i più ascoltati, i più questoequello – Superclassifica 2021

Rapporto aMargine aka L’Analisona: i più venduti, i più ascoltati, i più questoequello – Superclassifica 2021

Bentornati. Rieccoci. Cosa vi devo dire?
Mi sembra di ripetere anno dopo anno le stesse futili cose, come Nosferatu. E niente che mi valga un titolo altisonante, qualcosa che attiri l’attenzione di quelli che partecipano al Dibattito Intelligente Sulla Musica (senza mai invitarmi, anche se ogni volta prometto che non mi avvento sul buffet).
Da anni questa Analisona è costretta a ripetere, come una litania lituana, che gli ITALIANI schifano la musica straniera, schifano le artiste femmine ma adorano sentire un maschione nerboruto che piagnucola con l’autotune, che amano la canzonetta cretinetta estiva. Temo che lo farà ancora. E poi ancora una volta qualche affannosa riga per ricordare alcuni piccoli difetti strutturali della nostra #narrazione del Successo: su tutti il fatto che lo streaming, ahinoi, non ce la conta giusta. Nel tutto, non mancherà il patetico sforzo di individuare alcune tendenze – malgrado nel Dibattito Intelligente Sulla Musica ultimamente si sia decretato che tendenzialmente NON ci sono tendenze. La verità è che ci sono ma non sono tendenze nuove, doh!, che delusione. Perché la tendenza più potente è sempre il nuovismo senza limitismo (non trovate stupendo che il Nuovismo sia una tendenza Vecchia?) (no?) (ok, forse avete ragione, mi diverto con poco). Una strategia produttiva capitalista che piace da sempre a noi giovani liberal – perché non c’è scelta, bisogna aderire o essere tacciati di vecchismo. In ogni caso, se ben TRE album di tre debuttanti teenager in top 10 (tutti ovviamente imposti dalla multinazionale dominante) non sono una tendenza, diciamo almeno che sono un segnalino di qualcosa. Perché una cosa è certa.
Non era MAI successo.
E quindi. Vi prometto una quantità insensata di tabelline, come non la troverete in nessun articolo di Gente Pagata Perché Sa Le Cose. Ci infilerò anche i miei commenti personali, ma siccome sono squisito oltre che tonto, potrete usare le tabelline medesime affinché possiate contestarmi ingenerosamente. Prima però…
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO
* Taxi Driver di Rkomi è l’album dell’anno. Ma dai. L’avreste detto?
* Malibu di Sangiovanni canzone indiscussa del 2021. Mi rifiuto di mettere l’accento sulla u;
* Grande entusiasmo per i teenager debuttanti del nord-est (Sangiovanni, Blanco, Madame) e le loro belle favole urban. Perché il talent-show ormai è dentro di noi;
* I venti album più ascoltati e i venti singoli più ascoltati sono rigorosamente ITALIANI. Alé – poo, po popopo pooopo;
* C’è una femmina in top 10 degli album ma tranquilli, la manda Sanremo, Amadeus approva;
* Blanco ha ben tre singoli in top 10: Mi fai impazzire, La canzone nostra, Notti in bianco. Solo quest’ultima, in questo tris, non è cantata in joint venture con qualcun altro. Blanco e Madame sono una coppia Universal, e noi tutti universalmente li shippiamo;
* In tutto questo le classifiche FIMI sono ancora deyoutubizzate e questo penalizza le femmine e favorisce i rappusi (non lo dico io, lo dice la tabellina);
* Però YouTube (piattaforma più usata) vendica Colapesce, Rocco Hunt, ElettraLambo, Annalisa (cioè Annalisona, madrina di questo appuntamento, che saluto e raffiguro come sempre), Fred De Palma. In generale: il Pop come lo conoscevamo;
* Lieve (molto lieve) declino delle Azzeccatissime Hit Estive – esclusa Mille, incisa da tre vedette di Sanremo (Lauro, Berti, Fedez), premiati sulle spiagge più che in Riviera;
* Nel 2021 il mondo, ci dicono, ha ascoltato tantissimo The Weeknd, Bad Bunny, Taylor Swift, BTS, Olivia Rodrigo, Ariana Grande, Dua Lipa. E con ciò? Il mondo si fotta: “Ce lo devono succhiare” (cit. Leonardo Bonucci)
* Le radio stanno (per sopravvivenza?) tornando quelle di una volta e propongono musica – specialmente straniera – non strettamente premiata dal pubblicone. Sì, lo so, fa strano scriverlo. Però ora, cominciamo a vedere qualche numero uno.
La numero uno. Ho trovato una classifica di barzellette. Al primo posto c’è questa:
«La maestra sgrida Andrea: “Stai masticando del chewing-gum??? Subito nel cestino! Adesso!” Andrea: “Ma anche il chewing-gum?”».
(ho usato “Andrea” perché non genderizzava) (vi chiamate Andrea?) (approvate?)
E ora iniziamo davvero. Parlando dei Custodi dell’Arte.
La Numero Uno. Universal Music sale dal 44 al 47% degli album più ascoltati – il suo anno d’oro rimane il 2019, con la distribuzione di 52 dischi in top 100. A sua volta Sony sale ulteriormente, raggiungendo il 27%, e Warner conferma il suo 22%. Ed ecco le briciole per gli altri: Believe (sostanzialmente: Ultimo) 4 album, Artist First ne ha 3, Self 1. Tra i singoli, Universal si prende quasi tutta la top ten (7 motivetti) lasciandone 3 a Sony, che però la supera nella top 100, con 40 belle canzoncine contro 38; Warner arranca un po’ con 16. Forse c’è un motivo, o un leit-motiv. Lo svelerò poi, a sorpresa. Rimangono quindi sei singoli su cento agli indipendenti. Quante soddisfazioni.
La Numero Uno. L’automobile più venduta in Italia nel 2021 è stata una Fiat (la Panda). La seconda, una Fiat (la 500). La terza, una Fiat (Lancia Ypsilon). La quarta, una Fiat (Jeep Renegade) (di fatto, una 500 pompata di estrogeni). Se pensate che con questo io stia metaforando qualcosa, avete ragione.
Il Numero Uno. Parlando di album, è Rkomi con Taxi Driver. La spunta al pelo su Sangiovanni. Che come lui incide per la Universal, alla quale dobbiamo la metà di quello che entra nelle orecchie degli ITALIANI.
Possiamo dire che quello di Rkomi è un disco rappresentativo di quest’epoca? Certamente sì. Rkomi non è un personaggio invasivo, il disco contiene canzoncine molto più pop che rap, e Taxi Driver è dichiaratamente una fiera campionaria dei featuring (dodici), accuratamente scelti tra gli artisti che più intercettano i gusti di noi giovani alla moda. La sua popolarità non è trasversale – sopra i 29 anni non credo che sia conosciutissimo. Ma in questo momento essere popolari tra chi ha più di 29 anni è un rischio enorme, i brand (belli i brand, santi i brand, chi non ama i brand?) sono molto cauti. Chi ha saputo arrivare anche ai BOOMER (Ghali, Mahmood, Rovazzi, altri che potrebbero venirvi in mente) poi è stato immediatamente punito. Per fortuna alcuni brand meno giovanili sono sempre interessati a usarli come testimonial di prodotti eccellenti – che è poi il vero obiettivo della maggior parte degli artisti ITALIANI.
Cose da dire sulla Top 10 degli album. È il trionfo delle eccellenze del territorio. È dal 2019 che un album straniero non riesce a entrare tra i primi dieci: era il 2019 e quel n.10 fu strappato dai Queen (LOL) con la colonna sonora di Bohemian Rhapsody. Allargando il campo, non cambia nulla: niente stranieri in top 20, la prima bandiera inimica è quella sventolata al n.24 da Dua Lipa. Tra i singoli, Friday (di DJ Riton, Nightcrawlers, Mufasa) è al n.21. Nelle charts straniere, che accludo, TheWeeknd, Olivia Rodrigo e compagnia (cantante) sono tutti presenti in album o quanto meno tra i singoli.
Questo ha un particolare significato? Personalmente depreco a testa bassa Olivia Rodrigo ed Ed Sheeran, mentre apprezzo Dua Lipa e The Weeknd e Harry Styles (e persino i BTS, sanno fare quello che fanno e non sono banali). Intendo dire che lo straniero non è buono né cattivo di per sé. Mi sento cretino a specificare questa cosa, ma quindici anni di social mi hanno insegnato che se qualcuno trova spazio per un’obiezione cretina, la farà.
Il momento del Vostro Amico Che La Sa Lunga. E che dice che è sempre stato così ed è così dappertutto. No, ovviamente non è sempre stato così – non mi disturbo nemmeno nel farvi vedere le classifiche pre-streaming di qualsiasi anno a vostra scelta. E sicuramente negli altri Paesi rilevanti, persino in Francia (Adele, Damso) c’è qualche nome straniero tra i primi 10. Se volete la mia antipatica opinione, l’assenza di musica in cui si sente una lingua che non è l’ITALIANO è un piccolo segnale che non è strettamente la cosiddetta musica che piace, bensì sentire le frasine pucciose o un po’ minacciose sciorinate dai giovani testimonial. La forma di espressione che che va per la maggiore e che per convenzione continuiamo a definire musica è intrattenimento con una base, e anche la durata sempre più esigua delle cosiddette canzoni li accomuna a dei vocali con un ritmo comprato sul telefonino, o prodotto da un producer scarso e annoiato.
Rap tenerone. Anche per questo esiterei a proclamare il rap il genere più gradito. Da Rkomi in giù, il rap sembra essere sventolato come un diploma nel curriculum, ma il prodotto più consumato gronda melassa. Avendo una certa età, ho l’orrenda sensazione che quello che i discografici e i miei colleghi più abili (a smerciarsi) esaltano nell’urban pop rap whatever sia un ritorno con vendetta delle lagne più lercie e schifose con cui le etichette italiane hanno ammorbato la mia infanzia: tutti questi rhagazzi di shtrada in realtà non fanno che autotunare cantilene lezzose come quelle che hanno portato gloria a Pupo, Gianni Togni, Miguel Bosé e Alan Sorrenti. Però non posso negare l’evidenza: se ai tre debuttanti aggiungiamo Måneskin e Capo Plaza, tutti poco sopra i 20 anni e anche loro nella decina degli album più ascoltati, abbiamo uno scenario così supergiovane che è difficile contraddire le dichiarazioni dei discografici: «Che bel rinnovamento, che comparto effervescente, vedete quanto siamo giovani e dinamici?». Lo stesso vanto di SS e Camicie Nere. Gente che ha avuto successo, eh – e se li criticate siete solo invidiosi.
Parlando di femmine. Grande ritorno di una femmina in top ten degli album, parlo ovviamente di Madame. È l’unica tra i primi venti. È anche l’unica nella top ten dei sedicenti singoli (al n.10 con Voce), esclusa Orietta Berti, che scalza Ana Mena dal ruolo di ragazza per l’estate. Siccome il contesto è festosamente giovane e Gen Z, lo accettiamo come un patriarcato figo e cool. Nessuno ne parla, figuriamoci se ne parlo io.
Il Momento Del Vostro Amico Che La Sa Lunga. E che dice sempre le stesse cose. Di nuovo: non è sempre stato così (prima dello streaming, eravamo un Paese di divas, con Pausini, Emma, Sandrina ed Elisa in full force). E sicuramente non è così dappertutto: ecco la classifica USA degli album. Quattro femmine in top ten. E non stiamo parlando di una nazione avanguardista e scandinava, veh. Noi una su venti, loro quattro su dieci, più o meno come i Brexit e come i tedeschi; i francesi sono i più vicini al nostro machismo, ma ci superano per mezzo punto: oltre ad Adele vantano la coppia Vitaa & Slimane.
La kermesse. Sempre lei. I due generi in via di estinzione, le band e le femmine, entrano in top 20 grazie alla benedizione di Sanremo. Intendiamoci, volendo l’ha avuta pure, tanti anni fa, anche l’unico rocker in top 20 (MiticoVasco). Comunque dietro a Madame e ai Maneskin (e ai Pinguini Tattici Nucleari, che non erano sconosciuti ma certamente non facevano questi numeri, prima) non c’è quasi nient’altro che provenga dal carnaio di Amadeus. Volendo al n.60 c’è Lauro di Achille Lauro, che peraltro non era in gara ma era presente come piazzista dei capini di Gucci. Degli artisti che comunque hanno avuto una innegabile botta di visibilità (Colapesce & Dimartino, Coma_Cose, La Rappresentante Di Lista) sono andati bene giusto i singoli. Stanti i riscontri dei loro album, alcuni di loro, nessuno si senta offeso, potrebbero essere persino inseriti tra i flop. Confrontando le classifiche dei singoli e degli album, si direbbe che Sanremo paghi soprattutto in #visibilità. Colapesce e Dimartino, Coma_Cose, Willie Peyote, Fasma, La Rappresentante di Lista sono nomi che nessuno di noi avrebbe accostato a dei dischi di platino nel 2020. Invece li hanno ottenuti, però con dei singoli. I loro album non hanno ottenuto certificazioni, come è accaduto a tanti dei tantissimi big buttati nella mischia da Amadeus. Niente dischi d’oro per gli album di Ghemon, Random, Malika Ayane, Bugo, Extraliscio, Motta, Gio Evan, Ermal Meta. In effetti alcuni grossi nomi coinvolti nella sarabanda ligure, vista la mala parata, hanno evitato di pubblicare album. Tanto, a chi interessano più?
Gli altri Talent. È vero che i Maneskin devono il decollo planetario al Festival e al conseguente Eurofestival, ma sarebbe ingiusto trascurare che sono anche l’ultimo prodotto fortunato di X Factor. Al quale quest’anno è andata – ancora una volta – molto meno bene che alla trasmissione per famiglie di Mediaset. Sangiovanni, Aka 7even e Deddy sono i figli (maschi) di Amici di Maria in top 20; migliorano – e di parecchio – il risultato ottenuto l’anno scorso da Gaia (che d’altra parte è femmina, cosa che non si direbbe una buona idea, in generale). Vorrei potervi dire qualcosa su Casadilego (vincitrice) e altri partecipanti a XF2020, ma anche stavolta, come l’anno scorso, non c’è niente da dire.
La solitudine dei numeri uno. A volte in effetti si ha la sensazione che un album esca solo per andare in vetta alla classifica in un momento di stanca, in cui non ci sono altre novità, sui social non abbiamo nessun altro di cui parlare, e i media non hanno nessun altro da intervistare. Nel 2021 abbiamo avuto diversi dischi di platino mai andati al primo posto. Ma ancora più affascinanti sono gli album andati al n. 1 senza nemmeno ricavarne un disco d’oro nell’anno in questione. Sono riusciti in questa impresa Ermal Meta, Michele Bravi, Kanye West, Franco126, Emis Killa. Farà piacere ai malevoli ricordare anche il mancato ingresso in classifica dell’EP e del singolo di Jovanotti tutti pieni di energia. Contenti, malevoli? Sì, lo so, ridacchio anch’io.
Tubando. Ricordiamo un dogma fondamentale: nessuna classifica è completa, nemmeno la più completa, cioè quella della FIMI. Per esempio, perché continua a escludere YouTube dai conteggi. Questo perché la ricchissima piattaforma desidera rimanere ricchissima e non paga moltissimo artisti e case discografiche. YouTube è la piattaforma più utilizzata per ascoltare musica in Italia: il 74% degli italiani contro il 54% di Spotify, il 34% di Amazon Prime Music, il 9% di Apple Music (dati di Prima Comunicazione). Alle spalle del mondo neroverde dello svedese Daniel Ek c’è Prime Music di Amazon: il suo pubblico è un po’ meno rappuso, e mette Colapesce e Dimartino al n. 2, Loca di Aka 7even al n. 5 e Ti raggiungerò di Fred De Palma al n. 10: tutte e tre sono fuori dalla top 10 di Spotify. La top 10 del 2021 di YouTube non si limita a riflettere un’Italia più vicina al pop (e probabilmente più vicina alla realtà): tra i dieci video più visti oltre a Fred De Palma, Rocco Hunt & Ana Mena, Colapesce e Dimartino, compaiono anche Francesca Michielin, Annalisa, Elettra Lamborghini – escluse dalle top ten dalle altre charts. Ebbene sì: le classifiche di YouTube danno una chance alle donne. Il giorno in cui YT sarà ammessa nel consesso, lo strapotere rappuso – e dell’utente 14enne maschio in generale – sarà ridimensionato, e il 90% degli ultimi dieci anni di giornalismo musicale italiano andrà sottoposto a rivisitazione staliniana. Ma non temete, si saranno salvati tutti, e i più intelligenti e appassionati saranno a libro paga di Universal o Spotify, Sony o Apple. Ma basta col nuovismo, prendiamo la nostra macchinina del tempo e…
Do you remember rock’n’roll radio? Fatta eccezione per Musica leggerissima e Mille, momenti di languore diffuso che hanno toccato il loro picco a distanza di sei mesi, la classifica di EarOne con i pezzi più trasmessi dai network spinge ad azzardare un’ipotesi: le radio stanno attuando una specie di manovra di compensazione. Come visto in questi ultimi anni, stanno cercando una terza via: né con lo Stato, né con le Brigate Rosse. Un predominio di musica internazionale tra dance e pop. Come facevano una volta. A suo modo, è affascinante, probabilmente è anche un modo intelligente per sopravvivere: non puoi fare lo stesso gioco di Spotify (della quale, forse giova ricordarlo, Universal e Sony posseggono quote azionarie) (…Warner no, e viene da dire: si vede).
Toh, tenete anche TikTok. Il pezzo al n.1 non è entrato nella classifica annuale dei 100 singoli più ascoltati. Ma piace a chi ha 12 anni, quindi è certamente tutto intriso di arte significativa urbana. Ovviamente ci è dato dalla Universal, e confido che i bambini dei discografici ripetano tutto il tempo “Si na figura ‘e mmerda, fra’, perciò ti chiamano a Le Iene / Rest in peace, bitch, questa roba mi appartiene / Dong e SLF gang dint”o Smartino, chista quanno ce vede, se fa nu ditali- (ahahah) / Vò fa’ ‘a santa, però se chiava pure ‘o nonno”.
(Perché poi ogni discografico, se gli dite “Questa musica è autenticamente imbecille”) (vi risponde “A mio figlio 13enne piace”) (e vi guarda pensando “Quindi ho ragione io”) (invece di pensare “Quindi mio figlio 13enne è imbecille”)
E per finire. I flop. Come sempre, è opportuno precisare che tutti gli artisti che vi piacciono sono straordinari e l’arte non si misura con le classifiche e che ci sono sicuramente stati degli album incompresi e sfortunati. Se non volete sapere di chi si tratta, avete il mio rispetto, e vi saluto qui. Se invece andrete avanti a leggere scoprirete che gli italiani hanno lasciato sugli scaffali virtuali gli album di Kanye West, Taylor Swift, Drake, Doja Cat, Coldplay, The War On Drugs, Lil Nas X, Lana Del Rey, St. Vincent, Sting, Tyler The Creator, Imagine Dragons, Silk Sonic, Elton John, Ermal Meta, Motta, Michele Bravi, Kanye West, Franco126, Emis Killa, Ghemon, Random, Malika Ayane. Però diciamolo: voi preferireste pagare il biglietto per un festival con questi nomi, oppure guardare Sanremo?
…Lo so. Preferite Sanremo. Pazienza. Però grazie per avere letto fin qui. Buon anno.
PS: Pinfloi. The dark side of the moon è ovviamente il vinile più venduto, come da cinque anni a questa parte; nella classifica generale risale dal n.63 del 2020 al n.59, proprio le quattro posizioni perse da The Wall, che conclude al n.81. Direi che il momento di immotivata fiducia diffusosi nel corso del 2021 potrebbe essere responsabile di queste due oscillazioni. Poi, visti i primi segnali, per il 2022 confido nell’astiosa rivincita del disco coi mattoni sul prisma gay.
E con questo ho davvero chiuso. Grazie ancora, ciao a tutti.