Mese: Dicembre 2018

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

Quarant’anni fa come eravate? Un po’ diversi, no? Magari non c’eravate nemmeno.

Bene. Anche il rap era un po’ diverso. E anche se continua astutamente a darsi arie da supergiovane (tipo quelli coi pantaloni aderentissimi) ha 40 anni, e non è più riconducibile al ragazzo che fu. Contestare questa evidenza, per quanto mi riguarda è anche un modo sottile di mancargli di rispetto, di negare la sua capacità di rispecchiare una società che è cambiatina anche lei. Poi, nessuno dovrebbe essere così naif da non sapere che la retorica del rap ribelle e ipergiovane porta montagne di danari alle multinazionali che ora come ora campano di rap (più i rispettivi Ed Sheeran, uno-due a testa per ogni major). Porta danari ai brand che lo hanno affogato nei soldi fino a renderlo mestierante quanto certi comici che grulleggiano su Mediaset. E certamente ne porta a qualche giovane di periferia (americana o italiana o francese) che ha così poco da dire da trovarsi a riempire quel nulla ripetendo in ogni suo pezzo ROLEX LAMBORGHINI TROIE VI SPAKKILKULO FROCI SONO IL RE AHAHA VIVA LA DROGA. Sto dicendo che sono tutti così? Ma non rompete. Sto dicendo che non è evitabile che se ne presentino un sacco, di tipi così, proprio come in politica. Sto dicendo che per sessant’anni, quando arrivava un cantante pop ed era palesemente immondo, si poteva dire “Cospetto, egli è invero immondo” – senza che qualcuno dicesse “Sei vecchio e non capisci” (…che è un modo sottile di distinguersi per chi invece è certo che ci siano cose da capire, ed è quindi implicitamente un po’ più giovane). Sto dicendo che se un trapper piace alle moltitudini come un neomelodico negli anni 00 o qualche ebete da reality show negli anni 10 o qualche ministro irriverente adesso, proprio come in quei casi, magari il personaggio è significativo, ma non necessariamente rilevante.

La grottesca vicenda di Anastasio forse avrà il merito di sollevare l’attenzione su una cancrena che blocca l’hip-hop da anni – e la vecchia guardia lo sa benissimo, e da un po’ aveva iniziato a esprimere il suo disagio ad alta voce o in codice, pur dovendo fare i conti col rischio tangibile di essere spazzata via, perché quasi tutti i big sanno (spesso per esperienza diretta) che appena si alza un po’ l’asticella i tre quarti del loro pubblico fuggono altrove. Incidentalmente poi la vicenda in sé rivela anche un aspetto singolare, tardo-romantico e tragicomico della Sinistra italiana, quello di considerare “i giovani” come un’entità leggiadra e generosa. Salvo poi, quando ce li hanno in casa, etichettarli come Gli sdraiati (cfr. Michele Serra), finendo però per incolpare prima se stessi (autocritica marxiana) e poi la maledetta società (esigenza riformista).

Se avete seguito l’impagabile crescendo, saprete che poche ore dopo l’articolo di Elia Alovisi sui like di Anastasio a Casa Pound hanno iniziato a fioccare i tweet che

1) sospettavano il COMPLOTTO per non farlo vincere, oppure
2) dicevano: “Fascista?? Impossibile! Gli piace FABER” (…come a un famoso Ministro Capo dell’Italia),
3) si dicevano sotto choc alla sola idea che un rapper potesse essere più vicino al governo che all’opposizione. “Oh, ma allora Kanye West che abbraccia Trump?” Ma no, ma figuriamoci, ma lui è un caso particolare, una volta rapper si è sempre CNN del ghetto… E sicuramente è un caso se il decennio in cui l’hip-hop italiano è diventato mainstream coincide con la scalata al potere di politici che basano la loro credibilità su dissing e selfie.

In tutto ciò, si segnala in primo luogo lo strazio di Rollinston, che dovendo andare dove c’è il grano ha sposato appassionatamente la linea rappusa, ma ha anche fatto una copertina contro Salvini – pertanto per evitare il corto circuito doveva far dire a tutti i costi al neoartista Sony la frase che togliesse d’impiccio il giornale. Poi, siccome di amici ne ho sempre meno (quindi tanto vale sfrondare ancora di più) riporto quanto segue. Perché sapete, non è che posso pontificare sulle magagne del rap italiano e fingere che noi giornalisti non ci produciamo in spettacolini come la domanda (chiamiamola così) che segue, nell’intervista all’artista Anastasio.
«Sto detestando questa intrusione e questa specie di linciaggio nei tuoi confronti, al di là di tutto, trovo folle e orribile tutto questo meccanismo di analisi attraverso i like sui social. Mi riferisco ovviamente alla polemica riguardo i tuoi like a Casa Pound, Salvini etc, ho visto che hai già chiarito, vuoi rifarlo anche per i lettori di Rolling?»

Chiedo scusa, è bullistico da parte mia comportarmi in questo modo verso un collega e la responsabilità è prima di tutto mia (autocritica marxiana) e poi della maledetta società (esigenza riformista). Quindi passo al caso di Repubblica, il più malinconico in assoluto, col passaggio dall’endorsement entusiasta all’imbarazzo più palpabile nel giro di poche ore, mentre a Casa Pound prevedibilmente intonavano Brigitte Bardò Bardò, e da una tana di tromboni d’assalto come Il Tempo partiva una raffica di articoli sarcastici.
Beh, se non altro, bisogna ammettere che i tempi dei “Contrordine compagni” sono finiti. Perché la nuova linea è stata quella di andare fino in fondo con l’idea del valore indiscutibile dell’artista Anastasio, già nell’incipit del commento di Gino Castaldo: «Per una volta ha vinto il migliore, e su questo ci sarà poco da discutere».

…Ora. Se non fosse che discutere con Castaldo non ha senso, perché è come discutere con “Doc” Brown quando va e viene sulla sua DeLorean, Nella Mia Umile Opinione qualcosa da discutere ci sarebbe, perché dal punto di vista musicale, mentre Anastasio sul suo meteorite gridava “Nonmerompercà!” sfruttando la scia dei classiconi del rock, Naomi sembrava poter riprodurre un pianeta intero – e non solo in qualità di megavoce – che è vero, è stato troppe volte un fattore di XFactor (…quindi se avete una megavoce nel 2018, peggio per voi). Discuterei soprattutto il fatto che mentre il regolamento di XFactor permette ai rapper di fare gli artisti ribelli appoggiando il loro disagione su brani di Pinfloi e Led Zeppelin e David Bowie, ai cantanti tocca fare i bambolotti pattinando o facendo le scenette coi bigodini nel vicolo. A me Anastasio sembra un rapper per chi non ha avuto il piacere di ascoltare rap di prima e pure seconda categoria (ma questo, lo ammetto, sa di snobismo. Prima o poi doveva arrivare). Comunque il mio WTF più consistente è per Castaldo che titola esultante “Ha vinto la realtà”, per una canzone che a tutti gli effetti è la fantasia di sterminare l’intera razza umana. E con un ritornello che nel 2018 stupisce il borghese con “Mi sono rotto il cazzo” – ah, sentite, non fatemi nemmeno parlare perché mi prudono i denti. Maledizione, sto discutendo con Castaldo, ci sono cascato.

Quello che voglio sottolineare è che il rap (come a suo tempo il rock) si è giovato di una specie di difetto congenito, una forma di illusione perduta, che porta la Sinistra a ricondurre a sé il fuoco sacro e ribelle dell’artista, e in questo trascina con sé la maggior parte di noi perdigiorno che cianciamo di critica musicale, e prolungando l’idea che il rap fosse progressista. Ignorando, tanto per dirne una, che almeno metà dei rapper italiani ha flirtato o si è identificata con il ribellismo della Casaleggio & Associati, insegnando anche molto alla nuova classe politica in termini di linguaggio e attitude. Ma soprattutto, scegliendo di ignorare che nel 90% dei casi, in tutti i generi musicali (e non solo), il cosiddetto artista è semplicemente un opportunista con un certo senso di decenza, quella poca che lo induce a vergognarsi di immergersi nella melma e trovare il successo come Ministro dell’Interno o VicePresidente del Senato (…a differenza di Umberto Bossi che dopo aver provato come cantautore, capì che poteva arrivare al top del pop in altro modo). Questo è un errore che la critica musicale inglese – che stimo quanto il calciatore Leonardo Bonucci – non ha mai fatto, spesso trattando come zimbelli anche i poveri appartenenti a quel 10% che ci credeva veramente. Ma attenzione, non c’è motivo di negare che i furbi opportunisti siano stati il sale del rock e il loro egocentrismo ne sia stato una delle forze propulsive. Credo che la maggior parte di noi, uscendo a cena con Elvis o Jim Morrison, con John Lennon o Lou Reed, li avrebbe trovati insopportabili e sprezzanti – ma la cosa non ha impedito a certe carogne infrequentabili di scrivere pezzi che hanno saputo ispirare in milioni di persone i sentimenti migliori, e di invitare dei fottuti pezzenti a diventare dei Working class hero.

(PAUSA) (CON BREVE GIRO DI PARERI)

«Per come la vedo io, molti rapper di oggi sono quanto di più vicino a una mentalità di destra: materialismo, omofobia e misoginia, goliardiche o meno ma ben presenti sempre, machismo, interesse scarsissimo nei confronti di qualsiasi tematica che non sia egoistica e autoriferita. Non vedo la novità, a me non pare di avere a che fare con l’hip hop dei ’90 che era conscious in America e di sinistra in Italia», dice l’insigne dj e conduttore radiofonico Alberto Albi Scotti. «Che poi fu un’anomalia tutta nostra nata nei centri sociali e quindi politicizzata dove altrove non lo era, e peraltro si parla di una stagione molto breve. Però davvero, la generazione delle 4 discipline mi sembra preistoria, una fissazione di chi è come minimo over 30».

«Dire che “fascismo e comunismo sono concetti superati” in un’epoca in cui il fascismo tout court sta avvelenando le strade, affermarsi “liberi pensatori” per giustificare l’adesione agli ideali peggiori, retrivi e deleteri che la storia recente registra. Questo è il problema», commenta il grandmaster Frankie Hi-Nrg.

«Ma, non è che semplicemente è scemo? Non vi è venuto questo dubbio? No?» ipotizza l’illustre collega Damir Ivic.

Ok, sono d’accordo con tutti (anche perché ci ho ripensato, ho bisogno di raccattare qualche straccio d’amico). Per quanto mi riguarda il libero pensatore Anastasio è libero di pensare quello che vuole, di essere di Destra visto che al momento la Destra è dirompente ed è normale che l’hip-hop lo rifletta, ed è libero di fare un rap mediocre ma commestibile per i nongiovani (…vedi anche alla voce: Ultimo) e prodotto da una multinazionale. Come il 90% del rap e della trap italiana.

Perché di fatto, attorno a rap e trap girano troppi soldi per non attirare anche centinaia di giovani che no, robe da dire non ne hanno, e a dirla tutta votano scheda bianca perché tanto signora mia tra destra e sinistra è tutto un magnamagna – però nel momento in cui gridano con convinzione “Non mi rompete il cazzo” incantano tutti quelli che hanno un’idea molto turistica del rap e li convincono che dietro a tutto questo ci sia quella cosa là, come si chiama, una CULTURA – e quindi caspita, è il caso di rispettare questo disagio che nasce certamente nelle pieghe del rapporto coi genitori e del quale possiamo incolpare questa maledetta società.

(grazie di essere arrivati qui, ho finito)

Classifica Generation, Stagione II episodio 4. Il Mengoni Factor

Classifica Generation, Stagione II episodio 4. Il Mengoni Factor

Mi scuso con la popstar se nella foto c’è il suo colore di due anni fa, so che il Pantone Mengoni di quest’anno è il blu-operaio.

Il complotto contro Anastasio

Il complotto contro Anastasio

#guardacaso #chestrano #presunteillazioni #noncelafate #sieteridicoli #cacciaallestreghe

Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

L’anno scorso il pezzo sul lessico di XFactor era stato più variegato. E buffo, credo. Quest’anno è più preciso, e dettagliato. Ci sono meno espressioni, ma inequivocabili. Anche perché nel PERCORSO che lo sta portando a diventare il Sanremo delle nuove generazioni, XFactor proprio come il Festival si va compiacendo di una sua noia rituale, di una ripetitività soporifera e rassicurante ma presentata con toni drammatici! Stacchi musicali eroici! Elogi galattici! Inquadrature epiche! A incorniciare nel modo più fragoroso possibile il nulla. Un trucco POTENTE e risaputo che porta sempre più spettatori, anche se inizia ad allontanare qualche giudice (almeno la metà è ai saluti; quanto al presentatore non si capisce bene, per quanto Alessandro Cattelan dia sempre più l’impressione di quello che durante le esibizioni legge i tweet sull’Inter). Ironicamente, mentre tutto è enfatizzato verso (presunti) estremi di spettacolarità in una roboante e continua autocelebrazione, i giudici sono sempre più cauti, frenati dal timore di attirarsi le vampate di indignazione dei “team” di amici e parenti sempre più visibili in platea, o delle tifoserie sui social (Maionchi: “Mi sei piaciuta più altre volte ma questo è un mio pensiero personale che conta quello che conta cioè nulla”; Fedez: “Dico quello che penso, il mio parere soggettivo – mi hai convinto di più in altre occasioni”). D’altro canto bastano quindici isterici dotati di pollici perché le homepage testimonino una “rivolta del web”… Ma d’accordo, veniamo al lessico:

SPACCARE (I CULI)
Vincitore dell’edizione passata, proprio come capita alla maggior parte dei vincitori del programma è caduto in disgrazia; il timore sicuramente immodesto è che il pezzo di aMargine dell’anno scorso, ripreso dal POTENTE Aldo Grasso sul Corriere della Sera, abbia dato un contributo in tal senso. La ricerca di un sostituto è tra un nugolo di candidati deboli, non tutti preparati a raccogliere l’eredità di un partito allo sbando. E sono:
1) MANGIARSI IL PALCO
Ma non convince nemmeno il principale utilizzatore Manuel Agnelli, che a un certo punto fa notare a Luna che non deve mangiarlo, perché è duro da digerire. Hi hi.
2) SUPER
Anche in questo caso è Agnelli, visibilmente orfano dei culi spaccati, che lo caldeggia: “Martina è supersincera” “Il pezzo è superpotente, Caparezza è supercreativo”, al che Mara Maionchi, contagiata, ammette che “il brano è supernergetico”. Malauguratamente queste correnti danno vita a scissioni interne, quindi si presentano
2.1) POTENTE
“Hai fatto una roba potente” (Guenzi) “Mi piace questa base potente” (Fedez) “Il passaggio dall’infanzia all’età adulta è una cosa potente” (Agnelli) “Sei molto potente” (Maionchi)
2.2) ENERGIA
“La sua energia che deriva dal fatto che ha bisogno della musica per uscire da se stessa” (Agnelli) “Ha tanta energia, bella energia” (Maionchi) “Se l’energia di Luna vi è arrivata, votatela” (Cattelan). Ma l’erede più accreditato di SPACCARE I CULI è probabilmente
3) FIGATA
Ispirato, come il Governo, dalla nostalgia per gli anni 80 (“Vai così che è una figata”, Jovanotti), è usato con tono laconico (per CREDIBILITA’) da Manuel Agnelli, con la cognizione di causa del benestante da parte di Fedez, e con espressione rapita da Guenzi (invece è un po’ disdegnato da Mara Maionchi); è un termine-chiave perché come la fatina Trilli lascia un po’ della sua figheria nei dintorni e fa apparire una FIGATA il contenitore della figata stessa. Nel daily del 10 dicembre, Fedez lo ripete due volte di fila e la regia esultante ripropone il frammento – identico – cinque secondi dopo, in modo che anche lo spettatore più sfigato sentendo a raffica “Figata figata figata figata” galvanizzi la sua esistenza.
IL PERCORSO
Un vecchio amico, presente in tutte le edizioni e in tutti i commenti dei giudici in modalità sempre più liriche, il suo obiettivo è essere COERENTE. Tanto che ormai pare inevitabile che, forte del favore di cui gode, esca dal gruppo, e intraprenda la carriera solista per primo come sempre capita a quello più furbo nella boy-band – insomma che segua un proprio PERCORSO incamminandosi su se stesso.
PARTICOLARE
Anche se può capitare che Agnelli indichi in Martina “il talento più originale, particolare di questa edizione” e arrivi a formulare una frase di ricchezza assoluta come “C’è degli attimi in cui lì oltre che essere speciale e particolare è anche molto intensa”, il particolarismo è un maionchismo per eccellenza, mutuato da decenni da “addetta ai lavori” nelle case discografiche dove l’aggettivo è usato in modo copioso (PARTICOLARE notato con sagacia da Fabri Fibra anni fa, nel brano Solo una botta: “Mi piace questo Fabri Fibra, è particolare”).
A FUOCO
Beh, caspita, bisogna essere a fuoco. In caso contrario, accade una cosa terribile: non si è a fuoco. Espressione usata soprattutto da Fedez. E del tutto gratuitamente, annotiamo che tra i tanti prodotti che reclamizza (ai quali si è recentemente aggiunto un figlio) c’è un telefono con quattro obiettivi.
MUSICA
No.
ROMPICOGLIONI
Altro maionchismo, declinabile in modalità ostile (“Che cazzo vuoi, ma che rompicoglioni” al collega a fianco) (risate di approvazione del pubblico ogni volta che la nonna dice le parolacce) o come encomio (in un daily, a un placido e semiaddormentato Anastasio regala senza un vero perché “Mi piaci, sei un rompicoglioni” e ne gongola soddisfatta). In generale Mara Maionchi considera il mondo diviso tra rompicoglioni e rompicoglioni; i primi le piacciono, i secondi meno. A proposito di MONDO,
RAP
Per una consuetudine iniziata anni addietro con Morgan ICS, nella maggior parte dei casi chi lo propone è tacciato di essere un genio che, facendoci entrare nel suo MONDO (come fa notare il prof. Michele Boroni) è destinato a scuotere la nazione fin nelle fondamenta. I rapper sono anche goffamente favoriti dal regolamento, potendo di fatto infilare dei propri testi inediti (il proprio MONDO) nei brani, cosa che a tutte le altre categorie è preclusa – beh, possono sempre pattinare. Le necessità di una facciata ipergiovane gradita in primo luogo agli sponsor tendono tuttavia a cozzare con i gusti dei giudici e quelli dello zoccolo duro e maggiorenne degli spettatori, producendo perciò delle forme ibride di rapper sofferentissimi per i quali SANREMO ha preparato il terreno con la consacrazione del giovane Ultimo.
MUSICA (di nuovo)
Quest’anno è meglio, i ragazzi mediamente erano più bravi. Le scelte musicali però erano tiepidissime: ci hanno risparmiato Hallelujah, ma solo per tirare fuori dal cilindro Stairway to heaven e Another brick in the wall – ma per piacere, su. Detto ciò, questo non è un articolo che parla di musica, ma uno sciabordìo sul linguaggio. E a proposito di chi fa più linguaggio che musica,
LODO S’IMBRODO
Il giudice subentrante è stato l’unica novità di questa edizione, più delle coreografie – che per far dimenticare il kitschissimo Tommassini hanno “saltato lo squalo” quasi subito, facendo pattinare Martina Attili mentre cantava. Da quel momento in poi, costringere i poveri ragazzi, pronti a tutto come i concorrenti di The Running Man (Stephen King feat. Arnold Schwarzenegger) a cantare coi piedi a mollo o tra ballerine svolazzanti è stato solo un generoso tentativo di far sembrare tutto una FIGATA. In ogni caso il PERCORSO scelto da Lodo Guenzi per risultare PARTICOLARE consiste nella sua determinazione nel dire ovvietà lancinanti con la pura estasi dipinta in faccia. Consapevole di piacere per l’aria da cucciolotto giocherellone, che enfatizza sfoggiando tutte le magliette del marketing de Lo Stato Sociale (“Voglio le coccole” “Voglio mettere la testa a posto” “Voglio una dieta mediterranea” “Voglio diventare grande”) e a riempire chiunque di gentilezze sconclusionate (“Bowland, voglio solo dirvi grazie per le persone che siete” “Vedere una persona di 21 anni che riesce a sostenere pensieri sull’assoluto, l’ho trovato molto toccante” “Hai scelto un pezzo importante per te e in questa scelta sono con te”) non ha mai puntato sull’ironia strafottente ostentata dalla band di cui fa parte, optando viceversa per un revival del primo Fabio Volo: “Quando sai chi sei puoi fare qualsiasi cosa e andare ovunque”, “Non è importante raggiungere le vette, ma il PERCORSO”. D’altra parte, Guenzi ha anche ipotizzato, e questa è un’assoluta svolta, che l’X Factor, il Graal della trasmissione, sia “l’assoluta coscienza di ciò che si è”. Molto zen, ma ci dà un buon pretesto per concludere con
L’X FACTOR DI X FACTOR
Era un po’ che si notava, ma mai come quest’anno il fattore X su cui gli autori puntano è una piattezza sanguinaria, una banalità incandescente, impiattata come se fosse una FIGATA. A tratti il montaggio (uno degli strumenti che vengono usati in modo più orgoglione) lo fa in modo smaccato. Proprio come i calciatori e gli allenatori davanti a intervistatori che pendono dalle loro labbra, i giudici e i ragazzi vengono messi davanti a un microfono per comunicarci, con stacchi rapidissimi e musica terribilmente ansiogena, le frasi più insignificanti della storia della televisione. Nella penultima puntata, questo crescendo al cardiopalma ci ha regalato: “Ora si fa dura” “D’altra parte è così” “Sarà la sfida delle sfide” “Non vogliamo mollare adesso” La concentrazione è fondamentale” “Ora è il momento di stringere i denti” “Vogliamo arrivare in finale” “Il cerchio si stringe” “Mi preparerò al meglio e cercherò di dare il massimo come ho sempre fatto”.
E questo incrocio col calcio alla fine ci rivela cosa significa davvero quella X.
X
Un pareggio.
Zero a zero.

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Ramazzotti spodesta Salmo dal n.1, ma lo sa anche lui, che la pacchia è finita. E cavalca tranquillo nella prateria.

Free Frida

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Pochi lo sanno, ma nascosta nel Decreto per Genova c’è una norma che obbliga i cantanti italiani a incidere un brano ispirato da Frida Kahlo. In loro aiuto, un testo ottenuto unendo gli sforzi di ispiratissimi artisti.