Mese: Luglio 2017

Polemistan 3 – Le migliori polemiche del luglio 2017

Polemistan 3 – Le migliori polemiche del luglio 2017

Cos’hanno in comune Rovazzi, Morgan, Mariah Carey, MiticoVasco, Morrissey, Salmo e Povia? Che son qui dentro.

In the end – Linkin Park e il cordoglio NON unanime

In the end – Linkin Park e il cordoglio NON unanime

In the end – Linkin Park e il cordoglio NON unanime

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Dopo il terremoto, nessuna scossa d’assestamento nella nuova classifica supergiovane degli album. Top 10 di fatto invariata, Gué Pequeno sempre n.1, Riki capo degli Amiki n.2, MiticoVasco n.3. Dopo le 40 nuove entrate della settimana scorsa, stavolta la più alta è solo al n.63 – ed è il vecchio live di Jovanotti: andrà davvero così forte in streaming? Però tornano i PINFLOI! Di nuovo in classifica tutti e tre i loro dischi, CAPITANATI da The dark side of the moon, che per di più risale dal n.81 al 61. Qui sotto, un piccolo attestato dell’importanza del concetto di capitaneria – cinquemila risultati, mica una trentina.

Su 100 album, 88 sono distribuiti da Universal, Sony, Warner.
Bravi, buon lavoro. (nessuno glielo dice mai)
Con una classifica supergiovane così prudente e insipida, la ruota del destino mi butta a spintoni verso la fatua e vanerella classifica dei singoli. Doveva succedere. Ho resistito finché il mercato degli album aveva un senso. E dati FIMI alla mano, negli ultimi 5 anni ne ha avuto: il sorpasso dello streaming è avvenuto solo sotto il governo Gentiloni, dato che potreste trovare significativo.
(“Dici sul serio?” “Beh, no” “E allora?” “Era il destro per introdurre, dopo anni di assenza, il ritorno delle parentesi contenenti il dialogo schizofrenico con la parte di me che si fa domande inutili”. “Sarebbe a dire?” “Tu” “Io?” “Sì, domande inutili e spunti blandamente umoristici” “Blandamente?” “Puoi smettere di far domande, la gag è arrivata” “Dove?”)

 

Sicché parliamo di singoli, materia di scontro cruento in questa stagione, soprattutto quest’anno. Dovete sapere una cosa: c’è in giro un critico musicale più babbione degli altri, che pochi anni fa si è lasciato andare a una sentenza tronfia e incauta: “I tormentoni estivi non esistono più”.
Quel babbione ero io.
Ehi, avevo i dati dalla mia! Avevo usato tutta la mia scienza e ricerche di archivio (ore ben spese, sì) per dimostrare che malgrado l’annuale arrapamento dei media, non c’era alcuna specificità stagionale del ritornello canticchiabile, nemmeno quello latinero. Invece nel 2017 i tormentoni, in alcuni casi esplicitamente (ironicamente) autoproclamati, superano numericamente le zanzare tigre. L’abbondanza è tale che sono usciti un bel po’ di articoli sprezzanti in merito. Più volte, anche in analisi che volevano esser serie, è riapparsa la raffinata definizione “Musicadimmerda”, anni fa consacrata dall’ex editore Massimo Coppola, e potrei fermarmi a questo nome per far capire quanto io possa condividere certe premesse. Nella Mia Umile Opinione si può parlare, a volte, anche molte volte, di artisti furbi, pigri, opportunisti, limitati, piacioni, pusillanimi, banali, falsi, cinici e bari – ce ne sono sempre stati, a volte sembrano di più, forse effettivamente in questa fase sembrano di più e credo lo si possa dire senza risultare lagnosi, e incorrere nelle accuse di vecchismo da parte dei nuovisti iperentusiasti di qualunque cosa. È una cosa che va al di là del capire o non capire le tendenze, dell’essere supergiovani o supervecchi: non si può parlare di musica oggettivamente “brutta”, mai.
(“E i Modà?” “No, loro fanno schifo ai santi” “Ah, volevo ben dire”)

 

I gelidi numeri ci dicono che da anni la classifica italiana dei singoli mirata sullo streaming vedeva in tutte e quattro le stagioni la schiacciante superiorità degli stranieri sugli italiani, polverizzati sia nelle vendite complessive di tutto l’anno, che in quelle estive. Vi sottopongo, senza andare lontano, quella del luglio 2016, capitanata dalla Sofia di Alvaro Soler. Cercateli pure, i tormentoni italiani dell’anno scorso. Troverete quasi solo delle normali hit internazionali.

 

Ma negli ultimi due anni sono successe cose. Il botto inaspettato e isolato di Roma-Bangkok (2015), che dopo anni ha dato a un brano italiano il n.1 dell’intera annata (2015). Poi è successo Cesare Cremonini, con la sua canzone tutta da leccare adottata da Algida. Sono successi Fedez & J-Ax, uomini-sandwich esplicitamente in vendita (ma sia chiaro, fieramente antisistema) e in generale un punto di non ritorno dell’idea che l’uomo che fa più soldi è quello in cui l’arte scorre più potente (…non voglio aprire un altro fronte di discussione incontenibile, ma questa NON è un’eredità degli anni 80. Questo secolo cominci a prendersi qualche responsabilità, che è quasi maggiorenne). E poi – ma queste sono ipotesi mie, che non posso provare – è stato cambiato qualcosa negli astuti ingranaggi nascosti con i quali le piattaforme di streaming inclinano il piano inclinato dove vogliono loro.
Convergendo tutto ciò, improvvisamente nel 2017 il brano estivo risulta strategicamente fondamentale per un numero non indifferente di artisti, manager, discografici, specialmente per offrire le loro accattivanti canzonette a un numero abnorme di sponsor (chi più chi meno: Gabbani non sembra appaltarsi troppo, mentre viceversa il video della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso ha più inserti di una partita su Canale 5). Fa parte del gioco insistere nelle interviste che la ricetta del tormentone non c’è – mentre invece qualche ingrediente sembra di scorgerlo. Di sicuro non ci si può più permettere di buttare nella mischia un remix di un brano già noto (Mengoni, ma volendo anche Gianna Nannini) o un dignitoso pezzo dell’album (Tiziano Ferro). Perché dietro l’autotune più pacchiano e il ritmo ciabattone simil-reggaeton è decollato un business serissimo, con regole precise, tra le quali:

 

1) riferimenti didascalici all’estate, vissuta con ambivalenza Righeiriana;
2) un video in location turistiche con un’auto ferma davanti alla quale ballare in modo inconcludente;
3) gentismo generalizzato, in genere espresso dal popolo che balla despaciteggiante per strada
4) ironie sui selfie nel testo o nel video;
5) sonorità ispirate da un tropicalismo globalone affatto provinciale, in realtà così avanti che gli americani si ritrovano a inseguirlo (gli inglesi no, hanno troppo ribrezzo del mondo);
6) un featuring, al limite con un duedipicche internazionale;
7) possibilmente Tommasoparadiso, leader della band CAPITANATA da Tommasoparadiso. E in quel caso, magari pure il suo sodale Dario Faini (n.b. non è un componente del gruppo così autorevolmente capitanato)

 

(ora vado a dimostrare)

 

Top 20 dei singoli: tormentone n.1, Senza pagare dei due Testimonial col Rolex. Al n.2, il tormentone globale Despacito, n.1 in 18 Paesi. Al n.3 il tormentone di Baby K. Al n.4 il tormentone Volare di Rovazzi feat. Morandi, al n.5 il tormentone Pamplona di Fabri Fibra feat. Thegiornalisti, e al n.6 un’intrusa: la canzone Thunder degli Imagine Dragons. Al n.7 il tormentone Lamborghini di Gué Pequeno, al n.8 Chainsmokers&Coldplay, al n.9 il tormentone Riccione della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso, al n.10 il tormentone L’esercito del Selfie di Takagi & Ketra da più parti additati come re dei tormentoni – ma restano umili.
Potete contare otto ineccepibili tormentoni italiani in top 10. Di nuovo vi invito a dare un’occhiata sopra alla classifica di metà luglio 2016 e fare il confronto.
Solo al n.22 Tra le granite e le granate di Gabbani, che comunque è in classifica da 11 settimane: pochi pezzi sono in classifica da più di 20 e quei pochi sono tutti stranieri, altro elemento che mi fa sospettare, complottista che non sono altro, che nella rivoluzione di questo nuovo semestre ci sia stato qualche accorgimento per riportare con le cattive il tricolore in classifica. Non so se da parte delle piattaforme di streaming oppure da parte di FIMI (o in base ad accordo tra le parti).
Piuttosto basso, n.30, anche Lento/Veloce di Tiziano Ferro, brano Algida.
Partiti adesso de LaGiusy non è al momento nella top 50, così come i brani di Mengoni e Nina Zilli e Max Pezzali, che pure avevano certe mire. Ce la fa per un pelo Cono gelato della Dark Polo Gang al n.47.
Vale la pena segnalare che Gué Pequeno che aveva brani ovunque la settimana scorsa, rimane con un solo pezzo in top 20 (altri 6 sono comunque rimasti in top 50. Stanti le nuove regole, paradossalmente mancano all’appello due suoi “singoli” veri e propri tratti da Gentleman, penalizzati dall’essere diventati di dominio pubblico appena prima dei nonsingoli, in questa nuova era in cui ogni pezzo è un singolo);

 

Detto questo, lasciate che vi sottoponga con birichino imbarazzo una mia creazione. Una tabellina nel formato meno glamour del mondo – so di non essere bravo come il mio eccellente competitor PopTopoi. Ma forse due-tre conclusioni si possono trarre lo stesso… I brani sono in ordine attuale di posizionamento nella cosiddetta “classifica dei singoli”.

Come si può vedere (o non si vede niente? Fatemi sapere) esistono delle costanti. E nei brani più in alto in classifica compaiono quasi tutti gli ingredienti necessari. Nessuno li ha tutti; Fabri Fibra è quello che ne ha di più, mentre Gabbani li ignora con spiazzante testardaggine. Vi dirò di più: nel suo video non noto nemmeno un product placement. Ma temo che a questo argomento dedicherò un’appendice di questa Classifica Generation. Tanto, di album mi sa che non parlerò più.

 

(“Oooh!!!” “Grazie per aver fatto Oooh!!!, speravo che qualcuno lo facesse dopo questa chiusura drammatica” “Sono sempre disponibile e carino, IO. Nonostante l’esilio subito” “Sai chi mi ricordi?” “Chi?” “C’è una pagina facebook di un tizio che parla con un maggiordomo immaginario – stratagemma con cui mette in scena la dialettica tra un uomo e la sua parte migliore” “Parte migliore? Beh, cosa posso dire ora, non credevo…” “Alludevo a me” “Ah, il blando umorismo, eccolo” “Infatti, zio, non lesiniamolo” “Ma sì, non m’importa, quello che conta è la visibilità”)
Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Addio alla classifica degli album e dei singoli, benvenute Classifica dei Supersimpa e Classifica Bellazio

L’amaca del caffé del buongiorno – Perché i media stranieri ignorano Vasco

L’amaca del caffé del buongiorno – Perché i media stranieri ignorano Vasco

L’amaca del caffé del buongiorno. I media stranieri e Vasco: nemmeno una riga

Classifica Generation, Ep.V. Dark Polo Gang e la verità sulla mia donna

Classifica Generation, Ep.V. Dark Polo Gang e la verità sulla mia donna

Sicché, vedendo che l’album più venduto in Italia era Twins, pubblicato a nome Dark Polo Gang ma in realtà dei soli Wayne Santana e Tony Effe, io mi misi ad ascoltarlo, sperando che mi regalasse una sarabanda di momenti giulivi. Ma invece! Esso mi rovesciò addosso una serie di verità impietose sulla mia vita sentimentale. Perché ascoltandolo appresi che
 
– La mia donna ha una foto di Wayne della DPG nella borsa come fosse un santino (Spezzacuori);
– La mia tipa è tra i suoi seguaci, lo vede e dopo apre le gambe, apre le gambe (El Machico);
– La mia troia ora li conosce bene, perché hanno la faccia sul Magazine (cionondimeno, loro la mandano “a casa senza fare niente”) (Magazine);
– Poi però Wayne mi informa: “Sono proprio quello stronzo che si scopa la tua donna” (Marilyn Manson);
– Per la mia troia, lui è un tiramisù (Caramelle);
– La mia puttana si fida di loro (Cobain);
– Quando c’è Tony della DPG sul beat, lei rimane incinta (Flex);
– La mia tipa cerca Tony in ogni angolo e gli sale sopra vestita da gattopardo (El Machico);
– Quando la mia tipa vede la Gang vuole succhiare qualcosa (Diabolika);
– Wayne porta la mia troia a cena e poi non le paga il conto (Sexy Gang);
(…questo, detto tra noi, mi ha dato un po’ fastidio)
– Quando lo vede entrare, la mia tipa muove la colita (Spezzacuori);
– Dark Side ha preso due pasticche, gliele ha messe in bocca una troia: lui pensa che fosse la mia troia (Diabolika);
– La mia tipa non vede l’ora (yah, yah), la fanno spogliare poi ritorna in strada (Caramelle);
– Loro suonano la mia donna come Eric Clapton – lentamente, deduco (Marilyn Manson);
– La mia tipa sale sopra uno di loro – non so quale, comprenderete il mio stato confuso – e lo chiama Papi Chulo (Tic tac);
– Lui scopa la mia tipa e poi lei si mette a piangere (El Machico);
– La mia tipa è innamorata di Tony Effe, ma lui non sa chi è (Sexy Gang);
– La mia tipa è in una gangbang (Cobain);
– La mia tipa chiama Wayne della DPG ogni giorno dell’anno e quando lo lecca lui si scioglie (Cono gelato);
– Lui scopa la mia tipa e poi lei si mette a piangere (El Machico);
– Tony Effe prende la mia tipa e ci flexa (Flex);
– Dalla mia troia in strada, Tony prende la stecca (Cono gelato);
– Wayne Santana conquista la mia tipa con un mazzo di fiori, le fa battere il cuore come un batterista: lui è il nuovo Keith Richards (Spezzacuori);
– In tutto questo la mia tipa afferma che Tony è dolce come una Fruit Joy; lui la chiama stupida e poi la manda a casa (Magazine);
 
Capirete che mi viene qualche dubbio sulla solidità della mia relazione.
 
Non che sia un problema per me accettare che lei esca con la Dark Polo Gang! No, non è un problema per me perché io le voglio bene veramente e non le chiedo nulla, anzi magari sono qui a dirle: se hai bisogno di qualcuno – etc. Ma detto questo sono abbastanza colpito che l’argomento portante dell’album più venduto in Italia non siano le tipe in generale, ma la MIA tipa (…o gli altri vezzeggiativi con cui la chiamano).
Nei 15 pezzi che compongono Twins, infatti, si dicono soltanto altre due cose.
Una è che la Dark Polo Gang sta facendo tantissimi soldi e li darà a gente che ha bisogno: Jimmy Choo, Ferrari, Goyard, Rolex, Balmain, Fendi, Moschino, Calvin Klein, Hermes, Saint Laurent, iPhone7, BMW, Chanel, Balenciaga. Tra l’altro tutti nomi che non si erano mai sentiti nel rap – è proprio vero che la trap è diversissima. L’altra informazione preziosa è che la Dark Polo Gang si droga tantissimo e cerca di spacciare tanta droga a tutti. A me va più che bene, se in giro c’è meno gente sveglia ho delle possibilità in più.
In tutto l’album c’è solo una rima decente, capitata lì per caso: “Polvere magica stiamo volando, sembriamo Peter Pan e Trilli, bambini sperduti pronti a tradirsi” (Hypebeast). Volendo c’è di interessante che nei 15 pezzi in questione, Wayne e Tony si paragonano con insistenza a rockstar (attenzione: non star del rap. Forse per paura che qualche fan o rapper vada a fargli brutto). I due si vedono come Marilyn Manson, Rolling Stones, Kurt Cobain (per la marca degli occhiali, viene specificato), Michael Jackson, Beatles, Sex Pistols, Johnny Cash, Keith Richards (sapete, il batterista).

Sulla Dark Polo Gang in realtà c’è un po’ di roba da dire – ma sul disco Twins, assai poco. Intanto il flow, semplicemente non è tale – anche se la Gang lo sa e non se ne dà troppa pena. Poi, le basi di Sick Luke sono sceme e infantili e non per manifesto artistico: sospetto che non sappia realmente cosa facciano quei tasti che ha davanti. Ma il fatto è che il disco, da solo, senza i video con le comiche oldstyle sulle avventure e le pose quotidiane della Gang, è noioso quanto un programma di ReteQuattro. Perché è lo storytelling, che rende la DPG interessante e meritevole di attenzione anche più di rapper più bravi di loro: da questo punto di vista nella sola Bimbi di Charlie Charles c’è tutto un all star game della nuova scena che dà il meglio. La Gang no, segna il territorio dando il peggio. Sarebbe patetico farla passare come una provocazione culturale punkista, così come sono patetici gli adulti che, in ansia generazionale, cercano a tutti i costi la demarcazione: “Se non ti piace è perché sei vecchio”. La seconda parte della frase è quella che mi dà meno fastidio: è la prima parte, che è insulsa. Perché quand’ero giovinastro schifavo un sacco di cose. Come tutti i teenager, del resto. E poco ma sicuro se avessi 16 anni oggi seguirei la Gang soltanto per il suo unico aspetto veramente geniale, cioè quel suo proporsi come telenovela swag, su YouTube. Il loro cartoonito con episodi trap (non dissimile dalle puntate delle Winx in cui occasionalmente diventano una rockband) ha toccato il suo apogeo nell’episodio in cui si vede un ragazzo per strada che senza nemmeno troppo impegno je mena al duro DarkSide, il quale scappa goffamente (e tuttavia, risulta irresistibile anche lui che piagnucola raccontando l’episodio nella sua cameretta davanti all’obiettivo – “bufus!”) o i quadretti in cui i componenti della Gang, “frosci l’uno per l’altro”, si danno “i bascini”.
La verità è che la Dark Polo Gang ha un livello di intrattenimento altissimo ma non ha niente di attinente alla musica, gli album sono un prodotto del merchandising. Non facciamone una questione di linguaggi, perché se lo facessimo potremmo scoprire che la musica è diventato uno di quei vecchi media di cui tanto si parla (…con tipico ribrezzo ipernuovista). Forse non si estinguerà (anche se volendo, è già successo per la poesia e nessuno ne ha fatto ’sta tragedia). Ma sono abbastanza sicuro che la stia segretamente soppiantando qualcos’altro modellato su di lei, ma uscito da grossi baccelli alieni.
 
Resto della top ten. L’Amico Riki, dopo cinque settimane in vetta, scende al n.2; entrano al n.3 gli Imagine Dragons (detti anche: “i Coldplay sotto steroidi”) forti degli onnipresenti singoli Believer e Thunder. Al n.4 Gabbani, ancora in top 10 dopo due mesi, cosa che non posso dire di Dajerenà Zero (che scivola al n.12) e Harry Styles (n.14), entrambi pubblicati sette settimane or sono. La top ten comunque è piuttosto giovanilista: scavallati MiticoVasco al n.5 e Roger Waters al n.6, dal n.7 al 10 ci sono Federica, Tiziano Ferro, Ghali, infine Fedez e l’altro.
 
Altri argomenti di conversazione. Due director’s cut al n.11 e al n.13: sono dei Radiohead (Ok Computer deluxe) e Prince (Purple rain deluxe). Altri due dischi vetusti sono in top30: The Joshua tree al n.24 e Sgt. Pepper al n.27. L’album in classifica da più tempo è sempre la raccolta di TZN Ferro (135 settimane, ed è n.31) (se non cambiano le regole di rilevazione, questo disco non esce più dalla classifica) (ma no, perché la FIMI dovrebbe fare una simile balenga manfrina?)
 
Miglior vita. Molti evergreen in classifica ma pochi artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di procuratori di Donnarumma. Li guida Miles Davis con Kind of blue al n.65, in classifica da 19 settimane. Kind of blue ha preso quello slot di disco in quota-intellettuali che qualche tempo fa, non so se vi ricordate, era occupato da My life in the bush of ghosts di Braianìno e David Byrne. Dopo sei mesi in cui era ritenuto indispensabile, non l’ho mai più rivisto in classifica. A differenza dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon scende dal n.38 al 44, cosa che imputerei alle divisioni nella sinistra. Tenuta sostanziale di The wall (n.61, era n.59 la settimana scorsa), mentre con grosso scorno delle persone ammodo sale dal n.100 al 79 Wish you were here, e concorderete che questo dato non fa che sottolineare la mai sopita voglia di cattocomunismo del Paese
Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Tutte quelle diatribe che hanno fatto di noi le persone migliori che oggi siamo.