Mese: Aprile 2013

Arriva un Crossfire Hurricane. Meglio tardi che mai

Arriva un Crossfire Hurricane. Meglio tardi che mai

La Beatles Anthology è il racconto di un’era attraverso una band. Crossfire Hurricane è il racconto della rockband che ha inventato tutte le rockband. E come tale, è una cosa con qualche pretesa in meno. Appena un po’.  Fermi, adesso. Non è stucchevole proporre il 

Napolitano e Piotta e Raf e Kurt Cobain

Napolitano e Piotta e Raf e Kurt Cobain

C’è qualcosa del “web” e in particolare di twitter che si sta rivelando dirompente per questo Paese. Già c’era qualche problema con la democrazia, e altrettanti con I MEDIA, che sono stati l’angoscioso incubo di due generazioni di politici, chi li rincorreva, chi li riteneva 

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

Lo so, questa rubrica è tipo il protagonista di Q di Luther Blissett. Continua a riapparire in posti diversi, in nome di ideali che capisce solo lei. Ad esempio, questo amargine… Cosa significa? Chi c’è dietro? Finirà anche con lui?
Che poi, in realtà con macchianera.net non è finita per divergenze spirituali. terminatorE’ finita perché a un certo punto mi è bollito il computer e non avevo più la password! Sì, avrei potuto telefonare a Don Gianluca Neri, per farmela ridare – ma ho una specie di codice del samurai che dice che se uno non mi telefona mai, io non telefono mai a lui. Oh! Che io gli voglio bene a Neri, però siamo fatti così, cedere sarebbe per entrambi una sottile incrinatura nella nostra eterosessualità. E poi l’ho considerato un segno del destino. Perché dovete sapere che…
Nah, non facciamola tanto lunga. Però è giusto dire che ho provato a riprenderla su Rolling Stone, ma ai lettori di Rolling Stone, di TheClassifica non gliene batteva un belino. Inter nos, una sana indifferenza è meglio che beccarsi gli insulti sgrammaticati di quelli che barriscono leggendo solo il titolo del pezzo – cosa doppiamente frustrante perché il titolo non lo faccio io.

(…ci credete, che gli insulti mi danno fastidio?) (a uno che, come si diceva una volta, fa il critico?) (ebbene sì) (mica sono uno di quelli che le scrivono grosse e si compiacciono del furore belluino) (no, io vorrei gente che mi legge e annuisce sorridendo mentre fuma la pipa sulla poltrona) (…quello che vorrei davvero è scrivere la pagina di musica de Le Monde Diplomatique)

In ogni caso, questa rubrica, se non l’avete mai letta nelle sue precedenti incarnazioni, gira attorno alla classifica degli album più venduti in Italia. Sì, quelle poche migliaia di copie. Come se fossero rappresentative. Non venitemi a dire che non lo sono, lo so da me. E’ semplicemente una scusa per scrivere una rubrica partendo dalla musica e finendo per infilarci considerazioni sugli Oreo o Peppa Pig o lo struggente declino di Almenno San Salvatore, provincia di Bergamo.
Però, siccome questa è – per la terza volta – la prima puntata, starò schiscio. Vi darò davvero la classifica.

La prima cosa da dire è sempre: chi c’è in testa.
In testa c’è Emma.
Il commento alla prima posizione. 
Che palle.
Un commento più penetrante, dai.
E’ la decima diversa numero uno di quest’anno. E se fate un conto di quante settimane ci sono state, capirete facilmente che si cambia n.1 che è un piacere. Solo Jovanotti (con la raccolta), Gianna Nannini e i Modà sono rimasti in vetta per più di 7 giorni.
E allora?
Allora vuol dire che nei giorni in cui il disco esce, lo comprano i fan. Dalla settimana dopo, lo comprano le persone sane di mente, che hanno sentito qualcosa in radio, hanno letto interviste, recensioni, apparizioni tv – e hanno detto: Ma sì, dai, compriamolo. Se un disco rimane in vetta più di sette giorni, ha convinto anche i non infoiati. Ergo, ha venduto davvero.
Chi sono stati gli altri numeri uno nel 2013?
Mario Biondi. Fabri Fibra. Fedez. Renato Zero. Marco Mengoni. Depeche Mode. Salmo.
Perché mi guardi così?
Perché a questo punto devi chiedermi: e chi è che non ce l’ha fatta?
Sì, dai. Dimmelo. Parlami dei delusi, sero tituli. 
David Bowie. Solo numero 2, ha dovuto soccombere a Renato Zero. Chiara Galiazzo, n.2, ha dovuto arrendersi ai Modà. Baustelle, n.2 (come Chiara, per cui Bianconi ha scritto il pezzo di Sanremo) (Bianconi è quindi secondo alla seconda, direbbero i matematici). Hanno dovuto soccombere a Mario Biondi.
Tutto piuttosto simbolico. Ma sbaglio o i Depeche Mode sono gli unici stranieri?
E non solo! Sono al momento gli unici stranieri in top 10. Nella fatidica diecina ci sono tre dischi rap (Salmo, Fedez, Noyz Narcos), un ex rapper (Jovanotti) due talent (Mengoni, Emma), un gruppo bimbominkia (Modà), un artista vecchiominkia (Renato Zero), e una vecchia band inglese (Depeche Mode).
Ora che ci penso, perché ti fai le domande e ti dai le risposte come Gianni Mura?
Perché lo fa Gianni Mura. Ti ricordi quella volta che ha scritto “Paolo Madeddu è pazzo”?
Non ci avevo ripensato per anni.
Ho parlato con un pastore che produce pecorino a Gavoi, Cinque anni fa Gianni Mura ha scritto di lui che il suo formaggio “raggiunge il radioso punto di non ritorno”. Oggi è così famoso che emette dei bond.
Dovresti prendere il ritaglio e incorniciarlo. A proposito di Gianni Mura: Jannacci?
La gente non si è precipitata a comprare i suoi dischi. Anzi, Califano lo ha doppiato.
Veramente???
Massima posizione della raccolta di Franco Califano, n.11. Massima posizione della raccolta di Enzo Jannacci, n.24. Per ora.
Quindi vedi che i Baustelle hanno ragione, la morte non fa nemmeno più vendere. Porta un’esposizione mediatica immensa e tanto strazio social. La gente mette il like ma non apre il portafogli. 
L’esposizione mediatica peraltro conta sempre meno. Guarda questi dischi di cui si è parlato tanto: Atoms for Peace, n.13. Jimi Hendrix, n.23 (in top ten in America). Nick Cave, n.18. Se n’è parlato di meno, ma mi aspettavo qualcosina di più anche da Bon Jovi (n.5), Dido (n.24), Paramore (n.13, ma n.1 in UK), Eric Clacson (n.11) (ma con quella copertina e quel titolo, Vecchio calzino, è stato simpatico ma ha fatto sentire oggettivamente stravecchi i potenziali acquirenti, che sono stati alla larga).
Vecchio calzino, quanto tempo è passato. C’è qualche sorpresa in positivo?
Forse i Ministri al n.7, e Baby K al n.8. Oddio, è anche vero che fare rap oggi porta praticamente sempre in top 10 – tranne Piotta.
I sanremesi, come sono andati i sanremesi?
In attesa di Elio & le Storie Tese e Daniele Silvestri, e detto di Mengoni e Modà e Chiara, quello che è andato meglio è Raphael Gualazzi, n.5, seguito da Max Gazzé, n.7.
Malika Ayane?
Mmmh, no.
Annalisa, Antonio Maggio vincitore tra i giovani?
Mmmmmmh, no.
Nina Zilli? 
Che c’entra Nina Zilli?
Non c’era a Sanremo???? Come mai? E’ ovunque.
C’era Simona Molinari.
E’ andata bene?
Mmmmmmmmmmmh, no.
Marta Sui Tubi?
Ci vediamo.

Fibra represso, sfogati nel cesso

Fibra represso, sfogati nel cesso

Sulle prime fa anche un po’ ridere, questa faccenda, l’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza) che scrive a CGIL, CISL e UIL chiedendo e ottenendo l’espulsione di Fabri Fibra dal Concertone del Primo Maggio. Il reato, aver scritto quanto segue: “Ho 28 anni 

Magical Wikipedia Tour!

Magical Wikipedia Tour!

Ma che GENERE fanno i Beatles? Che domanda. Perché chiederselo? Dai, rispondi, dai. Ok. La prima risposta che A ME viene in mente è: i Beatles sono i Beatles. La seconda, forse più congrua ma non mia, potrebbe essere: “I Beatlz so’ ingles’!!” (cfr. Massimo 

Mengoni. No, veramente

Mengoni. No, veramente

SANREMO: VINCE MENGONI, E' ANCORA TRIONFO DEI TALENT

Mentre il Paese cerca una cavolo di ipotesi su cui convergere, sembra che non ci sia nessun dubbio sull’ineluttabilità di Marco Mengoni. Dopo la consacrazione sanremese, con un pezzo piacevole e piacione, il suo album è andato al n.1 in classifica. Su di lui convergono praticamente tutti – tranne forse Fabri Fibra che si inalbera perché dice che è ricchione e dovrebbe dirlo (…buffamente, ora i due condividono un produttore: Michele Canova. Magari diventeranno amichetti). Ma dietro la faccia, che funziona parecchio – specie quando fa sparire gli occhi dietro le palpebre – chi cavolo è Mengoni? No, davvero.

Il suo nuovo disco #Prontoacorrere, con l’hashtag sbarazzino, vanta ben ventidue autori. Quasi la rosa dell’Inter. E quindi se fino a ieri era seguito da un team concentrato su di lui, tre autori e una manager che cercavano di lavorare alla sua personalità (vedi brani come Mangialanima o Come ti senti), oggi è mischione puro: autori italiani e stranieri, Ivano Fossati e Mark Owen dei Take That, Gianna Nannini e l’implacabile talent-man Roberto Casalino (abilissimo autore per Giusy, Emma, Annalisa, Virginio e Francesca, tutta gente che ha iniziato senza cognome), Cesare Cremonini e Steve Robson (solido autore per boyband, tra i quali Jonas Brothers e One Direction). Tirando le somme Mengoni è tornato il jukebox vivente che a X Factor passava da Helter skelter a Almeno tu nell’universo, dai Talking Heads a Michael Jackson, da Ornella Vanoni agli AC/DC in nome di quel mipiacetutto che è anche un ottimo sistema per lanciare l’esca da tutti i lati della barca.

Di conseguenza, in #Prontoacorrere si va dai ramazzottismi di Evitiamoci a un pezzo che Fossati potrebbe aver comodamente scritto per Loredana Berté trent’anni fa (Spari nel deserto); da una ballad con sospette velleità ligabuesche (Natale senza regali) a terrifiche bimbominkierie alla Modà come Un’altra botta (“Entri ed esci dal mio cuore con un clic, dalla mia testa vuota come un trip; ti porti via di tutto poi mi lasci qui, mentre fumo sognando”) (…scusate, bisognerebbe avvertire, prima di trascrivere certe cose).

E allora, di nuovo: chi è Mengoni? Si può davvero essere tutte queste cose insieme? A comporre tutti ‘sti nuovi spazi tutti insieme, non è che ci cade a pezzi?
Di fatto, che a funzionare sia il Mengoni in formato talent sembra evidente anche dal fatto che dei due pezzi portati a Sanremo, il pubblico ha televotato quello firmato dal succitato talentista Casalino e non quello scritto da Gianna Nannini. E’ abbastanza significativo (e un po’ ghignoso) anche il fatto che i giornali, non riuscendo a trovare qualcosa da dire, abbiano fatto ricorso, per i titoli, agli appigli forniti dai featuring. Per esempio, La Stampa (“Pronto a correre grazie all’aiuto di Fossati e Cremonini”) e il Corriere della Sera (“Fossati, Cremonini, Nannini e un Take That nel mio cd”). Altri hanno laconicamente ripreso il titolo del disco (Sorrisi e Canzoni: “Marco Mengoni è pronto a correre”; Il Giorno: “Il nuovo Mengoni è Pronto a correre”). Su Gazzetta dello Sport/Max, geniale colpo a cerchio e botte: “Mengoni è #Prontoacorrere – ma quanto invidio Cesare Cremonini…”). TGCom li sbaraglia, ricorrendo a uno dei pochi che non ha scritto canzoni per lui (“Marco Mengoni: “Sono ripartito da Lucio Dalla”). Vale la pena citare la disperazione di Vanity Fair, che si gioca un titolo-petardo scoppiettante (“Mengoni: «E dopo voglio fare l’amore») (…dopo, eh. Mica durante). Insomma nessuno sembra saper davvero cosa dire – a cominciare da Mengoni stesso, che nelle interviste parla a spintoni. Così, il titolo migliore sembra quello del Messaggero: “Pronto a correre ma senza una meta”. Uh, ma che palle, cosa importa se non ha una meta: ha le basette, i capelli sparati, i baffini. Che poi sono la prima, seconda e terza cosa che vengono in mente dell’artista Mengoni. La personalità del quale, ora come ora, sembra tutta lì.

Trattasi di Jannacci

Trattasi di Jannacci

Ho sentito poche volte Enzo Jannacci cantare dal vivo. Una volta di sicuro fu in piazza Duomo a un Carnevale. L’ultima, presentava il disco Come gli aeroplani (2001). Con lui sul palco c’erano, per l’occasione, Cochi e Renato. Tra una chiacchiera e l’altra, lui suonò 

In prescrizione: il dimenticabile anniversario di The Final Cut, Pink Floyd

In prescrizione: il dimenticabile anniversario di The Final Cut, Pink Floyd

Uuh, 40 anni fa uscì Dark side of the moooon!!!!! E tra 10 anni sarà uscito da 50 anni!!!!! Celebriamo! Mandiamolo al n.20 nella classifica italiana, dove risiede peraltro da 78 settimane. Questo abbiamo letto tutti dappertutto. E nessuno che abbia notato che più o meno 

Where do we go from here

Where do we go from here

pausa

Ovviamente è patetico aprire un blog dieci anni dopo il momento in cui si aprivano i blog. Posso provare a bullarmene, ma chi voglio prendere in giro. Un blog di articolini che parlano di musichine – nel 2013. Non ha senso. Secondo me non dovreste leggerlo.

Comunque, se lo leggete, fate una cosa: non venite qui a litigare e a indignarvi se trincio giudizi a voi sgraditi sul vostro immensoartista preferito. Lo faccio perché sono FALLITO e INVIDIOSO. Non c’è alcun dubbio in proposito. Quindi, se siete venuti qui googlando e non vi piace quel che leggete, cambiate canale. E’ facile.

Per la maggior parte della mia vita ho detto fesserie sulla musica agratis. Dal 1997 sono entrato nella fortunata cerchia dei critici incompetenti prezzolati – il sogno di una vita! Ho intervistato un bel po’ di gente. Quello che penso di scrivere qui, soprattutto, è quello che sui giornali non ha senso scrivere. Tipo che la prima conferenza stampa cui sono mai andato è stata quella di Carmen Consoli, reduce dal Sanremo di Confusa e felice. E non era realmente una conferenza stampa, ma un pranzo in un ristorante molto bello di Milano in cui non sono mai più stato, ed eravamo tipo 30 giornalisti, e si mangiava il pesce perché lo aveva chiesto lei, ci teneva. E naturalmente, come nel dito e la luna, voi potete soffermarvi sul pesce – oppure considerare che all’epoca, per una cantante giovanissima, una casa discografica si accollava un pranzo per trenta giornalisti (vale a dire, trenta mr. Creosote). Qualche mese fa, per Gianna Nannini, c’erano patatine Amica Chips (non posso sbagliare) e succo di pompelmo.

(che comunque, sono stati spazzati via a tempo di record) 

E’ interessante?

Okay, non lo so nemmeno io. Detto questo, incominciamo a scrivere qualcosa. Hey, ho – let’s go.